Posts Tagged ‘Cristiano Santini’

PHOENIX CAN DIE, “AMEN” (BLACK FADING RECORDS / AUDIOGLOBE)

Nati dalla ceneri (e in questo caso il concetto è più che mai adatto, parlando di fenici) dei Rock Destroy Legends, i Phoenix Can Die sono la nuova creatura di Mirco Campioni e Riccardo Franceschini, artisti di stanza a Bologna, noti anche per la loro attività nel mondo tatuaggi.

“Amen” segna una decisa mutazione nelle scelte sonore del duo: dall’alternative rock della precedente esperienza, ci si tuffa nel mare dell’elettronica, dei suoni da club. Nove brani, tra pezzi cantati ed episodi interamente strumentali, in cui i due cercano di tenere la barra dritta, avendo ben presenti i propri punti di riferimento, cercando allo stesso tempo una propria impronta stilistica; ad aiutarli in fase di produzione, Cristiano Santini, già voce dei Disciplinatha e collaboratore di CCCP, CSI e Battiato.

Vengono ovviamente in mente i ‘mostri’ sacri del passato: remoto (Kraftwerk) e più recente (Underwold), tra episodi più tirati e prettamente ‘danzerecci’ e parentesi – a cominciare da Control, primo singolo con tanto di video di accompagnamento – che strizzano l’occhio alla filone dell’elettropop; il tutto arricchito da qualche ‘scoria industriale’. I frequentatori più assidui del genere inquadreranno sicuramente meglio i punti di riferimento ideali del duo, in un lavoro che per i due ha i caratteri dei primi passi in territori finora poco battuti.

L’esito comunque non dispiace, per quanto molti dei pezzi siano più adatti ad un contesto ‘da dancefloor’ più che a un ascolto ‘immobile’ ; un primo disco coi pregi e i difetti tipici di quello che è, considerando il cambio radicale di genere, può essere considerato a tutti gli effetti un esordio: appuntamento a un possibile secondo capitolo per capire se il percorso intrapreso è quello giusto.

S.M.S., “DA QUI A DOMANI” (BLACK FADING / FRONT OF HOUSE”

Torna Miro Sassolini, ex voce dei Diaframma: lo fa con un progetto ‘interdisciplinare’, a cavallo tra la musica del suo nuovo trio e la poesia, portata da Monica Mattioli nei testi dei dodici brani presenti in Da qui a domani. L’esito è un disco improntato (prevedibilmente) alla sperimentazione, anche e soprattutto nell’articolazione tra voce e strumenti: il cantato dall’attitudine molto ‘recitativa’ sfiora lo spoken word e l’esplicita lettura poetica (con risultati a tratti vicini a certi episodi di De André o Battiato), la musica, con tratti spesso e volentieri sintetici, dai sapori anni ’80, ma con un forte retrogusto ‘avanguardistico’, serve più che mai da accompagnamento, a costruire sfondi e climi, più che a conquistare autonomamente la scena.

Compagni di viaggio di Sassolini, alla voce, Federico Bologna, ad occuparsi dell’ampia dose di tastiere e sintetizzatori che caratterizzano il lavoro e Cristiano Santini (ex Disciplinatha) a imbracciare chitarra e basso e a occuparsi della programmazione.

Un lavoro che, pur nella sua evidente attitudine sperimentale (certo non ‘da sottofondo’, ma da ascolto ponderato, riflessivo, preferibilmente), riesce comunque ad aprirsi all’ascoltatore, incoraggiandone il coinvolgimento.

IN COLLABORAZIONE CON: LOSINGTODAY

HUMAN TANGA, “PORNOGRAFIA APOCALITTICA” (BLACK FADING)

Risorti un paio di anni fa da un’esperienza precedente (un gruppo garage punk che ai tempi aveva calcato i palchi a fianco di band come One Dimensional Man, Nashville Pussy e… Skid Row), gli Human Tanga, coadiuvati da Cristiano Santini (ex Disciplinatha e, più recentemente, produttore dei Luminal), tornano oggi con questo nuovo punto di partenza. La matrice della band è evidente fin dalle prime note: in effetti, negli undici brani presenti, il quartetto non la manda certo a dire, né sotto il profilo sonoro, né su quello testuale.

Al centro del disco (con un titolo che rimanda a certi documetari degli anni ’70, vedi alla voce Jacopetti, e non è un caso che uno dei brani si intitoli proprio Mondo Cane), il ‘mondo che gira intorno’, filtrato attraverso lenti costantemente rabbiose, talvolta sul filo della follia o dell’incubo a occhi aperti.

Lo sguardo cinico e talvolta corrosivo sul lento scivolare della società lungo i piani inclinati dell’alienazione, rapporti sentimentali sull’orlo dell’abisso, l’immancabile (ricorrente in lavori come questo), ‘tirannia del tubo catodico’ sono alcuni degli elementi distintivi di un disco la cui scrittura riesce, grazie a un’impronta stilistica decisa e soprattutto a quella che potrebbe chiamarsi ‘attitudine’ a scampare il rischio della scontatezza, sempre lì dietro l’angolo quando ci si dedica ad osservare la realtà circostante.

Sul piano squisitamente musicale, il disco è una continua bordata: se si esclude un breve incipit pianistico (pausa quasi straniante in questo contesto), il disco è un continuo e furioso attacco ai timpani dell’ascoltatore. Il passato della band riemerge in tutta la sua prepotenza, tra chitarre sferraglianti e una sezione ritmica in cui soprattutto la batteria non appare conoscere momenti di quiete, con momenti in cui una vena punk-rock (con qualche profumazione garage) flirta, a volte sposandosi felicemente, con palesi contaminazioni metalliche. Un disco tutto puntato sull’impatto, sulle sberle cordialmente riservate al pubblico: in questo, una lavoro riuscito ed efficace.

IN COLLABORAZIONE CON: LOSINGTODAY