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LUCA DI MARTINO, ENRICO LOMBARDI, NOCHIA: SINGOLI

Luca Di Martino

Fortuna

Sottolamedia

Nuova breve composizione per il chitarrista Luca Di Martino: una dedica alla propria chitarra e forse una riflessione sulla ‘Fortuna’, anche intesa come ‘destino’.

Una tessitura delicata e vagamente ‘sospesa’.

Enrico Lombardi

Vita

Il cantautore Enrico Lombardi presenta questa versione acustica del suo nuovo singolo, cover del celeberrimo brano interpretato da Dalla e Morandi, registrata presso il Circolo Arci ‘Babilonia’ di Pescara.

Versione abbastanza ‘canonica’ e rispettosa dell’originale, ma che proprio per questo non ‘incide’ più di tanto.

Nochia

Tonight

Bebimovie / Monroe Label

Nuovo singolo per Giuseppe Grillo alias Nokia, con la collaborazione di Frank Meta e Davide de Blasio.

Pieni anni ’80: dalla grafica, ai riferimenti a tutto l’immaginario dell’epoca, quello ‘diretto’ di Rocky Balboa e quello filtrato attraverso l’oggi di ‘Stranger Things’, passando per i suoni, con le tastiere e il sax, quello di Mattia Dalla Pozza (già collaboratore di Jovanotti), per raccontare, naturalmente, una storia d’amore.

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DELUDED BY LESBIANS, “FOTOROMANZI” (NEW MODEL LABEL)

Considerazione numero uno: non importa quando una band italiana possa essere definirsi ‘indie’, alternativa, lontana anni luce dalle melodie del ‘bel canto’ tricolore: la tradizione è un fatto e, volenti o nolenti, prima o poi bisogna farci i conti.

Considerazione numero due: le cover di per sé sono sempre rischiose; la cover è fondamentalmente un omaggio, è il ‘primo passo’ :la quasi totalità di coloro che imbracciano un qualsiasi strumento musicale comincia col suonare pezzi di altri, ma quando una band ha avviato il proprio percorso, impegnarsi nel reinterpretare è il più delle volte un azzardo, perché il più delle volte, la copia – specie se ‘conforme’ e totalmente ricalcata sull’originale, al suo cospetto impallidisce…

Diverso il discorso quando la cover l’originale lo sconvolge, dandogli una nuova personalità…

E’ il caso (e ci siamo arrivati, finalmente), del terzo lavoro dei milanesi Deluded By Lesbians, che dopo essersi imposti all’attenzione del pubblico grazie a un nome indubbiamente originale e aver dato alle stampe due dischi sulla lunga distanza (il più recente, “Heavy Medal”, si caratterizzava per essere un disco doppio, in cui gli stessi brani venivano interpretati in italiano e poi in inglese), decide di dedicarsi a questo, divertissement, col quale si tolgono di dosso l’impiccio di dover confrontarsi col ‘canzoniere’ italiano degli ultimi ottant’anni, o giù di lì.

“Fotoromanzi”: titolo ‘vintage’ che evoca le storie d’amore travagliata dei ‘giornaletti’ che nel secolo scorso hanno costituito per decenni un filone di successo della narrativa popolare: titolo scelto non a caso, perché qui di canzoni d’amore si tratta, e non poteva essere altrimenti, in un lavoro dedicato ai successi della storia della canzone italiana: attenzione, nonostante alcuni ‘grossi calibri’, qui non parliamo della tradizione cantautorale, dei ‘pesi massimi’ etc… qui parliamo dei ‘grandi successi’, di brani e autori che puntualmente troviamo nelle compilation vendute nelle ‘ceste’ degli autogrill…

Canzoni coverizzate alla maniera dei Deluded By Lesbians, facendo ricorso a punk rock (con qualche accenno hardcore), indie, una punta di stoner, una spolverata di metal.

L’apertura del disco non poteva che essere affidata a Fotoromanza di Gianna Nannini; seguono, in ordine sparso, Cuore Matto di Little Tony, Vacanze Romane dei Matia Bazar e la più recente Se tu non torni di Bosè; si risale fino agli anni ’30 con Parlami d’Amore Mariù; immancabile l’inno nazionale Nel blu dipinto di blu; parentesi ‘autoriale’ con Il cielo in una stanza; non poteva mancare un episodio jovanottiano con Serenata rap (che in versione pompata risulta assai più gradevole dell’originale)… ma il vero pezzo – simbolo, quello che in una compilation del genere non poteva mancare, è l’imprescindibile Felicità di Al Bano e Romina.

Accompagnato da un booklet in cui i tre componenti della band inscenano un vero e proprio fotoromanzo – la storia di un matrimonio contrastato, “Fotoromanzi” ha almeno due meriti: il primo è quello di dare anche agli ascoltatori più ortodossi il pretesto di ascoltare certi brani e certi autori senza troppi sensi di colpa… anche se questo vuol dopo anni passati a scansare le hit da classifica, ritrovarsi a scapocciare con Serenata rap o Miguel Bosè; il secondo, è mettere in luce una questione, tanto banale quanto poco evidenziata: questi brani possono non piacere, lasciare indifferenti o (molto più spesso, per quanto mi riguarda) far venire l’orticaria, ma se poi trasfigurati in versione punk rock finiscono per funzionare in certi casi perfino meglio, allora vuol dire che forse, in fondo, tolti gli arrangiamenti edulcorati e lasciate da parte le facili emozioni, questi pezzi continuano a possedere un certo valore intrinseco…

 

 

FRATELLI DI SOLEDAD, “SALVIAMO IL SALVABILE – ATTO II” (FRANK FAMILY RECORDS / GOODFELLAS)

A vent’anni di distanza dal primo capitolo, i Fratelli di Soledad danno un seguito a Salviamo il salvabile, ancora una volta omaggiando la storia della canzone italiana, con il contributo di un nutrito gruppo di amici, trai quali alcuni degli autori o interpreti dei brani originali.

Undici portate per un pasto ottimo e abbondante, in cui i Fratelli rileggono alla loro maniera, un repertorio più che mai variegato: da una ‘Svalutation’  più che mai ‘combattente’, impreziosita dalla voce di Gino Santercole (autore dell’originale assieme a Celentano), ad una ‘Stasera l’aria è fresca’ dai profumi psychobilly e i paesaggi western cantata dalla voce originale di Goran Kuzminac; da ‘A me mi piace vivere alla grande’, del compianto Franco Fanigliulo (interpretata da Riccardo Borghetti, uno degli autori originali) a ‘Versante Est’, presa direttamente dal repertorio dei primi Litfiba, qui riproposta in versione Ska, a ‘Cimici e Bromuro’ di Sergio Caputo, trasfigurata attraverso un punk trascinante; Max Casacci contribuisce a rileggere ‘Il mio funerale’ dei Gufi e Bunna degli Africa Unite offre la sua voce per ‘Il Tuffatore” di  Flavio Giurato.

Deliziosa la versione ska del ‘O Rugido do Leao’ di Piccioni (uno dei pezzi-simbolo di Alberto Sordi), mentre Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione è tra gli ‘aiutanti di campo’ nella rielaborazione acustica dell’unico brano orignale degli FdS presente in scaletta, ‘Je vous salue Ninì’. Completano la lista ‘Stranamore’ di Vecchioni e ‘Ho le tasche sfondate’ di Piero Ciampi.

Solare, divertente, a tratti trascinante: i Fratelli di Soledad colpiscono nel segno con un disco di cover che riesce nell’intento di rivisitare in modo originale ma rispettoso il materiale di partenza, che mostra così tanto solido da resistere al passare del tempo, quanto efficace anche quando vestito di nuovi abiti sonori.

MONACI DEL SURF (INRI)

I Monaci del Surf sono in tre e, a quanto pare, vengono da Torino. Punto. Questo è quel tanto che loro desiderano far sapere sul loro conto, apparendo sulla copertina del disco in forma ‘fumettistica’, conciati come tre lottatori di lotta libera messicana. Espediente non nuovo, ma sempre efficace, diffondendo quel tanto di basta di mistero attorno al loro conto per suscitare l’attenzione dell’ascoltatore, o forse con la sola intenzione di mettere al centro la loro musica, senza ulteriori fronzoli. Non che poi ce ne fosse il bisogno, perché questo curioso e divertente lavoro basta di per sè a interessare l’ascoltatore, anche per il solo fatto che i dodici pezzi cui ci si trova di fronte sono cover, peraltro abbastanza celebri.

I Monaci del Surf rileggono alla loro maniera celebri capitoli delle colonne sonore dei film western anni ’70 e oltre, non risparmiandosi qualche escursione pop, anche arrivando ai giorni nostri: Apache e Trinità, La Stangata e La Famiglia Addams, Sunni (mescolata col tema di  007) e Perhaps, Liber – Stoller e Quincy Jones, fino a un’inaspettata rivisitazione di Get the party started, portata al successo da Pink.

Il tutto appunto, riletto partendo da una base surf, ma di volta in volta connotato di elementi che vanno dal funk e arrivano alle soglie del noise, passando per accenti punk. Il tutto, con un paio di eccezioni, in forma del tutto strumentale, con qualche intervento vocale e l’aggiunta di tastiere e fiati allorché ce ne sia il bisogno.

Il gioco è riuscito e come detto divertente: come spesso accade in questi casi, il pezzo migliore è quello il cui originale più si distanzia dalla rilettura, e allora la palma di brano d’elezione va senz’altro alla Marcia Imperiale di Guerre Stellari.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY