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LE3CORDE, “NA!?” (NEW MODEL LABEL)

Il nome è una citazione da “Il berretto a sonagli” di Pirandello; il titolo del disco è un’esclamazione di stupore in dialetto tarantino… E questo invito a ‘stupirsi’ rappresenta il filo conduttore dei sette pezzi presenti (cui si aggiunge in chiusura la cover di Ma che freddo fa di Nada) nell’esordio del trio proveniente da Taranto: uno stupore che diventa meraviglia di fronte alla bellezza del mondo, ma anche – e per certi versi, soprattutto – indignazione , di fronte a tutto quanto nel mondo c’è di ‘sbagliato’ e contro cui non bisogna perdere la volontà di combattere.

Le3corde cantano (attraverso l’interpretazione vocale di Giù Di Meo, una personalità ‘forte’ senza mai diventare arrogante) più di una volta del non arrendersi a seguire e indossare le ‘convenzioni’ come un abito preconfezionato solo perché è questo che gli altri si aspettano; dell’aprirsi al mondo, alla natura e agli altri, cambiando e facendosi cambiare in meglio la vita; omaggiano Peppino Impastato e dedicano un brano (se non è la prima volta nella musica italiana, è sicuramente un caso raro) alla Costituzione.

Tutto questo utilizzando una formula a cavallo tra pop e rock, che con un’impronta fortemente cantautorale da’ ampio risalto alle parole, ma che non dimentica mai le proprie radici, con un costante respiro folk (i la tradizione popolare a fare costantemente capolino nello svolgersi del disco.

Un esempio abbastanza riuscito (pur certe inevitabili insicurezze, legate all’esordio) di ‘canzone civica e civile’.

LEGGE ELETTOR(AN)ALE

La legge elettorale appena approvata non mi piace; mi fa abbastanza schifo, in realtà: non tanto perché non corrisponda ai miei ‘desiderata’ (io sono un fautore del maggioritario di collegio, sul modello britannico, per intenderci): so bene che la ‘legge perfetta’ non esiste, quanto perché la legge appena approvata è quanto di più confuso e caotico, fatto di premi di maggioranza, capolista bloccati, preferenze…

Una legge è buona se si fa in fretta a spiegarla e capirla; una legge è fatta male quando per spiegarla e capirla ci vuole mezz’ora e forse manco basta; una legge fa schifo quando è stata volutamente scritta male, perché, come si dice,  ‘il diavolo è nei dettagli’, e questa legge è stata concepita in modo volutamente confuso per prendere in giro gli italiani, affermare una cosa, quando poi la realtà è molto diversa…

 
IL PREMIO DI MAGGIORANZA

Va premesso che la Legge di cui si parla, pur essendo ‘generale’, dovrebbe teoricamente valere solo per la Camera dei Deputati, visto che la riforma della Costituzione in corso di approvazione prevede che il Senato non sia più un organo eletto a suffragio universale, ma solo dai rappresentanti di Comuni e Regioni.
La legge elettorale appena approvata (non la chiamerò per nome, perché tutte le ‘latinizzazioni’ usate negli ultimi anni hanno svilito il latino, facendo rivoltare i padri del diritto nella tomba) può essere criticata per tre motivi principali: premio di maggioranza, capolista bloccati, preferenze; sono elementi non buoni o cattivi di per sé, il problema sta nell’uso che se ne fa.

Descrivendo questa legge si dice: “la sera delle elezioni si saprà chi ha vinto”, che è un principio giusto e sacroanto; l’obbiettivo viene raggiunto assegnando al partito che ha vinto il cosiddetto ‘premio di maggioranza’; ora: a me a sentire parlare di ‘premio’ già viene l’orticaria, perché sostanzialmente significa fare si che una quota di parlamentari non corrisponda effettivamente ai voti ottenuti. Comprendo però come in Italia, vista la tendenza alla frammentarietà della scena politica, il ‘premio’ possa anche essere ritenuto necessario; il problema sta nel fatto che questo premio è abnorme e ha pochi precedenti e analoghi all’estero.
Si dirà che per l’ottenimento del ‘premio’ bisogna raggiungere il 40 per cento dei voti: possibilità remota, ma che per esempio nelle ultime elezioni europee si è già verificata… Se nessuno raggiunge il 40 per cento (quindi, come osservava recentemente la costituzionalista Carlassare, non si tratta nemmeno di un premio di maggioranza, visto che il premio va non a chi raggiunge la maggioranza – 50% per cento + 1 – ma semplicemente a chi ottiene più voti: si dovrebbe dire: premio di maggioranza relativa, che è ben altro) i due partiti con più voti vanno al ballottaggio, ma anche qui da quanto ho capito il vincitore avrebbe comunque il premio.

Secondo: dare il premio al partito vincitore e non alla coalizione ha una discreta logica: si impedisce che partiti che contano poco possano avere un potere di ricatto nei confronti del Governo; però: cosa succede il gorno dopo le elezioni? E se un gruppo di parlamentari eletti nel partito che ha vinto va per i cavoli suoi e fonda un gruppo autonomo alla Camera, finendo per ricattare il Governo allo stesso modo? Pensate a quello che è successo col Nuovo Centro Destra, un partito non presente nella società, nato da una scissione parlamentare, che ha modificato gli equilibri di maggioranza e opposizione; cosa impedisce che al prossimo giro assisteremo allo stesso fenomeno?

 

I CAPOLISTA BLOCCATI

Quando apre la scheda, l’elettore si trova davanti i simboli dei partiti affiancati da un nome e da alcune righe ‘in bianco’; i nomi stampati sulle schede sono quelli dei ‘capolista’ dei partiti nei collegi: si tratta, almeno per quanto concerne i due, tre, partiti maggiori, di persone che in Parlamento ci andranno comunque. Poniamo il caso che in un collegio si presentino Gelmini per Forza Italia, Ruocco per M5S e Serracchiani per il PD: l’elettore sa già in partenza che qualsiasi sarà il suo voto, Gelmini, Ruocco e Serracchiani avranno comunque il loro scranno, a prescindere: i capolista (prevedibilmente saranno i ‘big’ dei vari partiti) sono candidati ‘privilegiati’ che sostanzialmente sfuggono al giudizio popolare perché nella Camera ci entreranno comunque: anche se non siamo di fronte all’estremo della precedente legge, in cui tutte le liste erano bloccate, dando vita ad un Parlamento di nominati, boss di corrente, amici degli amici, etc… Il sistema dei capolista bloccati permette comunque ad una quota di candidati di entrare alla Camera a prescindere.

 

LE PREFERENZE

Accanto ai capolista privilegiati, c’è la possibilità per l’elettore di esprimere una serie di preferenze: ogni partito proporrà liste di candidati (da quello che ho capito ognuna ne proporrà circa una decina, molti meno che in passato e questo può anche essere un elemento positivo), trai quali poter scegliere.
Ora: quello delle preferenze a prima vista è uno strumento positivo: se io conosco un candidato e mi fido di lui, gli do il voto. Il problema è che in Italia quasi sempre il voto di preferenza si è tradotto in una lotta senza quartiere trai candidati per ottenere il consenso, lotta che spesso è stata portata avanti con metodi poco leciti e col voto di scambio; il voto di preferenza è stato spessissimo il ‘grimaldello’ con cui le assocciazioni criminali hanno portato in Parlamento i loro referenti. Mi auguro che ciò non avvenga, che la selezione ‘a monte’ sia rigorosa, altrimenti ci ritroveremo con una Camera piena di gente che non penserà certo al benessere dei cittadini…

 

IN CONCLUSIONE

Il prossimo Parlamento potrà arà composto da tre tipologie di individui:

1) I capilista bloccati, nominati dalle segreterie di Partito e sottratti al giudizio popolare.

2) Gli eletti con le preferenze, espressione del reale voto dei cittadini, dei quali si può solo sperare che siano persone oneste.

3) Coloro che potrebbero entrare in Parlamento in forza del ‘premio di maggioranza’,  che rappresentano un ibrido: perché se da un lato hanno comunque ottenuto dei voti ‘reali’, dall’altro fanno parte di una quota di Parlamento che non corrisponde alla volontà complessiva del corpo elettorale; si potrebbe verificare questo caso, ad esempio: poniamo che il PD vinca le elezioni ed ottenga il Premio: potrà succedere che grazie a questo entrino in Parlamento rappresentanti del PD che hanno ottenuto meno preferenze di candidati di Forza Italia o M5S: non saprei come chiamarla, se non distorsione della volontà popolare.

Visto così, dunque, è difficile affermare che il prossimo Parlamento sarà il reale specchio della volontà degli elettori: sono stati conservati elementi di ampia discrezionalità per i capi partito che potranno in una certa misura portare in Parlamento chi piace a loro, a prescindere dal gradimento dell’elettorato, ed è stato stabilito un abnorme premio di maggioranza, anch’esso non corrispondente al voto reale… Il prossimo Parlamento diverrà quindi in buona misura una diretta emanazione del partito che ha vinto le elezioni e per estensione del suo leader: il che potrebbe portare l’Italia ad essere una ‘democrazia’ in cui il leader del partito che ha vinto le elezioni ha un potere pesantissimo sul Parlamento, mancando per il momento a fronte di questo i necessari contrappesi della Costituzione; con una legge elettorale del genere, non resta che sperare che il leader di turno del Partito vincitore sia una persona tranquilla e in buona fede, perché il giorno in cui questi dovesse essere un individuo autoritario e dalle tendenze un filo dittatoriali, allora saranno ca**i… come dite? Renzi corrisponde al profilo? E’ già… fate voi…
Ci viene detto che, approvata la legge elettorale, la Costituzione verrà in parte modificata per tenerne conto, ma a rigor di logica, prima viene la Costituzione e poi la legge elettorale, non il contrario… insomma, visto che in Italia le leggi elettorali si succedono con cadenza decennale, che facciamo? Cambiamo la Costituzione ogni volta che cambia la legge elettorale?
Resta il fatto che questa legge elettorale lascia seri dubbi per il suo essere macchinosa e per sottrarre gran parte del Parlamento alla volontà dell’elettorato.

Il finale è sempre lo stesso: ci troviamo di fronte ad un processo di riforme che il Governo Renzi sta portando avanti avendo come scopo l’ampliamento e la conservazione del proprio potere nel breve termine: si riforma la legge elettorale e poi gli si adatta la Costituzione perché così fa comodo, fregandosene delle conseguenze… tanto il programma di Renzi non è certo quello di ‘durare poco’: Renzi ce lo dovremo tenere ben al di là delle due legislature da lui ‘preventivate’ (fino al 2023): tra 15, 20, 40 sarà ancora qui trai piedi, e se non sarà lui, sarà uno dei ‘geni’ che lo circondano, magari una delle tante ‘bellocce da talk show’ che lui ha portato al potere solo in virtù dell’aspetto fisico gradevole…

Auguri a tutti.

MATTARELLA PRESIDENTE

Sergio Mattarella è il sesto Presidente della Repubblica all’elezione del quale riesco ad assistere: quando sono nato, nel 1974, c’era Leone, ma di lui non ho alcun ricordo, ero veramente troppo piccolo; poi arrivò Pertini, che è stato il Presidente dell’infanzia della mia generazione: tutti i nati in quel periodo lo ricordano sui luoghi delle stragi (la stazione di Bologna), delle catastrofi (il terremoto dell’Irpinia), delle tragedie (Vermicino), ma le immagini che tutti credo abbiano impresse sono quelle della finale di Spagna ’82; di Cossiga ricordo soprattutto il periodo finale, quello delle ‘esternazioni’; poi arrivò Scalfaro, un personaggio con empatia pari a zero, tutto chiuso in un’interpretazione ‘missionaria’, quasi ‘sacrale’ del proprio ruolo; ottimo il ricordo di Ciampi, che ha dedicato la sua Presidenza a riscoprire un certo orgoglio nazionale… e poi arriviamo a Napolitano: ottimo fino a quando non ha ritenuto di doversi sostituire alla ‘politica’, ponendo le sue convinzioni personali davanti a tutto: incapace di capire fino in fondo la società, come ha dimostrato il non aver nemmeno cercato di comprendere fino in fondo il ‘fenomeno’ rappresentato dal MoVimento Cinque Stelle: meglio in fondo i Governi e le riforme sostenuti dal pluriindagato Berlusconi, che non dare una possibilità  gente nuova ed onesta…

E adesso, Mattarella: poteva andare peggio, molto peggio: a me in fondo bastava che non venisse eletto Amato; tutti gli altri per me pari erano; certo, avrei digerito poco anche un Veltroni od un Casini, ma insomma, sempre meglio di Amato. Mattarella mi convince: non solo, ovviamente, per la vicenda umana, legata all’uccisione del fratello; anche per come viene descritto: a me quelli ‘riservati’, ‘schivi’, che magari si tengono le risate e le battute per i momenti privati tra amici e famigliari mi sono sempre piaciuti: a me i politici che se la ridono tra di loro in genere mi fanno venire il voltastomaco, mi danno l’idea di quelli in fondo fanno tutti parte della stessa ‘combriccola’… poi ovviamente nella sua nuova veste sarà costretto a ridere in pubblico, a stringere mani, etc…, ma l’indole di fondo, resta. In due giorni ho sentito Mattarella dire due volte “è sufficiente questo”: mi piace questo riferimento all’essenzialità, questo voler evitare tanti giri di parole, questo sentire non necessario e superfluo rispondere a tutti e tutto. Devo dire che, tra l’altro, dopo Scalfaro, Ciampi e Napolitano, uno che ha ancora tutti i capelli in testa mi fa pure piacere…

Spero, sinceramente, in un nuoo Ciampi: uno che giri l’Italia cercando di ricreare un minimo di ‘sentire comune’; ho qualche timore che possa essere un nuovo Scalfaro, troppo assorto nel proprio ruolo di ‘custode della Costituzione’ per accorgersi di altro; spero, mi auguro, una maggiore elasticità mentale di chi l’ha preceduto, una maggiore apertura nei confronti della società; non so se e quanto Mattarella sappia usare il computer e sia solito navigare in Internet, per dire; mi incoraggia però il fatto che abbia sei nipoti, che forse gli avranno già spiegato e magari ‘insegnato’ qualcosa.

Ho ascoltato il discorso: ‘canovaccio’ prevedibile, un mix di messaggi ‘politici’ destinati al Parlamento e di riferimenti ‘alti’ e in parte ‘accorati’, indirizzati ai cittadini in ascolto; poteva essere un discorso molto più banale, retorico e scontato, poteva essere però più vivace, coraggioso, ‘moderno’: in fondo Mattarella non è una cariatide, ma è comunque un uomo di oltre 70 anni, che probabilmente ha in comune la sua generazione la difficoltà di correre appresso ad un mondo che forse corre troppo veloce. Attendo ora di vedere quale sarà il suo stile, il suo atteggiamento, le sue decisioni, ma ad un primo impatto, a me Mattarella piace. In tutti i casi, buon lavoro.

NAPOLITANO NON E’ IL MIO PRESIDENTE

Per carità, non metto in dubbio la regolarità dell’elezione, anche se è del tutto evidente che la situazione non è assolutamente normale, per quanto i media già in queste ore e nei prossimi giorni cercheranno di far pensare il contrario. Non parliamo poi de modo quanto meno ‘irrituale’ in cui si è arrivati a questo, con una sorta di ‘processione’ di leader andati da Napolitano col ‘cappello in mano’ a chiedergli la ‘grazia’ di farsi rieleggere… che poi a ben vedere, nella storia della Repubblica ci sono state elezioni durate molto di più in situazioni di molto più grave emergenza: Sandro Pertini venne eletto al sedicesimo scrutinio, a poche settimane dall’uccisione di Aldo Moro, dopo che il suo predecessore si era dimesso, travolto da accuse poi dimostratesi infondate. Una situazione nemmeno lontanamente paragonabile con questa, eppure si arrivò al sedicesimo scrutinio. La fretta con cui si è andati da Napolitano è quanto meno sospetta, specie pensando che le soluzioni in Parlamento non mancavano, e non mi riferisco solo a Rodotà: la Cancellieri ad esempio avrebbe ottenuto ottime possibilità… eppure si è deciso, in modo costituzionalmente ineccepibile, ma ribadisco del tutto estraneo a qualsiasi prassi e consuetudine, di chiedere un secondo mandato a Napolitano. Napolitano che, senza andare  a spulciare tutto il suo lavoro degli ultimi sette anni, sul quale a dispetto delle apparenze di queste ultime settimane, i pareri sono stati spesso discordi, accompagnati anche da polemiche virulente (scatenate non solo da Grillo: forse certe dichiarazioni di Berlusconi qualcuno se le  è dimenticate un pò troppo in fretta),  è stato l’artefice della nascita del Governo tecnico di Monti, accompagnata da squilli di tromba e grida di giubilo, salvo poi improvvisamente accorgersi, dopo un anno di sostegno prono e incondizionato da parte di tutti, che forse le sue ricette per ‘salvare l’Italia’ non erano così ‘eccezionali’: il paziente magari campa ancora, ma le sue condizioni non sono certo ‘soddisfacenti’… ecco, adesso mi chiedo: alla luce dei risultati ottenuti da un Governo estraneo alla politica, quali ‘brillanti soluzioni’ escogiterà Napolitano per dare vita ad un Governo che sarà eminentemente ‘politico’, sorretto nuovamente dagli stessi partiti che ci hanno portato dove siamo (nell’ultimo anno e nei precedenti) e nel quale essendo coinvolti a pieno titolo, cercheranno ognuno un giorno si e l’altro pure di tirare l’acqua al proprio mulino; già si fanno nomi, si ipotizzano spartizioni di poltrone (Amato, Letta, Alfano, Mauro, Monti), di fronte ai quali sinceramente non si può fare altro che mettersi le mani nei capelli. E io dovrei riconoscere Napolitano come mio rappresentante? Per carità, lo sarà pure a livello Nazionale, è tutto regolare e valido ai fini della Costituzione… A livello personale però, non chiedetemelo: io da Napolitano non mi sento per nulla rappresentato e perciò ribadisco: Napolitano sarà pure il ‘ Presidente di tutti gli italiani’… di tutti, eccetto me.