Posts Tagged ‘combat rock’

BLOOP, “EX – DEMO FATTO IN CASA” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA DISCHI)

Secondo lavoro per il quartetto milanese dei Bloop, che poi sarebbe il primo, dato che le quattro tracce qui presenti non sono altro che un primo demo che la band realizzò come ‘prova’, quasi solo per sé stessa.

Rapporti personali, la necessità di non omologarsi, la dannosità dell’arrivismo anche nel campo dell’arte sono gli argomenti toccati, con l’aggiunta di un pezzo dedicato a una vecchiaia vissuta con vitalità sono i temi toccati, con un contorno sonoro all’insegna di un rock con venature ‘indie’ e a tratti una vena che ricorda alla lontana i Modena City Ramblers, anche se – con molti distinguo – il paragone più immediato (soprattutto a causa della vocalità) potrebbero essere i Baustelle.

La brevità del lavoro (come quella del precedente) lascia comunque in sospeso un giudizio più completo: dopo il primo EP dello scorso anno e questa riedizione di un demo più datato, i Bloop sono forse pronti per mostrare più ampiamente le proprie potenzialità in un lavoro più lungo.

GASPARAZZO, “MO’ MO'” (NEW MODEL LABEL)

I Gasparazzo sono una di quelle ‘belle storie’ del mondo musicale italiano ‘alternativo’: oltre dieci anni di attività, concerti in patria e all’estero, una discografia che giunge ora al sesto capitolo… tutto lontano dai riflettori, dal ‘bel mondo’ delle tv e delle radio, sul quale si sono solo occasionalmente affacciati.

“Mo’ Mo'”, ovvero: qui, ora e subito: fin dal titolo la band emiliana mostra la voglia di non perdere tempo, di andare al sodo, ribadendo il principio nella title – track, un ‘inno alla velocità’ piuttosto inusuale, in tempi in quali si invoca la lentezza, ma una velocità se vogliamo creativa, l’invito ad usare ogni momento a disposizione per esprimere sé stessi. Nove brani: su tutti, svettano ‘Cristo è là’, omaggio alla memoria di Federico Aldrovandi e Rovesciala, inno calcistico antirazzista, più che mai azzeccato ora che ci si avvicina ai Mondiali; il disco si snoda poi tra l’osservazione della realtà, come in ‘Se i posaceneri potessero parlare’, brano in collaborazione con Gianluca Conte – Mezzafemmina e il tratteggio di caratteri: il proverbiale Michelazzo (che mangia, beve e non fa un…) a Centopelle (omaggio ad un personaggio di Collodi), parentesi riflessive (Agro, Mimi ), pezzi che riportano direttamente al proprio vissuto musicale (Impulsi Nudi, Fondaco, La Tromba di Eustachio).

Il quintetto emiliano mescola sapientemente un sonorità genericamente rock a un’adeguata dose di spezie etniche, flirtando qua e là col reggae e sfociando volentieri in territori combat rock per un disco abbastanza ben equilibrato, grazie alla riuscita successione dei brani. Una gruppo da scoprire.

 

FRATELLI DI SOLEDAD, “SALVIAMO IL SALVABILE – ATTO II” (FRANK FAMILY RECORDS / GOODFELLAS)

A vent’anni di distanza dal primo capitolo, i Fratelli di Soledad danno un seguito a Salviamo il salvabile, ancora una volta omaggiando la storia della canzone italiana, con il contributo di un nutrito gruppo di amici, trai quali alcuni degli autori o interpreti dei brani originali.

Undici portate per un pasto ottimo e abbondante, in cui i Fratelli rileggono alla loro maniera, un repertorio più che mai variegato: da una ‘Svalutation’  più che mai ‘combattente’, impreziosita dalla voce di Gino Santercole (autore dell’originale assieme a Celentano), ad una ‘Stasera l’aria è fresca’ dai profumi psychobilly e i paesaggi western cantata dalla voce originale di Goran Kuzminac; da ‘A me mi piace vivere alla grande’, del compianto Franco Fanigliulo (interpretata da Riccardo Borghetti, uno degli autori originali) a ‘Versante Est’, presa direttamente dal repertorio dei primi Litfiba, qui riproposta in versione Ska, a ‘Cimici e Bromuro’ di Sergio Caputo, trasfigurata attraverso un punk trascinante; Max Casacci contribuisce a rileggere ‘Il mio funerale’ dei Gufi e Bunna degli Africa Unite offre la sua voce per ‘Il Tuffatore” di  Flavio Giurato.

Deliziosa la versione ska del ‘O Rugido do Leao’ di Piccioni (uno dei pezzi-simbolo di Alberto Sordi), mentre Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione è tra gli ‘aiutanti di campo’ nella rielaborazione acustica dell’unico brano orignale degli FdS presente in scaletta, ‘Je vous salue Ninì’. Completano la lista ‘Stranamore’ di Vecchioni e ‘Ho le tasche sfondate’ di Piero Ciampi.

Solare, divertente, a tratti trascinante: i Fratelli di Soledad colpiscono nel segno con un disco di cover che riesce nell’intento di rivisitare in modo originale ma rispettoso il materiale di partenza, che mostra così tanto solido da resistere al passare del tempo, quanto efficace anche quando vestito di nuovi abiti sonori.