Posts Tagged ‘Cinico Disincanto’

INNOCENTE, “#IOSONO” (CINICO DISINCANTO / PEZZI DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Disco d’esordio per questo giovane cantautore pugliese, classe 1991 e formazione accademica.

#Iosono è la prima tappa di un percorso che finora ha visto il cantautore partecipare a vari progetti, accompagnati da una certa attività dal vivo.

Otto brani dalle tinte variegate: cantautorato e jazz, soprattutto, senza disdegnare una certa attitudine pop e qualche vago accenno rock.

Il pianoforte come strumento d’elezione, con qualche travolgente scorribanda swing e all’opposto episodi più evanescenti, ad accompagnare brani in cui prevale il vissuto personale, anche sentimentale; chiusura affidata alla popolare ‘Bella ci dormi’ per un lavoro convincente.

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LEGITTIMO BRIGANTAGGIO, “PENSIERI SPORCHI” (CINICO DISINCANTO/AUDIOGLOBE)

I Legittimo Brigantaggio sono una classica storia da ‘retrovie musicali’ italiane: non una particolarmente originale rispetto a tante altre, ma, appunto una delle ‘tante’: una delle tante band che, mosse dalla passione e poco altro, forse destinate a restare sconosciute alla grande massa, hanno comunque trovato una loro strada, un loro pubblico, un loro modo per portare avanti la loro biografia musicale.

E così, con una carriera ormai ultradecennale alle spalle, eccoli arrivare al loro quarto capitolo discografico (lo potete ascoltare qui): nota personale, il terzo che mi succede di recensire: il tempo passa, ogni tanto i Legittimo Brigantaggio tornano; non che ciò costituisca un evento memorabile, intendiamoci, ma è una di quelle situazioni in cui  fa piacere, constatare che ‘toh, hanno fatto un nuovo disco, sono riusciti ad andare avanti’.

Non sono dei fenomeni, i Legittimo Brigantaggio (ma d’altronde, oggi per quante band si può dare la definizione?), ma quello che fanno, hanno imparato a farlo bene, progredendo, peraltro, nel loro stile: così il combat folk di un paio di dischi fa, si era andata sovrapponendo una più forte impronta rock, corroborata dall’elettronica, nel successivo… e oggi la band cambia ancora lievemente formula, buttandosi senza freni su chitarre arrembanti e ritmi che trascinano.

E’un paradosso – e in altri casi forse sarebbe più un limite che una virtù – ma quello che forse è il disco più ‘generico’ del quintetto pontino, alla fine risulta anche il più compiuto: un rock ‘all’italiana’ che riesce a coinvolgere lo spettatore, con brani all’insegna di un appeal che non si fa mai smaccato ammiccamento: facciamo rock, non disprezziamo una certa piacevolezza pop, ma non puntiamo a voler piacere a tutti i costi.

Il risultato è un disco nell’insieme equilibratissimo, in cui i ritmi sono costantemente sostenuti, trovando però il tempo per qualche episodio più tranquillo, in cui c’è più di un capitolo spiccatamente ‘radio friendly’, ma che manca, soprattutto, di sostanziali passaggi a vuoto.

Un struttura strumentale ‘consueta’ (chitarra, basso, batteria) in cui trovano spazio banjo e fisarmonica a non rinunciare a qualche coloritura folk, ricorrendo all’elettronica in modo sottile, quasi sotto traccia, accompagnata da una vocalità efficace sia negli episodi più ardenti che nelle parentesi più tranquille; partecipano Andrea Satta dei Tétes de Bois e, in forma di estratti teatrali, Antonio Rezza.

“I pensieri sporchi” del titolo sono quelli di una società che consuma e, appunto, sporca spesso con noncuranza l’ambiente che la circonda: un disco in cui il ‘file rouge’ stavolta in un certo senso verde, nel segno di una lotta contro le ‘cattive abitudini’ che dall’ambiente fanno presto a passare ai rapporti interpersonali: e la via di fuga al mondo difficile che gira intorno è come al solito quella dei sogni, dell’immaginazione, degli affetti e dell’amore, in una sorta di ecologia esistenziale.

LEGITTIMO BRIGANTAGGIO, “LIBERAMENTE TRATTO” (CINICO DISINCANTO)

Uno sguardo a volo d’uccello sulla mondo che ci circonda, prendendo spunto da una serie di suggestioni letterarie (da qui il titolo), cinematografiche, pittoriche. Il terzo disco dei laziali (di Latina), Legittimo Brigantaggio giunge a un paio di anni di distanza dal precedente, che si caratterizzò per le varie collaborazioni, e per uno spiccato orientamento alle tradizioni popolari; il nuovo disco, pur conservando certi caratteri, che fanno parte del corredo genetico della formazione, sembra orientarsi verso territori più genericamente ‘rock’, anche attraverso un uso più marcato dell’elettronica.

Tra un’apertura dedicata al mondo del lavoro, evocato dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, e la conclusione affidata alla vicenda di amore e morte narrata da Flaiano in “Tempo di Uccidere”, i Legittimo Brigantaggio trovano modo di affrontare varie tematiche, nervi scoperti della società d’oggi: dal rapporto con la morte (sull’onda de “Le intermittenze della morte” di Saramago) a quello con l’infanzia (prendendo spunto dai “Quattrocento Colpi” di Truffaut); dalla guerra (fonte di ispirazione “Niente di nuovo sul fronte Occidentale”) alla propria città, Latina (attraverso le suggestioni di “Canale Mussolini” di Pennacchi).

Sotto il profilo sonoro, come detto, è un disco che riesce a fondere (talvolta in modo efficace, in qualche occasione in modo un pò più anonimo), la matrice folk del gruppo con suggestioni più rockeggianti, tra brani in assetto ‘da combattimento’, parentesi in levare, episodi più improntati al cantautorato: il mix finisce per essere efficace, con qualche brano che si lascia ricordare sugli altri (I cieli non sono umani, Eucalyptus, L’attimo ideale) e qualche passaggio a vuoto.

“Liberamente Tratto” ci regala un gruppo in forma, che forse sta cercando qualche nuova strada da percorrere , onde non restare troppo ‘incasellato’ nei propri schemi stilistici (sia sotto il profilo sonoro che di scrittura) con tutte le opportunità, ma anche i rischi, che questo comporta: un disco che si potrebbe (un pò banalmente, d’accordo) definire ‘di passaggio’, sperando che il percorso intrapreso sia quello giusto.

LOSINGTODAY