Posts Tagged ‘Chris Claremont’

FUMETTAZIONI 5.2020

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate.

ARENA
Curioso fanta-horror a firma Bruce Jones in cui un tipico incipit in stile “Le colline hanno gli occhi” prende
un’inusuale piega a base di paradossi temporali.
Voto: 7

THE LAST SON OF EARTH
Storia alternativa un cui Superman è un bambino terrestre spedito nello spazio che finirà per crescere su Krypton per poi riscoprire il proprio retaggio.
Ai testi un ottimò mestierante come Steve Gerber; disegni discreti di Doug Wheatley e Chris Chukry.
Voto: 7

LAST STAND ON KRYPTON
Seguito di “The Last Son of Earrh”, firmato dal medesimo team creativo (Gerber / Wheatley / Chukry).
L’azione si sposta su Krypton, sfociando nello scontro finale tra Kal-El e Luthor.
Voto: 7

WOLVERINE – NICK FURY: THE SCORPIO CONNECTION
A metà tra sarabanda á la James Bond e melodramma famigliare, Nick Fury Wolverine danno la caccia alla reincarnazione di Scorpio, sotto alle cui vesti si nascondeva precedentemente il fratello della spia più famosa della Marvel.
Scrive un ottimo mestierante come Archie Goodwin, disegna il brillante Howard Chaykin, sempre a suo agio quando si parla di spie.
Il soggetto avrebbe però meritato uno sviluppo più articolato.
Voto: 6,5

L’UOMO RAGNO – VITE PARALLELE
Le ‘vite parallele ‘ sono quelle di Peter Parker e Mary Jane, seguiti dall’adolescenza agli inizi del matrimonio: una storta d’amore con un pizzico di azione portata dal Dottor Octopus.
Scrive Jerry Conway, disegna Alex Saviuk.
Voto: 6,5

THE LAST FAMILY OF KRYPTON
Gradevole ‘variazione sul tema’, in cui ad arrivare sulla Terra è l’intera ‘famiglia El’, con conseguenze
(im)prevedibili per l’intero pianeta.
Scrive Cary Bates, disegna Renato Arlem
Voto: 7

LA SAGA DI FENICE NERA
Pietra miliare nella storia degli X-Men e dell’intera Marvel: Jean Grey diviene l’ospite di una forza cosmica votata alla distruzione, dando il via a una serie di eventi le cui conseguenze sulla storia degli X-Men perdurano ancora ai giorni nostri.
La scrittura eccezionale di Chris Claremont si accompagna ai disegni plastici di John Byrne in uno spartiacque nella storia del fumetto supereroistico.
Voto: 8,5

THE WALKING DEAD 68
Come volevasi dimostrare, la situazione al Commonwealth precipita, e tra un tentato golpe e un assalto zombie, si arriva alle soglie dell’inevitabile scontro tra l’oligarchia locale e il gruppo ‘democratico’ di Rick e i suoi.
Voto: 7

PUNISHER: THE INTRUDER
Stavolta il Punitore parte dal massacro – per errore – di una famiglia innocente e giunge a scoprire una cospirazione col coinvolgimento dei militari.
La premessa, col nostro alle prese con una bambina, unica superstite, era interessante, ma viene mollata subito, per abbracciare una storia à la ‘007’, noiosetta.
Scrive Mike Baron (lontano dai fasti del suo “Nexus”), disegna il poco noto Bill Reinhold.
Voto: 5

AVENGERS ORIGINS
Serie di albi in cui venivano rilette le origini di alcuni dei Vendicatori (Visione, Thor, Luke Cage, Ant-Man e Wasp, Quicksilver e Scarlet).
Autori vari, alti e bassi: l’episodio più riuscito, sia per testi che per disegni, è quello dedicato ad Ant-Man e Wasp, firmato da Roberto Aguirre-Sacasa e Stephanie Hans
Voto: 6

SQUADRON SUPREME: DEATH OF A UNIVERSE
‘Postilla’ ideale alla maxiserie dedicata al gruppo Marvel creato a immagine e somiglianza della Justice League.
Un ‘finale in gloria’ con lo Squadrone impegnato contro la classica ‘minaccia senza ritorno’.
Firmano Mark Gruenwald, Paul Ryan e Al Williamson.
Voto: 7

X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO

In un futuro più o meno prossimo, uno sparuto gruppo di reduci mutanti cerca di resistere all’attacco delle ‘Sentinelle’, robot creati per individuare ed eliminare i possessori del gene mutante, in grado di adattarsi ai poteri di coloro che si ritrovano a combattere. In un disperato tentativo di risolvere la situazione, la coscienza del Wolverine del futuro viene mandata nel corpo del Wolverine degli anni ’70, allo scopo di impedire che Mystica uccida il creatore delle Sentinelle, dando il via alla catena di avvenimenti che avrebbe portato a quel futuro apocalittico.  Per raggiungere l’obbiettivo, Wolverine dovrà prima scuotere il professor Xavier dal torpore in cui è caduto dopo che la maggior parte dei suoi studenti è stata costretta  a partire per la guerra del Vietnam; poi, liberare Magneto, tenuto rinchiuso in una cella di massima sicurezza al Pentagono dopo essere stato incolpato dell’assassinio di Kennedy; in seguito, convincere i due, trai quali si è creata una frattura apparentemente insanabile, a tornare a collaborare, e per finire cercare tutti assieme di impedire la catastrofe.

Secondo, attesissimo capitolo della nuova vita cinematografica degli Uomini X, dopo il riuscito “X-Men first class”: stavolta alle redini non c’è più Matthew Vaughn, ma viene richiamato Bryan Singer, già autore della prima trilogia… la differenza c’è e si vede: rispetto al precedente lavoro, molto più incentrato sulle psicologie di Xavier e Magneto, stavolta si punta maggiormente sull’azione, riprendendo la storica vicenda narrata da Chris Claremont e disegnata da John Byrne nel 1981; l’alto livello del materiale di riferimento poteva essere un’arma a doppio taglio per Singer, che tuttavia se la cava egregiamente, trasponendo la storia con modifiche (una su tutte: nell’originale a viaggiare nel passato era la mente di Kitty Pride e non di Wolverine) che però alla fine non disturbano.

Una film fondato sulle fondamenta di una storia ben narrata che trova il compimento della propria architettura in un cast che mescola vecchio e nuovo ciclo degli uomini X: così nel futuro ritroviamo Patrick Stewart, Ian McKellan e Hale Berry come Xavier, Magneto e Tempesta; nel passato riecco i giovani Xavier e Magneto  James McAvoy e Michael Fassbender: il ruolo di trait d’union della situazione lo svolge Wolverine – Hugh Jackman, che completa l’efficacissimo trio di protagonisti: assieme a loro, Nicholas Hoult, Bestia, assurto a quarto membro della squadra, e soprattutto Jennifer Lawrence – Mystica, che ancora una volta ruba la scena con la sua seminudità blu, e la riuscita interpretazione di un personaggio sempre al limite tra bene e male. Il cattivo della situazione ha le fattezze di Peter Dinklage, lanciato dalla notorietà acquisita col ruolo di Tyrion Lannister in “Game of Thrones”: un’interpretazione ‘ordinaria’ forse resa un po’ opaca da un doppiaggio non eccezionale.

“Giorni di un futuro passato”  è dominato da un’atmosfera plumbea, da catastrofe incombente, e non è un caso che il futuro distopico da cui parte il film, trovi le proprie radici in anni in cui negli USA è ancora vivo il ricordo dell’uccisione di Kennedy, in cui la catastrofe del Vietnam è alle battute finali, ma le ferite da essa portata sono ancora tutte aperte, e il cui il potere è detenuto da Nixon, che sarebbe diventato il simbolo della corruzione politica. In questo quadro, l’unico momento di alleggerimento è la sequenza cui partecipa il nuovo personaggio di Quicksilver, che garantisce la scena forse più spassosa dell’intero film e che forse avrebbe meritato un utilizzo esteso a tutta la vicenda: c’è da sperare che nel prossimo film avrà un ruolo più ampio.

Il prossimo capito delle avventure degli X-Men, è già in cantiere, dominato dalla parola Apocalisse, che fa già venire un brivido di attesa a tutti gli appassionati…

WOLVERINE – L’IMMORTALE

L’immortalità è uno degli eterni sogni dell’umanità… tuttavia, ottenerla può trasformarsi in una maledizione, se ciò vuol dire vedere progressivamente scomparire i propri cari; lo sa bene Logan – Wolverine che l’ha imparato a proprie spese nel corso della sua già lunga esistenza e che (dopo i tragici eventi di X-Men: Conflitto finale) ha deciso di ritrarsi a vivere nei boschi, in uno stato semibestiale, tormentato dagli incubi in cui torna a fargli visita il suo perduto amore Jean.

A far tornare Logan alla civiltà sarà una sua vecchia conoscenza, un giapponese divenuto magnate della tecnologia, apparentemente in possesso di una ‘cura’ per l’immortalità del protagonista (che a dirla tutta, immortale non è, essendo ‘solo’ dotato di un fattore di guarigione che permette al suo corpo di ‘autoripararsi’: più che all’immortalità siamo di fronte ad un invecchiamento molto rallentato, ma queste sono forse questioni da nerd che al grande pubblico interessano poco… va peraltro ricordato che ‘L’Immortale’ è una delle classiche incomprensibili aggiunte della distribuzione italiana, il film originariamente s’intitola The Wolverine e basta) , ma che nasconde ben altri fini e che porterà il nostro nel bel mezzo di una lotta per la successione, con tanto di Yakuza e ninja assortiti.

Alla quinta apparizione nei panni del ‘mutante artigliato’ (senza contare il cameo in X-Men: l’inizio) e con la sesta (il prossimo film dedicato agli ‘uomini X’) già in rampa di lancio, Hugh Jackman non sembra per nulla stufo del personaggio che ne ha lanciato la carriera, culminata con la nomination agli Oscar di qualche mese fa. L’attore australiano torna sul luogo del delitto e, forse ancora di più che nel film dedicato alle origini di Wolverine, si assume il compito di portare sulle spalle tutto il peso del prodotto finale: “Wolverine l’immortale”  non offre altro se non due ore di sano divertimento (seppure con una parte centrale con troppi ‘tempi morti’), ma nulla di più. L’assoluta mancanza di pretese è forse il miglior pregio di un film che si svolge all’insegna dei moduli consolidati del genere – l’action movie tout-court ancor più di quello ‘cinesupereroistico’ – senza regalare alcun sussulto, almeno non agli spettatori più smaliziati.

Il maggior difetto del film sta forse nella scelta di  un regista, James Mangold e di sceneggiatori, Mark Bomback e Christopher McQuarrie, che per quanto validi a livello generale, sembrano non aver compreso che i film dedicati ai supereroi sono qualcosa di diverso rispetto ai normali film d’azione; oppure, c’è da temere, è il trend che ormai finisce per identificare i due generi con poco riguardo per le conseguenze… del resto basta pensare al modo, fin troppo ‘libero’, in cui è stato trattato il materiale di riferimento (una bellissima saga firmata da Chris Claremont e Frank Miller), non solo prendendosi delle libertà rispetto alla scansione temporale di certi avvenimenti nella serie originale, ma anche pasticciando (come ormai avviene fin troppo spesso) con le caratteristiche di certi personaggi, che peraltro con la saga originale non c’entravano nulla, ripresi da altre storie di ambientazione nipponica del personaggio.

Un ulteriore campanello d’allarme sull’evoluzione di un ‘sotto-genere’ che, se originariamente era tenuto a un certo rigore nel rispettare storie e protagonisti, dovendo attirare inizialmente soprattutto lo zoccolo duro degli appassionati, col progressivo successo dei vari film dedicati ai supereroi e l’allargamento ad una platea molto più vasta, la maggior parte della quale nulla sa dei ‘trascorsi cartacei’ dei protagonisti, finisce per prendersi fin troppe libertà creative: e il risultato in questo caso è il totale stravolgimento di character come Silver Samurai e Vyper… discorsi da nerd, forse, ma in fondo anche i fumetti in qualità di opere letterarie, esigerebbero forse un maggior rispetto.

Se non altro, Jackman è come al solito efficace, attorniato da un cast in cui i partecipanti, soprattutto le protagoniste femminili, se la cavano abbastanza discretamente, nonostante si siano trovati a partecipare ad un film non indimenticabile.