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COME DIMOSTRARE VOLEVASI…

Ho dato uno sguardo al programma di Fazio: tutto ampiamente prevedibile, scontato, banale, noioso. Come avevo previsto, la classica sfilata dei suoi ‘amichetti’, tutta gente vista e stravista nelle sue altre trasmissioni; il giochino della ‘parola’ appariva già trito dopo un paio d’interventi… chissà perché poi in queste occasioni tutti si devono sentire obbligati a diventare la macchietta di sé stessi, offrendo alla trasmissione (e al pubblico) esattamente ciò che ci si aspetta da loro: Avati e i ricordi di gioventù, Petrini e l’apologia del contadino (e però Petrini sta sempre in giro per il mondo… avrà mai preso in mano una zappa?) Rossi che la butta in burletta, Erri de Luca che sale in cattedra,  e via dicendo… Non poteva mancare la Littizzetto, in versione extra-large col suo repertorio stravisto… Saviano, purtroppo, sta anche lui sempre più diventanto la controfigura di sè stesso: ha scelto di giocare ‘facile’, tirando in ballo gli imprenditori suicidi e raccontando la storia della strage di Beslan… viene quasi il sospetto che abbia voluto buttarla sulla lacrima ‘facile’, anche se mi rendo conto di metterla forse in modo troppo duro… Alla fine Fazio (per l’occasione, avrete notato, a indossato l’occhialino, che fa tanto intellettuale) ci ha dato ciò che ci aspettavamo, una tramissione infarcita di retorica, buonismo ‘de sinistra’ e piagnistei. Verdremo le prossime due sere: al momento tutto molto deludente, perché tutto molto ‘previsto’…

R.I.P. CARLO PETRINI (1948 – 2012)

Poi vai a dire che è tutta una coincidenza, che il ‘fato’ non esiste, etc… Proprio nei giorni in cui la morte di Morosini, arrivata a poche settimane da quella di Bovolenta (e in contemporanea con quella della pallavolista Veronica Gomez), fa tornare alla ribalta la riflessione sui limiti dello sport, su quanto a fondo sia giusto spingere il motore della macchina umana per raggiungere dei risultati, con il corollario del ‘convitato (più o meno) di pietra’, ossia il tema del doping, ecco che se ne va Carlo Petrini. Come molti sapranno, Petrini, ex calciatore di Milan, Torino, Roma e Bologna tra le altre, venne implicato nel primo grande scandalo del calcio scommesse a inizio anni ’80; vent’anni dopo, già malato, ha scritto un libro, “Nel fango del dio pallone” che credo non dovrebbe mancare nella libreria di nessun appassionato di sport, e non solo. Anzi, se consideriamo l’importanza del calcio in Italia (dio pallone non è certo una definizione casuale), probabilmente quello di Petrini è uno dei libri più importanti usciti in Italia negli ultimi 50 anni. Un libro talmente scomodo, perché scritto non da un ‘esterno’, ma da uno che certe cose le visse in prima persona, assumendo nel contempo il valore di un’autentica confessione, da venire pubblicato solo da quella benemerita editrice che è la Kaos Edizioni. Naturalmente il libro suscitò polemiche e col tempo è diventato una sorta di ‘testo maledetto’, che si tira in ballo nelle discussioni sul doping, ma che si cita sempre malvolentieri… In quelle pagine, Petrini descriveva le situazioni grottesche e surreali nei quali si venivano a trovare i giocatori della sua generazioni, costretti a ingurgitare e a ‘spararsi’ di tutto pur di mantenere alte le proprie prestazioni, con buona pace di ogni etica e tutela della salute dei calciatori, all’epoca ancora piuttosto ingenui (oggi le cose sono diverse e se un giocatore prende qualcosa, sa benissimo se quel qualcosa è legale o meno). Oltre a questo, Petrini portò alla luce del sole il verminaio del calcio scommesse, raccontando da ‘interno’ i ‘patti’ alle spalle di certi risultati (altro tema tornato alla ribalta negli ultimi mesi, il mondo cambia poco). Petrini è morto per un tumore, dopo essere diventato semicieco: a quanto pare, tutte conseguenze legate in maniera minore o maggiore a quanto assunto quand’era calciatore. Il mondo del calcio di fronte alle sue dichiarazioni ha reagito nel modo più subdolo: non potendo contestare, l’ha praticamente ostracizzato; vi chiedo: quante volte avete visto Petrini alla Domenica Sportiva? Lascio a voi la risposta… Anzi, per come è stato trattato, è già un risultato che qualcuno quando si ricorda il suo nome si ricordi di chi era… Ovviamente, chi dice che “il re è nudo” invece di essere ascoltato deve essere condannato all’esilio…