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SE 80 EURO VI SEMBRAN TANTI (O POCHI)…

Cerchiamo, per un attimo, di andare oltre l’irritante sorrisino di condiscendenza dell’on. Picierno o le uscite demagogicamente calcolate di Piero Pelù; cerchiamo di capire le motivazioni del provvedimento, e la sua utilità.

Gli 80 euro: tanti? Pochi? Banalmente, la risposta è: dipende; per un single che abbia abitudini ‘sobrie’, gli 80 euro possono effettivamente consentire una decina di giorni di spesa; per una coppia in cui entrambi i componenti godano del provvedimento, sono un discreto aiuto; per una famiglia monoreddito di tre persone, non sono tutto ‘sto che: consentono a mala pena una serata cinema + pizza.

Il provvedimento, nelle intenzioni del Governo, produce benefici per coloro che hanno una certa ‘propensione al consumo’: detta in due parole, si è erogato il beneficio a coloro che – probabilmente – gli 80 euro li spenderanno, senza lasciarli a ‘riposare’ in banca, o sotto il proverbiale ‘materasso’; nell’ottica del Governo, ad esempio, i pensionati sono più orientati al risparmio, quindi se avessero ricevuto gli 80 euro, li avrebbero ‘conservati’; perché dare gli 80 euro ai lavoratori dipendenti, in busta paga? Perché questa è la soluzione più ‘rapida’ dal punto di vista tecnico… è ovvio che sarebbe stato più ‘giusto’ partire da chi ha redditi così bassi da non poter pagare le tasse, ma in quel caso, il problema è che si sarebbero dovuti erogare questi soldi tramite altri strumenti, con la necessità di controlli che avrebbero allungato i tempi: il problema è che Renzi di tempo non ne ha, deve produrre risultati entro le elezioni..

Cosa non funziona nel provvedimento:

1) Non tiene conto della situazione famigliare dei beneficiari: per esempio, potrebbe benissimo accadere che chi beneficia del provvedimento, abiti con una persona abbiente e danarosa; mettiamo che una persona che guadagni 1.500 al mese euro conviva o abiti con una persona che ne guadagni 10.000 al mese: il nucleo famigliare beneficerà del provvedimento, nonostante questo non incida più di tanto sulle finanze famigliari.

2) Non tiene conto di eventuali altri redditi: il nostro lavoratore dipendente potrebbe, ad esempio, aver ricevuto in eredità degli immobili che, affittati, gli fruttino qualche migliaio di euro al mese; anche in questo caso, il lavoratore beneficerà del provvedimento. Va detto che però il Governo ha specificato che in questo caso il contribuente non ha diritto al beneficio in busta paga, ma che deve essere lui a comunicarlo al datore di lavoro, eventualmente restituendo quanto indebitamente ricevuto quando pagherà le tasse… Recentemente ho letto un’affermazione di non so chi, che affermava che ‘contiamo sull’onestà dei contribuenti’… il che, in un Paese dove l’evasione fiscale assume le dimensioni che conosciamo, appare più che altro una dichiarazione di resa.

3) Il limite maggiore del provvedimento risiede però nella sua palese iniquità: ora, 1.500 al mese. Averceli. Nessuno nella mia ristretta cerchia di amici raggiunge tanto. Non voglio dire che 1.500 euro al mese siano roba da ricchi, però anche in questo caso tutto è relativo: certo, se si abita in affitto, questo se ne mangia come minimo la metà; se però si abita in una casa di proprietà, o comunque non si paga un affitto, il discorso cambia e 1.500 euro sono una discreta somma; si limita il provvedimento al ‘lavoro dipendente’, lasciando fuori dalla porta il mondo del lavoro, autonomo, atipico o delle pensioni… capisco anche che il Governo abbia preferito coinvolgere le tipologie di lavoratori ‘direttamente controllabili’ dal fisco, senza estendere il provvedimento a quelle categorie dove  l’evasione è più diffusa.. tuttavia non si può fare di tutta un’erba un fascio, affermando che i lavoratori autonomi siano tutti evasori a prescindere…

Le alternative c’erano, e andavano valutate seriamente: ne cito solo tre: un aumento delle detrazioni sulle spese sanitarie; un aumento, anche di poco, della soglia al di sotto della quale non si pagano le tasse; un intervento sull’IVA, magari procedendo col ‘bisturi’ e intervenendo su certe tipologie di prodotto: in fondo, la riduzione dell’IVA, uguale per tutti, porta benefici soprattutto ai meno abbienti…  Il problema è che credo che Padoan e lo stesso Renzi avessero ben presente la possibilità di alternative più eque agli ’80 euro al mese a chi ne guadagna 1.500′ ed è qui che viene alla luce la natura eminentemente ‘politica’ del provvedimento: qualsiasi alternativa, infatti, avrebbe richiesto più tempo, e Renzi di tempo non ne ha; deve portare risultati concreti in tempi brevi, è costretto non solo a far vincere al PD le elezioni europee, ma a fargliele vincere bene, e con ampio margine; gli ’80 euro’ hanno acquisito un peso sempre maggiore man mano che il Governo Renzi si è andato dimostrando incapace di approvare provvedimenti in altri settori: le riforme istituzionali andranno alle calende greche, di legge elettorale non si parla più, il decreto lavoro si sta rivelando un groviglio di misure incoerenti, volte non a migliorare l’occupazione, a far restare unita la maggioranza; la riforma della P.A. è al momento una lista di buoni propositi, mentre sullo scenario internazionale, il Governo sta mostrando una disarmante mancanza di iniziativa, ‘accodandosi’ a ciò che viene detto a Washington o Bruxelles. La questione – carceri e Giustizia in genere  è al palo: molto presto vedremo il Ministro Orlando a “Chi l’ha visto”… quella degli immigrati che giungono sulle coste, pure.

I famosi ‘gufi’, Renzi li vede solo nella sua immaginazione: qui non è questione di ‘tifare contro’, è questione di essere finora di fronte ad un Governo che, finora, ha puntato esclusivamente sull’effetto-annuncio…  il che, a dirla tutta, mi ricorda qualcun altro…

CARCERI: DUE O TRE IDEE PER RISOLVERE LA SITUAZIONE

Ciclicamente in Italia si parla della situazione da terzo mondo delle carceri; lo si fa per lo più per due motivi: perché i radicali lanciano referendum e Pannella fa lo sciopero della fame e perché dall’UE arrivano in continuazione condanne sulla questione: ciclicamente si afferma che il problema va risolto (del tema si è occupato a più riprese anche Napolitano, prima di gettare la spugna di fronte all’inettitudine dei partiti), ma poi si propongono misure ‘di facciata’ che il problema non lo risolvono… il fatto è che il tema è poco sentito dai cittadini: la ‘vulgata’ secondo cui ‘in carcere si sta bene, c’hanno pure la tv’ è ancora diffusissima, radicata e dura a morire… e i partiti appresso… In questi giorni si parla pomposamente dell’ennesimo decreto battezzato come ‘svuotacarceri’: poi vai a vedere i dati e ti accorgi che qui non viene svuotato un bel niente, perché si parla più o meno di 4.000 detenuti quando in Italia bisognerebbe diminuire la popolazione carceraria di almeno 20.000 unità. I radicali continuano a proporre l’amnistia, tuttavia ho l’impressione che se prima non mutano i presupposti, l’amnistia serva a poco… i radicali certo hanno ragione da vendere quando dicono che attualmente esiste già un’amnistia ‘mascherata’: quella di chi, grazie alle proprie risorse economiche può permettersi avvocati che rinviano i processi alle calende greche, avvalendosi poi della prescrizione: è insomma il solito discorso della galera dove vanno solo i poveracci. Il problema però secondo me è un altro: poniamo il caso che abbiate lasciato il rubinetto del lavandino aperto e che l’acqua stia debordando. Cosa fate? La logica vuole che prima si chiuda il rubinetto e poi si faccia defluire l’acqua; si può fare ovviamente il contrario, se si riesce  a togliere più acqua di quanta ne esca dal rubinetto, ma ci si mette di più e nel frattempo di acqua se ne sprecano a litri. L’amnistia, l’indulto, vanno benissimo, ma se non si risolvono prima i problemi alla base del sovraffollamento, c’è il rischio che in pochi mesi si torni al punto di partenza, come peraltro è già successo, visto che la percentuale di ‘recidività’ degli ‘indultati’ o ‘amnistiati’ è elevatissima: chi esce, privo magari di una qualsiasi prospettiva, torna presto a delinquere e dunque è destinato a rientrare presto in carcere.

Per conto mio, ci sono due grandi aree di intervento dove agire: la prima, è la revisione delle leggi riguardanti la droga e l’immigrazione clandestina. Sono i due provvedimenti che, a detta di tutti, hanno provocato la crescita fuori controllo del numero dei carcerati; ora, io non conosco benissimo i due provvedimenti, ma ho l’impressione che siano eccessivamente punitivi: il drogato è un malato, e in galera ci dovrebbe andare solo se nuoce al prossimo; se vieni pescato in possesso di droga dovresti andare in comunità (a meno che tu non ne abbia un quantità abnorme, il che significa che spacci e allora dritto in galere); se però sotto l’effetto della droga scippi e rapini o ti metti al volante e investi una persona, allora commetti un reato e vai in galera. Per quanto concerne l’immigrazione clandestina, ancora peggio: perché qui siamo di fronte a dei poveracci che sono solo entrati illegalmente in Italia, magari sono bravissime persone che poi però vengono buttate in galera e ‘dentro’ diventano dei delinquenti; la soluzione? Riformare il sistema dei centri di accoglienza, creando una rete a sé stante che risponda alle esigenze dei clandestini (evitando ovviamente che tali strutture si trasformino in galere a loro volta).

La seconda area di azione è quella della carcerazione preventiva: i dati ci dicono che un’enorme porzione dei carcerati è in galera in attesa di giudizio; una situazione che, è del tutto evidente, è fuori da ogni legalità… Io capisco i famosi tre parametri che conducono alla custodia cautelare (pericolo di fuga, reiterazione del reato, inquinamento delle prove), ma cui siamo proprio ‘oltre’: la stragrande maggioranza dei detenuti in attesa di giudizio potrebbe benissimo trascorrere il periodo di attesa del processo ai domiciliari, evitando di affollare le carceri; in galera ci si deve andare se il reato di cui si è accusati è particolarmente grave (che ne so, mafia, terrorismo, evasione fiscale milionaria), altrimenti la carcerazione preventiva (che a volte si può protrarre per mesi o anni) diventa una sorta di ‘pena scontata ex ante’: e se poi chi ha scontato la carcerazione preventiva viene assolto? Chi glieli ridà i giorni persi? 

Insomma, si proceda su questi due ‘filoni’, si approvino modifiche a queste leggi per creare delle basi solide che evitino il ripetersi del problema alla radice; dopodiché si ‘resetti’ tutto con l’amnistia o l’indulto, ripartendo così da zero; e, approfittando del minore ingolfamento dei penitenziari, si proceda magari a un piano di ristrutturazioni e aperture di nuove strutture: una megalopoli come Roma ha solo due carceri, uno dei quali – Regina Coeli – si trova nel pieno centro cittadino avvia a diventare una sorta di ‘monumento nazionale’: per conto mio andrebbe chiuso e destinato ad altra funzione… 

Non sono un giurista, né un appassionato di diritto, ma queste non mi sembrano soluzioni che richiedano un grande profilo tecnico – giuridico: mi sembra piuttosto che si sia nell’ambito del semplice buon senso… una cosa che sembra essere mancata agli ultimi Ministri della Giustizia e ai partiti che li hanno collocati in quella funzione.

IO STO CON MARCO

Ancora una volta, Pannella ‘dà scandalo’: ancora una volta non ci mette solo le parole (quello, sono buoni tutti), né la faccia (già prerogativa di pochi), ma anche il corpo, fino a rischiare l’estremo punto di non ritorno. Ricatto, l’hanno chiamato alcuni. Esibizionismo, l’accusa lanciatagli più di frequente; in alternativa la si butta sull’ironia: la dieta, il digiuno che ogni tanto fa bene… provate voi, a ottant’anni suonati, a stare per una settimana senza bere né mangiare, altro che ‘dieta’. Pannella dà scandalo perché oggi, nell’epoca della politica che si limita  a ‘ciarlare’, dei voltagabbana, dello spettacolo avvilente di chi, in questi giorni, sta cercando in tutti i modi di restare aggrappato alla poltrona, ci mette il corpo. In molti dicono ‘dai Marco, adesso basta’: perché dà fastidio, serve  a ricordarci che per degli ideali ci si può anche immolare, che l’estremo sacrificio non riguarda solo realtà lontanissime da noi, come il Tibet, ma – orrore!!! – anche in Italia, nell’anno di grazia 2012 ci sono ancora principi per i quali qualcuno è disposto a battersi rischiando la vita… Dà scandalo, Pannella, perché ci ricorda che noi ci sentiamo tanto democratici, tanto ‘evoluti’, mentre in realtà – se è vero che la democrazia di una Nazione si misura anche e soprattutto nel modo in cui sono trattati i più deboli – beh, non è che stiamo messi così bene… del resto, abitiamo nella stessa Nazione dove qualche settimana fa un Governo non ci aveva pensato due volte a tagliare i fondi per gli ammalati di S.L.A., già questo da solo basterebbe… Ma Marco Pannella dà scandalo soprattutto perché si erge a difesa dei carcerati: già, perché – diciamocela tutta – ma che ce ne frega dei carcerati? Finché Pannella promuoveva l’aborto e il divorzio (ossia quelle ‘cose’ su cui ad alta voce la gente era contraria, ma a favore delle quali si è schierata nella solitudine della cabina elettorale, perché non si sa mai: un matrimonio finito male, una figlia nei casini), tutto bene, ma il carcere?  Il carcere è sempre ‘problema di altri’. L’italiano ‘medio’ ancora oggi nel 2012 pensa che ‘beh, ma se stanno in carcere qualcosa avranno fatto’; l’italiano medio è lo stesso che se provi a parlargli di chi sta in galera ti risponde: “beh, ma li fanno lavorare”… senza contare la classica risposta: “ahò, e c’hanno pure la televisione!!!”. Poi certo, stare in sei in una cella da due persone, in carceri malsane, gelide d’inverno, torride d’estate, passare le ore a guardare il soffitto, una sola ora per guardare il cielo, e chi se ne frega, che se stanno in galera un motivo ci sarà pure… Però intanto in carcere ci si continua a suicidare; si suicida anche il personale penitenziario; in carcere oltre il 40 per cento dei detenuti è lì ‘in attesa di giudizio’ (rivedersi il film con Sordi ogni tanto non fa male, che l’Albertone nazionale mica ha detto solo ‘macarone io me te magno), ovvero senza essere stata manco processata; e poi c’è la questione, che sembra un luogo comune, del ‘carcere dove vanno solo i poveracci’: peccato che è la semplice verità, visto che chi ha i soldi può permettersi di far prolungare i processi all’infinito e godere così della prescrizione, con la conseguenza inaccettabile che davvero per alcuni ‘la legge e più uguale che per altri’. Tutto questo Pannella continua a ricordacelo, mettendo il suo corpo in prima linea… certo, se giornali e tv si degnassero ogni tanto di far parlare anche lui, invece delle solite quindici persone (Gasparri, Bindi, Cicchitto, Finocchiaro, etc…) forse non sarebbe costretto a questi gesti estremi… ma i signori Floris,Vespa, Santoro, Formigli, etc… di Pannella se ne fregano. Così ancora oggi Pannella è costretto a farsi sentire, peraltro nell’assordante silenzio del signor Bersani e di quasi tutto il PD (ad eccezione di Ignazio Marino, unico da quelle parti ad aver mostrato sensibilità per il tema della condizione carceraria) e mi dispiace di non aver ancora letto una parola di Grillo in merito; se non altro Vendola, almeno un ‘tweet’ di solidarietà l’ha scritto. Io sto con Marco, è il cosiddetto ‘ashtag’ che in queste ore corre su Twitter testimoniando l’adesione alla battaglia di Pannella; io non sono su Twitter, e allora mi limito a diffondere via Facebook e spendere qualche minuto del mio tempo per offrire la mia solidarietà a Marco Pannella cui su WordPress.

IO STO CON MARCO, PERCHE’ E’ UNO DEI POCHI CHE ANCORA RIESCE A SCANDALIZZARCI, COSTRINGENDOCI A GUARDARE CIO’ CHE TROVIAMO PIU’ COMODO IGNORARE.