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R.I.P. LITTLE TONY (1941 – 2013)

Non voglio trovare per forza dei punti di contatto, ma mi viene da osservare come ancora una volta, dopo Jannacci e Califano, con Little Tony se ne vada un rappresentante della musica italiana ‘sui generis’. Little Tony, diciamocela tutta, è stato un cantante ‘generazionale’, per intenderci della generazione dei miei genitori; la mia – quella dei nati dopo dagli ’70 in poi – all’inizio  l’ha conosciuto probabilmente per la sigla di “Love Boat” (Maaaare, profumo di maaaare) e ha assistito alle sue esibizioni nei varietà, nei programmi della domenica pomeriggio, nelle trasmissioni dedicate ai ‘meravigliosi anni ’60’, o l’ha intercettato a orari improbabili in televisione, in certe mattine passate a casa da scuola per malesseri veri o inventati, in cui accendevi il televisore e ti trovavi davanti i famosi ‘musicarelli’, basati su storie esili, fatte apposta per inserire qua e là il pezzo musicale.  Insomma, per la mia generazione, Little Tony era ‘il passato’. A questo si aggiungeva il suo essere sempre un pò naif, l’acconciatura sempre uguale, il ciuffo ottimamente portato, senza peraltro sembrare ridicolo (la sua scomparsa mi ha colpito proprio perché a tutti gli effetti Little Tony sembrava non invecchiare: erano circa vent’anni che si era fermato ai 50)… eppure, in tutto questo, al netto dei musicarelli, delle apparizioni televisive, dei 4 o 5 brani che sostanzialmente l’hanno reso celebre e ai quali col tempo è stato ridotto il suo repertorio, ci si dimentica forse troppo presto che Little Tony faceva parte di quel ridotto gruppo di persone che potevano affermare senza tema di smentita: “io ho portato il rock in Italia”. E scusate se  è poco… e poco importa se poi la nostra industria discografica nazionale ha dovuto ridurre il tutto ai canoni della solita ‘accettabilità’ e ‘vendibilità del prodotto’, fatta più che altro di canzoni d’amore più o meno sdolcinate (titoli come ‘Cuore matto’ o ‘La spada nel cuore’ stanno lì a dimostrarlo): la verità è che Little Tony è stato un apripista, uno di quelli che hanno portato la canzone italia dall’epoca – Modugno – a quella successiva: uno di quelli che insomma ha contribuito a un vero e proprio ‘salto evolutivo’… certo, non fosse stato lui, sarebbe stato qualcun altro, ma il punto è che è stato lui… e secondo me forse di questo ci si è scordati troppo spesso, davanti alle apparizioni tv e all’acconciatura scolpita che lo facevano apparire come una sorta di oggetto di modernariato vivente, le apparizioni incastonate in programmi pomeridiani per casalinghe o in contenitori domenicali all’insegna del ‘di tutto e di più’…