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TAVECCHIO

Considerazioni sparse rispetto all’ultimo ‘caso’ riguardante il ‘capo’ del calcio italiano, ancora una volta vittima delle sue improvvide dichiarazioni: dopo i calciatori africani, è stata la volta di ebrei ed omosessuali.
1) QUESTIONE CULTURALE

Si può fare dichiarazioni razziste od omofobe, pur non ‘sentendosi’ razzisti ed omofobi? Probabilmente, si; mi spiego: la questione è culturale, soprattutto dell’ambiente in cui si è cresciuti. Tavecchio è razzista e non sa di esserlo, probabilmente… Le sue dichiarazioni ci parlano di una persona che a cuor leggero, se ne esce con certe battute, tanto poi, come lui stesso ha spiegato, ha portato avanti opere di beneficenza per l’Africa o ha appoggiato Israele in sede internazionale; nelle sue dichiarazioni sui gay, lui dice in sintesi, ‘nulla contro di loro, ma mi stiano lontani’.
Insomma: Tavecchio sembrerebbe non essere un razzista – nazista che punta all’obliterazioni di africani, omosessuali, o ebrei… Il suo è quello che potrebbe definirsi un ‘razzismo – paternalismo’, che vede le categorie di cui sopra come inferiori, malate o semplicemente caratterizzate da comportamenti ‘censurabili’ (quando parla di ‘ebreacci’). Insomma, gli africani ‘mangiano le banane’ perché sono sottosviluppati, dai gay ‘bisogna tenersi lontani’, etc… E’ un razzismo che deriva da una certa cultura ‘provinciale’, tipica di quelle comunità locali che vivono in modo ‘autosufficiente’, poco acculturate, poco avvezze all’incontro – e alla comprensione – di tutto ciò che in qualche modo ‘esula’ da una presunta ‘norma’.
Sono sicuro che Tavecchio quando dice certe cose è in perfetta buona fede: lui non si rende conto della gravità di quello che dice, perché sostanzialmente non pensa di essere un razzista: secondo il suo modo di vedere, probabilmente (le mie sono solo congetture), è perfettamente lecito considerare gli africani inferiori o i gay ‘anormali’, non è razzismo…
2) LA QUESTIONE DELL’INCARICO

Lasciamo per un attimo Tavecchio alle sue convinzioni: il problema non è ‘Tavecchio’ in sè… Il problema è che Tavecchio è arrivato a coprire una posizione del genere: ognuno alla fine può avere le sue convinzioni, per quanto sbagliate, fin quando non nuoce al prossimo. Il problema, è del tutto evidente, è che questa persona non può coprire il massimo ruolo di dirigente del calcio italiano: le sue dichiarazioni lo rendono del tutto inadatto al ruolo, fosse anche solo per la mera questione dell’immagine del calcio italiano all’estero, questione che altrimenti sarebbe ‘di secondo piano’, ma che nel mondo iperconnesso di oggi assume un ruolo predominante.
Ora il problema è anche un altro: in qualsiasi altra Nazione del Mondo, Tavecchio sarebbe stato fatto accomodare fuori dalla porta fin dalle dichiarazioni sui calciatori africani ‘che mangiano le banane’; qui, niente di tutto questo: un polverone estivo, e chi s’è visto s’è visto.
A questo punto, il danno è già stato fatto: non ci si può lamentare ora, quando già in precedenza a Tavecchio è stata fatta passar liscia; come minimo, si può pensare che avendola sfangata una volta, Tavecchio si senta autorizzato a parlare a ruota libera; oppure, peggio, Tavecchio sa benissimo di essere un intoccabile e di poter aprire la bocca e dire tutto quello che gli passa per la testa… Insomma: se per il ruolo del massimo esponente del calcio italiano non ci sono alternative a Tavecchio, siamo veramente messi male…

3) PERO’, LE INTERCETTAZIONI…

E’ del tutto evidente che in questa occasione c’è comunque un lato obbiettivamente inaccettabile: che la registrazione di una conversazione privata finisca su un sito Internet, mi pare sia un filo aberrante… Potremmo stare qui a parlare per ore dell’opportunità, dei rilievi penali, etc… Il pubblico ha diritto di sapere? Certo, per carità… ma ormai, diciamocela tutta, chi fosse Tavecchio già lo si era capito: non ci vuole un genio per immaginare che uno che fa certe uscite contro gli africani, abbia analoghi modi di pensare nei confronti di gay, ebrei, probabilmente anche rom e via dicendo… La pubblicazione di quell’intercettazione appare a dire il vero discretamente inutile… Non siamo di fronte a una persona riconosciuta unanimente come benemerita di cui improvvisamente si scopre un lato ‘oscuro’ (a quel punto, per quanto discutibile, la pubblicazione dell’intercettazione sarebbe stata in un certo modo ‘comprensibile’), siamo di fronte a una persona di cui erano già riconosciute alcune caratteristiche…
4) CERTO CHE PURE LUI…

Il fatto è che Tavecchio non sembra aver capito una cosa: se sei un personaggio pubblico, soprattutto se hai il ruolo che hai, all’interno dell’organizzazione del calcio, e soprattutto in Italia, devi evitare… Già t’è successo una volta, insisti? Il fatto di aver detto certe cose in privato non è nemmeno una scusante: in tempi di social network, comunicazione esasperata e quant’altro, sai benissimo (o dovresti saperlo) che anche una telefonata può comprometterti. Insomma, se copri un certo ruolo certe cose ti puoi permettere di pensarle, meno che mai di dirle, non solo in occasioni pubbliche, ma nemmeno al telefono…
Si può dire che Tavecchio non sia stato nemmeno tanto furbo, forse non rendendosi conto di cosa siano oggi la Rete e la comunicazione; oltre a dire certe cose ‘a cuor leggero’ (per i motivi che ho scritto sopra) non si cura nemmeno delle occasioni in cui le dice… Apre bocca e parla a ruota libera senza capire il mondo in cui viviamo.

5) CONCLUSIONE

Alla fine quindi, Tavecchio sembra inadeguato al ruolo non solo per quello che dice e che probabilmente pensa, ma anche perché non si rende conto del fatto che al giorno d’oggi, se hai un certo incarico, anche se certe cose le pensi, non ti puoi permetterle di dirle, mai o quasi; non in pubblico, non quando c’è di mezzo uno strumento di comunicazione elettronica… Puoi dirle solo in privato, ‘de visu’ a persone di cui ti fidi. Insomma anche se sei razzista, abbi l’accortezza di non farlo capire.

La conclusione finale, però, è un’altra: alla fine il problema non è nemmeno Tavecchio; al mondo il razzismo e l’ignoranza ci sono stati, ci sono e sempre ci saranno; il problema è come e per ‘merito’ di chi Tavecchio sia finito lì; ci sono persone che hanno eletto Tavecchio a quella carica; persone che probabilmente già lo conoscevano, e sapevano che sarebbe potuto cadere in certe situazioni… ciò nonostante, lo hanno comunque nominato.

Quindi, ancora peggio di Tavecchio, sono quelli che l’hanno messo dov’è.

AVREI TANTO DA SCRIVERE…

Su Napolitano (un quasi novantenne che ormai in Italia fa e disfa come più gli aggrada);

su Letta e il suo ‘Governo’ (virgolette volute, visto che ancora nessuno ha capito in cosa il ‘governare’ di Letta consista);

su Epifani e il PD (che fanno la ‘faccia cattiva’, ma poi usano obbedir tacendo ai desiderata di Berlusconi);

su Berlusconi e il PDL (e chi sta meglio di loro?);

su Calderoli (il problema non è ciò che ha detto – dov’è la novità? – quanto il fatto che stia dove stia e che ‘qualcuno’ ce l’abbia messo, tra cui quelli che si sono taaanto scandalizzati);

sul ‘caso kazako’ (al netto dei diritti umani, delle ‘dietrologie petrolifere’, della figuraccia internazionale, alla fine Alfano li è restato e  il PD ha rimediato l’ennesima figuraccia);

su Boldrini e Miss Italia (si vedono donne meno vestite ad agosto nel centro di Roma, e comunque le concorrenti di Miss Italia parlano eccome e il problema spesso sta proprio lì);

su Zingaretti (che come idea nuova e geniale per risanare le casse della Regione Lazio ha proposto di… aumentare le tasse);

su Marino (per il quale pedonalizzare anche solo duecento metri dei Fori Imperiali sembra sia diventato un compito improbo);

sulle finte liti tra partiti e nei partiti, sceneggiate, recite  e commedie organizzate ad uso e consumo di una popolazione narcotizzata che ormai crede a tutto (e magari chi litiga sulle pagine dei giornali e nei programmi tv poi la sera va a cena insieme o si telefona facendosi grasse risate alle spallacce nostre)

sui ‘mezzi di (dis)informazione di massa, ben contenti di proporre tutto ciò alla popolazione… tanto tra poco di un mese comincia il campionato e la vergogna di calciatori venduti per decine di milioni di euro chi se la ricorda più?’;

tanto da scrivere (credo di non aver dimenticato nulla)… ma è estate e fa caldo, non mi va  e a dirla tutta mi pare pure una cosa inutile, parole destinate a perdersi nel flusso di miliardi della rete… a che serve? Preferisco parlare di cinema, musica, libri… temi più ‘alti’, insomma, rispetto alle miserie della classe dirigente. Però una riflessione voglio mettercela: una volta lo status di quelli che ‘dirigevano’ dipendeva almeno in parte dal benessere dei cittadini: oggi tutto sembra ribaltato, come se più stessero male i cittadini, più stessero bene loro. Fatevi una domanda: perché in Italia il P.I.L. e il reddito delle persone continuano a scendere, la disoccupazione aumenta, i servizi pubblici e sociali a peggiorare (o come massimo a non migliorare?) e allo stesso tempo il debito pubblico aumenta? Perché i soldi continuano ad essere usati per mantenere lo status sociale, le rendite economiche e di potere, il benessere delle cosiddette ‘classi dirigenti’ e di tutto quel sistema di caste, potentati, cricche e conventicole parassitarie che vi prospera attorno. Certo, alcuni ‘fanno finta di’: si dimezzano magari stipendi faraonici, che poi in valore assoluto restano tali… poche eccezioni, facilmente individuabili coloro che si calano i soldi sul serio, li restituiscono o magari in Parlamento propongono a tutti di rinunciarvi, venendo puntualmente presi a pernacchie dai rappresentanti della ‘strana maggioranza’ che non sono disposti a rinunciare ad un euro… vabbé, mi fermo qui… è estate e fa caldo… e comunque tra poco più di un mese ricomincia il campionato: coraggio, Letta, Alfano, Epifani, Renzi… e tutti gli altri: un piccolo sforzo e poi il calcio, la più potente arma di distrazione di massa sganciata sul popolo italiano, ricomincerà a dare i suoi effetti…

I GIOCHI SONO APERTI

Almeno ufficiosamente, i ‘Giochi della XXX Olimpiade’ cominciano oggi, con le prime partite del torneo femminile di calcio. L’inaugurazione, come credo tutti o quasi sappiano ci sarà però venerdì. Sono giochi ‘strani’: basterebbe solo accennare ai fatti aberranti cui si sta assistendo in questi giorni, lo strapotere dei marchi, il divieto di usare il richiamo alle Olimpiadi se non autorizzati, le polemiche sui viaggi in seconda classe riservati a certe rappresentative femminili mentre le squadre maschili hanno tutti i comfort… gli esempi potrebbero continuare. Sono Olimpiadi ‘strane’ perché il clima non è certo dei migliori: io le Olimpiadi le ho sempre seguite, sono uno di quegli avvenimenti che è ancora in grado di emozionarmi, ma quest’anno è tutto più ovattato, ci sono troppe incognite… C’è anche l’impressione che ‘l’esclusività olimpica’ sia venuta meno: una volta, certi sport in televisione li potevi vedere solo ogni quattro anni; oggi, col digitale terrestre, perfino la RAI in chiaro ti fa vedere l’hockey su prato, la pallamano, lo judo o le gare di tiro. L’Italia si presenta a ranghi ridotti rispetto al recente passato, anche per la mancanza di alcune squadre, come quelle di calcio o basket.  Sul numero, e il ‘colore’, delle medaglie, secondo me c’è da farsi poche illusioni: con buona approssimazione, credo sarà un successo se arriveremo ai venti podi, azzardo sei ori, sette argenti e sette bronzi. La concorrenza è sempre più globale:  Cina, Stati Uniti e Russia fuori portata, ovviamente; alle loro spalle forse arriverà la Gran Bretagna ospitante,  a giocarsi il quarto posto con Germania e Australia; il Giappone dovrebbe proseguire il trend positivo degli ultimi anni; la Francia dovrebbe riuscire a fare ancora una volta meglio di noi. L’Italia può aspirare ad entrare nella Top 10 (a Pechino fu nona, sia per numero di medaglie complessivo, che per ori), ma dovrà fare i conti con la concorrenza di alcuni Stati dell’ex est, come Ucraina e Bielorussia, con la Spagna; occhio alla Corea del Sud e, soprattutto, al Brasile che potrebbe offrire delle sorprese. Il problema è che queste sono Nazioni in ascesa, in Italia è tutto fermo da anni: pochi investimenti, pochi impianti, un sistema sportivo in cui la scuola fa poco o nulla, lasciando gran parte del lavoro ai genitori; poi quando gli atleti crescono, arrivano le varie società legate alle forze armate: per carità, lodevole e nobilissimo impegno, ma lo schema appare ormai datato. Le speranze di medaglia sono le solite: scherma e tiro, qualcosa forse dal canottaggio; la pallanuoto può ben figurare sia trai maschi che tra le femmine; le pallavoliste sono tra le favorite, gli uomini una possibile sorpresa; le ragazze della ritmica negli ultimi anni sono andate avanti come un rullo compressore; qualcosa potrebbe arrivare dalla ginnastica e dagli sport ‘di combattimento’ (Judo, Pugilato, Taekwondo). Nell’atletica, assente Andrew Howe (un grande talento buttato praticamente alle ortiche da una gestione scriteriata da parte di chi doveva farlo crescere), abbiamo praticamente la sola Di Martino (nell’alto una concorrente in meno, la superfavorita croata Vlasic), anche se io uno sguardo alla gara del salto triplo maschile (e perché no, pure femminile) glielo darei. Nel nuoto c’è ovviamente la Pellegrini, insieme a lei Scozzoli con Paltrinieri possibile outsider; per Alessia Filippi è già stata un’impresa esserci. Nel tennis (mancherà Nadal) dopo tempo immemorabile, abbiamo qualche chance: il doppio Errani – Vinci è trai migliori del mondo. Con tutta probabilità comunque, queste Olimpiadi confermeranno il trend del prevalenza dello sport italiano femminile rispetto a quello maschile… anzi, ho l’impressione che stavolta si parlerà di autentico predominio, Questo il quadro generale,  più o meno: la mia speranza è come al solito di vedere qualche oro inatteso: ve lo ricordate a Pechino Andrea Minguzzi nella lotta greco-romana? E allora, via ai Giochi. Nonostante tutto, le Olimpiadi restano ancora le Olimpiadi: per quanto possibile, godiamocele.

IBRAHIMOVIC

Non è mia abitudine parlare di calcio: o meglio, mi piace parlarne solo in date occasioni; magari, abitudine presa da quando scrivo qui su WP, ogni tanto mi esercito in qualche tabellino… Ma insomma, non sono un ‘malato’… poi però succedono delle cose… come ieri, quando mi sono trovato davanti Ibrahimovic che sparava le solite banalità a profusione, e fin qui, tutto come da copione: della tendenza dei giocatori a essere dei ‘mercenari’ non si stupisce più nessuno: chiamiamoli professionisti, che offrono le proprie capacità al miglior offerente, nulla da dire. Non mi meraviglio nemmeno del gretto analfabetismo di certi giocatori: fateci caso, ma è cosa tutto sommato ovvia: più un giocatore è bravo, più è analfabeta, semplicemente perché sa che con tutti i soldi che prende è sistemato a vita e farsi una cultura serve a poco. I giocatori che siano interessati alla ‘cultura’ a prescindere sono pochi… quindi non meraviglia che Ibrahimovic lanci bordate di nulla cosmico probabilmente concordate con il suo procuratore. Quello che mi dà fastidio è altro: quello che mi dà fastidio è che questo (inserire insulto a piacere), se ne esca con una frase che più o meno suonava come: “io e Thiago Silva ce ne andiamo, è una perdita per il calcio italiano… NON SO COSA STIA SUCCEDENDO IN ITALIA…”. Ecco, accetto tutto, la banalità, l’analfabetismo… ma l’ignorare il mondo in cui si vive, no. Non la faccio troppo lunga,  sottolineo che in fondo ci mancherebbe pure che in una fase come questa, le società di calcio spendessero e spandessero, più di quanto già non facciano: se fossi un tifoso spagnolo o, visto che adesso va di moda il Paris Saint Germain, francese, non stapperei spumante: sarei inca**ato come un toro perché di fronte alla crisi gli sceicchi, o chi per loro, si permettono di dare stipendi faraonici a quelle bande di bambini viziati troppo cresciuti… per inciso, i club spagnoli rischiano la bancarotta, e con la Spagna in quelle condizioni voglio vedere come andrà a finire.  E’ ovvio e naturale che anche i club calcistici subiscano le conseguenze della crisi, ci mancherebbe pure; allora, mi domando: ma Ibrahimovic dove ca**o vive???? Io capisco che se percepisci stipendi mensili a sei zeri; ma vivere completamente fuori dalla realtà è un altro conto: se ti domandi (sottolineo con quella faccia da… aggiungere insulto a piacere) “non cosa stia succedendo in Italia”, beh allora veramente sei il nulla, sei una persona misera, un rifiuto, una scoria della quale liberarsi è  stato sacrosanto… Il calcio italiano, e tuta ‘Italia, caro Ibrahimovic, non perde nulla, senza di te; anzi, ci guadagna e mi azzardo a dire: SENZA IBRAHIMOVIC, L’ITALIA E’ UN POSTO MIGLIORE.

BENTORNATI!!!

 

ATALANTA – ROMA 4-1

Campionato, venticinquesima giornata.

I voti:

STEKELENBURG: 6 Il povero portiere olandese suscita sempre più compassione, lasciato sistematicamente solo come un cane là dietro, vittima incolpevole degli assalti delle squadre avversarie; prende 4 reti, ma non gliene si può fare una colpa.

ROSI: 4 In coppia con Juan, è il principale responsabile del naufragio giallorosso dopo soli venti minuti di partita: disastroso in fase difensiva, evanescente davanti (da un suo errore parte peraltro il contropiede della seconda rete atalantina).
Viene sostituito a inizio secondo tempo da
JOSE ANGEL: 5 non commette grossi errori, ma è  comunque autore  di una prestazione incolore.

JUAN: 4 Vedi sopra; spesso e volentieri fuori tempo, appare a volte spaesato, come se fosse ancora alle prime uscite: evidentemente, non riesce a ‘digerire’ il gioco di Luis Enrique… oppure i due non si capiscono. Al suo posto entra
CASSETTI: 4,5, in tempo per farsi espellere.

HEINZE: 5 Come al solito, più quantità che qualità; non è esente da colpe in occasione del gol del 2-0, non riesce a salvarsi dall’ennesimo crollo del repato arretrato

TADDEI: 5 Là dietro fa quello che può, cerca il fare del suo in fase di spinta, ma se una squadra prende 4 gol, in difesa non può salvarsi nessuno.

MARQUINHO: 6  Fino al gol del 3-1 che chiude la partita è uno dei pochi che si salvano; prova qualche tiro da lontano, con poca fortuna, poca precisione e qualche velleità di troppo, viene disinnescato facilmente dall’affollatissimo centrocampo avversario.

GAGO: 5,5 Come al solito è uno dei migliori (o, in questo caso, dei meno peggio), ma si fa ammonire e salterà il derby. Viene sostituito da
GRECO: S.V. Troppo tardi per incidere sulla partita.

PJANIC: 5 Dopo tante prestazioni positive, stavolta è impalpabile; a tirare la carretta non possono però essere sempre i soliti.

LAMELA: 5 Naufraga assieme al resto dell’attacco nella ‘tonnara’ messa su dai giocatori dell’Atalanta.

BORINI: 7 L’unico a salvarsi, perché l’unico a metterci sempre  grinta e buona volontà, con qualche apprezzabile risultato,  fino a segnare l’illusorio (e abbastanza fortunoso) gol dell’1-2.

OSVALDO: 4,5 Da quando è rientrato dell’infortunio non è ancora riuscito a tornare a pieno regime; macchia una prestazione mediocre – resa ancora più difficile dal dovere muoversi in un’area di rigore affollata come la metro all’ora di punta –  con un’espulsione inutile.

LUIS ENRIQUE: 4,5 Lascia fuori De Rossi per ‘motivi disciplinari’, sui quali non è lecito obbiettare, è questione che riguarda lui e il giocatore. Il dato di fondo è però un altro: dopo il buon ‘filotto’ di risultati a cavallo tra la fine del girone di andata e l’inizio del ritorno, la Roma si è fermata. In difesa, in particolare, da settimane si assiste sempre agli stessi problemi. Si ha l’impressione che agli avversari basti affollare centrocampo e area di rigore per neutralizzare il reparto avanzato, per infilare poi in contropiede una Roma sistematicamente sbilanciata. La partita di Bergamo è stata la fotocopia di quelle con la Fiorentina e la Juve in Coppa Italia e con il Siena più recentemente in Campionato. Passa il tempo e non si assiste a miglioramenti sensibili; certo forse l’allenatore non prevedeva di doversi affidare a Rosi e Juan, ed è stato ‘tradito’ dallo scarsissimo rendimento di Kjaer, ma allora urge trovare delle soluzioni, altrimenti da qui alla fine del Campionato, di palloni in fondo alla rete Stekelenburg ne dovrà raccogliere ancora a dozzine.  Grave soprattutto il fatto che nell’intervallo non sia riuscito a ‘scuotere’ la squadra, che appena tornata in campo ha preso la terza rete in maniera praticamente identica alle prime due.

JUVENTUS – ROMA 3 – 0

(Coppa Italia, Quarti di finale, gara unica)

Diamo un pò di voti…

STEKELENBURG: 6 Nessuna colpa sostanziale sui gol: nel caso del primo, forse, l’uscita ‘alla disperata’ non è stata la scelta migliore, nulla poteva su Del Piero. Evita più volte il terzo gol, capitolando sul tocco ‘traditore’ di Kjaer

JOSE ANGEL: 5,5 Impalpabile o quasi in fase propositiva; contiene, come può, Liechsteiner.

HEINZE: 5 Solita partita ‘di sostanza’: quando non riesce con le buone, passa (rischiando) alle maniere forti; condivide col resto del reparto la responsabilità di far trovare la Roma sotto di due reti dopo mezz’ora.

KJAER: 4 Impreciso nei contrasti, fuori tempo nei fuori gioco, insicuro nei disimpegni;  prova a riscattarsi in avanti – un suo colpo di testa avrebbe meritato più fortuna – ma ‘corona’ la prestazione con lo scriteriato intervento che mette fuori tempo Stekelenburg in occasione del terzo gol.

TADDEI: 4,5 Un disastro: motore instancabile sulla fascia negli ultimi mesi, comincia forse a mostrare segni di logoramento; ieri una prestazione da dimenticare, col risultato di far sembrare un fenomeno Estigarribia, che fenomeno (al momento) non è…

GAGO: 6 Ci mette come al solito grande impegno: certo operare in un centrocampo affollato di giocatori juventini non è impresa facile, specie se il reparto avanzato non ti offre spunti; prova, con forza di volontà, ma scarsa fortuna, la conclusione personale.

PJANIC: 6 Valga lo stesso discorso di Gago: tanta buona volontà, ma scarso supporto da parte degli attaccanti

SIMPLICIO: 4,5 ‘Rispolverato’ da Luis Enrique, ha spesso ripagato la sua fiducia; non ieri sera però, con una prestazione mediocre. Lo sostituisce
GRECO: 6 che prova a fare qualcosa, ma l’impressione è che sia ormai troppo tardi.

LAMELA: 3 Non c’è dubbio che abbia talento e le premesse perché diventi un campione ci sono tutte; detto questo, dovrebbe imparare che ci sono partite in cui certi ‘colpi’ non ti riescono ed è allora meglio fare un lavoro meno appariscente, ma più essenziale; invece, non riuscendogli praticamente nulla, si fa prendere dal nervosismo e, (non è la prima volta), termina anticipatamente la sua partita con l’inutile fallaccio su Chiellini, mettendo sostanzialmente la parola fine, con la sua espulsione anche alla partita della Roma.

TOTTI: 5 Costantemente neutralizzato dai giocatori della Juventus, mette a nudo le fragilità di una Roma che, almeno al momento, appare dipendere da lui: se Totti gioca bene si vince, altrimenti no… Viene sostituito dopo l’ammonizione per un fallo superfluo su Bonucci, prima di incorrere in episodi più gravi; anche per lui i falli ‘da frustrazione’ non sono una novità. Al suo posto entra, fuori tempo massimo,
PERROTTA: SENZA VOTO

BOJAN: 4,5 Assieme a Kjaer è l’oggetto ‘misterioso’ dell’ultima campagna acquisti giallorossa: arrivati entrambi con grandi speranze, si sono presto persi per strada. Bojan in particolare sembra non vedere la fine del tunnel in cui è entrato nella prima parte del campionato, coi tanti errori sotto porta, culminati con la tremenda prestazione di Firenze. Louis Enrique continua a dargli opportunità, che lui però puntualmente spreca, come ieri sera, vagando per il campo senza idee. Vine sostituito da
BORINI 6 Giocatore al contrario arrivato quasi ‘alla chetichella’, dopo il grave infortunio che l’ha messo out per oltre un mese si sta mostrando giocatore di grande  affidabilità, peccato ieri sia entrato troppo tardi.

LUIS ENRIQUE 5 Gli infortuni e  la necessità di ‘risparmiare’ qualche giocatore l’hanno portato a scelte obbligate ma, purtroppo, scarsamente produttive; qualcosa nell’approccio alla partita è stato sbagliato; la Roma comincia la partita svagata e poco concentrata: il gol a freddo scrive le lettere ‘FI’ e la prodezza di Del Piero quelle ‘NE’ sulla partita della squadra giallorossa dopo appena mezz’ora. Dopo la brillante sequenza di buone prestazioni degli ultimi tempi, la Roma non supera l’importante ‘prova del nove’ contro la squadra juventina che, messo a sicuro il risultato, si limita a controllare affollando la propria metà campo di giocatori e chiudendo qualsiasi strada agli spunti dei giallorossi, giocando di rimessa e arrivando a un terzo gol rocambolesco, ma in fondo meritato. L’impressione è che l’allenatore spagnolo sia stato troppo prudente nei cambi: Simplicio e Bojan potevano benissimo restare negli spogliatoi già dopo l’intervallo e forse la Roma avrebbe avuto qualche possibilità in più. Al di là di questo, la Juventus al momento resta una squadra superiore: per colmare il gap ci vorrà tempo, e di tempo a disposizione la Roma e il suo allenatore ne hanno ancora tanto.

P.S. Questo è un pò un esperimento… in genere non amo parlare di calcio, ma ho pensato di ‘sperimentare’…