Posts Tagged ‘Bunna’

AFRICA UNITE E ARCHITORTI, “IN TEMPO REALE” (AUTOPRODOTTO / SELF)

Reggae e musica classica sono mondi sonori che non potrebbero sembrare più distanti: tuttavia, la musica offre sempre qualche percorso d’incontro inesplorato o insospettato, attraverso il quale realizzare certi incontri, basta cercarlo.

Il compito stavolta se lo sono assunti gli Africa Unite, storici alfieri del reggae Made In Italy, e il quintetto degli Architorti, noto tra le altre per la collaborazione con Peter Greenaway, e orientato da sempre alla commistione tra generi.

L’esito si snoda attraverso sette brani originali e tre riedizioni, con la voce, ormai riconoscibilissima, di Bunna e le incursioni di Madaski con i suoi recitativi ‘alieni’, il reggae e il dub.

Gli arrangiamenti degli Architorti fanno scoprire ai brani degli ‘Africa’ una nuova dimensione, ma senza stravolgimenti, vesti nuove tagliate su misura, tra un veleggiare compassato e frenetico dinamismo.

Un gioiellino e uno dei dischi più intriganti dell’anno, disponibile a tutti in download gratuito sul sito degli Africa Unite.

PETER TRUFFA, “ART SCHOOL” (LADY LOVELY LABEL)

Un nome ‘da film’ per una vicenda che sul grande schermo potrebbe essere raccontata: ai tempi dei ‘cervelli in fuga’, un esempio di ‘cervello in arrivo’: newyorkese di nascita, dopo aver mosso i primi passi nel mondo musicale nei primi anni 2000, Peter Truffa la sua ‘america’ sembra averla trovata qui da noi, grazie all’incontro ed alla collaborazione con Mr. T-Bone prima e Giuliano Palma & The Blue Beaters poi, fino a giungere a questo suo primo disco solista, confezionato assieme ad un manipolo di collaboratori, tra cui Bunna.

A metà strada tra un Ep e un full length, “Art School” attraverso i suoi sei brani propone un sintetico compendio delle varie declinazioni dei ‘suoni in levare’: dal reggae più classico, allo ska, dal rocksteady alle contaminazioni swing; un breve ma intenso viaggio dalle tinte solari, in cui prevalgono gli episodi più movimentati, ma senza dimenticare la rilassatezza tipica del genere di riferimento.

Peter Truffa canta e si occupa di piano e tastiere assortite, con Andy Stack ‘factotum’ a chitarre, basso e batteria, le percussioni di Larry McDonald, il sax alto di Danilo Pala, Bea Zanin ad imbracciare il violoncello e a contribuire alle voci nell’episodio conclusivo.

Un lavoro che ripropone con efficacia e vitalità gli stilemi tipici del genere, in cui si fa apprezzare l’azzardo della cover – tutto sommato riuscita – di una pietra miliare del rock come “The River” di Springsteen.

Un esordio positivo, che lascia intatta la curiosità per un seguito, magari più ‘corposo’.

AFRICA UNITE, “IL PUNTO DI PARTENZA” (AUTOPRODOTTO)

Intitolare un disco “Il punto di partenza” quando si è in circolazione da trent’anni e passa.

Pensi agli Africa Unite e in effetti ti rendi conto del tempo da cui sono in circolazione.

Pensi agli Africa Unite e, anche se il reggae non è mai stato la tua ‘passione’, anche se non sei mai stato ad un loro concerto, alla fine volente o nolente li hai incrociati, più di una volta, magari ascoltandoli per radio e fermandoti lì, perché insomma, gli Africa Unite ‘ci sanno fare’ – non sarebbero durati così tanto, altrimenti – e in fondo la loro musica al di là dei gusti di ognuno finisce per coinvolgere… Per dirne una, quando ho scritto questo post, qualche giorno fa,  a Roma era una giornata più che mai uggiosa, fuori diluviava e (anche forse un po’ banalmente, ammetto), il ritmo rilassato e le sonorità solari degli Africa ci stanno bene…

Quando gli AfricaUnite sono nati, andava di moda il post – punk… i loro primi dieci anni li hanno compiuti quando si girava in camice a quadrettoni e si ascoltavano i Nirvana… e il discorso potrebbe continuare… mentre si sono succeduti svariati revival punk, il trip – hop, la jungle e l’elettronica ‘sparata’, e il brit pop, gli Africa Unite stavano sempre lì, decisamente non sotto ai riflettori, eppure vivi e con un loro seguito, il classico ‘zoccolo duro’…

Viene da pensare come alla luce di tutto questo, gli Africa Unite siano quasi un caso isolato negli ultimi trent’anni di storia della musica italiana: sempre lì, a sfornare nuovi dischi, ‘fedeli alla linea’ si potrebbe dire citando i quasi coetanei (ma molto, molto, molto meno longevi CCCP), all’insegna di un’attitudine e di una coerenza non certo frequenti…

Anno Domini 2015, e gli Africa Unite sono ancora qui, a sfornare un nuovo disco… prodotto e ‘pubblicato’ all’insegna di quell’attitudine ‘do it youtself’ molto diffusa proprio agli inizi degli anni ’80, quando magari la musica girava su cassettine ‘artigianali’ duplicate… oggi, la tecnologia a trasformato tutto quello in un semplice ‘clic’: “Il punto di partenza” lo potete scaricare gratis e senza limiti, sul sito della band, che ha scelto di puntare tutto sulle esibizioni live: un disco lo si può pure scaricare, ma il ‘live’ è un esperienza unica, ogni volta nuova, irripetibile.

“Il punto di partenza” è un disco in cui spesso e volentieri il reggae filtra con l’elettronica, con episodi dalle suggestioni dub e parentesi dall’appeal industriale, quasi cyber…

Un lavoro impreziosito dalle collaborazioni con Raphael e More No Limiz, ma soprattutto quella con gli Architorti, che dà vita ad un paio di pezzi in cui il reggae si contamina – efficacemente – con la musica classica .

Bunna, Madaski, Ru Catani, ‘Benz’ Gentile, Alex Soresini, ‘Piri’ Colosimo, Paolo Parpaglione e Mr.T Bone danno vita ad undici brani in cui si rivendica la propria attitudine, dichiarazioni d’amore per il reggae e la lingua italiana, frecciate contro l’ossessione per la notorietà ai tempi dei social network… con episodi – ‘Il volo’, ‘La Teoria’ – in cui il reggae si sposa con la migliore tradizione italiana del cantautorato pop più elegante, e ti viene da pensare che in un mondo alternativo sarebbero entrati direttamente nelle heavy rotation di ogni radio…

Ascoltando “Il punto di partenza” si ha più che mai l’impressione che gli Africa Unite siano entrati di diritto nel ‘patrimonio artistico’ della canzone italiana: non uno di quei monumenti che tutti vanno a visitare, magari uno di quei ‘borghi’ poco conosciuti che si ‘aprono’ solo ai più curiosi e a coloro che magari hanno la curiosità di deviare dagli itinerari più battuti…

FRATELLI DI SOLEDAD, “SALVIAMO IL SALVABILE – ATTO II” (FRANK FAMILY RECORDS / GOODFELLAS)

A vent’anni di distanza dal primo capitolo, i Fratelli di Soledad danno un seguito a Salviamo il salvabile, ancora una volta omaggiando la storia della canzone italiana, con il contributo di un nutrito gruppo di amici, trai quali alcuni degli autori o interpreti dei brani originali.

Undici portate per un pasto ottimo e abbondante, in cui i Fratelli rileggono alla loro maniera, un repertorio più che mai variegato: da una ‘Svalutation’  più che mai ‘combattente’, impreziosita dalla voce di Gino Santercole (autore dell’originale assieme a Celentano), ad una ‘Stasera l’aria è fresca’ dai profumi psychobilly e i paesaggi western cantata dalla voce originale di Goran Kuzminac; da ‘A me mi piace vivere alla grande’, del compianto Franco Fanigliulo (interpretata da Riccardo Borghetti, uno degli autori originali) a ‘Versante Est’, presa direttamente dal repertorio dei primi Litfiba, qui riproposta in versione Ska, a ‘Cimici e Bromuro’ di Sergio Caputo, trasfigurata attraverso un punk trascinante; Max Casacci contribuisce a rileggere ‘Il mio funerale’ dei Gufi e Bunna degli Africa Unite offre la sua voce per ‘Il Tuffatore” di  Flavio Giurato.

Deliziosa la versione ska del ‘O Rugido do Leao’ di Piccioni (uno dei pezzi-simbolo di Alberto Sordi), mentre Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione è tra gli ‘aiutanti di campo’ nella rielaborazione acustica dell’unico brano orignale degli FdS presente in scaletta, ‘Je vous salue Ninì’. Completano la lista ‘Stranamore’ di Vecchioni e ‘Ho le tasche sfondate’ di Piero Ciampi.

Solare, divertente, a tratti trascinante: i Fratelli di Soledad colpiscono nel segno con un disco di cover che riesce nell’intento di rivisitare in modo originale ma rispettoso il materiale di partenza, che mostra così tanto solido da resistere al passare del tempo, quanto efficace anche quando vestito di nuovi abiti sonori.

DOTVIBES, “SHINE A LIGHT” (AUTOPRODOTTO)

Gruppo proveniente dai dintorni di Torino (Biella, Pinerolo), i Dotvibes sono in circolazione dal 2005: da allora, hanno dato alle stampe un primo Ep, “Drop the love Bomb”,nel 2009, tagliando in seguito l’importante traguardo del primo lavoro sulla lunga distanza, “Inside this bubble” (che vedeva la collaborazione, tra gli altri, di Bunna degli Africa Unite e Peter Truffa dei Bluebeaters).

A qualche anno di distanza, la band piemontese torna con una nuova produzione: un Ep (scaricabile gratuitamente dal sito Internet della band: http://www.dotvibes.it) di sei tracce (quattro delle quali inedite) che prosegue il sentiero intrapreso nei precedenti lavori, all’impresa di un suono che, mantenendo le proprie solide radici in Giamaica, cerca di ‘contaminarsi’, aprendosi ad altri generi.

Il quintetto, che nel 2008 ha tra l’altro vinto l’Italian Reggae Contest, organizzato da Rototom Sunsplash, propone una formula che non può non risentire della ‘scuola torinese’, riuscendo però a darle uno stile sufficientemente autonomo: elettronica (tra accenti che sfiorano il dancefloor e più consuete suggestioni dub) e flirt con l’hip hop si alternano o si mescolano, arricchendo la base reggae, offrendo un pugno di brani che, va da sé, definire ‘solari’ ed ‘estivi’ è quasi banale, ma dopotutto in estate siamo e i suoni dei Dotvibes sono più che mai adatti al clima.

L’inglese è la lingua prediletta, ma non si disdegna l’italiano (‘Non mi volto mai’ è l’unico esempio, e finisce per essere uno degli episodi migliori del disco, assieme ad ‘I’m here’, dalle tinte vagamente cyber), affidando i testi alla vocalità femminile di Estelle che, priva di qualsivoglia ammiccamento, finisce per rivelare una sensualità tutta particolare.

Il disco, frutto dell’ormai costante collaborazione con Paolo Baldini degli Africa Unite, è stato anticipato dal singolo Now Think About It, il cui video è stato trasmesso anche da MTV.