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DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES

Ok, le prime due notizie, buone o cattive, a seconda di come la si pensi ce le dà il titolo: dio c’è (come citano affermano certi cartelli autostradali) e ha scelto come luogo d’elezione la capitale belga.
I più saranno invece delusi o scontenti, sapendo che il dio in questione non è né quello vendicativo del Vecchio Testamento, né quello Misericordioso del nuovo… Più semplicemente, dio è una persona poco raccomandabile, iraconda, incline all’alcol, che vessa una moglie fin troppo remissiva e che passa il suo tempo davanti al computer, attraverso il quale decide le sorti dell’umanità… spesso con un atteggiamento cattivo, ai limiti del sadismo, visto che il nostro sembra aver inventato il genere umano per ammazzare il tempo, ma poi la cosa gli è sfuggita di mano, assumendo le dimensioni di un’abnorme scocciatura.

Prevedibile che uno così abbia seri problemi con la propria prole: il primo figlio, J.C., ha preso e se n’è andato tra gli uomini, cercando di riparare i torti commessi dal padre… s’è visto in seguito com’è andata finire…
La seconda, Ea, a dieci anni appena compiuti, stufa delle ingiustizie paterne, decide di andarsene pure lei, cercando di non commettere gli errori del fratello.

Così, prima di partire e di mandare in tilt il computer del padreterno invia a tutti gli uomini un messaggio via cellulare con la data della loro morte, restituendo loro la coscienza della caducità della vita e facendo così in modo che tutti vivano al meglio il tempo che gli rimane; nel contempo, si sceglie una sorta di ‘scrivano’ che dovrà aiutarla a redigere il Nuovo Nuovo Testamento, che stavolta non racconterà la sua vita, bensì quella dei suoi nuovi – sei – apostoli; nel frattempo, anche il Padreterno sarà costretto a scendere tra le sue creature, per cercare di rimediare ai – presunti – danni della figlia.

La vicenda si dipanerà raccontandoci le storie di quelle sei persone, l’impatto sulla loro esistenza dell’improvvisa coscienza dell’approssimarsi – più o meno imminente – della loro fine, che ne sancirà in varie maniere il ritorno stessso alla vita, uscendo dalle secche dell’aridità, della rassegnazione, delle ossessioni o del semplice grigiore quotidiano in modi in alcuni casi anche discretamente originali, mentre la seconda figlia di dio rivelerà le reali motivazioni e il piano più ampio, celato dietro il suo arrivo tra gli uomini…

Una commedia dai contorni favolistici, con qualche concessione all’esistenzialismo: “Dio esiste e vive a Bruxelles” è stato uno di quei ‘casi’ che, a dire il vero con una certa frequenza, ci vengono offerti dal cinema francofono: stavolta poi la pellicola è balzata agli onori delle cronache, perché, per il classico tremendo scherzo del destino, è uscita nelle sale proprio mentre nella realtà vera si scopriva che Bruxelles, più che di dio, sembra sia la città d’elezione degli jihadisti europei…

Un film in alcuni casi (leggi alla voce: Fabio Fazio) è stato osannato oltre i suoi limiti oggettivi, che lungo il suo dipanarsi si perde un po’ per strada e che a tratti risulta anche un filino lento, ma ciò non toglie che in fin dei conti lo spunto di partenza dà al film delle solide fondamentamenta su cui sostenersi; se vogliamo, il ‘secondo avvento’ non è una novità assoluta e la protagonista pur essendo una ragazzina non è l’emblema dell’innocenza e della bontà assoluta: anzi, sembra anch’essa abbastanza perplessa, forse troppo matura nella consapevolezza dei propri limiti.

Il nome di Jaco van Dormael dirà forse poco al grande pubblico italiano, ma il regista belga è da tempo entrato nelle grazie della critica e può vantare almeno un altro successo di botteghino, ormai una ventina di anni fa, con “L’ottavo giorno” (per chi se lo ricorda, una sorta di Rain Man all’europea in cui l’arido manager Daniel Auteuil ritrovava la propria umanità grazie all’incontro con un ragazzo affetto dalla Sindrome di Down); van Dormael ci racconta questa storia dal respiro ‘biblico’ con abbondanti dosi di ironia, giocando sul concetto della ‘predestinazione’: tutti sappiamo di dover morire prima o poi, ma non quando, e la mancanza di questo dettaglio finisce spesso per far perdere di vista l’obbiettivo di fando, conducendoci a vivere esistenze per lo più insensate; allo stesso tempo, buttando tutto all’aria ci mostra come, potendo sapere quanto tempo gli rimarrebbe, gli uomini butterebbero all’aria molte convenzioni sociali e perfino qualche tabù…

La giovanissima esordiente Pili Groyne come tutti – o quasi – i bambini, si trova a proprio agio davanti alla macchina da presa a dare vita al suo personaggio di messia 2.0; Benoit Poelvoorde si conferma un comico e un attore di razza, divertendosi a dare vita a un dio infame e neghittoso (la parte più spassosa del film manco a dirlo è costituita dalla esperienze terrene del padreterno); nel resto del cast si distingue – per la sola carismatica presenza – Catherine Deneuve, nel ruolo di una moglie annoiata che troverà la propria realizzazione nel modo più inaspettato…

Ho visto questo film quasi fuori tempo massimo, essendo uscito prima di Natale e che probabilmente verrà a giorni soppiantato dalla raffica di uscite post-festive: il consiglio è comunque di dargli un’occhiata in occasione di eventuali programmazioni televisive o uscite su altri supporti.

IL CORAGGIO DI DIRE NO

I greci hanno avuto il coraggio di dire ‘no’, finalmente. Un ‘no’ che per esempio noi italiani non abbiamo avuto la forza di dire, anzi; certo, ora improvvisamente tutti scoprono la dignità ellenica, dando peso alle ragioni del rifiuto di continuare a seguire ricette demenziali; in Italia del resto, l’abitudine di salire sul carro del vincitore non l’abbiamo mai persa. Fino all’altro ieri eravamo quelli che avevano diligentemente ‘fatto i compiti a casa’, seguendo le direttive di Berlino e Bruxelles; oggi molti si scoprono improvvisamente avversari dell’Austerity.

L’Austerity a cui i greci hanno detto ‘no’, è la stessa a cui gli italiani hanno sbrigativamente detto ‘si’, facendosi imporre dall’estero dei Governi i cui Capi (Monti, Letta e in fondo anche Renzi), sembravano mossi dal ‘sacro fuoco’ di trasformare gli italiani in tedeschi; con tutto il rispetto, io non voglio morire tedesco; e nemmeno i greci, che però avuto il coraggio di dirlo chiaramente, prima votando Syriza e poi votando il referendum; certo, purtroppo, a noi italiani è stato impedito di votare…

L’Austerity che da quattro, cinque anni, è stata imposta a Italia e Grecia non ha prodotto risultati apprezzabili: le tasse sono esplose, il debito pubblico è continuato a crescere; certo il famigerato ‘spread’ è diminuito, ma ciò sembra più che altro dovuto al trend internazionale che non alle cosiddette ‘riforme’ portate avanti in Italia. Quella delle ‘riforme’ è una panzana che ci viene raccontata da anni: le famose ‘riforme’ approvate in Italia hanno portato al problema allucinante degli esodati, e all’approvazione di una legge sul mercato del lavoro con qualche luce e parecchie ombre: non di certo quella riforma ‘epocale’ che si vorrebbe far credere; non parliamo poi delle riforme elettorali e Costituzionali, un autentico ginepraio che peraltro sembra ancona lungi dall’essere risolto; sul fronte della burocrazia e del processo civile, gli elementi che dovrebbero incoraggiare gli investimenti esteri in Italia, ben poco è stato fatto… senza contare la questione della criminalità, che ancora oggi rende pressoché impossibile agli imprenditori esteri investire serenamente le proprie risorse in larghe parti del meridione. Riforme? Per favore…

Ancora peggio è andata in Grecia, dove quattro anni di austerity hanno distrutto posti di lavoro, redditi, consumi interni… e proprio erano cominciati i primi, timidi segnali di crescita, ecco di nuovo la ‘troika’ a chiedere misure demenziali come l’aumento dell’IVA, per distruggere quel poco di crescita che era cominciata. Ribadisco quanto scritto precedentemente: i creditori non hanno alcun interesse che i debitori paghino; il loro interesse è che i debitori restino incatenati a loro in eterno, dovendo chiedere sempre più soldi e in cambio dovendo seguire direttive di politica economica volte al liberismo più selvaggio e privo di controlli. La Grecia potrebbe anche uscire dall’euro – meno probabile che esca dall’UE – ma questa soluzione è la meno auspicata perché significherebbe perdere i soldi e soprattutto aprirebbe l’orizzonte a territori inesplorati: e se la Grecia, non più schiava di certe direttive, cominciasse a correre come una locomotiva, dando la mazzata definitiva alla credibilità delle politiche europee? Certo, non è detto che questo accada: l’economia non è una scienza esatta e chi vuol fare credere il contrario è un incapace o è in perfetta malafede: tutte le maggiori crisi economiche degli ultimi anni sono nate da persone che pensavano – o volevano far credere – di essere in possesso della Verità Assoluta in campo economico e da chi gli è andato appresso… diffidare, sempre diffidare: in economia, come in tante altre materie, ogni medaglia ha un suo rovescio; in matematica 1+1 fa due, in economia questo non è per nulla detto.

La soluzione alternativa, e quello che veramente farebbe si che il voto greco non fosse stato inutile, è che in questo frangente venga colta l’occasione per rivedere una buona parte dell’impianto delle politiche europee, aprire la porta ad una discussione che finora è stata sempre chiusa a causa del comportamento tedesco.

Io me la prendo sempre con la Germania: a ben vedere però ogni volta che in Europa le cose vanno per il verso sbagliato ci sono di mezzo i tedeschi. Il fatto è che in fondo all’ottusità e alla sicumera tedesca, alla loro convinzione di essere sempre e comunque nel giusto, ci dovremmo essere abituati; il problema forse sta nel fatto di essergli andati appresso. La Germania negli ultimi ha fatto i suoi interessi, all’insegna del principio secondo cui quel che va bene a loro va bene per il resto d’Europa; la Germania è stata anche molto abile a creare un cosiddetto ‘blocco del rigore’, raccogliendo attorno a sé Stati dell’Europa nord e orientale. Il problema è che non c’è stato un blocco altrettanto granitico dall’altra parte: alla fine gli unici a sfidare il Golia tedesco e i suoi seguaci sono stati i piccoli Davide ellenici, e si potrebbe anche scomodare il paragone con le Termopili.

Il problema è che di fronte all’abilità e all’arroganza tedesca, si sarebbe dovuto contrapporre un altro blocco, diciamo ‘Mediterraneo’, con Italia, Grecia, Portogallo, Spagna, forse anche la Francia; non è un caso, se dopo le ultime elezioni europee, alla guida della Commissione c’è un lussemburghese e a quella dell’Eurogruppo un belga: tutti allineati con la Germania… e il ‘Mediterraneo’? Nulla, anzi, peggio: perché i ‘Paesi con i problemi’ invece di fare massa critica tra di loro, hanno preferito andare appresso alla Germania, invece di fare opposizione, aspirando ad entrare nel ‘club di quelli col ditino alzato’; in Italia è successo esattamente questo, con Monti, Letta e Renzi; analoga situazione in Francia, con Sarkozy prima e Hollande poi (i francesi con la loro tipica supponenza non avranno mai il coraggio di ammettere di avere dei problemi); stessa storia in Spagna.

L’aspetto peggiore di tutta questa situazione è proprio che la Grecia ha finito per portare Tsipras al Governo e votare ‘no’ al referendum perché è stata lasciata sola, peraltro proprio da quelle Nazioni del Mediterraneo che dovrebbero esserle stati più vicine per indole, carattere e cultura, a cominciare dall’Italia: cavolo, Grecia e Italia insieme rappresentano l’80 per cento delle radici della cultura europea… ma invece noi ci siamo ritrovati prima Monti e Letta con la loro smania di trasformare gli italiani in tedeschi e poi Renzi con la sua smania di sedersi al ‘tavolo dei potenti’ per farsi bello nelle conferenze stampa con la sig.ra Merkel. Ora vedremo quello che succederà: il mio timore è che ‘passata la festa, gabbato lo Santo’, sistemata in qualche modo la questione greca, si continui a procedere ottusamente come prima, senza che nulla cambi e continuando a proseguire sulla china che ci ha portato qui, fino alla prossima crisi quando saremo punto e a capo; altrimenti, spero che veramente qualcosa cambi, che prima o poi, magari grazie al cambio progressivo dei vari Governi in giro per l’Europa, si ridiscuta l’impianto di un’Unione che, nata e cresciuta tutto sommato bene, dal momento dell’introduzione dell’euro ha cominciato a storcersi, diventando sempre più aggrovigliata fino a raggiungere le degenerazioni odierne.

IL TRISTE Y SOLITARIO FINAL DI MARIO MONTI

La realtà è che davanti a SuperMario dall’Annunziata (visto con un occhio aperto e uno chiuso, quel programma su di me sortisce un effetto soporifero disarmante), non si sapeva se ridere, piangere, provare compassione o semplice rabbia. Veniva da chiedersi: “ma ci fa o ci è”? A dircela tutta, ciò che più lascia basiti è questo suo improvviso ‘cadere dal pero’, l’apparente accorgersi in maniera improvvisa che una buona parte dei suoi ‘compagni di strada’ stessero con lui in modo del tutto opportunista, mirando a ben altro che non a portare avanti quell’esperimento, già di per se discutibile, bizzarro e fuori da ogni logica, battezzato “Scelta Civica”. Quasi un ossimoro, peraltro: la “Scelta Civica” quale sarebbe? Quella di spolpare le tasche degli italiani a suon di rigore, tasse e ‘stabilità’ (tutti elementi peraltro volentieri ereditati dal Governo di Enrico ‘si, è il nipote’ Letta)? Insomma, la ‘Scelta Civica’ è quella del metodo che molti hanno sottolineato: operazione perfettamente riuscita… il paziente è morto, ma capita, cosa volete che sia, dettagli.

Cominciamo col dire che Monti ha commesso errori su errori, e non solo col suo Governo: poteva diventare realmente il capo dei conservatori italiani, ha preferito dirigere un partitello di serie C qualunque; poteva arrivare al Quirinale, ha preferito approdare sulle pagine dei giornali o nello studio di Lucia Annunziata come un politico qualunque… Pensava, presentandosi alle elezioni, che gli italiani gli dessero gli stessi riconoscimenti dei ‘compagnucci della parrocchietta’ di Bruxelles; riteneva che improvvisamente Casini, da ‘una vita da voltagabbana’ si trasformasse nel più fedele degli alleati; immaginava che Mauro, ex esponente di primo piano del Popolo delle Libertà nel Parlamento Europeo, archiviasse definitivamente quell’esperienza… dai, diciamolo tutti in coro: ma ci fa o ci è? E soprattutto: ma dice sul serio o ci prende per il c…?  E adesso? Dopo essere stato snobbato alle elezioni (eccetto che da quel 4 per cento di italiani che durante la crisi si è arricchito e che sperava in un Monti al Governo vita natural durante), Monti si è dovuto accontentare di un ruolo marginale nel sostegno del Governo Letta-Alfano-Napolitano, venendo interpellato mai o quasi, tanto l’Esecutivo se c’è Scelta Civica o meno, campa uguale… e adesso davanti alle prevedibili, scontate, mosse di Casini, Mauro e compagnia, che fa? Fa l’offeso… come quei ragazzini che vengono chiamati a giocare solo perché hanno il pallone ‘figo’ ma che poi, progressivamente, vengono messi ai margini, e finiscono per essere quelli che ‘se il pallone va nel fosso, tu corri a recuperarlo’, correndo poi a piangere da ‘mamma Annunziata’…

Che fine misera, che squallido finale… e quello che ha fatto più rabbia, ieri, è sentire Mario Monti per l’ennesima volta snocciolare la leggenda urbana secondo cui tutti gli sono grati a Bruxelles perché ha salvato l’Italia e l’Europa… ora, a Bruxelles gli sono grati, certo, ma per altro: perché la cura Monti non ha fatto altro che peggiorare le condizioni dell’Italia, condannata alla stessa marginalità di altri Paesi del sud Europa: Portogallo, Spagna, la Grecia, naturalmente (a proposito: l’Italia non rischiava di ‘finire come la Grecia’: la Grecia ha 10 milioni di abitanti, l’Italia oltre 60 milioni…). Non è un caso che gli ‘amici’ tedeschi, olandesi e compagnia bella abbiano applaudito Monti… ma il fatto che l’Italia sia il principale competitor della Germania vi dice niente sul fatto che i tedeschi siano stati ben contenti della politica delle bastonate portata avanti da Monti??? I Paesi del Nord Europa sono stati ben contenti di vedere imposta la loro ricetta di gretta austerità agli ‘amici’ del sud… Insomma, diciamocela tutta: le condizioni disastrate di Portogallo, Grecia, Spagna e Italia hanno fatto comodo a molti… E l’unica nazione disastrata che ha mandato a quel Paese tutto il ‘sistema’, ossia l’Islanda, alla fine è l’unico che adesso può dire: ‘noi abbiamo vinto’… tanto di cappello.

E insomma, tornando a Monti e per concludere, che magra figura: condannato a lanciare i suoi peana da un programma del primo pomeriggio domenicale, quando la gente dorme, pensa alle partite o fa altro… che giunge perfino a una livorosa accusa a Daria Bignardi per la storia del cane… anche lì: ma è Daria Bignardi, ma che t’aspetti? Se non vuoi ‘essere messo in mezzo’, a quel programma manco ci vai… che tristezza, e pensare che questo ha governato l’Italia, nella concordia più totale (la stessa peraltro che caratterizza il Governo Letta, e questo, temo, dovrebbe dirci molto), mette ancora più rabbia.

P.S. A proposito: ma siamo sicuri che Dudù, il cane di Berlusconi, non sia proprio lo stesso che ai tempi la Bignardi rifilò a Monti?

LA SITUAZIONE ECONOMICA

Ormai credo sia conclamato, dipende in gran parte dalle regole e dalle scelte demenziali imposte da Bruxelles; che in recessione l’austerity e la ‘disciplina fiscale’ siano perniciose ormai lo ha capito anche chi (con tutto il rispetto) ha solo la licenza elementare. L’errore di fondo dell’unione economica europea è stato quello di rendere la BCE il baluardo contro l’inflazione, quando diciamocelo, un pò di inflazione ‘endemica’, diciamo attorno al 2 – 3 per cento, non ha mai fatto male a nessuno. Attualmente in Italia l’inflazione è attorno all’un per cento e i risultati sono quelli che vediamo, coi consumi al palo… anche se a ben vedere, che i consumi alimentari diminuiscano non è un male, perché come ho sentito dire a qualcuno, tra cui Petrini di slow food, in Italia si butta via il cibo a tonnellate e quindi se i consumi alimentari calano, vuol dire semplicemente che si spreca di meno.

Poi c’è la questione del deficit: in questi giorni si parla di chiedere all’UE di poter sforare di mezzo punto rispetto al limite del 3 per cento… mezzo punto!!! Il problema non è il ‘mezzo punto’: il problema è che per far ripartire l’economia, bisognerebbe far arrivare il deficit al 4 – 5 per cento del PIL: non è una bestemmia, siamo in una situazione senza precedenti, è inutile continuare a prenderci per i fondelli con sta storia dei limiti.

L’inflazione bassa e la disciplina fiscale sono obbiettivi sacrosanti da perseguire, ma quando l’economia cresce: si mette da parte quando ci sono le vacche grasse per pararsi le chiappe per i periodi di magra… è un concetto semplice, semplice, ma a Bruxelles c’è un gruppo di minus habens che sembrano non capirlo: e questi sono i risultati.

La mia ricetta? Aumentare il deficit, possibilmente agendo solo sulle tasse, senza aumentare la spesa pubblica, più difficile da gestire quando la crisi sarà finita; anche la questione dei debiti delle pubbliche amministrazioni è risolvibile restituendo i debiti sotto forma di esenzioni fiscali. Inoltre, aumentare la liquidità imponendo alle banche di allargare i cordoni della borsa, cosa che fino ad ora è stata fatta in modo molto relativo… addirittura si potrebbe fare in modo che a erogare prestiti a famiglie e imprese in difficoltà sia la stessa Banca d’Italia, bypassando un sistema bancario infarcito di furbi e speculatori.

Si abbassano le tasse, le famiglie possono tornare a consumare, le imprese a investire, si assorbe un pò di disoccupazione, l’inflazione probabilmente tornerebbe a crescere, ma come detto non è un male. Ovviamente sono provvedimenti che vanno approvati in sede europea, è necessario sbattere i pugni sul tavolo… tanto ormai a essere ‘in ordine’ sono rimasti praticamente solo la Germania e qualche Paese baltico e scandinavo… ovviamente per fare questo ci vuole un Governo forte, e dubito che la forza necessaria, per quanto riguarda l’Italia, possa essere espressa da una grande coalizione PD-PDL, dominata dai veti incrociati: è risaputo che un Governo sostenuto da una maggioranza del genere sarebbe deboluccio e succube di Bruxelles, proprio ciò che si augurano in tanti, fuori dall’Italia…

FACCIAMO UN PO’ IL PUNTO

Il 15 si riuniscono le Camere; su chi verrà eletto, alle Presidenze dei due rami del Parlamento,  ancora buio completo. Possibile che ogni partito presenti un suo candidato, possibile che il PD voti magari i nomi presentati da PDL e MoVimento Cinque Stelle in un impeto di ‘ecumenismo’ e sperando di ottenere la gratitudine altrui, ma non è detto. Dopodiché Napolitano farà le consultazioni e, allo stato attuale delle cose, darà l’incarico a Bersani. Difficile, molto difficile, che il leader del PD ottenga la fiducia al Senato,  nonostante il programma disegnato in modo da incontrare i ‘desiderata’ del MoVimento, che ha già detto che non farà sconti, e comunque per quanto Bersani sia una degnissima persona, il MoVimento non potrà certo rimangiarsi tutto. A questo punto, Napolitano potrebbe dare l’incarico a qualcun altro; l’opzione se vogliamo più scontata potrebbe essere quella di scegliere il classico ‘tecnico’, in modo da far tornare in gioco il PDL e Monti e ricreare le condizioni dell’ultimo anno. I problemi in questo caso però sarebbero due: il PD avrebbe il problema di far ‘digerire’ la scelta al proprio elettorato (per quanto nello stesso partito vi sia una bella porzione dirigenti che gradirebbe molto rifare l’accordo col PDL, magari a patto che Berlusconi non abbia più alcuna voce in capitolo); il secondo è che, checché se ne dica, il risultato ‘politico’ delle ultime elezioni è che l’elettorato italiano ha mostrato di non gradire affatto ‘Governi tecnici graditi ai mercati e a Bruxelles”.  E allora? Allora Napolitano potrebbe dire al MoVimento Cinque Stelle: “avete voluto la bicicletta, adesso pedalate” e dare l’incarico a loro: d’altronde, bisogna ricordare una cosa: allo stato attuale, non è assolutamente detto che il MoVimento dia a Napolitano il nome di Grillo, o di Casaleggio; potrebbe benissimo estrarre un coniglio dal cilindro, e non ci sarebbe da stupirsi; addirittura potrebbe essere proprio il MoVimento a sparigliare, presentando fin da subito a Napolitano un nome di alto profilo, che assembli un Governo di tecnici, magari volti più all’equità che al rigore…

In tutti i casi, io credo che un Governo uscirà fuori, magari di breve durata, che non potrà fare  a meno di risolvere le questioni poste sul tavolo dal MoVimento Cinque Stelle, che ormai costituiscono la vera agenda dell’Italia: legge anticorruzione, legge sul conflitto d’interessi, abolizione totale (o quanto meno una drastica riduzione) del finanziamento pubblico ai partiti; provvedimenti che riducano il costo del lavoro per le imprese, introduzione di sostegni alle fasce più deboli della popolazione: la Banca d’Italia, non Grillo ha detto due terzi delle famiglie in Italia hanno problemi, a questo punto non è certo possibile aspettare una crescita che senza aumento dei consumi non arriverà mai; con l’aggiunta magari del rilancio delle ‘piccole opere’ per la tutela del territorio e di qualche provvedimento che costringa le banche ad allargare i cordoni della borsa; tutti punti presenti nel programma di Grillo, in varia misura fattibili, che nulla hanno di sovversivo o reazionario,  dittatoriale o liberticida.

Detto questo, una chiosa: nelle prossime settimane assisteremo a turbolenze sui mercati, innalzamento dei tassi d’interesse, attacchi speculativi; io credo che bisogni avere i nervi saldi ed essere ben coscienti che siamo l’Italia, tirare fuori una bella dose di orgoglio nazionale e smetterla di farsela sotto davanti ai ditini alzati dei rappresentanti dei ‘mercati’, ai sorrisini dei politici tedeschi, alle prime pagine dei giornali stranieri. Siamo l’Italia, che non dobbiamo farci mettere i piedi in testa da nessuno e sopratutto non dobbiamo e non possiamo permettere che entità come i mercati o le agenzie di rating, che di democratico non hanno nulla (altro che il MoVimento Cinque Stelle…) possano anche solo pensare di poter giudicare o addirittura influire sulla volontà popolare emersa dalle elezioni: e sia chiaro, questo prescinde dal risultato delle elezioni: la democrazia non può cedere il passo ad altro, punto e basta. Quindi stiamo tranquilli, evitiamo isterismi e nel caso alziamo la voce e magari prendiamo le necessarie contromisure…