Posts Tagged ‘Bruno Bellissimo’

LA PLAYLIST DI APRILE

Lontano   Suite Solitaire

Control    Phoenix Can Die

Strawberry Squirt   Noir Project

Boy     Emily Sporting Club

Mechanical Liars    Pin Cushion Queen

French Riviera    Bruno Bellissimo

Sweet motherland    Raphael

Se tu non torni    Deluded By Lesbians (cover Bosè)

Ottogenova    Salamone

Il senso del non senso    Arturocontromano

Io sto da Piero   Marco Bugatti

Lucido     Il Terzo Istante

Mentre dormi    Calavera

Fossato 41     Russo Amorale

Vito il Pistolero    Gasparazzo Banda Bastarda

L’unica      The Black Animals

Tutto strano    Gaben

Cherry Brandy    The Incredulous Eyes

BRUNO BELLISSIMO, “BRUNO BELLISSIMO” (LOCALE INTERNAZIONALE)

Musica ‘prodotta’ e strumenti ‘reali’: la dance da una parte, il funk e lo swing dall’altra: un esperimento certo già effettuato, un matrimonio non sempre riuscito.

Stavolta si cimenta nell’impresa l’italo-canadese Bruno Bellissimo, qui all’esordio sulla lunga distanza, non a caso anche per lui una curriculum più o meno equamente diviso tra la carriera di DJ e producer e quella di polistrumentista, recentemente visto come bassista nel tour di Colapesce.

Nove composizioni, nelle quali Bellissimo ha proceduto per ‘sottrazione’, andando se vogliamo a raggiungere il ‘nocciolo ritmico’ della questione: lo swing appunto, chiamando poi Gaetano Santoro (collaboratore di lungo corso di Roy Paci) al sax e il fratello gemello Bonito alle percussioni, condendo il tutto con chitarre, tastiere e una manciata di campionamenti vocali presi qua e là, più o meno a caso.

L’esito è intrigante: i rimi sono piacevoli, invitano muovere la testa su e giù o a battere il piede; il suono – e questo forse è il miglio pregio del disco – è caldo e avvolgente; pur conservando la ripetitività ipnotica tipica della musica da dancefloor, il rischio della noia (almeno per gli ascoltatori non abituali di questi lidi sonori) è in gran parte evitato.

Il gioco dei rimandi e delle suggestioni sarà certo più facile per i più avvezzi al genere; qua e là emergono appaiono emergere sprazzi dell’epoca d’oro delle sonorizzazioni cinematografiche italiane degli anni ’60 e ’70.

Il matrimonio tra ‘suonato’ e ‘prodotto’ appare insomma stavolta riuscito, per un lavoro che potrebbe riuscire gradevole anche ai non appassionati del genere.