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DI SINISTRA, DESTRA, MOVIMENTO CINQUE STELLE E POLEMICHE ASSORTITE

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Quando ho cominciato a interessarmi vagamente di politica, come molti della mia generazione, ad inizio anni ’90, con Tangentopoli e via dicendo, mi definivo esplicitamente di destra: mi piacevano Fini e il suo ‘spazziamoli via tutti’ (credo lo votai anche come sindaco di Roma, in contrapposizione a Rutelli che già allora aveva mostrato la sua indole di voltagabbana),  avevo anche una certa fascinazione per la Lega e il concetto di Federalismo… non nascondo, ma non credo sia una colpa, o qualcosa per cui mettermi in croce, che ammiravo Berlusconi, per tutto quello che aveva fatto fino a quel momento… poi col passare degli anni, ai tempi dell’Università, ho un pò cambiato opinione… alla fine, tutta una questione di ‘cosa viene prima’, se i ‘diritti’ o i ‘doveri’.  Per chi è di destra, vengono prima i ‘doveri’: il dovere di servire e onorare la Patria, il dovere di costruirsi una famiglia, il dovere di trovarsi un lavoro, anche umile, per contribuire allo sviluppo della Nazione; per la sinistra, vengono prima di diritti, ovvero, prima lo Stato deve mettere in condizione i cittadini di avere un lavoro che risponda alle proprie aspirazioni, di raggiungere il proprio benessere a prescindere da dove si parte. Poi vabbè, in mezzo c’è un oceano di differenze, ma in fondo secondo me la differenza di fondo tra destra e sinistra è questa: per la destra viene prima il singolo con le sue capacità e doveri nei confronti della società, per la sinistra i doveri sono innanzitutto della società nei confronti del singolo.

Sono di sinistra? Credo. Almeno, penso che le organizzazioni ‘sociali’, la società, lo Stato, chiamatelo come volete, esistano in quanto garantiscano al cittadino di accedere a diritti che altrimenti se fosse solo, non gli sarebbero garantiti. Intendiamoci, credo in un certo senso lo stesso singolo sia ‘artefice del proprio destino’ (concetto eminentemente di destra), ma se uno Stato deve esistere, la sua funzione è proprio quella di fare in modo di garantire un insieme anche limitato di mezzi, anche ai più deboli o  meno ‘forti’. Sono di sinistra quando penso che ognuno pagando le tasse debba contribuire al benessere sociale, divento di destra quando le tasse pagate vengono sprecate o usare per mantenere gli apparati burocratici dei partiti come succede in Italia: a quel punto, meglio che ognuno si tenga il proprio e aiuti il prossimo con la beneficenza. Sono di sinistra quando dico che bisogna aprire le porte  a chi scappa dall’Eritrea o dalla Siria, o da posti dove rischiano la vita, divento di destra quando certi immigrati pensano di potersi comportare in Italia come facevano a casa loro, e addirittura insultano gli italiani..

In fondo, non ho mai creduto che si possa essere completamente di destra o di sinistra: prendete il più ardimentoso difensore dei principi comunisti, mettetegli a rischio casa e risparmi in virtù del ‘bene superiore della società’ e vede come diventa subito uno strenuo difensore della proprietà privata; prendere uno che in casa tiene il busto di Mussolini, e magari scoprite che poi  nel tempo libero fa del volontariato a favore degli immigrati… Insomma, se a una persona chiedono ‘sei di destra o di sinistra’, la risposta più onesta dovrebbe essere ‘dipende’. In Italia, e questo è uno dei problemi di fondo, c’è invece questa luogo comune secondo cui se si è ‘di parte’, lo si è fino al midollo, e a mancare è soprattutto il rispetto per l’altro: per chi è di sinistra, chi non la pensa come loro è automaticamente un fascista; per chi è di destra, chi non è come loro, è automaticamente uno stalinista. Sotto questo punto di vista, l’Italia, fa schifo.

Dai primi anni ’90 in poi, questa situazione si è incancrenita: per gli elettori di Berlusconi, chi votava altrove era un pericoloso liberticida; per gli elettori di sinistra, chi votava Berlusconi era un ignorante, uno indottrinato dalla tv… le persone di buon senso e gli intellettuali? Tutti sinistra. Gli str***i fascisti, adoratori del ‘dio denaro’? Tutti a destra… Che schifo, ribadisco.  Lo stesso trattamento sta venendo riservato al MoVimento Cinque Stelle; il principale argomento di discussione è ‘Grillo è un fascista’. Se Grillo chiede il reddito di cittadinanza o si schiera contro la TAV, è populista; se le stesse cose le dicono SEL o il PD, allora è buon senso. Poi mi viene detto: eeeeh, ma Grillo certe cose le dice solo per prendere i voti… Perché, gli altri no???? Insomma, la questione qual è? Grillo è in malafede e invece Epifani, Letta, Renzi, Civati, Cuperlo, Monti, Casini, Alfano e Brunetta sono tutti santi che hanno a cuore le sorti degli italiani? E comunque, quale altro scopo ha una forza politica che si presenti alle elezioni se non quello di prendere i voti per andare al Governo (o piuttosto, salire al potere)?

In giro c’è una disonestà intellettuale disarmante: il centrosinistra, nelle sue varie articolazioni, è andato avanti per vent’anni sostenendo che l’unico problema dell’Italia era Berlusconi, salvo poi salvargli le chiappe ogni qual volta è andato (brevemente) al Governo, perché avere il ‘nemico’ contro cui ragliare era molto più comodo che non tirare fuori qualche idea degna di questo nome… adesso stanno ripetendo lo stesso errore con Grillo: la disoccupazione? E chi se ne frega. Le tasse? E chi se ne frega. Le carceri? E chi se ne frega (a parte quando parla Napolitano, se lo stesso problema lo solleva Pannella da dieci anni, stica**i), l’immigrazione? E chi se ne frega (a parte quando ci sono da piangere centinaia di morti); mi si chiederà perché io parli spesso male del PD: perché mi fa inca**are; del PDL che devi dire? E’ coerente, è il partito di Berlusconi e con Berlusconi: le idee sono quelle, lo scopo è chiaro, quindi puoi prendere posizione, pro o contro, il discorso è semplice.  Io Alfano, Brunetta, Santanché, Bondi, Lorenzin, De Girolamo non li sopporto; l’unico per cui ho un minimo di stima è Lupi, ma più che altro perché corre le maratone e questo me lo rende simpatico, a prescindere.

Il PD è una caso diverso, e mi fa inca**are perché il PD che potrebbe essere e che vorrei è molto diverso da quello che è… A me fa inca**are che il PD abbia scelto Epifani come segretario e che abbia Cuperlo come unica alternativa  a Renzi, e che continui a relegare nelle retrovie persone come Debora Serracchiani che se dirigessero il PD o si candidassero alla premiership Grillo lo spazzerebbero via in cinque minuti. A me il PD fa inca**are, perché ha messo a guidare il Governo uno dei suoi che non ha detto mezza parola sull’aumento delle pensioni da 300 euro o sul taglio delle accise sulla benzina, ma in compenso trova il modo di condonare 1,9 miliardi di euro di multa a chi ha frodato il fisco gestendo le slot machine, o quando sostiene che ‘su certe spese’ (leggi caccia F35), purtroppo ‘non c’è niente da fare’.

Dico che è inutile prendersela con gli italiani ignoranti se il MoVimento Cinque Stelle continua ad essere sopra al 20 per cento; non è l’ignoranza degli italiani, è l’inettitudine altrui: quella di Berlusconi che da vent’anni ciancia di ‘rivoluzione liberale’ e che se poi non la porta avanti, la colpa è sempre degli alleati traditori o della Magistratura; e quella del centrosinistra che ogni volta che è andato al Governo ci è andato male organizzato. La differenza tra il MoVimento e gli altri è tutta qui: gli altri hanno provato fallendo. Il MoVimento Cinque Stelle sta in Parlamento da pochi mesi, esiste da pochi anni, ma improvvisamente per alcuni sembra sia diventato l’unico problema dell’Italia.  Boh, se vi fa piacere pensarlo, accomodatevi, ma resta il fatto che dire ‘Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’ non è un argomento, è un modo furbetto per evitare il confronto e una strada comoda per continuare a pensare di avere una superiorità morale e intellettuale che in realtà non avete. Mentre nel MoVimento Cinque Stelle c’è anche tanta gente critica (a cominciare dal sottoscritto) dalle altre parti non c’è nessuno che sia disposto a riconoscere a Grillo un seppur minimo merito, o beneficio del dubbio: “Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’. In fondo è la stessa cosa successa con Berlusconi, che non era la causa, ma il sintomo, lo stesso è il MoVimento Cinque Stelle, risultato degli ultimi vent’anni di malapolitica, ma la colpa invece è degli italiani che – ma che strano – non danno fiducia agli altri.  Continuate così, fatevi del male.

MA CHE COS’E’ QUESTO ‘POPULISMO’?

Credo sia il caso di domandarselo, se non altro perché negli ultimi decenni, quella di ‘populismo’ è stata un’accusa lanciata a destra e manca… spesso, mi viene da pensare, in maniere del tutto strumentale, volta in un certo senso a ‘depotenziare’ certe proposte… I lettori più attenti avranno già indovinato dove voglio andare a parare, ma, MoVimento Cinque Stelle a parte, secondo me il problema si pone a priori. La mia sensazione, esulando per un attimo dai casi specifici, è che negli ultimi anni qualsiasi proposta che sia stata anche solo di poco ‘fuori’ da certi ‘canoni’, sia stata sbrigativamente, con tanta disonestà intellettuale e in perfetta malafede, bollata di populismo; si taglia la testa al toro, insomma: appena qualcuno si alza ed esclama che ‘il re è nudo’, lo si taccia di populismo per evitare di scendere nel merito delle questioni. Guarda caso poi, l’accusa di populismo viene sempre dalla stessa parte: mi perdonino i simpatizzanti e gli elettori del PD, ma è un dato di fatto che è proprio questo, assieme ai suoi predecessori, ad aver usato più spesso il termine ‘populismo’ per derubricare, fin troppo sbrigativamente, le proposte altrui; spesso, aggiungo e ribadisco, proprio per non scendere nel merito delle questioni e magari nascondere la propria mancanza di idee…

Negli ultimi vent’anni, dal PDS al PD, sono stati di volta in volta definiti populisti Berlusconi, la ‘sinistra radicale’, il MoVimento Cinque Stelle… come si vede, senza distinzioni, tra destra e sinistra… Secondo me col tempo si è confuso, ovviamente in modo voluto ‘popolare’ con ‘populismo’: col tempo, qualsiasi proposta che risultasse gradita al ‘popolo’ è stata bollata come ‘populista’. Eppure, ma il dovere dei partiti politici non dovrebbe proprio essere quello di proporre proposte che ‘facciano piacere’ al popolo?  Insomma, a questo punto dovremmo affermare che persino Obama sia ‘populista’ quando propone una riforma sanitaria assai costosa, rischiosa per le casse pubbliche, ma in fondo giusta perché offre garanzie a una parte della popolazione che ne è priva… poi è chiaro che dopo la proposta c’è la realizzazione concreta, è lì come si dice ‘casca l’asino’, si capisce se una parte politica è in grado o meno di dare seguito alle proprie proposte… e sotto questo profilo, negli ultimi vent’anni, non abbiamo visto grandi cose; guardiamo solo all’attuale Governo: sia PDL che PD avevano giurato e spergiurato che avrebbero portato a termine almeno due provvedimenti immediati: la legge elettorale e la riforma del finanziamento pubblico dei partiti; di nuova legge elettorale, nemmeno l’ombra; la riforma del finanziamento pubblico si sta rivelando un’autentica presa per i fondelli; mi pare quindi che, a prescindere dal ‘populismo’ o meno delle proposte, poi alla fine il punto sia la loro effettiva realizzazione: banalmente, è la democrazia.

Ma poi, mi chiedo: c’è veramente qualcosa di male, nel fare proposte populiste, ossia gradite al popolo? C’è veramente qualcosa di antidemocratico, in questo? O forse per essere lodati per la serietà delle proposte, basta presentare provvedimenti che siano innanzitutto graditi a organizzazioni internazionali non democraticamente elette (Banca Mondiale, FMI, Commissione Europea), o alle varie conventicole che prosperano in Italia? Qual è il senso della democrazia: farsi eleggere per far star meglio la generalità popolazione o per far star meglio solo alcuni? E ancora: ma le proposte serie e ‘rigorose’ portano veramente benefici? Prendiamo l’ultimo caso  (escluso Letta, ancora in carica): di ‘Governo serio e non populista’: Mario Monti è senz’altro l’ultimo a poter essere accusato di populismo, anzi tutto il contrario: per lui parlano i dati elettorali (a proposito: che fine ingloriosa, quella di Mario Monti e Scelta Civica); il Governo Monti ha approvato provvedimenti del tutto invisi al popolo, da esso accettati con fin troppa acquiescenza; i risultati? Deleteri, a partire da un aggravamento mostruoso della recessione, l’aumento della disoccupazione, il calo dei consumi, dei redditi e delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione, l’ulteriore arricchimento della porzione già più benestante. Allora? Come la mettiamo? Se questi sono i risultati della ‘politica seria non populista’, ha senso chiedersi se quella realmente ‘populista’  – o ‘popolare’ – non sia migliore. Almeno i ‘populisti’ vanno al Governo in forza di una reale legittimazione democratica, non come Monti che al Governo ci è andato in forza delle pressioni di un Governo straniero (quello tedesco) e delle organizzazioni internazionali non elette da nessuno; poniamoci la domanda: è meglio abdicare alla democrazia pur di aver un Governo ‘serio e responsabile’, che poi peggiora, come si è visto, la situazione, o tenersi il ‘populismo’, ma prodotto da un processo autenticamente democratico?

Al di là della filosofia politica, la domanda di fondo resta: perché proposte autenticamente ‘popolari’ e gradite alla maggioranza della popolazione, vengono archiviate come ‘populismo’, a causa magari del fatto che la loro applicazione concreta darebbe fastidio a qualche consorteria, conventicola, gruppetto, che in Italia fa il bello e il cattivo tempo solo in forza della propria influenza sulla politica, fondamentalmente basata sui soldi? Dire ‘abbassiamo le tasse’ è populismo? Dire ‘mi dispiace, ma le tasse aumenteranno’ (come ad esempio pare avverrà nel Lazio e Roma) è ‘responsabile’. Proporre una visione alternativa, come fa il MoVimento Cinque Stelle (che poi alla fin fine alternativo lo è fino a un certo punto, visto che il 75 per cento del suo programma alle elezioni corrispondeva a quello di PDL, PD e Scelta Civica) è populista, mentre dire ‘restiamo come stiamo’, continuando con la politica di una tassazione abnorme, del finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali, della legge elettorale che così com’è sta benissimo a tutti, e l’elenco potrebbe proseguire, invece è ‘serio e e responsabile’? Ancora: se Grillo dice ‘aboliamo il finannziamento pubblico’ è populista, se lo dicono Renzi o Brunetta ‘bene, bravi, bis’? C’è troppa confusione, in giro; troppa malafede e troppa disonestà intellettuale. Bollare qualsia proposta volta a modificare lo status quo come ‘populista’ è troppo facile e in fondo, offensivo nei confronti dell’intelligenza delle persone.