Posts Tagged ‘Brexit’

SIR RICK BOWMAN, “A QUIET LIFE” (NEW MODEL LABEL)

Secondo lavoro sulla lunga distanza per il quintetto toscano, orbitante nelle zone di Firenze e Prato; con un nome così, non stupisce che la band tragga la propria linfa dai suoni d’OltreManica (e per pura coincidenza, mi trovo a scrivere questa recensione in tempi di ‘Brexit’).
Undici pezzi, in cui si avverte almeno il tentativo di dare un’occhiata a ciò che si nasconde dietro a certe ‘rassicuranti’ insenature: i Sir Rick Bowman non smettono certo i panni degli Oasis per mettersi a fare i Radiohead, ma in certe soluzioni, nel provare magari a rendere i suoni un po’ più profondi, di dare anche un certo ruolo alle tastiere, appare controluce la volontà di cercare forse un po’ più di ‘complicazioni’, di non volersi insomma limitare a svolgere un ‘compitino’, ma di compiere qualche passo avanti in più.
La stessa tendenza la troviamo nelle parole: la ‘vita tranquilla’ del titolo sarebbe quella che ci si appresta ad abbracciare, usciti da quel ‘limbo’ tra adolescenza e maturità che ormai occupa interamente i vent’anni, sconfinando spesso e volentieri nei trenta.

Un atteggiamento che ondeggia tra la consapevolezza che è ora di ‘camminare da soli’, di cercare una propria strada, e sentimenti ambivalenti di nostalgia per il passato e di incertezza per il futuro: il timore che, per cercare a tutti i costi un quotidiano ‘stabile’, ci si areni nelle secche dell’ordinario, di un’esistenza monotona in cui gli anni passano senza nemmeno ce ne si accorga.

“A Quiet Life” diviene così l’istantanea di una fase di passaggio, artistica ed esistenziale: un disco in bilico trai propri riferimenti e la voglia di dire qualcosa di più personale; l’impressione finale è che ai Sir Rick Bowman non resti altro che gettare il cuore oltre l’ostacolo e dare forma compiuta alla propria personalità sonora (e forse non solo).

TANTI SALUTI

Ieri sera ero andato a dormire tra la sicumera generale sul fatto che i britannici avessero scelto di restare nell’UE. Stamattina, quando ho acceso il Televideo ci ho messo un attimo a realizzare… dopodiché mi sono anche fatto una mezza risata, alle spalle degli ormai ‘ex compagni di strada britannici’ che, scegliendo contro il loro interesse, hanno deciso di andarsene; abbastanza ridicolo che a decidere di andarsene sia stato qui nell’UE ci è sguazzato, godendo di tutti i vantaggi e – in maniera furba e approfittando dell’incapacità della dirigenza UE – raramente si è assunto gli oneri. E’ come se il fatto di chiamarsi “Regno Unito” li abbia portati a pensare che loro sotto questo profilo ‘hanno già dato’ e quindi perché doversi tanto dannare per far parte di un’Unione più grande?

Gli effetti capiremo veramente quali saranno solo sul lungo periodo: per il momento è crollata la sterlina, il che significa che i prodotti inglesi saranno molto più convenienti per gli stranieri e che gli inglesi pagheranno molto di più le merci importate e le loro vacanze all’estero; il processo però si annuncia come lungo e complicato; più che altro sono curioso di vedere se il ‘Regno Unito’ reggerà: magari avremo la Scozia indipendente nell’UE, un’Irlanda finalmente unita, il Galles provincia francese d’oltremanica (Galles – Gallia) e l’Inghilterra 53° Stato U.S.A….

E’ stata fatta comunque definitivamente chiarezza,  è venuto meno un equivoco madornale, il resto dell’UE ha ora un alibi grosso come una casa in meno per non far progredire l’integrazione e rendere l’UE un’unione più reale, e non più solo un agglomerato a uso e consumo di banche, finanza speculativa, etc…

Penso che il cambiamento, per quanto traumatico, abbia in sé sempre delle opportunità positive da cogliere; così spero sia anche in questo caso.

 

 

BREXIT? MAGARI…

A dire il vero, non credo che alla fine l’idea di uscire dall’UE passerà… peccato, mi viene da dire, perché la cosiddetta ‘Brexit’ metterebbe fino ad almeno uno degli equivoci che l’Unione Europea si porta avanti da troppo tempo, ossia quello di avere un ‘parente scomodo in casa’.

La Gran Bretagna nell’Unione Europea si è comportata come il personaggio di una commedia: il parente in difficoltà per il quale si prova un misto di comprensione e pietà, che viene accolto in casa, ma che poi si installa sul divano, guarda la televisione, svuota il frigorifero senza fare niente tutto il giorno, ed anzi lamentandosi pure se il vitto e alloggio non sono di suo gradimento.

La Gran Bretagna è entrata nell’UE in un momento in cui stava messa abbastanza male sotto il profilo economico: non dico fosse una nazione sottosviluppata, ma insomma, poco ci mancava… L’accesso all’Unione ha dato alla Gran Bretagna opportunità e sviluppo, dei quali i sudditi di sua maestà hanno ampiamente goduto… poi però ogni volta che è arrivato il momento di fare passi avanti con l’integrazione, ecco i rifiuti, la rivendicazione della propria ‘indipendenza’, di uno status ‘privilegiato’ basato poi non si è mai capito bene su cosa.

La mancata adozione dell’euro è solo la prima voce di una lunga lista di voci: ogni volta che si è trattato di rendere l’Unione un po’ più ‘unita’, ecco i dinieghi, i distinguo, le eccezioni… e la cosa peggiore è che l’UE ogni volta è stata sempre pronta a ‘derogare’… poverini, bisogna capirli, non sono cattivi, è che li disegnano così… Resta il fatto che il Regno Unito ha goduto di tutti i vantaggi derivanti dal fare parte dell’Unione, senza mai condividerne gli oneri… troppo facile, così sono buoni tutti.

Adesso però basta: dopo averli vezzeggiati, coccolati, trattati coi guanti di velluto, ‘sti bifolchi hanno pure il coraggio di votare un referendum per decidere se noi europei siamo o meno ‘degni’ di avere la loro compagnia… Il referendum forse lo avremmo dovuto fare noi cittadini europei per decidere di cacciarli a calci una volta per tutte…

Brexit? Magar!!! Accomodatevi, ma chi vi vuole???