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LA PLAYLIST DI NOVEMBRE

(Anche se ormai specificare il mese è un filo superfluo, visto che ‘ste playlist le pubblico un mese si e tre no…)

Gassman Blues Junkfood + Gabrielli

The Contorsionist    Monobjo

Closer         Godblesscomputers

I’m All Right     The Hangovers

Voglia                Scimmiasaki

L’ultima cena     Cesare Malfatti

The Abacist       Suz

How to erase a plot  Armaud

Art School     Peter Truffa

Across The Universe  Joseph Martone And The Travelling Souls

Uomo con la chitarra Limone

Il Taglia teste   Lebowki

Buco Nero         Teo Manzo

Malaga (un altro Margarita) Bosco

BOSCO, “ERA” (AUTOPRODOTTO)

“Era”: un imperfetto, o forse un sostantivo… Ad ascoltare i dieci brani che compongono l’esordio del quartetto romano, entrambe le definizioni possono calzare: un’era, non tanto storica, quanto di vita personale, la fotografia di un momento, fatto fatalmente non solo del proprio ‘vissuto’ attuale, ma anche di ricordi… e qui si inserisce l’era all’imperfetto… ‘era’, o ‘è stato’ così, fino a più o meno poco tempo fa, ma poi alla fine viene il momento di voltare pagina…

Relazioni sentimentali che si chiudono, cercando di evitare di annegare la sofferenza nella melassa dei ricordi; si coglie l’occasione, magari, per scappare all’estero, prendendo allo stesso modo le distanze da un’Italia in cui a volte l’unico ‘modus vivendi’ sembra essere quello di costruirsi un’oasi di tranquillità fatta di libri, film e tutto ciò che si ama, magari condendo il tutto con i ricordi estivi dell’adolescenza.

Ci si rende conto, o forse semplicemente lo si ammette a sé stessi, di stare ‘crescendo’ e che forse non è più il tempo di giocare a fare gli eterni ‘giovani’ continuando a replicare gli stessi ‘riti’, magari nel corso di estati trascorse troppo in fretta…

Sullo sfondo, Roma: vissuta, come da ogni comune cittadino, col classico rapporto di ‘amore / odio’: inevitabile, a pensarci, visto che alla fine Roma letta al contrario si legge pur sempre Amor.

I Bosco rileggono tematiche tutto sommato ‘consuete’ – i ‘momenti di passaggio’, la fine di un amore, la presa di coscienza del proprio ‘essere adulti’ – in maniera tutto sommato discretamente personale, con sonorità in cui si mescolano allusioni all’elettropop degli anni ’80, alle atmosfere sognanti dei ’90 (vedi alla voce Belle & Sebastien) e magari strizzando l’occhio a più recenti esperienze ‘indie’ di casa nostra: i primi a venire in mente, specie negli episodi in cui voce maschile e femminile si affiancano efficacemente, sono i Baustelle.

Un buon disco di esordio, in cui i riferimenti sonori sono ancora abbastanza ‘scoperti’, ma in cui si avverte che la ricerca di stile e personalità più marcati è già a buon punto.