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VI PREGO: TUTTI, MA NON AMATO O MARINI

E’una richiesta / preghiera che invio a coloro che possono influire sulla questione: ovvero PDL, PD e MoVimento Cinque Stelle: non vi azzardate, ripeto, non vi azzardate, ad eleggere alla Presidenza della Repubblica Giuliano Amato o Franco Marini: vorrebbe dire fare un salto indietro di vent’anni e passa, eleggere alla più alta carica italiana personaggi che obbiettivamente non hanno più nulla da dire, due residuati della Prima Repubblica, due ottuagenari (o quasi) che non porterebbero niente di nuovo, anzi riaffermando una concezione del dibattito politico da mesozoico… Tutti, ma non loro: accetterei pure D’Alema, per quanto mi stia cordialmente antipatico, andrebbe bene anche Prodi, ma sinceramente, Amato e Marini, proprio no: credo ci fareste anche una pessima figura con l’elettorato che, più o meno, suppongo si aspetti altro che l’ennesima cariatide portata al Quirinale in mancanza d’altro. Il MoVimento Cinque Stelle, ho pochi dubbi, dopo la rinuncia di Gabanelli e suppongo di Strada, proporrà Rodotà; a questo il PD ha tre possibilità: convergere su Rodotà (anche se mi rendo conto non ci farebbe una gran figura), cercare l’accordo col PDL, e allora la terrificante prospettiva che uno dei due sopra vada al Quirinale si fa più concreta, o procedere con un nome suo, non saprei quale,  forse il più probabile diverrebbe Prodi. Il PDL, che sembra completamente privo di idee, secondo me dovrebbe fare il ‘colpo di teatro’ e proporre Emma Bonino, ma credo che manchi il coraggio, e che soprattutto non ci voglia alienare le simpatie delle gerarchie cattoliche.  La situazione è comunque confusionaria: il PDL ha rimediato una figuraccia nel suo non riuscire a proporre un nome; il PD prosegue nella strategia vincente di sembrare uno, nessuno e centomila, ancora una volta tira un’aria di regolamento di conti, si è interessati alle lotte di potere interne e degli italiani sti****i; il MoVimento Cinque Stelle, per quanto coi soliti contrattempi, dubbi, aree grige è riuscito quanto meno a proporre una lista definita di candidati: domani gli unici ad andare in aula a carte scoperte, in modo trasparente, lontani dai ‘giochetti’ saranno loro… Non ho idea di come andrà a finire: personalmente spero in Rodotà; Prodi andrebbe pure bene, per quanto certamente non mi esalti e lo ritenga ampiamente sopravvalutato: del resto in entrambe le occasioni in cui è andato al Governo, è poi caduto miseramente e questo qualcosa vorrà pur dire, al di là delle responsabilità degli altri partiti. Vedremo. Il mio timore è che pur di avere un Presidente della Repubblica in tempi brevi, PD e PDL possano convergere su uno dei due di cui sopra: e allora ci sarà veramente da deprimersi.

CHI SARA’ IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

A una settimana dall’avvio dell’elezione del Presidente della Repubblica, tento di fare il punto della situazione; di nomi ne circolano tanti… pure troppi: vediamo di fare un pò d’ordine.

MONTI, ovvero: ‘dalle stelle alle stalle’ (o quasi, naturalmente con tutto il rispetto). A novembre la strada appariva chiara e ben delineata: Monti al Quirinale, uno dei suoi Ministri ‘tecnici’ (Passera o Riccardi i più gettonati) a capo di un Governo sostenuto da PD, PDL e centristi; poi, tutto all’aria: Berlusconi molla Monti, con questo privandosi dell’unica personalità del ‘mondo moderato’ che avesse una concreta possibilità di raggiungere la Presidenza; Monti dal canto suo per ripicca ‘scende in campo’, togliendo ai moderati voti preziosi e contribuendo all’attuale fase di stallo. Nonostante questo, Monti probabilmente resta ancora il Presidente più gradito ai ‘mercati’, alla Banca Mondiale, all’FMI, all’UE, alle agenzie di rating e alla Germania, che lo vedono ancora come il salvatore dell’Italia e dell’euro; difficile, molto difficile però che Berlusconi e Bersani cambino ancora una volta bandiera, appoggiando la sua elezione, e dando l’idea di un sistema politico italiano che piega ancora una volta la testa ai ‘desiderata’ di oltreconfine.

AMATO, D’ALEMA, VIOLANTE, ovvero: ‘quelli di sinistra graditi alla destra’ (e chiediamoci il perché…); ognuno a suo modo sarebbe un nome ‘plausibile’, ma per ognuno sembra difficile soprassedere a certi ‘difetti di base’: Amato è a tutti gli effetti un residuato della Prima Repubblica, D’Alema è sommamente antipatico a gran parte degli italiani, a cominciare proprio da quelli di sinistra, che non gli perdonano l’atteggiamento giudicato troppo ‘morbido’ nei confronti di Berlusconi, problema che condivide con Violante, che nonostante il passato in magistratura e nella commissione antimafia e la Presidenza della Camera, non sembra abbia il ‘phisique du role’ per arrivare al Quirinale.

MARINI, ovvero: ‘quello che in mancanza d’altro è perfetto per il ruolo’ (pure troppo); a ben vedere le caratteristiche per la Presidenza le ha tutte: una prima carriera nel mondo del lavoro (diventanto un leader sindacale di primo piano), poi il passaggio in politica, arrivando fino alla Presidenza del Senato. ‘Una vita da mediatore’, si potrebbe dire, parafrasando Ligabue: teoricamente è la migliore scelta possibile, se si vuole un Presidente ‘facilitatore’ che crei le condizioni per un Governo PD-PDL. Giocano a suo sfavore l’età (non so se gli italiani dopo Scalfaro, Ciampi e Napolitano gradirebbero un altro Presidente ottuagenario) e il fatto di essere finito sostanzialmente fuori dalla scena politica dopo le ultime elezioni, che gli darebbe l’aria di quello che, uscito dalla porta, viene fatto rientrare dalla finestra.

PRODI, ovvero: ‘il sogno del PD e di Bersani’: due esperienze di Governo e soprattutto un corposo cursus honorum all’estero, culminato con la Presidenza della Commissione Europea; ineccepibile sotto il profilo istituzionale, ha il suo punto debole nel suscitare giudizi opposti in Patria: Napolitano pur essendo un ex comunista, godeva del riconoscimento anche dalla parte opposta; Prodi è un nome che ancora oggi divide, soprattutto per la gestione del tasso di cambio euro – lira che in molti considerano una sconfitta e un cedimento nei confronti della Germania.

LETTA – BERLUSCONI I ‘sogni del PDL… e di Berlusconi’: detto che le possibilità che il Cavaliere diventi Presidente della Repubblica sono le stesse che ha la Roma di vincere lo scudetto, Letta resta ad oggi l’unico nome di una certa ‘serietà’ che può presentare il PDL; tuttavia Letta non è un politico di carriera, né un ‘tecnico’ di rango: è semplicemente un ex giornalista e direttore di giornale che poi per gran parte della sua vita è stato il principale consigliere politico di Berlusconi: basta questo per portarlo alla Presidenza della Repubblica?

RODOTA’ – ZAGREBELSKY sono i due nomi principali sui quali potrebbe esserci una convergenza PD – M5S come già avvenuto in occasione dell’elezione dei Presidenti delle Camere; condividono il fatto di essere giuristi di primo livello, e quello di essere stati sempre in prima linea nella denuncia dei ‘rischi di autoritarismo’ del Governo berlusconiano (a proposito, sottolineerei come proprio loro, visti come paladini della democrazia, siano i preferiti da parte di attivisti ed elettori del MoVimento Cinque Stelle, da altri accusato esplicitamente di essere una formazione di stampo fascista). Rodotà ha forse qualche possibilità in più, perché più conosciuto al grande pubblico e per aver tenuto negli anni un atteggiamento forse un filo meno militante.

BONINO, ovvero: ‘il jolly’, il nome sul quale potrebbero trovarsi d’accordo veramente tutti (e questo già la mette potenzialmente fuori gioco), se il principio fosse quello del ‘usiamo l’elezione del Presidente della Repubblica per lanciare un segnale di cambiamento all’elettorato’ . Donna e radicale, più volte Ministro, Emma Bonino unisce la popolarità trasversale in Italia (superiore a quella di Prodi) ad un ampio riconoscimento a livello internazionale, dove ha ricoperto incarichi sia all’UE che all’ONU. Emma Bonino al Quirinale sarebbe un sogno che appare troppo, troppo bello per poter diventare realtà e i sogni si sa svaniscono all’alba. Potrebbe avere possibilità concrete se non si limitasse a prendere voti sparsi, ma se divenisse la candidata ufficiale del M5S, o del PDL che potrebbe fare il suo nome per il solo gusto di mettere i bastoni tra le ruote a Prodi.

ALTRI: Di nomi ne sono stati fatti tanti: per il PDL, quelli di Pera o Martino, ma appaiono nomi buttati lì ‘tanto per’; qualche chance in più potrebbe avere Anna Finocchiaro per il PD (che potrebbe anche giocarsi le carte Veltroni o Bindi, dei quali, stranamente, negli ultimi tempi non si parla granché); bisognerà poi vedere cosa farà il MoVimento Cinque Stelle, presso il quale i nomi più gettonati sarebbero quelli di Rodotà, Zagrebelsky e Bonino, cui si aggiungo ipotesi più fantasione come quelle di Strada o Gabanelli; si sono fatti i nomi di De Rita, Presidente del Censis, o delle ex Ministre montiane
Severino e Cancellieri, di Onida, uno dei ‘dieci saggi’ di Napolitano; il mondo della cultura vedrebbe bene il professor Salvatore Settis, in un Paese che solo su cultura, scienza e ambiente può fondare la propria ripresa; sono stati ipotizzati i nomi degli attuali Presidenti delle Camere, Grasso e Boldrini.
Mi unisco anche io al gioco, buttando lì i nomi, da completa fantascienza, del Nobel Carlo Rubbia e dell’archeologo Andrea Carandini, per il discorso che l’Italia non può non ripartire da scienza o cultura.

Emma Bonino è indubbiamente il nome migliore, che unisce prestigio internazionale a una certa ‘popolarità’ tra gli italiani… i partiti per una volta potrebbero fare uno strappo alla regola e considerare anche gli umori che circolano fuori dal Palazzo, con un atto di ‘riconciliazione’ e diciamocelo anche di immagine; altrimenti ho l’impressione che la Presidenza se la giocheranno Prodi o Marini: il primo, se il PD forzerà la mano per non dare l’idea al proprio elettorato di ‘inciuciare’ col PDL; il secondo se, viceversa, lo stesso PD sceglierà, per quieto vivere non ‘fare tutto da solo’ e scegliere un Presidente che agisca da ‘facilitatore’ nei rapporti col PDL, anche se a ben vedere lo stesso ruolo di ‘pontiere-pompiere’ potrebbe essere coperto efficacemente anche da Emma Bonino.

DOMANI AVVENNE

Febbraio – Marzo 2013. Elezioni: si vota col ‘porcellum’  PD primo partito, MoVimento 5 Stelle al secondo posto; nelle elezioni locali, il MoVimento conquista Roma e la Regione Lazio. Entrano in Parlamento PD, MoVimento 5 Stelle, PDL, Sel e Lega; ce la fa per il rotto della cuffia anche la lista messa insieme da Casini, Fini e Montezemolo. Il PD offre qualche seggio anche ai ‘reduci’ dell’IDV, a Emma Bonino e altri due radicali. Napolitano  dà l’incarico a Bersani, che forma un Governo assieme a Sel con l’appoggio esterno dei centristi.  Il PDL, dopo il ritiro di Berlusconi  e la vittoria di Alfano alle primarie, vede l’ascesa di Giorgia Meloni.

Aprile – Maggio 2013. Monti viene eletto Presidente della Repubblica; Casini e i suoi passano all’opposizione, il Governo è sempre più in difficoltà, anche a causa dei parlamentari centristi del PD; il MoVimento Cinque Stelle riesce a fare passare una serie di provvedimenti in tema di ambiente e banda larga.

Giugno. Crisi di Governo: dopo una serie di bocciature in aula, Bersani dà le dimissioni; Monti offre l’incarico all’ex Ministro Riccardi, che riesce a formare un Governo con l’appoggio di PD, PDL, centristi, Sel e Lega; unico partito di opposizione, il MoVimento Cinque Stelle.