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GOMMA, “USCIAMO! ORA!” (LIBELLULA MUSIC)

La leggerezza, i dubbi se le incertezze dei vent’anni, nel disco d’esordio di Gomma, duo di stanza a Bologna.

Disco nato dall’incontro del cantante e chitarrista Filippo Giglio col produttore Marco Bretoni (Lucio Dalla, Subsonica Angela Baraldi), che in corso d’opera coinvolge il batterista Andrea D’Aniello, che si occupa anche dei sample.

Sei pezzi all’insegna di un pop, leggero nei suoni (con qualche gradevole riferimento anni ’80), più riflessivo – ma senza esagerare – nelle parole: l’ansia di vivere veloce e cogliere l’attimo, piccole e grandi complicazioni sentimentali, le incognite di un futuro tutto da scrivere, gli interrogativi sulla strada giusta da prendere…

La strada giusta, in realtà, almeno sul fronte musicale, Giglio (autore di tutti i testi) e D’Aniello, sembrano averla intrapresa, certo con tutte le cautele del caso: sei pezzi e poco più di venti minuti forse non bastano a inquadrare compiutamente le potenzialità del gruppo.

La freschezza, il clima solare, mitigato da un retrogusto malinconico, lasciano comunque l’idea che i Gomma possano proseguire il loro cammino, avendo ancora carte da giocare.

RUSSO AMORALE, “RUSSO AMORALE EP” (AUTOPRODOTTO / NEW MODEL LABEL)

Francese, ma di chiare origini italiane, Ugo Russo percorre a ritroso la strada che in molti italiani hanno compiuto prima di lui, andando a ‘bagnare i propri panni’ in acque francesi: nato in Lorena, Russo è giunto in Italia, in un viaggio alla ricerca delle proprie radici non solo sonore, lungo la via Emilia tra Reggio e Bologna.

Il primo esito di questo percorso sentimentale sono i cinque pezzi inseriti in questo Ep: poco più di un assaggio, che riescono a mettere in luce le possibilità del nostro.

Tutti cantati in italiano (scelta più che mai simbolica), ad eccezione dell’episodio conclusivo, in inglese, i pezzi si muovono all’insegna di un cantautorato tinteggiato di folk e blues e condito con qualche abrasione indie; chitarra e voce, l’intervento episodico di un’armonica.

Russo Amorale scrive e canta di urgenze di autoaffermazione, omaggia le proprie città ‘adottive’, Bologna e Lione, trova lo spazio e il tempo per qualche vaga escursione surrealistica in un lavoro che, per i suoni e, soprattutto, la vocalità, potrà ricordare a più di qualcuno Paolo Benvegnù.

Solo cinque brani, ma privi di cadute di tono e di passaggi a vuoto, solidi e strutturati, che ci mostrano una voce promettente, forse un prossimo esponente del cantautorato franc… scusate, italiano…

JOHANN SEBASTIAN PUNK, “MORE LOVELY AND MORE TEMPERATE” (S.R.I. PRODUCTIONS, IRMA RECORDS, AUDIOGLOBE)

Di Johann Sebastian Punk si sa poco: l’unica cosa certa è che gravita in quel di Bologna, accompagnato nelle esibizioni dal vivo da tre individui dai nomi altrettanto fantasiosi : Johnny Scotch, Albrecht Kaufmann, Pino Potenziometri; tutto il resto potrebbe essere vero o semplicemente inventato, per creare una di quelle ‘mitologie da negozio di dischi’ che talvolta si possono incrociare nelle strade meno battute della musica italiana: dalla nascita in quel di Stratford Upon Avon (che lo accomunerebbe a Shakespeare) all’infanzia e la giovinezza trascorse sull’isola di Mann…  ma alla fine  non è manco detto sia inglese, nonostante in inglese canti, e per quello che ne potremmo sapere, potrebbe addirittura chiamarsi sul serio Johann Sebastian Punk (e chi può dirlo?).

In realtà poi non bisogna manco sforzarsi a cercare più di tanto per scoprire che il nostro risponde al nome di Massimiliano Raffa, e con Bach e Shakespeare c’entra poco, essendo siciliano… comunque, alla fine, tutto questo importa poco, forse è meglio parlare di musica.

Musica, quella di Raffa / Punk o come lo si voglia chiamare, che gli ha conquistato i favori di Enrico Ruggeri, che l’ha scelto per accompagnarlo nel concerto del trentennale di carriera al MEI e di Beatrice Antolini, eroina della scena ‘indipendente’ italiana, che ha contribuito a produrgli il disco. Lavoro di quelli poco identificabili, poco classificabili, che mescola pop con un lieve retrogusto di bossanova, cantautorato folk vagamente obliquo, intermezzi quasi prog, episodi dal sapore orchestrale, sprazzi sperimentali tra psichedelia e rumorismo elettronico.

Di ‘punk’, oltre a un brano intitolato ‘Yess, I miss the Ramones’ (il più movimentato del disco) c’è sopratutto un attitudine, poco votata al compromesso; di Johann Sebastian (Bach) ci sono continue ‘spore’, sparse qua e là, tra tastiere dal sapore clavicembalistico e un lieve costante affacciarsi su territori classici;

c’è molto di anni ’60 e ’70, con brani che rievocano certi esperimenti beatlesiani, più che il gusto per il ‘riempimento sonoro’ dei Beach Boys, c’è la stagione felice del folk inglese di quegli anni; ma c’è anche l’indie-pop scanzonato degli ultimi anni e qualche escursioni in territori elettronici.

Tastiere ed effetti vari costruiscono effetti sempre cangianti, prendendo spesso le redini del gioco: non mancano le chitarre, più spesso acustiche, talvolta adeguatamente elettrificate; fanno capolino dei fiati, con delicatezza o smodata vivacità; domina il cantato del protagonista, all’insegna di un’interpretazione spesso e volentieri teatrale, talvolta forse alla ricerca fin troppo insistita di un effetto ‘teatrale’.

Alla fine però prevale la positiva impressione di un disco – e di un autore – inaspettato: di quelli da cui non si sa bene cosa aspettarsi nello scorrere delle undici tracce (dieci, escludendo il breve intro) disco, che anzi, riesce a rivelare sorprese e particolari precedentemente sfuggiti; un ascolto stimolante e in fondo divertente, un bel gioco che una volta tanto non dura poco.

ROMA – BOLOGNA 2-3

Campionato 2012 – 13, Terza giornata.

Il Tabellino:

STEKELENBURG 6: Incolpevole sui gol, per il resto puntuale anche se con qualche incertezza.

PIRIS 4: Tutto sommato efficace fino a quando non si addormenta nel minuto che porta al pareggio bolognese, del quale condivide la responsabilità con Burdisso;  che la parte della difesa dalla quale provengono i maggiori pericoli sia la loro, ormai non è più un caso (già successo con Catania e Inter). Zeman lo sostituisce per disperazione con

MARQUINHOS 6: Esordio di carattere in una situazione non facile.

BURDISSO 3,5: Fatti due conti, sui sei gol presi finora dalla Roma c’è sempre di mezzo lui; la partita di ieri non ha fatto eccezione: responsabile in condominio con Piris per i gol che hanno portato al pareggio del Bologna, si esibisce in un intervento scomposto che mette fuori causa Stekelenburg in occasione della rete del definitivo 2 – 3. Inguardabile.

CASTAN 6: La difesa funziona obbiettivamente meglio dalla parte sua e di Balzaretti, anche se poi nell’ultima mezz’ora finisce in confusione pure lui.

BALZARETTI 6,5: Il migliore del suo reparto, e uno dei pochi che si salvano dallo sfacelo. Recupera a tempo record dall’infortunio, non è al 100% e si vede, ma supplisce al tutto col solito atteggiamento volitivo: tra gli ultimi ad arrendersi, cerca fino alla fine il dialogo con Totti sulla tre quarti avversaria.

PJANIC 5: Dopo un primo tempo apprezzabile, si spegne sulla distanza, lasciando spazi ai giocatori del Bologna e dando loro modo di prendere progressivamente il pallino del gioco. Viene sostituito da

MARQUINHO 5: Entra senza incidere.

TACHSTIDICS 5,5: Non male nella prima parte della partita, cede insieme ai compagni di reparto nel secondo tempo.

FLORENZI 6: La sufficienza la raggiunge solo grazie al gol segnato; per il resto vale lo stesso discorso dei compagni di reparto: nel secondo tempo no non tiene più il campo, permettendo al Bologna di prendere il controllo delle operazioni.

TOTTI 6,5: Forse il migliore della Roma; da Capitano sul ‘viale del tramonto’ si è ritrovato per l’ennesima volta nel ruolo di trascinatore, complici un invidiabile stato di forma, ma anche le mancanze del resto della squadra. Ci prova fin da subito, con un tiro che prende il palo e apre la porta al vantaggio di Florenzi; trai giallorossi è quello che ha più occasioni da gol, pur non riuscendo mai a segnare.

LAMELA 6,5: Finalmente una partita degna. Si sblocca e segna una bella rete (anche se viziata dalla difesa bolognese ferma, in attesa di un intervento dell’arbitro per un giocatore rossoblu a terra), per il resto dell’incontro, soprattutto nel primo tempo, si muove tanto, cercando il dialogo coi compagni. Peccato che la sua miglior prestazione da molti mesi a questa parte coincida con un risultato così negativo. Zeman lo sostituisce con

NICO LOPEZ 5: Non entra mai in partita

DESTRO 5,5: Tanto movimento, qualche occasione, un gol giustamente annullato, ma l’impressione è che sia sempre un pò troppo defilato dal gioco; l’intesa con Piris è ancora molto lontana da quella tra Totti e Balzaretti, e il risultato è un Destro  in ombra e ancora alla ricerca del primo gol.

ZEMAN 5: Il problema è chiaro: la Roma funziona solo finché attacca e mette sotto pressione l’avversario; nelle idee calcistiche ‘der Boemo’, il concetto di ‘gestione della partita’ è completamente assente. Così, quando dopo un primo tempo strabiliante la squadra crolla fisicamente, complice forse un filo di autocompiacimento di troppo, di eccessiva sicurezza di aver già portato a casa il risultato, il Bologna prende spazio (anche grazie a un paio di sostituzioni azzeccate tra primo e secondo tempo), ci mette impegno e volontà e grazie a Gilardino e Diamanti (non proprio dei ‘signor nessuno’) si prende i tre punti. Bella fregatura, anche perché il problema non ha altra soluzione che non quella di curare la forza fisica e mentale della squadra;  con Zeman bisogna scordarsi di vedere la Roma gestire la palla con poca fatica e di partite come quella di ieri ne vedremo a pacchi…

R.I.P. CARLO PETRINI (1948 – 2012)

Poi vai a dire che è tutta una coincidenza, che il ‘fato’ non esiste, etc… Proprio nei giorni in cui la morte di Morosini, arrivata a poche settimane da quella di Bovolenta (e in contemporanea con quella della pallavolista Veronica Gomez), fa tornare alla ribalta la riflessione sui limiti dello sport, su quanto a fondo sia giusto spingere il motore della macchina umana per raggiungere dei risultati, con il corollario del ‘convitato (più o meno) di pietra’, ossia il tema del doping, ecco che se ne va Carlo Petrini. Come molti sapranno, Petrini, ex calciatore di Milan, Torino, Roma e Bologna tra le altre, venne implicato nel primo grande scandalo del calcio scommesse a inizio anni ’80; vent’anni dopo, già malato, ha scritto un libro, “Nel fango del dio pallone” che credo non dovrebbe mancare nella libreria di nessun appassionato di sport, e non solo. Anzi, se consideriamo l’importanza del calcio in Italia (dio pallone non è certo una definizione casuale), probabilmente quello di Petrini è uno dei libri più importanti usciti in Italia negli ultimi 50 anni. Un libro talmente scomodo, perché scritto non da un ‘esterno’, ma da uno che certe cose le visse in prima persona, assumendo nel contempo il valore di un’autentica confessione, da venire pubblicato solo da quella benemerita editrice che è la Kaos Edizioni. Naturalmente il libro suscitò polemiche e col tempo è diventato una sorta di ‘testo maledetto’, che si tira in ballo nelle discussioni sul doping, ma che si cita sempre malvolentieri… In quelle pagine, Petrini descriveva le situazioni grottesche e surreali nei quali si venivano a trovare i giocatori della sua generazioni, costretti a ingurgitare e a ‘spararsi’ di tutto pur di mantenere alte le proprie prestazioni, con buona pace di ogni etica e tutela della salute dei calciatori, all’epoca ancora piuttosto ingenui (oggi le cose sono diverse e se un giocatore prende qualcosa, sa benissimo se quel qualcosa è legale o meno). Oltre a questo, Petrini portò alla luce del sole il verminaio del calcio scommesse, raccontando da ‘interno’ i ‘patti’ alle spalle di certi risultati (altro tema tornato alla ribalta negli ultimi mesi, il mondo cambia poco). Petrini è morto per un tumore, dopo essere diventato semicieco: a quanto pare, tutte conseguenze legate in maniera minore o maggiore a quanto assunto quand’era calciatore. Il mondo del calcio di fronte alle sue dichiarazioni ha reagito nel modo più subdolo: non potendo contestare, l’ha praticamente ostracizzato; vi chiedo: quante volte avete visto Petrini alla Domenica Sportiva? Lascio a voi la risposta… Anzi, per come è stato trattato, è già un risultato che qualcuno quando si ricorda il suo nome si ricordi di chi era… Ovviamente, chi dice che “il re è nudo” invece di essere ascoltato deve essere condannato all’esilio…