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MARINO E I SUOI BADANTI

Torno, cercando di essere breve, sulle questioni ‘romane’.
Il sindaco Marino nei giorni scorsi ha presentato il nuovo ‘restyling’ della propria giunta, volto, almeno nelle dichiarazioni, a segnare una ‘svolta’ che dovrebbe portare a qualche risultato concreto…
Non è dato di sapere quanto questa nuova fase durerà: l’impressione tuttavia è che almeno un paio dei nuovi nomi messi in giunta siano stati imposti ‘dall’alto’ con la funzione di ‘bombe ad orologeria’ pronte ad esplodere al momento giusto per causare l’ennesima crisi e portare Roma al voto, con l’obbiettivo, che tutti immaginano, di aggiungere la Capitale all’elenco dei ‘feudi’ renziani.
Al di là della strategia politica, le scelte appaiono equamente divise tra ‘positive’ e ‘negative’.

Cominciamo dalle brutte notizie: la scelta peggiore e deleteria è quella del nuovo vice Sindaco ed Assessore al Bilancio, Causi: tutti lo dipingono come un amministratore di ‘esperienza’, uno che conosce bene Roma, sia dal punto di vista amministrativo, avendo curato il bilancio anche con Veltroni, che politico.
L’impressione è che Causi sia stato imposto a Marino come si fai coi badanti per gli anziani: una sorta di deterrente alla ‘mania’ (insopportabile per il PD romano) del sindaco di fare di testa sua… L’impressione è che da ora in poi a Roma non si muoverà foglia che Causi non voglia.
Nonostante tutto, se Causi avesse dato prova senza ombra di dubbio di essere un buon amministratore, la cosa potrebbe anche avere dei lati positivi.
Il problema è che l’amministrazione Veltroni ha lasciato Roma con un buco di bilancio di dimensioni abnormi, uno degli elementi che hanno portato Roma nella situazione in cui è oggi… e chi curava il bilancio all’epoca di Veltroni? Proprio Causi… io non voglio portare il ragionamento su deduzioni sbagliate, le conclusioni tiratele voi.

Ai Trasporti, altro settore nevralgico della città, è stato portato Esposito, quello che ha fatto ‘carriera’ scagliandosi un giorno si e l’altro pure contro i No-Tav in Val di Susa… mi chiedo se il soggetto abbia le reali competenze per affrontare il caos del trasporto pubblico a Roma; in ogni caso, la ‘funzione politica’ di Esposito sembrerebbe essere quella di ‘riferire’ direttamente a Renzi su quello che succede a Roma, onde far capire al Presidente del Consiglio quando sarà il momento più adatto per staccare la spina all’amministrazione Marino.

Le notizie positive sono gli altri due nomi: Marco Rossi Doria, incaricato di curare Istruzione e Periferie, è un nome che ispira fiducia, per vissuto e competenza… certo, bisognerebbe intendersi sui ‘limiti geografici’ del termine ‘Periferie’: se per ‘periferia’ si intende ad esempio tutto ciò che è al di fuori del cosiddetto ‘anello ferroviario’ – chi conosce Roma sa di cosa parlo – parliamo di una superficie di territorio che equivale ai tre quarti del totale, forse qualcosa di più; se intendiamo le più classiche ‘borgate’, l’estensione si riduce, ma parliamo comunque almeno di un milione – un milione e mezzo di abitanti: mi chiedo che cosa preveda l’impegno di Doria per le ‘periferie’.

Ultimo nome quello di Luigina Di Liegro, nipote di Don Luigi, fondatore della Caritas: come lo zio, una vita spesa a favore degli ultimi e di altre ‘periferie’, quelle che Papa Bergoglio ha definito ‘esistenziali’: gli è stato assegnato l’Assessorato al Turismo, scelta non casuale, perché nei prossimi mesi ‘turismo’ a Roma vorrà dire soprattutto ‘Giubileo’, con evidenti implicazioni sotto il profilo dell’associazionismo religioso e delle opere di carità; anche in questo caso il profilo appare elevato, vedremo quali e quanti saranno gli spazi di manovra.

La nuova giunta Marino sembra comunque, sotto molti aspetti, una sorta di ‘Commissariamento politico’ del Comune: di certo Marino avrà meno libertà di prima nel proporre iniziative da molti considerate ‘estemporanee’ (ad esempio le pedonalizzazioni, l’allontamanento dei camion bar dalle aree turistiche, il registro delle unioni omosessuali) e avrà uno spazio di manovra limitato dalla presenza di una personalità ingombrante come quella di Causi e da quella di Esposito, in qualità di referente di Renzi.

L’impressione conclusiva è che a meno di grosse sorprese i prossimi mesi saranno volti a cercare di risolvere le urgenze rappresentate da trasporto pubblico e nettezza urbana, per poi staccare la spina nei primi mesi del 2016 ed andare al voto in primavera.

CERCASI GOVERNO. ASTENERSI PERDITEMPO

Io Bersani non l’ho capito veramente… poi si lamentano se si sentono accusare di essere ‘vecchi’ e quant’altro… cambiare una forma mentis è difficile e complicato, specie se si ha a che fare con persone che stanno in politica da vent’anni, forse qualcosa di più… è inutile: è come quando mio padre mi dice  “sul giornale non dicono mai niente delle corse ciclistiche” e io gli rispondo:  “scusa, ma Internet che ci sta a fare?”. Non è colpa loro, poverini, è che non ci arrivano proprio. Naturalmente l’altra risposta possibile è che sia tutta ‘strategia’… Tuttavia, inettitudine o strategia, mi dico: quanto tempo perso: il MoVimento 5 Stelle ha detto in tutte le salse e in tutti i dialetti che un Governo guidato dai vecchi partiti non l’avrebbe mai appoggiato; Bersani fino all’ultimo ha sperato nel contrario, forse incoraggiato da quello che è successo con l’elezione di Grasso, chissà… magari dopo aver cercato di ‘smacchiare il giaguaro’ sperava di aprire M5S come una scatoletta, facendone brandelli e conquistando la maggioranza che gli serve… che poi tra parentesi mi chiedo un Governo sostenuto dal PD e da pezzi raccolti a destra e manca come pensa di poter governare… Ancora una volta il PD sembra pensare: intanto andiamo al Governo, poi si vede: la solita, vecchia, consunta, strategia fallimentare portata avanti negli ultimi vent’anni. Non cambiano, non ci riescono a cambiare. Bersani non si è arreso davanti all’evidenza, sicuro che dopotutto il MoVimento poteva essere spaccato, sicuro che in un modo o nell’altro il Governo sarà capace di formarlo; ha passato le ultime giornate a ‘consultare’ chiunque: mi chiedo con tutto il rispetto che cavolo c’entri Saviano; allora perché non interpellare Rubbia e Fo, che almeno sono Premi Nobel? Bersani ha sentito tutti, ovviamente per prendere tempo e vedere se intanto, nelle retrovie, si riusciva a concludere qualcosa… Invece a quanto pare, nisba; domani doveva andare ‘a rapporto da Napolitano’, invece dovrà prima passare per l’ennesima volta dai ‘capoccia’ del PD a relazionare… l’impressione è che lo stesso Bersani stia diventando un leader commissariato. Io non lo capisco: soprattutto non capisco questa smania di fare il Capo del Governo; o meglio, la capisco, ma i tempi richiedono nuove procedure, nuovi metodi; non si può passare per la solita trafila: incarico – consultazioni – nuovo incontro col Presidente della Repubblica… e poi?  Non vorrà mica insistere, formare il Governo e chiedere comunque la fiducia in Parlamento??? Così non se ne esce davvero più… tra l’altro sembra che lo stesso Napolitano avesse molte perplessità, e se l’ha capito una persona che si avvia ai 90 anni, poteva capirlo anche Bersani. La soluzione c’è, ed è a portata di mano: se si vuole essere ‘compagni di maggioranza’ del M5S, come sembra sia l’intenzione (per quanto sappiamo bene che esiste una bella parte del PD che non vede l’ora di fare l’accordo col PDL), ci si mette davanti a un tavolo, come stamattina  e si cerca un nome condiviso; cosa che non credo sia poi così difficile…  Invece si è voluto procedere col vecchio sistema, col risultato di aver perso una settimana buona, complimenti per il colpo di genio. Io lo capisco Bersani, provare  a formare un Governo per un uomo politico è una legittima aspirazione, ma la situazione non è normale e avrebbe richiesto una scelta diversa, un passo indietro, in virtù di quella ‘responsabilità’ da lui sbandierata un giorno si e l’altro pure. A questo punto, vedremo cosa succederà venerdì; i casi sono due: o Bersani rinuncia e allora Napolitano, probabilmente dopo Pasqua, farà il famoso e tanto agognato ‘nome’, o cercando l’alleanza PD-PDL o tentanto di mettere il M5S  di fronte ad ‘un’offerta che non può rifiutare’, oppure Bersani insiste e cerca di mettere insieme il suo Governo e di portarlo davanti alle Camere e in quel caso tanti auguri, perché ci vorranno altre due settimane buone per accontentare tutti o quasi, con un esito per niente scontato e anzi probabilmente negativo, con in mezzo anche l’elezione del Presidente della Repubblica e un blocco istituzionale mai visto prima. Ovviamente l’augurio è che Bersani faccia un passo indietro:da elettore del MoVimento Cinque Stelle li aspetto alla prova dei fatti, posti davanti a un nome sul quale non si può discutere; altrimenti, se la strada presa sarà quella di un Governo Bersani sostenuto da elementi presi a destra  e manca, o di un nuovo Governo ‘tecnico’ sostenuto da PD  e PDL, il MoVimento potrà dire di aver avuto ragione…

P.S. E se Napolitano desse l’incarico a Jorge Mario Bergoglio? Voglio vedere chi  si azzarda  a dire qualcosa in contrario…

HABEMUS BERGOGLIO

Un nome ignorato puntualmente dai media, tanto da essere accolto con un silenzio tra il perplesso e il deluso da parte della Piazza; ma poi a ben vedere l’ultima volta era stato il secondo più votato dopo Ratzinger, e c’è chi suggerisce che avesse addirittura fatto un passo indietro,  chiedendo di non farsi votare.

Non è un italiano come Scola, ma ha il cognome italiano;  non è un europeo, ma nemmeno uno statunitense; non è un Papa ‘di frontiera’, africano  o asiatico, ma viene da un continente pieno di problemi, ma profondamente cattolico.

Non è un francescano come O’Malley, ma si è comunque dato nome Francesco; non è un giovane, e questo è forse il dato che lascia più perplessi: non si capisce bene se si sia voluto scegliere un Papa ‘di esperienza’, che conosce certi ‘meccanismi’ e sa dove intervenire senza sconvolgere tutto, anziché un giovane battagliero, e se piuttosto la scelta di un ‘nome consolidato’ sia il risultato di un compromesso, di un virare verso un altro nome in mancanza di accordo tra gli eventuali vari schieramenti all’interno del Conclave.

Si è presentato in maniera timida, discreta, dando quasi l’impressione di scusarsi: ha chiesto al ‘popolo’ di pregare per lui, ed ha abbassato il capo di fronte alla folla, quasi in un atto di sottomissione di fronte al gregge.

Di lui si dice che giri abitualmente a piedi o sui mezzi pubblici, è risaputo sia tifoso della squadra del San Lorenzo e a poche ore dall’elezione gli piovono già accuse di collusione con la dittatura argentina.

In tutti i casi, una grande sorpresa… o forse no: a ben vedere il suo nome ce l’avevamo tutti davanti agli occhi, abbiamo preferito farci affascinare da altre personalità.

In tutti i casi, il fatto che abbia scelto come nome Francesco, primo Papa a usare questo nome (e primo gesuita a diventare capo della Chiesa cattolica), è fortemente simbolico e programmatico: è un impegno enorme e un carico gravosissimo, perché è la promessa  e la speranza di una Chiesa che guardi con maggiore insistenza agli ultimi, se necessario spogliandosi di ogni inutile orpello: e se pensiamo a tutti gli intrighi, le trame, gli scandali degli ultimi tempi, è un compito improbo: gli auguro con tutto il cuore di riuscirlo ad adempiere…