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RENZI: LA MORTE DELLA DEMOCRAZIA

E per fortuna che dicevano che i ‘cinquestelle sò fascisti’… porca miseria…

Premessa: Il Governo Letta ha raggiunto un solo risultato: il calo dei tassi d’interesse sul debito pubblico, che vogliono dire pagare meno e liberare risorse per altro. Un risultato positivo e che gli va riconosciuto,  ma che ad essere onesti era il minimo che ci si potesse aspettare. Enrico Letta ha commesso un solo, grave errore: pensare che gli italiani, dopo il massacro fiscale perpetrato da Monti & Co., fossero disposti ad aspettare le calende greche per vedersi restituire almeno qualcosa, specie considerando che negli ultimi abbiamo assistito a un pò di tutto: dalla riduzione delle multe sulle slot machine illegali, ai regali fatti alle banche… i cittadini sono sempre l’ultima ruota del carro, vengono sempre alla fine, dopo qualcun altro. Letta sarebbe potuto continuare a stare dove sta, se almeno avesse dato qualche segnale positivo: che ne so, una riduzione delle accise sulla benzina, un alleggerimento fiscale, anche modesto… invece, ha ‘regalato’ agli italiani la mini-IMU. Credo che Letta sia in perfetta buona fede quando dice: nel 2014 vedrete i risultati… il problema è che il 2014, dopo il 2012 e il 2013, è già troppo tardi.

In tutta questa situazione, c’era il fattore Renzi. Ora,di Renzi  erano chiare almeno due cose: la sua sfrenata ambizione, e la volontà di presentarsi come ‘l’uomo del popolo’ eletto ‘contro il Palazzo’; era chiaro che prima o poi queste due nature si sarebbero dovute scontrare. Ha vinto la prima, con buona pace del ‘popolo’; con una mossa che ricorda il più bigio vecchiume del trio Craxi-Andreotti-Forlani, Renzi dà il benservito a Letta per insediarsi lui a Palazzo Chigi, accompagnato da una serie di personaggi (i nomi che circolano sono da brivido: da Baricco alla cultura a Farinetti all’agricoltura) che danno l’idea di un Berlusconi in salsa radical-chic. Insomma, Renzi ha gettato la maschera:  altro che ‘nuovo’,  Renzi è un personaggio che esce fuori direttamente da “The Walking Dead”.

Tutto questo, ovviamente, col bene placito del Presidente Napolitano, del quale Renzi si è improvvisamente scoperto uno strenuo difensore: guai ad andare alle elezioni, le elezioni sono il Male, le urne sono il Demonio, specie da quando gli italiano hanno mostrato di gradire il MoVimento Cinque Stelle. Non sia mai: se gli italiani ‘come piace a loro’, non si vota. M5S al 21 per cento è ancora un rischio troppo grande, bisogna aspettare che scenda almeno fino al 10; per questo guarda caso Renzi parla addirittura del 2018: perché sa benissimo farà l’impossibile per fare in modo che il suo ‘tentativo’ duri, nella speranza che le cose migliorino e che l’Italia torni ad essere un Paese – secondo lui – ‘normale’, dove la gente vota chi ‘deve’ votare.

Insomma, il ‘democraticissimo’ Renzi, quello che è sempre ricorso alla ‘base’ contro il ‘Palazzo’, scopre che no, meglio non votare, quando è molto più facile farsi investire dal Presidente.  Tanti saluti alla democrazia: se un Governo cade, la soluzione è andare a votare, specie in una situazione come quella italiana… ma no, votare non si può, perché un Paese dove M5S prende oltre il 20 per cento non è normale; è invece normale un Paese dove rischiamo di avere tre Presidenti del Consiglio di fila che non rispondono al popolo, che non li ha eletti, ma solo al Presidente della Repubblica che li ha ‘incaricati’; è normale un Paese dove un segretario di Partito manda a casa un Presidente del Consiglio compagno dello stesso Partito; è normale un Paese dove le ‘crisi di Governo’ si gestiscono in colloqui privati, vengono spiegate tramite lanci di agenzia, twitt e conferenze stampa, senza che il Parlamento possa dire ‘A’… Chissà se la Presidente della Camera, sempre pronta rampognare chiunque non si comporti come lei crede che ci si debba comportare, avrà qualcosa da ridire.

Tanti saluti al metodo democratico e alla volontà popolare: l’importante è che non si voti, perché dopo tutto, come ha detto ‘qualcuno’, le elezioni? Sciocchezze!!!

DI SINISTRA, DESTRA, MOVIMENTO CINQUE STELLE E POLEMICHE ASSORTITE

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Quando ho cominciato a interessarmi vagamente di politica, come molti della mia generazione, ad inizio anni ’90, con Tangentopoli e via dicendo, mi definivo esplicitamente di destra: mi piacevano Fini e il suo ‘spazziamoli via tutti’ (credo lo votai anche come sindaco di Roma, in contrapposizione a Rutelli che già allora aveva mostrato la sua indole di voltagabbana),  avevo anche una certa fascinazione per la Lega e il concetto di Federalismo… non nascondo, ma non credo sia una colpa, o qualcosa per cui mettermi in croce, che ammiravo Berlusconi, per tutto quello che aveva fatto fino a quel momento… poi col passare degli anni, ai tempi dell’Università, ho un pò cambiato opinione… alla fine, tutta una questione di ‘cosa viene prima’, se i ‘diritti’ o i ‘doveri’.  Per chi è di destra, vengono prima i ‘doveri’: il dovere di servire e onorare la Patria, il dovere di costruirsi una famiglia, il dovere di trovarsi un lavoro, anche umile, per contribuire allo sviluppo della Nazione; per la sinistra, vengono prima di diritti, ovvero, prima lo Stato deve mettere in condizione i cittadini di avere un lavoro che risponda alle proprie aspirazioni, di raggiungere il proprio benessere a prescindere da dove si parte. Poi vabbè, in mezzo c’è un oceano di differenze, ma in fondo secondo me la differenza di fondo tra destra e sinistra è questa: per la destra viene prima il singolo con le sue capacità e doveri nei confronti della società, per la sinistra i doveri sono innanzitutto della società nei confronti del singolo.

Sono di sinistra? Credo. Almeno, penso che le organizzazioni ‘sociali’, la società, lo Stato, chiamatelo come volete, esistano in quanto garantiscano al cittadino di accedere a diritti che altrimenti se fosse solo, non gli sarebbero garantiti. Intendiamoci, credo in un certo senso lo stesso singolo sia ‘artefice del proprio destino’ (concetto eminentemente di destra), ma se uno Stato deve esistere, la sua funzione è proprio quella di fare in modo di garantire un insieme anche limitato di mezzi, anche ai più deboli o  meno ‘forti’. Sono di sinistra quando penso che ognuno pagando le tasse debba contribuire al benessere sociale, divento di destra quando le tasse pagate vengono sprecate o usare per mantenere gli apparati burocratici dei partiti come succede in Italia: a quel punto, meglio che ognuno si tenga il proprio e aiuti il prossimo con la beneficenza. Sono di sinistra quando dico che bisogna aprire le porte  a chi scappa dall’Eritrea o dalla Siria, o da posti dove rischiano la vita, divento di destra quando certi immigrati pensano di potersi comportare in Italia come facevano a casa loro, e addirittura insultano gli italiani..

In fondo, non ho mai creduto che si possa essere completamente di destra o di sinistra: prendete il più ardimentoso difensore dei principi comunisti, mettetegli a rischio casa e risparmi in virtù del ‘bene superiore della società’ e vede come diventa subito uno strenuo difensore della proprietà privata; prendere uno che in casa tiene il busto di Mussolini, e magari scoprite che poi  nel tempo libero fa del volontariato a favore degli immigrati… Insomma, se a una persona chiedono ‘sei di destra o di sinistra’, la risposta più onesta dovrebbe essere ‘dipende’. In Italia, e questo è uno dei problemi di fondo, c’è invece questa luogo comune secondo cui se si è ‘di parte’, lo si è fino al midollo, e a mancare è soprattutto il rispetto per l’altro: per chi è di sinistra, chi non la pensa come loro è automaticamente un fascista; per chi è di destra, chi non è come loro, è automaticamente uno stalinista. Sotto questo punto di vista, l’Italia, fa schifo.

Dai primi anni ’90 in poi, questa situazione si è incancrenita: per gli elettori di Berlusconi, chi votava altrove era un pericoloso liberticida; per gli elettori di sinistra, chi votava Berlusconi era un ignorante, uno indottrinato dalla tv… le persone di buon senso e gli intellettuali? Tutti sinistra. Gli str***i fascisti, adoratori del ‘dio denaro’? Tutti a destra… Che schifo, ribadisco.  Lo stesso trattamento sta venendo riservato al MoVimento Cinque Stelle; il principale argomento di discussione è ‘Grillo è un fascista’. Se Grillo chiede il reddito di cittadinanza o si schiera contro la TAV, è populista; se le stesse cose le dicono SEL o il PD, allora è buon senso. Poi mi viene detto: eeeeh, ma Grillo certe cose le dice solo per prendere i voti… Perché, gli altri no???? Insomma, la questione qual è? Grillo è in malafede e invece Epifani, Letta, Renzi, Civati, Cuperlo, Monti, Casini, Alfano e Brunetta sono tutti santi che hanno a cuore le sorti degli italiani? E comunque, quale altro scopo ha una forza politica che si presenti alle elezioni se non quello di prendere i voti per andare al Governo (o piuttosto, salire al potere)?

In giro c’è una disonestà intellettuale disarmante: il centrosinistra, nelle sue varie articolazioni, è andato avanti per vent’anni sostenendo che l’unico problema dell’Italia era Berlusconi, salvo poi salvargli le chiappe ogni qual volta è andato (brevemente) al Governo, perché avere il ‘nemico’ contro cui ragliare era molto più comodo che non tirare fuori qualche idea degna di questo nome… adesso stanno ripetendo lo stesso errore con Grillo: la disoccupazione? E chi se ne frega. Le tasse? E chi se ne frega. Le carceri? E chi se ne frega (a parte quando parla Napolitano, se lo stesso problema lo solleva Pannella da dieci anni, stica**i), l’immigrazione? E chi se ne frega (a parte quando ci sono da piangere centinaia di morti); mi si chiederà perché io parli spesso male del PD: perché mi fa inca**are; del PDL che devi dire? E’ coerente, è il partito di Berlusconi e con Berlusconi: le idee sono quelle, lo scopo è chiaro, quindi puoi prendere posizione, pro o contro, il discorso è semplice.  Io Alfano, Brunetta, Santanché, Bondi, Lorenzin, De Girolamo non li sopporto; l’unico per cui ho un minimo di stima è Lupi, ma più che altro perché corre le maratone e questo me lo rende simpatico, a prescindere.

Il PD è una caso diverso, e mi fa inca**are perché il PD che potrebbe essere e che vorrei è molto diverso da quello che è… A me fa inca**are che il PD abbia scelto Epifani come segretario e che abbia Cuperlo come unica alternativa  a Renzi, e che continui a relegare nelle retrovie persone come Debora Serracchiani che se dirigessero il PD o si candidassero alla premiership Grillo lo spazzerebbero via in cinque minuti. A me il PD fa inca**are, perché ha messo a guidare il Governo uno dei suoi che non ha detto mezza parola sull’aumento delle pensioni da 300 euro o sul taglio delle accise sulla benzina, ma in compenso trova il modo di condonare 1,9 miliardi di euro di multa a chi ha frodato il fisco gestendo le slot machine, o quando sostiene che ‘su certe spese’ (leggi caccia F35), purtroppo ‘non c’è niente da fare’.

Dico che è inutile prendersela con gli italiani ignoranti se il MoVimento Cinque Stelle continua ad essere sopra al 20 per cento; non è l’ignoranza degli italiani, è l’inettitudine altrui: quella di Berlusconi che da vent’anni ciancia di ‘rivoluzione liberale’ e che se poi non la porta avanti, la colpa è sempre degli alleati traditori o della Magistratura; e quella del centrosinistra che ogni volta che è andato al Governo ci è andato male organizzato. La differenza tra il MoVimento e gli altri è tutta qui: gli altri hanno provato fallendo. Il MoVimento Cinque Stelle sta in Parlamento da pochi mesi, esiste da pochi anni, ma improvvisamente per alcuni sembra sia diventato l’unico problema dell’Italia.  Boh, se vi fa piacere pensarlo, accomodatevi, ma resta il fatto che dire ‘Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’ non è un argomento, è un modo furbetto per evitare il confronto e una strada comoda per continuare a pensare di avere una superiorità morale e intellettuale che in realtà non avete. Mentre nel MoVimento Cinque Stelle c’è anche tanta gente critica (a cominciare dal sottoscritto) dalle altre parti non c’è nessuno che sia disposto a riconoscere a Grillo un seppur minimo merito, o beneficio del dubbio: “Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’. In fondo è la stessa cosa successa con Berlusconi, che non era la causa, ma il sintomo, lo stesso è il MoVimento Cinque Stelle, risultato degli ultimi vent’anni di malapolitica, ma la colpa invece è degli italiani che – ma che strano – non danno fiducia agli altri.  Continuate così, fatevi del male.