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LA SITUAZIONE ECONOMICA

Ormai credo sia conclamato, dipende in gran parte dalle regole e dalle scelte demenziali imposte da Bruxelles; che in recessione l’austerity e la ‘disciplina fiscale’ siano perniciose ormai lo ha capito anche chi (con tutto il rispetto) ha solo la licenza elementare. L’errore di fondo dell’unione economica europea è stato quello di rendere la BCE il baluardo contro l’inflazione, quando diciamocelo, un pò di inflazione ‘endemica’, diciamo attorno al 2 – 3 per cento, non ha mai fatto male a nessuno. Attualmente in Italia l’inflazione è attorno all’un per cento e i risultati sono quelli che vediamo, coi consumi al palo… anche se a ben vedere, che i consumi alimentari diminuiscano non è un male, perché come ho sentito dire a qualcuno, tra cui Petrini di slow food, in Italia si butta via il cibo a tonnellate e quindi se i consumi alimentari calano, vuol dire semplicemente che si spreca di meno.

Poi c’è la questione del deficit: in questi giorni si parla di chiedere all’UE di poter sforare di mezzo punto rispetto al limite del 3 per cento… mezzo punto!!! Il problema non è il ‘mezzo punto’: il problema è che per far ripartire l’economia, bisognerebbe far arrivare il deficit al 4 – 5 per cento del PIL: non è una bestemmia, siamo in una situazione senza precedenti, è inutile continuare a prenderci per i fondelli con sta storia dei limiti.

L’inflazione bassa e la disciplina fiscale sono obbiettivi sacrosanti da perseguire, ma quando l’economia cresce: si mette da parte quando ci sono le vacche grasse per pararsi le chiappe per i periodi di magra… è un concetto semplice, semplice, ma a Bruxelles c’è un gruppo di minus habens che sembrano non capirlo: e questi sono i risultati.

La mia ricetta? Aumentare il deficit, possibilmente agendo solo sulle tasse, senza aumentare la spesa pubblica, più difficile da gestire quando la crisi sarà finita; anche la questione dei debiti delle pubbliche amministrazioni è risolvibile restituendo i debiti sotto forma di esenzioni fiscali. Inoltre, aumentare la liquidità imponendo alle banche di allargare i cordoni della borsa, cosa che fino ad ora è stata fatta in modo molto relativo… addirittura si potrebbe fare in modo che a erogare prestiti a famiglie e imprese in difficoltà sia la stessa Banca d’Italia, bypassando un sistema bancario infarcito di furbi e speculatori.

Si abbassano le tasse, le famiglie possono tornare a consumare, le imprese a investire, si assorbe un pò di disoccupazione, l’inflazione probabilmente tornerebbe a crescere, ma come detto non è un male. Ovviamente sono provvedimenti che vanno approvati in sede europea, è necessario sbattere i pugni sul tavolo… tanto ormai a essere ‘in ordine’ sono rimasti praticamente solo la Germania e qualche Paese baltico e scandinavo… ovviamente per fare questo ci vuole un Governo forte, e dubito che la forza necessaria, per quanto riguarda l’Italia, possa essere espressa da una grande coalizione PD-PDL, dominata dai veti incrociati: è risaputo che un Governo sostenuto da una maggioranza del genere sarebbe deboluccio e succube di Bruxelles, proprio ciò che si augurano in tanti, fuori dall’Italia…

IL DIRETTORIO DEL PRESIDENTE

Quando Napolitano ha annunciato la scelta dei 10 saggi, la cosa mi ha lasciato abbastanza sorpreso: ho pensato, pensa tu, ha scelto un metodo per accontentare tutti o, piuttosto, per non scontentare nessuno… Ammetto che poi fin dall’inizio non avevo compreso in fondo il ‘senso’ dell’operazione, che a dire la verità al momento resta un pò oscuro per tutti.  Arriva la lista dei nomi, e spunta la delusione: un’accozzaglia di nomi già sentiti, di vecchi ‘maneggioni’ della politica che girano da anni (Quagliariello, Violante), affiancati da ‘astri nascenti’ (Mauro, Bubbico, Giorgetti) e da una serie di nomi più o meno conosciuti o altisonanti, rimediati dai ‘cervelloni’ della giurisprudenza, o dalle solite istituzioni economico – finanziarie (grida vendetta l’ennesimo ‘genio’ uscito dalla Banca d’Italia… banchieri, anche basta), con l’aggiunta dell’inserimento di un componente dell’attuale Governo, per dare un’ulteriore parvenza di ‘regolarità’ alla questione.  Di fronte alle rimostranze, in parte giustificate, di chi segnala l’assenza di donne, molto più grave mi pare il fatto che per l’ennesima volta in una fase delicata dell’Italia ci si rivolga a giuristi, esperti di economia o semplicemente politici in carriera: non uno, dico uno, che si occupi di cultura o ambiente: si ciarla tanto di questi ‘asset’ sui quali l’Italia potrebbe benissimo campare e alla grande, di rendita, ma al momento buono, mai una volta che ci rivolga ad un esperto del ramo. Le perplessità poi aumentano quando si pensa alla ‘ragion d’essere’ di questa sorta di ‘direttorio’. In Italia c’è un Governo, per quanto dimissionario; in Italia c’è un Parlamento, democraticamente eletto, che può redigere e approvare leggi. Punto. Non si vede a cosa serva un gruppo di cervelloni scelti dal Presidente della Repubblica, per fare non si sa bene cosa. Il senso, da quello che ho capito, sarebbe quello di ideare progetti: il brainstorming tra i cervelloni, tra cui ci sono rappresentanti di PD, PDL, Lega  e Scelta Civica (naturalmente nessuno del MoVimento Cinque Stelle, ed è meglio così, vista la compagnia), servirebbe, forse, a bypassare le lungaggini parlamentari per portare in aula provvedimenti da approvare con rapidità. Tuttavia mi chiedo: ma il Parlamento fa così schifo? Ci metterà tanto, ma è pur sempre democraticamente eletto. Qui abbiamo una cosa strana: un Presidente della Repubblica, eletto da un Parlamento non più incarica, che non si sa  a quale titolo invece di dare un incarico definito per formare il Governo, si sceglie dieci persone di sua fiducia, non si sa bene con quale ruolo; sembra quasi che si sia di fronte a un ‘corpo intermedio’ tra Parlamento e Governo dimissionario, scelto però con pura e totale discrezionalità dal Presidente della Repubblica: secondo me c’è da porsi un serio interrogativo sulla costituzionalità di una soluzione del genere, soprattutto c’è da chiedersi  – senza lanciare accuse – se il fatto che la Costituzione non lo vieti esplicitamente, la renda automaticamente praticabile. L’impressione è che Napolitano abbia voluto tergiversare, cercando di trovare una soluzione che, in mancanza di un Governo nel possesso di pieni poteri, agevoli l’approvazione di provvedimenti urgenti; una soluzione che permette di offrire una parvenza di stabilità davanti all’estero (ma basteranno i 10 piccoli indiani per rassicurare i mercati), e di far passare in maniera meno caotica il periodo che va da qui all’elezione del nuovo Presidente, che così potrà serenamente decidere se assegnare un nuovo incarico, o sciogliere le camere ed andare ad elezioni; sembra inoltre intravedersi il  tentativo, riunendo i rappresentanti delle ali più ‘dialoganti’ di PD  e PDL di riavvicinare i due, magari agevolando al prossimo inquilino del Quirinale il compito di trovare una soluzione di compromesso per la creazione della grande coalizione, tanto auspicata dai mercati, dall’Europa, dalla Germania, dalle agenzie di rating, del PDL e di settori non marginali del PD, con l’ovvio obbiettivo più a lunga gittata di depotenziare il MoVimento Cinque Stelle e rimettere il pallino nelle mani di quelli che negli ultimi vent’anni ci hanno portato dove siamo. L’unico problema è che vista la loro conclamata inettitudine, se PDL e PD vanno al Governo insieme, al prossimo giro il MoVimento becca il 40 per cento e passa…