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MADAUS, “LA MACCHINA DEL TEMPO” (CENTO CANI /AUDIOGLOBE)

Madaus
La macchina del tempo
Cento Cani / Audioglobe
http://www.madaus.org

Nato dalla collaborazione di quattro musicisti dell’Accademia della Musica di Volterra, il progetto Madaus giunge al traguardo del primo lavoro sulla lunga distanza. Madaus, ovvero: mad – house, scritto come si pronuncia, riferimento esplicito all’attività portata avanti dalle due componenti femminili del gruppo, nella musicoterapia, a sostegno dei portatori di handycap e nelle carceri; e ancora il tempo, troppo frenetico, del mondo in cui viviamo e dal quale spesso si vorrebbe volentieri fuggire.

Un’esperienza che marca il disco anche in alcuni dei suoi capitoli: “La macchina del tempo” si presenta come un concept dedicato appunto al tempo: il tempo degli amori in corso, vissuto ‘in presa diretta’ e quello delle relazioni sfumate, spesso rimpianto; ma anche, e forse soprattutto, il tempo che si fa ‘spazio’, il tempo presente vissuto con l’immaginazione, all’interno delle mura di un carcere o di una struttura psichiatrica e quello futuro, dei sogni da realizzare quando certe esperienze saranno concluse.

I Madaus danno forma sonora a questi concetti dosando in maniera accorta ed efficace le proprie coordinate stilistiche: la provenienza accademica si fa evidente in episodi che raccolti in una dimensione cameristica, uniti alle salde radici nella tradizione cantautorale italiana (con esiti a volte all’insegna di un pop ‘di classe’), ma pronti ad aprirsi ad altre influenze, dalle atmosfere sinuose del tango, passando per profumi jazz, fino  a quelle allegre e sgargianti del charleston; l’impronta emotiva del disco è frutto del dialogo continuo tra la voce di Aurora Pacchi e il piano di Antonella Gualandri, sostenute dalla sezione ritmica costituita da David Dainelli e Marzio del Testa. Piano, basso e batteria costituiscono la matrice di un ensemble musicale pronto ad arricchirsi attraverso strumenti vintage o creati ad hoc (come nel caso di un ibrido tra basso e batteria).

Rilassamenti, sottile erotismo, pathos si alternano a momenti con ispirazioni da colonna sonora e parentesi in cui si fa strada una maggiore allegria in un lavoro che ci mostra una band matura sotto il profilo tecnico e a buon punto nel cammino verso il raggiungimento di un’identità stilistica compiuta.