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PLAYLIST 7.2021

Periodica selezione di brani e singoli ripresi dalla recensioni del blog.
Come al solito, preciso che non si tratta di una classifica vera e propria, anche se i brani sono comunque ‘ordinati’ in modo crescente di gradimento…

Pianese, ‘Ieri’

Caravelle, ‘Quello che c’è’

Vento, ‘Liberarmi di te’

Karkano, ‘Giullare’

Mang, ‘Fantasia’

Krifal, ‘Con me’

Spinozo, ‘All my love’

Utah, ‘Chi sei tu?’

Tommaso La Notte, ‘Una poesia di Montale’

Edodacapo, ‘Seicomelamiaex’

Labelle, ‘Nudaxte’

Riccardo Clima, ‘Berlino ’89’

Gianluca Amore, ‘Cold and Red’

Grid, ‘Neve in tasca’

Nudda, ‘Nonusciraidaqui’

Tramo, ‘Fai il bravo’

AliC’è, ‘Le chiavi di casa’

Atlante, ‘L’inizio è la mia fine’

BNB Music MMXX, ‘Mai’

Marvo MD, ‘Osaka’

Bento, ‘UA’

Il Proposito, ‘Houdini’

Dellarabbia, ‘L’Enigmista’

Il Geometra, ‘Per tutte le madri’

Matchless, ‘Sai che c’è’

Sis, ‘Volcano’

ATLANTE, PAURE / VERITÀ (PAN MUSIC / LIBELLULA MUSIC)

Secondo lavoro per questo trio di stanza a Torino, dedito a un mix di rock ed elettronica.

“Paure / Verità”: sensazioni ed emozioni che nella vita sono spesso e volentieri collegate, le une nascendo o trovando significato nelle altre.

Si affrontano le proprie paure e si scopre magari qualcosa di ‘vero’ su sé stessi o al contrario, cercando certe ‘verità’ si finisca per affrontare le proprie paure.

Tutto ciò, nelle parole della band, partendo da due elementi – cardine: l’Amore e il Tempo: anch’essi intimamente legati, nel loro svolgersi e ripetersi, con alti e bassi.

Nove brani in cui riflessioni sui sentimenti, specie sullo svolgersi di ‘storie’ spesso destinate a concludersi nello stesso momento in cui cominciano, e sul senso di vuoto lasciato dopo la loro fine, trovano un ampliamento in altrettante considerazioni sullo svolgersi dell’esistenza in generale, prendendo in parte le mosse dalla visione offerta da Terzani ne “La fine è il mio inizio”, qui tradotto ne “L’inizio è la mia fine”.

La formula sonora, come accennato, cerca di coniugare rock ed elettronica, sulla scorta di artisti come Bon Iver, riprendendo la lezione ‘alternative’ dei Verdena nel contempo guardando a una certa scena cantautorale (loro stessi citano Niccolò Fabi).

Qua e là, tentativi maggiormente ‘radio friendly’ (vagamente à la Foo Fighters), qualche ballata malinconica (accenni di Afterhours) si mescolano episodi all’insegna di tentativi sperimentali.

EUGENIO IN VIA DI GIOIA, “TUTTI SU PER TERRA” (LIBELLULA MUSIC)

I torinesi Eugenio In Via di Gioia approdano al traguardo del secondo lavoro sulla lunga distanza, dopo aver mietuto un buon successo di pubblico e critica con l’esordio, “Lorenzo Federici”.

Il titolo, “Tutti su per terra”, accompagnato da una copertina che rivolta il mito di Atlante mostrandocelo schiacciato sul pianeta, anziché a sostenere la volta celeste, delinea il filo conduttore dei nove brani, quello di un ‘mondo alla rovescia’, dominato da una generale inconsistenza fatta di mode passeggere, rapporti umani labili, una società sempre più rarefatta.

“La realtà è aumentata a tal punto da rendere esigua la fantasia”: l’incipit di ‘Giovani Illuminati’, traccia di apertura, appare quasi programmatica, paradigma di un progresso tecnologico nel quale ormai siamo immersi quotidianamente, che apparentemente rende tutto possibile, ma che alla fine tarpa proprio la capacità immaginifica che distingue gli uomini dagli altri esseri viventi.

Si continua così, per mezz’ora, in un mondo che appare correre con noncuranza verso l’Apocalisse, in cui il rapporto di interdipendenza con la natura si è forse irrimediabilmente deteriorato, in cui si vive oppressi dalle nevrosi quotidiane perdendo forse di vista il quadro generale.

Il rumore di fondo di un mondo sempre più interconnesso porta a un bisogno di silenzio che viene colmato con la rarefazione dei rapporti umani. Soluzioni ‘estreme’ al problema del bullismo, un Pinocchio divenuto adulto e, venuto meno il Grillo Parlante, libero di vivere senza troppi scrupoli morali. La bulimia informativa che porta all’insensibilità, così come il disboscamento continuo rende i terreni impermeabili, fino a un finale che evoca una ‘pace mondiale’ prodotto di un’inquietante democrazia globale, in cui anche gli eroi hanno alzato bandiera bianca.

Gli Eugenio In Via Di Gioia scelgono ancora una volta l’arma del sarcasmo, condito con un filo di cinismo e una punta di autentica cattiveria, per prendere di petto una società per certi versi ormai sotto controllo; la formula sonora continua ad essere arrembante, mescolando folk e rock, cantautorato e suggestioni da ‘banda di paese’, anche se tra le pieghe del disco si intravede la necessità di qualche complicazione in più, di non volerla buttare completamente sull’aspetto ludico, di ritagliarsi spazi di riflessione, anche amara.

Guardando a certi illustri predecessori – Gaber, Jannacci, Graziani – gli Eugenio In Via di Gioia continuano a percorrere con personalità la propria strada, riuscendo a superare le difficoltà poste da un secondo lavoro che doveva confermare quanto di buono mostrato nell’esordio.