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ELEZIONI ROMANE

Cacchio, come passa il tempo… sembra ieri, come citava una canzone di Bennato… e rieccoci qui, cinque anni dopo, a rieleggere il sindaco della Capitale.  Come andarono le cose l’ultima volta, lo ricordiamo un pò tutti: ricordiamo Veltroni ‘il Supersindaco’ specializzato nel tagliare nastri; ricordiamo i problemi sottovalutati o passati in secondo piano, come la più classica ‘polvere sotto il tappeto’; ricordiamo i lustrini della ‘Festa der cinema’, mentre in periferia cresceva il malcontento e l’astio verso ‘l’altro’; ricordiamo la favoletta di ‘Roma città dell’accoglienza’ quando poi bastava salire su un autobus o andare in un mercato per capire che le cose non stavano esattamente così; ricordiamo la scelta demenziale di ricorrere a un cavallo di ritorno come Rutelli… e infine ricordiamo il trionfo di Alè – Magno, con contorno di saluti romani sotto al Marco Aurelio… Tante grazie.

Sono passati quattro anni e a Roma le cose non sono migliorate; a dirla tutta non sono nemmeno naufragate, Roma dà l’impressione di essere un enorme transatlantico che va avanti per conto suo a prescindere da chi la governa; il problema arriva se il mastodontico natante si arena, perché allora disincagliarlo è un bel dito in c**o… Dopo cinque anni Roma non è ‘incagliata’, ma senz’altro non ha cambiato rotta: i problemi sono sempre gli stessi, a cominciare dal traffico e dalla nettezza urbana: questioni che in questi quattro anni sono state bel lungi dall’essere affrontate di petto, ma che sono state lasciate lì a incancrenire… sulla raccolta differenziata qualcosa si è fatto, ma in cinque  anni i risultati sono sotto la media, per non parlare della questione della discarica di Malagrotta;  se poi pensiamo che guarda caso, proprio le due società che gestiscono trasporto pubblico e spazzatura – ATAC e AMA – sono state al centro di scandali riguardanti assunzioni clientelari, il cerchio si chiude.

Altri quattro anni di Alemanno sarebbero quindi una jattura con pochi precedenti; il problema è però chi mettere al suo posto; il candidato più papabile è ovviamente Marino, sostenuto dal centrosinistra. Ora. Marino è una persona onesta e degna; lascia qualche dubbio il fatto che si intenda più che altro di medicina, per quanto mi riguarda sarebbe stato un ottimo Ministro o Assessore alla Sanità, ma sarà veramente adatto a fare il sindaco? Venisse eletto, mi auguro almeno si circondi delle persone giuste… il problema è che nel caso diventasse sindaco, Ignazio Marino avrebbe le mani legate, ammanettate da un partito che anche a Roma è ridotto ad una serie di bande in lotta tra loro per il territorio. Fosse eletto, Marino avrebbe a che fare con un PD costituito da almeno tre partiti: la base, che l’ha eletto alle primarie, la ‘banda Gentiloni’ (per intenderci il PD che segue la tradizione rutellian-veltroniana) e la ‘banda Sassoli’ (ovvero il PD del versante Bersanian – D’Alemiano); aggiungiamoci Sel e, probabilmente Alfio Marchini che, da uomo sedicente di sinistra, correrà in suo soccorso in un eventuale ballottaggio… Il risultato sarà la solita accozzaglia cui la sinistra ci ha abituato da tempo, con la solita spartizione delle poltrone e risultati nefasti per l’amministrazione cittadina. Iganzio Marino ha la mia stima e il mio rispetto, ma mi dispiace, Roma ha già dato. Basta così, è tempo di provare altro. Alemanno ha avuto la sua occasione e i risultati (non) si sono visti.

Io darò il mio voto al Cinque Stelle Marcello De Vito: il suo programma non è poi così dissimile dagli altri (tutti sono abbastanza dominati da dichiarazioni di principio, ed idee un pò generiche, entrando non troppo nel merito delle questioni), però che devo dire? Mi dà fiducia. Mi dà fiducia per lo stesso motivo per cui mi danno ancora fiducia i Cinque Stelle: sono nuovi, hanno entusiasmo e voglia di fare, non sono legati a logiche vecchie viste fino ad ora; poi per carità, può anche essere che una Roma governata dal MoVimento imploda dopo un anno e messo e si debba riandare ad elezioni, tutto è possibile; la mia impressione è che però per governare bene Roma ci voglia solo un pò di conoscenza e di ‘vissuto’ dei problemi e di buon senso; soprattutto, c’è bisogno di evadere dalle logiche spartitorie, dagli ammanicamenti, dagli ‘aggiustamenti’ con ‘gli amici degli amici degli amici’; c’è bisogno di piantarla di vedere Roma come un trogolo cui si avvicina di volta in volta il branco di chi vince le elezioni… e sinceramente, se penso ad Alemanno od al PD, non sono tanto sereno, a riguardo; Marcello De Vito mi dà più sicurezza (oltre a chiamarsi come me: Marcello, un nome – una garanzia 🙂 ).

Se poi De Vito non ce la farà e si proporrà il ballottaggio che tutti credono, finirò per dare fiducia a Marino, sperando che riesca a svincolarsi dal legame ingombrante con un partito ed un alleanza in cui gli stracci (ed altro) sono sempre lì lì per prendere il volo; ma sarebbe comunque un voto al meno peggio, nella quasi certezza che tutto rimarrà come prima e che ci si debba solo augurare che l’enorme cetaceo capitolino non si areni da qualche parte.

PICCOLE BERLUSCONIANE CRESCONO

Ieri sera non avendo un ca**o d’altro da fare (e reduce da un’apocalittica inca**atura contro l’ATAC, società che si occupa dei trasporti pubblici romani, per via di un’attesa di 70 MINUTI alla fermata) mi sono messo a guardare il programma di Santoro, ospiti: Umberto Ambrosoli, Niki Vendola, Giorgia Meloni e… Lara Comi, giovane esponente del PDL.  Giovane, ma non troppo: una classe ’83, dunque trent’anni circa – ottimamente portati tra l’altro; su Wikipedia leggo: lauree alla Bocconi e alla Cattolica (classiche università private dove tanto ti laurei sempre bene e in corso, basta che paghi: attenzione, discorso valido per Comi come per tutti gli altri, la vera ‘scuola di vita’ è l’università pubblica, ricordiamocelo sempre) e poi un’esperienza manageriale alla Giochi Preziosi: il ritratto dunque del ‘giovane berlusconiano’ nella migliore accezione, laureato bene e con un’esperienza lavorativa.  Nel 2002 i primi incarichi nell’allora Forza Italia, dal 2009 è parlamentare europea: stando ai dati di Wikipedia, s’è anche data discretamente da fare: una sfilza di incarichi che non finisce più: nel 2012 i colleghi l’hanno premiata come miglior europarlamentare nelle aree mercato interno e tutela consumatori: insomma, Lara Comi sembra una tosta… e allora mi chiedo: perché deve presentarsi così? Perché sembra l’ennesima ‘figurina’ mandata in tv a ripetere a memoria la solita solfa berlusconiana, corredata di tic e atteggiamenti già visti troppe volte? E’ come se andando in tv gli esponenti del PDL non importa quanto bravi e intelligenti siano, debbano sempre recitare una parte. Lara Comi si presenta come l’antitesi perfetta di ciò che negli ultimi anni è sono state le donne abbinate a Berlusconi: capello corto e frangetta aggressiva, abbigliamento che mischia l’eleganza della camicetta con giacca modello college (corredata di un inguardabile simbolo sul taschino), il casual dei jeans, il tocco alternativo e un filo stradaiolo delle Converse, che così passano da simbolo di ribellione  punk quale furono ai tempi dei Ramones – chissà se l’on. Comi li conosce –  a capo di abbigliamento un filo ‘fighetto’. Lontana anni luce, dunque, dall’appariscenza plastificata di Nicole Minetti e delle ‘olgettine’. I problemi nascono quando interagisce con gli altri ospiti in studio:  sembra tutto veramente già visto; il sorriso un filo irrisorio, che durante gli interventi altrui si trasforma nell’espressione di chi sembra dire ‘questi non sanno quello che dicono’;  le interruzioni calcolate dei ragionamenti altrui; l’aprire i propri interventi con una frecciata all’avversario, in modo da suscitarne la reazione e poter sfoderare il classico ‘io però non l’ho interrotta’;  il deviare radicalmente discorso se messa in difficoltà; in mancanza d’altro, il partire in quarta snocciolando numeri non immediatamente verificabile e che comunque potrebbero essere variamente interpretabili;  quante volte lo stesso atteggiamento l’abbiamo visto assumere da Berlusconi o da uno dei tanti esponenti del PDL mandati di volta in volta in televisione? E infatti, a ben vedere, non ce n’è uno che poi in seguito si sia fatto ricordare, abbia fatto strada, tutti fagocitati dal capo, o meglio affossate dal semplice fatto che poi andare in tv e presentarsi come delle sbiadite fotocopie dell’originale, non fa di certo bene ad alcuno… Una volta davanti ad atteggiamenti come quelli dell’on. Comi mi sarei  irritato (a proposito, Vendola c’è cascato e a un certo punto le ha lanciato contro un ‘lei non capisce niente’, rozzo oltre che maleducato, poco fine e segno di troppo nervosismo);  ieri invece la situazione mi ha un filo rattristato, perché l’impressione era veramente che questa giovane donna abbia dei numeri e delle cose da dire (dovrebbe imparare da Giorgia Meloni che, seduta al suo fianco, ha detto in gran parte cose condivisibili in modo chiaro  e senza slogan), ma che stesse lì, recitando una parte anche in maniera forzata… veramente un peccato.

DI QUARTIERI VUOTI E SERVIZI PUBBLICI CARENTI…

Faccio parte della minoranza degli ‘smacchinati’ ovvero: dei non automuniti. Non sto qui a spiegare tutti i perchè e i percome, vi basti sapere che la mia patente pur restando nel portafoglio, una volta presa non è servita fondamentalmente a nulla. Ergo faccio parte di coloro che d’abitudine usano i mezzi pubblici.  Se vi dico che abito a Roma, suppongo possiate immaginare cosa ciò significhi. Significa – e non è la prima volta che succede – uscirsene ad esempio nel primo pomeriggio di una bella domenica mattina per andarsene al cinema… e tornarsene a casa, dopo aver aspettato i mezzi un quarto d’ora buono. Attenzione: non ho detto ‘IL’ mezzo, ho detto ‘I’ mezzi: perché alla fermata dove prendo l’auto io, passano ben quattro linee, ognuna delle quali in questo caso era utile allo scopo (tanto poi avrei dovuto cambiare, per prendere il famoso Tram 8, la cui notorietà ha talvolta oltrepassato i confini cittadini). Sono romano, so come vanno le cose; tuttavia quando mi trovo in queste situazioni allucinanti non posso fare a meno di andare fuori di testa, inveendo contro Alemanno e chi l’ha preceduto: il disastro dei mezzi pubblici a Roma è cominciato almeno 20 anni fa, ai tempi di Rutelli, ed  è proseguito allegramente con Veltroni, Alemanno diciamo che ci sta mettendo del suo, con la ciliegina sulla torta dell’aumento del prezzo del biglietto…  Non ci si abitua mai, a questa situazione. Uno potrebbe anche dire: hai voluto la bicicletta, adesso pedala, ma è un fatto che il sistema del trasporto pubblico a Roma fa schifo; se a una fermata, dove passano 4 linee, in un quarto d’ora non si vede l’ombra di un autobus, c’è qualcosa che non va, e non mi si venga a dire che  ‘è domenica’: questa storia per cui a Roma di domenica il servizio è ridotto è una delle tante prese per i fondelli ai cittadini, visto che di domenica che gente che prende i mezzi è pieno, e vi garantisco che ho visto fermate sovrafollate in attesa di un autobus… Evidentemente però Alemanno e chi l’ha preceduto i mezzi pubblici non li prendono da un pò… Alle spalle però c’è anche un altro problema: il quartiere dove vivo è il Portuense. Intendiamoci, non è un brutto quartiere: ha le sue aree verdi, ospedali a un tiro di schioppo, raramente finisce sulle prime pagine per episodi di criminalità: un quartiere ‘popolare’, ma abitato anche da professionisti. Non ci si potrebbe lamentare, se non fosse che non esistono luoghi di aggregazione, se si escludono le aree verdi di cui sopra, e quale struttura per ragazzini: non cè un cinema, non c’è un teatro (avevano provato ad aprirne uno, di quelli dedicati a produzioni di nicchia, è rapidamente fallito), non un impianto sportivo né un posto dove poter andare ascoltare la musica, non una biblioteca e non parliamo di musei, o luoghi deputati all’arte … nulla, eccezion fatta per un centro anziani,  un paio di teatrini parrocchiali, e qualche sala scommesse / slot. Per il resto, nulla di nulla. Il punto è questo: che in un quartiere (peraltro discretamente popolato) come questo ci dovrebbero essere anche impianti di questo tipo: chi la sera, o nel fine settimana, volesse andare a svagarsi, non dovrebbe essere sempre costretto a usare la macchina (che magari usa tutti i santi giorni per andare e tornare dal lavoro) o affidarsi a un trasporto pubblico i cui standard probabilmente non raggiungono quelli di tante capitali del Terzo Mondo. Insomma, mancano i luoghi di aggregazione e quando si vuole ‘evadere’, spesso non se ne ha la possibilità: se ci fosse un trasporto pubblico efficiente, anche tanti di coloro che hanno la macchina ne usufruirebbero, perché magari nel fine settimana a uno piace pure ‘essere trasportato’, anziché stressarsi ai semafori… Certi servizi ci sono ovunque, non serve andare all’estero, credo che a Firenze, Bologna, Torino, Milano, Palermo, Napoli, Bari, la situazione sia diversa… A Roma, no… il risultato? Il risultato è che il cittadino alla fine è costretto a starsene a casa, davanti al televisore,  o  a uscire per andare a giocarsi i soldi sulle partite o alle slot machine… BENVENUTI NELLA CAPITALE D’ITALIA.