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ALEX SAVELLI – IVANO ZANOTTI, “ITALIAN KIDD” (RADICI MUSIC RECORDS)

Un ‘discone’, sotto vari punti di vista, a cominciare dal fatto che non accade tutti i giorni di trovarsi di fronte a 15 pezzi che superano ampiamente l’ora di durata.

Non è pero solo questione ‘numerica’: Alex Savelli e Ivano Zanotti, qui al primo episodio della loro collaborazione, mettono insieme un disco di sano, arrembante e direi anche ‘necessario’ rock italiano.

Come già avvenuto in un precedente progetto dello stesso Savelli, l’idea è stata di aprire il progetto a un ampio nuemro di collaboratori, in questo cantanti: 11 per la precisione (e vabbé, si torna sui numeri), provenienti da gruppi poco o per nulla conosciuti, a fare una sorta di ‘punto della situazione’, per quanto ovviamente non esaustivo, di come si faccia ‘rock’ oggi in Italia.

Il ‘rock’, intendiamoci, più o meno ‘classico’, certo pronto a colorarsi qua e là di tinte vagamente ‘indie’ o ‘alternative’, ma qui diciamocela tutta, le chitarre (curate da Savelli, polistrumentista con collaborazioni che vanno da Francesco Guccini a Paul Chain, passando per Ares Tavolazzi, e che qui è anche autore di tutti i brani) sono le protagoniste, che abbiano le tinte più spiccatamente ‘hard’ e vagamente metal, un po’ à la AC/DC, sia che sforino in territori vagamente grunge, o che assumano tinte psichedeliche (‘The Sheperd’ i nove minuti) passando per momenti funk, fino a suggestioni cinematografiche, con parentesi che sembrano rimandare a certe colonne sonore dei film ‘di genere’ degli anni ’70 (‘Spears’). Il pezzo conclusivo, ‘Noi siamo soli’, l’unico in italiano, appare come una sorta di versione ‘nera’ e decadente di certi episodi del repertorio dei nostri anni ’60.

Un caleidoscopio, una ‘mezza maratona’ che trova il tempo anche per momenti più compassati, in uno scenario che mantiene elevati tensione e decibel.

La batteria di Zanotti (di nuovo: uno che ha calcato in lungo e in largo i palchi, a fianco di Ligabue e Vasco Rossi, ma anche di Alan Sorrenti e Loredana Bertè) fa da adeguato e inesausto contraltare / sostegno / abbinamento.

Le voci – tre delle quali femminili – fanno il resto, con le loro singolo personalità e grane emotive.

I ‘fenomeni del momento’ hanno certo contribuito a fare – almeno in parte – riaccendere i riflettori sul rock italiano; dischi come questo mostrano che al di là dei successi sanremesi ed eurofestivalieri, il rock in Italia è vivo e lotta insieme a noi.

I DISCHI DEL 2020

Classifica dei migliori dischi dell’anno tra quelli recensiti sul blog.

  1. LALLA BERTOLINI, “LO STRANIERO”
  2. PANAEMILIANA, OMONIMO
  3. ELEPHANT BRAIN, “NIENTE DI SPECIALE”
  4. THE INCREDULOUS EYES, “MAD JOURNEY”
  5. SIMONA ARMENISE – ARES TAVOLAZZI, “LOTUS SEDIMENTATIONS”
  6. EMANUELE VIA & CHARLIE T., “RESINA”
  7. MEGANOIDI, “ MESCLA”
  8. ROSSELLA SENO, “PURA COME UNA BESTEMMIA”
  9. GIOSTRE, “GETTONI”
  10. UHURU REPUBLIC, “WELCOME TO UHURU REPUBLIC”
  11. UMBERTO T. , “NON CREDO BASTERÀ” EP
  12. THE FENCE “EVERYDAY”
  13. MEVSMYSELF “MITCLAN”
  14. EMILIANO MAZZONI, OMONIMO
  15. GAPPA, “PASSEGGERI”
  16. ROSGOS, “LOST IN THE DESERT”
  17. INNOCENTE, “#IOSONO”
  18. FALLEN, “OF MEMORIES AND HOPES”
  19. FALLEN, “THE WORLD OUTSIDE”
  20. EX MOGLIE, “SPREMUTA DI FEDI NUZIALI PINK EDITION”

PLAYLIST 1 / 2020

Periodica selezione di brani tratti ai dischi recensiti sul blog.

 

Fushigi (Idea Of Something Mysterious)   Simona Armenise – Ares Tavolazzi

Mbuki-Mbuki   MeVsMyself

The World Outside   Fallen

My Recall   Brandes

Ombra   Buzzy Lao

Di corsa   Bloop

Vita   Giovanni Artegiani

Soffocare   Elephant Brain

Voglio vederti stare bene   Pattoni

Everyday   The Fence

Norvegia   Il Corpo Docenti

Non indugio   Meganoidi

SIMONA ARMENISE – ARES TAVOLAZZI, “LOTUS SEDIMENTATIONS” (NEW MODEL LABEL)

Secondo capitolo della collaborazione tra la chitarrista barese e il bassista conosciuto universalmente per il suo lavoro con gli Area.

Così come il lavoro precedente “Oru Kami”, targato 2016, anche in questo caso il progetto resta ancorato alla cultura giapponese: il titolo esteso include la traduzione nipponica, “Hasu No Chikuseki”, e in giapponese sono anche i titoli dei singoli brani, mentre il fiore di loto è un forte elemento della cultura del ‘Sol Levante’, come simbolo di e conoscenza interiore.

Non poteva essere altrimenti, del resto, trattandosi di un disco ‘di ricerca’: nove composizioni, interamente strumentali, in cui la Armenise esplora le possibilità espressive della chitarra, attraverso monologhi, dialoghi a due o tre con basso, elettronica e percussioni (curate da Vito Pesole), il ricorso ad accordature inusuali o all’archetto.

L’esito è un disco liquido, che getta l’ascoltatore in una dimensione per lo più onirica, che induce al galleggiamento, a un ascolto ‘da riempire ‘ col proprio senso’.

A cavallo tra ambient, prog, e derive psichedeliche, nel senso di una sperimentazione che non diventa mai esercizio di stile, conservando intatto il rapporto emotivo con chi ascolta, accendendosi improvvisamente sul finale, con colori più accesi e suoni più duri.