Posts Tagged ‘Arctic Monkeys’

AZIMUT, “RESISTENZA EP” (NEW MODEL LABEL)

Cinque brani ‘di presentazione’ per questo giovane quartetto originario di Borgomanero (Novara), un paio di anni di vita alle spalle con un demo, di cui questo Ep costituisce in un certo senso lo sviluppo naturale.

Siamo in territori d’oltreManica: influenze del revival New Wave anni ’80, qualche accennata deriva verso territori punk, una certa attenzione per il lato melodico della faccenda; Editors, Arctic Monkeys, Franz Ferdinand i riferimenti citati esplicitamente.

Testi vagamente criptici, metafore ed allegorie dedicati per lo più alle difficoltà e ai problemi di comunicazione dei rapporti sentimentali; domina una vena un po’ amara, a metà tra rabbia e disincanto.

Poco per farsi un’opinione compiuta delle possibilità della band, abbastanza per mettere in luce qualche discreta potenzialità e lasciare l’impressione che, avendo ampi margini di miglioramento e tutto il tempo a disposizione per focalizzare il proprio stile, potrebbe uscirne fuori qualcosa di buono.

MOUSTACHE PRAWN, “BISCUITS” (PICCOLA BOTTEGA POPOLARE)

Disco d’esordio per questo trio di Fasano (Brindisi), vincitore nel 2011 delle selezioni regionali di Italia Wave; a dirla tutta, classificare questi undici brani appare essere compito abbastanza agevole: la band pugliese guarda oltremanica e al di là dell’oceano, proponendo un gradevole pop-rock con qualche abrasione che ricorda band come Strokes, o Arctic Monkeys, magari in certi episodi i fin troppo dimenticati Stereophonics. Tra brani e orecchiabili e qualche ‘sferzata’, il trio fasanese confeziona comunque un disco efficace, se vogliamo anche dotato di un suo ‘respiro internazionale’, mostrando qua e là di avere mezzi e volontà per andare ‘oltre’: prova ne siano i quasi otto minuti del branco conclusivo, dove tra dilatazioni e cambi di umore la band dà propria della propria volontà di ‘complicare le cose’, in buona misura peraltro riuscendoci.

Per essere un esordio, insomma, “Biscuits” è già un lavoro efficace, soprattutto nell’offrire una band che, al netto delle proprie influenze, ha già tutte le carte in regola per dare prova di una maggiore autonomia stilistica già dalle prossime prove. A loro va l’augurio di riuscirci.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

THE SINGERS, “THE ROOM WENT BLACK” (AUTOPRODOTTO)

Disco d’esordio per questa band romana, che sceglie un nome che è un pò un ‘uovo di Colombo’: un pò un’arma a doppio taglio, visto che chiamarsi The Singers può sembrare una trovata geniale e allo stesso tempo un pò pretenziosa.

I dodici brani che vanno ad assemblare “The room went black” si dipanano, su un pò meno di 40 minuti di durata, all’insegna di stilemi che, nell’ultima decade, sono stati già ampiamente proposti di qua e di là dall’Oceano: la stessa band, del resto, non fa mistero dei propri punti di riferimento, a partire da Strokes e Arctic Monkeys (aggiungendo alla lista Arcade Fire o National, il cui influsso appare  molto meno palpabile rispetto a quello dei primi).

La formula è quindi quella sintetica quanto efficace proposta dai gruppi succitati: brani brevi ma incisici, ‘riffettoni’ pronti ad acchiappare l’ascoltatore (Dance! Dance! Dance!, scelto non a caso come singolo, è un pezzo indiscutibilmente ‘catchy’ sul quale è più o meno impossibile starsene fermi), all’insegna di reminiscenze punk filtrate attraverso una certa ‘compostezza’.

Nel bene e nel male, l’impressione è la medesima trasmessa da quei punti di riferimento: per un verso vi è l’indiscutibile capacità di mettere assieme brani dal discreto appeal, dal lato opposto una certa sensazione da ‘freno tirato’: le redini ben strette in mano in modo da impedire eccessi di irruenza.

Una sensazione che a tratti lascia un pò un’idea da ‘vorrei ma non posso’, come se il quartetto romano avesse in sé le capacita di alzare il ‘livello di rombo’, ma evitasse di farlo per non scontentare gli ascoltatori più ‘sensibili’: se questo sia un bene o un male, alla fine dipende da ogni singolo ascoltatore.

Un lavoro che scorre in maniera liscia – la band romana dimostra di saper fare il proprio mestiere – e che solo sul finale induce vagamente allo sbadiglio, per la sostanziale mancanza di sorprese.

“The room wnt black” rimane comunque una più che discreta rilettura del genere, che potrà senz’altro soddisfare gli appassionati: tuttavia l’impressione è che i The Singer abbiano ancora frecce da scoccare a loro disposizione e potenzialità ancora inespresse (o volutamente tenute sotto controllo).

LOSINGTODAY