Posts Tagged ‘anni’70’

DANIELE CASTELLANI, “ARRIVEDERCI EMILIA” (NEW MODEL LABEL)

Dopo alcune esperienze in un paio di band, Daniele Castellani emiliano di Scandiano (RE) si cimenta col suo primo disco solista.

Sette pezzi (tra cui uno strumentale) scelti tra la produzione non troppo ampia di un autore che “scrive solo quando ha qualcosa da dire”, in cui prevale l’elemento biografico, tra ricordi d’infanzia, riflessioni su momenti di crescita, il progressivo mutamento del paesaggio (fisico, ma forse anche umano), le immancabili traversie sentimentali…

Lo sguardo appare disincantato, velato di un’ironia che sfiora il cinismo, sotto traccia forse un filo di rabbia, l’ombra di certi rimpianti e recriminazioni, con modi che a tratti possono ricordare Ivan Graziani.

Interessante l’aspetto sonoro della faccenda, all’insegna di un rock che cercando di evitare certe scelte ‘scontate’ (dopo tutto, siamo sempre in Emilia), finisce per rifugiarsi negli anni ’70 e nei primi ’80, tra vaghi richiami prog, allusioni psichedeliche, accenni reggae.

TRUEMANTIC, “TRUEMANTIC” (SEAHORSE RECORDINGS)

Disco d’esordio per il progetto del compositore e produttore Toto Ronzulli.

Siamo in pieni territori elettronici, in in lavoro quasi del tutto strumentale, all’insegna di un’ampia varietà di panorami: riferimenti all’elettropop degli anni’80 e alle derivazioni più ‘oscure’ dello stesso periodo; un occhio ai ‘classici’ degli anni ’70, qualche rimando ai ‘dancefloor’ dei ’90 (vedi il compianto Robert Miles), spore del ‘glitch’ del primo scorcio del nuovo secolo.

L’esito coinvolge e a tratti affascina: un lavoro reso dinamico dal costante cambio di clima e scenario, tra movimento e riflessione, parentesi più aggressive e frangenti più rarefatti, con momenti in cui prevalgono atmosfere cinematografiche.

L’elemento vocale è presente solo in uno degli undici episodi presenti, altrettanto occasionale l’intervento di fiati, archi, chitarre, curate dal manipolo di strumentisti giunti a dare una mano.

Nato per stessa dichiarazione dell’autore dalle suggestioni dei paesaggi incontaminati della città di origine Margherita di Savoia, “Truemantic” trova forse proprio nella ‘verginità’ di quegli scenari, non ancora stravolti dall’urbanizzazione, il significato ultimo della crasi tra ‘true’ e ‘romantic’ che ne compone il titolo: il romanticismo della verità o la ricerca come ultimo gesto romantico, in un lavoro la cui fascinazione risiede proprio nell’idea di creare e ascoltare sonorità sintetiche, tipiche dell’età (post)industriale, scaturite dalla suggestione di un paesaggio quasi primitivo.

SUNTIAGO, “SPOP” (SEAHORSE RECORDINGS)

Primo lavoro sulla lunga distanza (dopo un precedente Ep) per il trio romano dei Suntiango. La band capitolina sforna tredici brani all’insegna di un rock abbastanza canonico  dalla consueta strumentazione in cui le chitarre si prendono il ruolo di tracciare le ‘coordinate emozionali’ dei brani e basso e batteria di dare al tutto maggiore solidità, coadiuvati occasionalmente dall’intervento di un piano (con effetti che evocano atmosfere da club anni ’30).

I Suntiago badano al sodo: senza andare a cercare l’originalità a tutti i costi, appaiono esprimersi in ciò che meglio sanno fare, costruendo un pugno di brani orecchiabili, cercando ove possibile di variare l’atmosfera (tra accenni seventies, retaggi gruge, spore funk, allusioni noise) e finendo per dare vita ad un disco che alla fine si lascia ascoltare abbastanza piacevolmente. Il gruppo capitolino non ha certo paura del termine ‘pop’ (inserito del resto anche nel titolo), prestando sempre attenzione al lato melodico dei brani (con più di un episodio dalla spiccata attitudine radiofonica) senza farsi mai prendere la mano da distorsioni o da una maggiore irruenza: a tratti danno quasi l’impressione di controllarsi un filino troppo, talvolta un maggior ‘lasciarsi andare’ non avrebbe guastato. Tredici brani costituiscono un pasto più che abbondante per un esordio, pur appesantendo un pò l’ascolto. Non indimenticabili i testi, tra omaggi a John Bonham, miraggi africani come ‘fuga dalla civiltà’, i soliti gettati sguardi tra il sarcastico e l’amaro sulla società.

“Spop” è insomma il disco di una band che appare già avere le idee sufficientemente chiare sul proprip per corso, ma che sconta i limiti e le incertezze tipici di ogni esordio: un buon viatico per l’auspicabile proseguimento della loro carriera.

Al di là della recensione, chi volesse farsi un’idea, può ascoltare il disco  su Soundcloud.