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IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO

Sono passati otto anni da quando Batman ha sconfitto il Joker e Harvey Dent; Gotham è ‘pacificata’, tutti o quasi i criminali rinchiusi in galera. Bruce Wayne, fiaccato nel corpo e nello spirito, si è imposto una sorta di autoreclusione. L’arrivo del supercriminale Bane, col proposito di portare a termine i piani di distruzione di Ras Al Ghul nel primo capitolo della trilogia e l’incontro con Catwoman, altro personaggio ‘borderline’, sospeso tra la passione per il furto e consapevolezza delle proprie  azioni, spingerà il Cavaliere Oscuro a tornare in strada.
Il terzo capitolo della lettura nolaniana di Batman  segue lo schema classico: dopo la nascita e lo scontro con la propria ‘nemesi’, ecco una storia di caduta e rinascita, in cui l’eroe prenderà atto dei propri limiti, seguendo un percorso che lo riporterà agli antichi fasti.
Le attese erano tante, ma l’atmosfera, va detto, non delle migliori, come se già dai trailer e dalle notizie arrivate alla spicciolata  si fosse capito che questo film non sarebbe stato all’altezza dei precedenti: del resto è difficile pensare che un regista come Nolan possa affezionarsi a un personaggio tanto da mantenere il livello alto per addirittura tre film.
Purtroppo le ‘grandi speranze’ sono in gran parte deluse e i foschi presagi sono in buona misura confermati.
Partiamo da un dato oggettivo: Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno è un pachiderma di quasi tre ore. La lunghezza di un film in sé ovviamente  non offre un buon metro di giudizio: dipende da come lo si usa, il tempo. Ebbene, purtroppo, Nolan lo usa male, e da qui seguono a cascata i principali problemi del film. Quando in un lavoro di tre ore trovano spazio dei ‘buchi narrativi’ che tranquillamente ci puoi passare attraverso, qualcosa non ha funzionato, specie se a fronte di queste ‘lacune’, si dedica troppo spazio a raccontare vicende tutto sommato marginali;  comprensibile la voglia di creare ‘l’attesa’ per il ritorno dell’eroe, ma in questo casi si è esagerato;  la prima parte del film è troppo ‘parlata’, dominata da personaggi logorroici che declamano intenzioni e ‘filosofie’ in un susseguirsi di battute di quelle che forse vorrebbero ‘restare’, ma che alla fine si perdono in discorsi – fiume.
Meglio la parte centrale, mentre sul finale assistiamo a una ‘rissa’ collettiva per strada che sembra riprendere pari pari Gangs of New York e a un combattimento terra – aria tra aerei ipermoderni e mezzi corazzati che perde ogni connotato batmaniano (metteteci James Bond, John McClane o Jason Bourne e sarebbe stata la stessa cosa), con un Batman e una Gotham City fin troppo diurni e un epilogo in stile ‘tarallucci e vino’ che ancora una volta col Cavaliere Oscuro ha ben poco a che fare.
A salvare la ‘baracca’ ci pensano gli attori: certo il ‘cattivo’ Bane – Tom Hardy, per esigenze narrative perde buona parte dell’espressività a causa della maschera che indossa (a proposito: se iconograficamente il personaggio è azzeccato, la narrazione delle sue origini appare molto pasticciata) e questo è un altro punto a sfavore del terzo capitolo rispetto ai precedenti, nei quali Liam Neeson e soprattutto Heath Ledger (al netto dell’aura ‘mitologia’ conferitagli dalla morte prematura), avevano dominato la scena alla grande. Meglio, molto meglio, una Ann Hathaway per certi versi sorprendente nel tratteggiare efficacemente una Catwoman apparentemente ‘forte’, ma che in realtà si volge ‘al male’ per una sostanziale mancanza di fiducia nella sua parte ‘buona’. Christian Bale si conferma interprete di valore, Caine e Freeman offrono il solito più che onesto contributo, un pò sottotono Marion Cotillard, che appare messa lì in modo un pò forzato, tanto per dare maggior respiro internazionale alla produzione.
Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno appare, in fondo, un film superfluo, lasciando l’impressione che Nolan vi si sia dedicato più per ‘onore di firma (e di soldi)’ che non mosso dalla reale intenzione di tornare nuovamente su un personaggio sul quale forse aveva già detto tutto ciò che doveva, mostrando in questo caso di avere molti abbozzi di idee, ma non la ‘motivazione’ forte necessaria a dare vita a un terzo capitolo all’altezza dei precedenti.