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CIRCOLO LEHMANN, “DOVE NASCONO LE BALENE” (LIBELLULA MUSIC / AUDIOGLOBE)

Nel 2011 il musicista Ghego Zola e lo scrittore Marco Magnone danno vita al primo nucleo del Circolo Lehmann, nome ispirato al “Il signor Lehmann”, libro dello scrittore tedesco Sven Regener; il progetto si caratterizza inizialmente per un mix tra reading, canzone d’autore, improvvisazioni; nel 2013, la mutazione definitiva in band, un trio formato dallo stesso Zola, e in seguito la stabilizzazione nell’attuale formula a cinque membri, che qui arriva all’esordio discografico.

Banalmente, dando seguito al titolo, si potrebbe affermare che le balene nascono nel mare… l’affermazione diventa forse un po’ meno anonima, considerando che il mare appare il filo conduttore di questi undici brani (uno dei quali ‘dono’ dell’amico- collega LoSburla): è un mare che di volta fa da teatro al minimo quotidiano di relazioni sentimentali, usato come metafora della condizione dell’animo umano, ed evocato, come una sorta di ‘altra dimensione’ nel lungo strumentale dedicato a Ulisse.

Insieme a ‘mare’, la seconda parola che forse meglio descrive il disco del Circolo Lehmann è ‘ellisse’: e non è forse un caso, se proprio questo termine è trai primi pronunciati nel disco: nello scorrere dei brani, spesso dedicati ai rapporti sentimentali, tra episodi di serenità e piccoli – grandi scontri quotidiani, si fa spesso strada l’impressione di non detto – accresciuta anche dal frequente ricorso a metafore, quando non ad allegorie – c’è sempre una sorta di spazio ‘bianco’, magari accecante come quello di certe case inondate dal sole, spazio il cui riempimento è lasciato alla libera interpretazione e sensibilità dell’ascoltatore….

Il paesaggio sonoro dipinto dal Circolo Lehmann è più che mai variegato: da momenti di ‘elettricità’, anche intensa, vicina magari allo shoegaze, a dilatazioni dal sapore psichedelico, sconfinamenti quasi ambient ed episodi caratterizzati da un’impronta più spiccatamente cantautorale; una varietà di paesaggi frutto dell’analoga ampiezza della gamma strumentale: chitarra, basso e batteria, con ampi interventi di piano, tastiere e fiati, il contributo occasionale della sezione di archi degli Archimedi, della voce femminile di Susy Amerio, del produttore Andrea Bergesio.

“Dove nascono le balene” è uno di quei dischi che cresce al susseguirsi degli ascolti: rivelando progressivamente nuove sfumature, sia sonore che di senso; un disco evocativo, il cui pregio maggiore è forse quel richiedere uno sforzo in più, un contributo all’ascoltatore, portato in più di un occasione a dare ai brani il proprio significato, al propria lettura emotiva.

ESKINZO, “ESKINZO” (LIBELLULA MUSIC)

Da Torino a Londra e ritorno, passando per un’assolata spiaggia della Canarie, sulla quale il progetto è stato concepito e dalla quale prende il nome: è l’omonimo esordio di Eskinzo, ‘creatura’ partorita da Luca Cognetti e Matteo Tambussi, coadiuvati per l’occasione da un manipolo di ‘sodali’ accorsi a dargli manforte, assieme a Davide Tomat, Gabriele Ottino e Andrea Bergesio in fare di produzione e missaggio.

Nel suo snodarsi lungo i poc più di cinquanta minuti di durata, “Eskinzo” assume quasi l’aspetto di un breve viaggio attraverso le commistioni tra rock ed elettronica a cavallo tra il secolo scorso e quello attuale: qua e là, si ritrova un pò di tutto, dai  Radiohead di Ok Computer agli Air delle ‘Vergini Suicide’, passando

attraverso  accenni trip hop, allusioni drum ‘n’ bass e brevi escursioni nel math rock e qualche sferzata industriale, non senza buttare lo sguardo, ogni tanto, al più remoto passato della psichedelia anni ’70.

Il risultato è un disco intenso, nel suo essere avvolgente e ricco di suggestioni, caratterizzato da una continua atmosfera da sonorizzazione cinematografica; da un lato, le chitarre, ora all’insegna di una più abrasiva essenzialità, ora più finemente, tessute; dall’altra, l’ampia gamma offerta da piano, tastiere ed effetti elettronici assortiti. La voce (di Tambussi) è l’ideale terzo vertice, ad interpretare testi che disegnano una poetica in cui, partendo dall’osservazione di una realtà insoddisfacente e a tratti ostile, si dà libero sfogo ad un immaginario fatto di fughe interplanetarie, di dediche alla Luna o alla Dea della Musica, in cui si dà voce a Lucifero o si scorgono tratti divini nell’apparente ‘piccolezza’ di un’ape.

Gli Eskinzo riescono a ‘magnetizzare’ l’ascoltatore, offrendogli un disco che, grazie alle sue tante sfumature, riesce a rivelare nuovi particolare anche dopo più ascolti; un progetto promettente, del quale si attende con curiosità il possibile seguito

LOSBURLA, “I MASOCHISTI” (LIBELLULA MUSIC / AUDIOGLOBE)

Losburla, ovvero: Roberto Sburlati che, dopo la consueta gavetta e una collaborazione di lungo corso con Marco Notari, giunge con “I Masochisti” alla prima prova solista.

Il giovane (ma non troppo: classe 1981) cantautore originario dell’astigiano ma torinese d’adozione appare essere un nuovo (ed ormai cominciano ad essere parecchi) esponente di quella nuova generazione che, tenendo conto degli illustri predecessori, declina la tradizione attraverso sonorità vicine all’indie rock, attente al lato melodico della questione, ma senza negarsi ogni tanto qualche abrasione, qualche stridio, tra allusioni post  punk, accenni stoner e qualche suggestione psichedelica, spinta fino al tentativo vagamente sperimentale della title track conclusiva, che sfora gli otto minuti di durata.

Le tematiche trattate sono quelle consuete: sprazzi di quotidianità tra riflessioni sul sè e sui rapporti interpersonali al tempo dei blog, dei social network e dell’immancabile brusio di sottofondo proveniente da televisori perennemente accesi. Uno sguardo volto al disincanto, tra malinconia e un pizzico di cinismo, tradotto attraverso un cantato dai toni spesso dimessi, ma pronto ad assumere note di derisione da un lato, o colorarsi di rabbia (comunque mai sopra le righe)dall’altro.

Tessiture chitarristiche tenui ed avvolgenti, che come detto non si negano qualche frustata elettrica, dominando l’ensemble strumentale, arricchito dalla profondità sonora conferita da piano e tastiere: ne sono ‘responsabili’ Luca Cognetti per le prime e Andrea Bergesio per i secondi, ad accompagnare la voe e i bassi di Losburla, collaborazione che si è estesa alla fase di produzione, registrazione e mixaggio.

Per Losburla / Sburlati un esordio convincente, che si lascia ascoltare in modo abbastanza piacevole, anche se per certi versi sembra ancora mancare di un’impronta stilistica maggiormente marcata, che lo differenzi in maniera più decisa dagli altri lavori del filone del cantautorato – indie di ultima generazione.