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PUNTINESPANSIONE, “L’ESSERE PERFETTO” (U.D.U. RECORDS / AUDIOGLOBE)

“L’essere perfetto” del titolo è quello che in molti (tutti?) ambiremmo ad essere… o forse solo ciò che la ‘società’ pretenderebbe che tutti fossimo… perfezione magari cercata – e simulata – attraverso le proprie ‘identità virtuali’, nei social network che consentono a chi vuole di costruirsi un’immagine di fittizia ‘perfezione’… Sia come sia, alla fine i nodi vengono al pettine, e la realtà dei fatti volenti o nolenti è sempre lì, a ricordarci che perfetti non siamo, fortunatamente, si potrebbe aggiungere.

I pugliesi Puntinespansione sono in circolazione ormai da tredici anni circa, durante i quali si sono tolti qualche soddisfazione, ottenendo anche riconoscimenti importanti, a partire dal Premio della Critica in occasione dell’edizione 2011 del concorso “Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty”. Al terzo lavoro sulla lunga distanza, il quintetto assembla nove brani che percorrono in lungo ed in largo nevrosi e controsensi del mondo di oggi, in cui l’uomo da ‘animale sociale’ è diventato un ‘animale da social network’, tra lavori in nero e situazioni sentimentali complicate, la pratica religiosa usata come ‘pretesto’ per ripulirsi rapidamente la coscienza e un generale senso di confusione… Rispetto all’inevitabile inadeguatezza di un mondo che richiede perfezione, la soluzione può essere il ritorno alla natura primigenia, il prendere come punto di riferimento modelli del passato, di chi ha lottato per un’ideale o, alla fine, fare i conti con sé stessi, cercando di riconoscere a accettare la propria identità, trovando un qualche senso di appartenenza.

La band dà al tutto una confezione sonora che si potrebbe dire abbastanza ‘consueta’, cercando di variare tra sonorità a tratti anche abbastanza ardenti, tra tonalità vagamente metalliche e frustate elettriche dalle ascendenze wave e momenti di maggiore tranquillità, all’insegna di un cantautorato dalla vena pop.

Un disco dominato da una certa ironia amara, che sul finale si apre all’ottimismo con “Succederà”, forse il miglior pezzo del lotto, incitamento al non scoraggiarsi e al conservare la speranza.

AA. VV.: “VOCI PER LA LIBERTA'” (ASSOCIAZIONE CULTURALE VOCI PER LA LIBERTA’)

15° FESTIVAL MUSICALE NAZIONALE DAL VIVO – UNA CANZONE PER AMNESTY

Puntuale come il proverbiale orologio svizzero, ecco anche quest’anno la consueta compilation dedicata all’ultima edizione del Festival Voci per la Libertà –  Una canzone per Amnesty. Fervono i preparativi per l’edizione 2013 (si terrà a nella collaudata location di Rosolina Mare tra il 18 e il 21 luglio prossimi) e nel frattempo arriva il momento del puntuale ‘riassunto’ dell’edizione dello scorso anno. La formula è quella ormai già sperimentata con successo: due brani per ciascuna delle quattro band esordienti, premiate o comunque giunte in finale,  inframezzati dagli inserimenti di guest star già più o meno famose in ambiti più o meno ampi.

Apre le danze Fiorella Mannoia, accompagnata da  Frankie Hi NRG in Non è un film, che ha ricevuto il Premio Amnesty Italia, dedicato allo sfruttamento dell’immigrazione in Italia, chiudono con le lo due proposte i Soci Alla Pari, di Rovigo, band che riporta i toni sgargianti del reggaemuffin, cercando di ampliare la propria proposta, arrivando a sfiorare il patchwork globale.

In mezzo, troviamo un Niccolò Fabi particolarmente ispirato (Una buona idea), l’emergente indie folk Carlot-ta e Gnù Quartet e Quintorigo che hanno invece optato per la rivisitazione a modo loro di brani conosciutissimi (Beautiful Day degli U2 per i primi,  l’hendrixiana Hey Joe per i secondi).

Trai gruppi esordienti, si fanno ricordare i milanesi Portugnol Connection, votati ai colori variegati della patchanka e i Chopas & The Doctor (a loro il Premio della Critica) , portatori di contaminazioni blues con accenti cantautoriali; colpiscono meno i Novadeaf (vincitori del Premio Amnesty Italia Emergenti), che si esprimono in un canonico rock all’insegna di suggestioni indie, folk e di un pizzico di elettronica e gli Anima Caribe (premiati dalla Giuria Popolare), ancora una volta all’insegna del reggae.

Il pasto è come al solito abbondante (i brani peraltro sono disponibili in streaming sul sito di Rolling Stone e il cd viene distribuito gratuitamente presso gli stand organizzati da Amnesty a promozione delle proprie iniziative), tuttavia rispetto al passato si avverte forse l’assenza di un pò di varietà in più, la mancanza di rappresentanti di generi come metal o punk che avevano trovato spazi negli episodi precedenti.