Posts Tagged ‘Amici’

DANY DE SANTIS – EMANUELE LAIMO, LUVESPONE – MOBY RICK, ARIANNA GIANFELICI, DYLAN: SINGOLI

Dany De Santis Emanuele Laimo

Pazzo di Te

Interstreets Recordings

Dichiarazioni di amore totalizzante e imperituro in questo brano tipicamente estivo, dai toni un filo latini, a cura del producer Dany De Santis, qui affiancato dal cantante Emanuele Laimo.

Giovani (ma non ‘issimi’: Laimo ha superato la trentina), offrono il classico brano in stile ‘sbandata estiva’.

Luvespone – Moby Rick

Odisseo

Rough Machine

Nuovo singolo per LUVESPONE, alias Guido Savatteri, artista a cavallo tra reggae e hip hop, particolarmente attivo negli ultimi tempi: qui accompagnato da Moby Rick dal sodale di vecchia data, qui ritrovato dopo un po’ di tempo.

Ritmi leggeri e toni scanzonati per un pezzo comunque all’insegna della riflessione, sulla vita che passa, le amicizie che vanno e che si ritrovano, le incertezze e le indecisioni, che dal quotidiano portano ai ‘massimi sistemi’ e tutti -chi più chi meno, come il titolo suggerisce abbastanza prevedibilmente – costretti a barcamenarci come Odisseo / Ulisse.

Arianna Gianfelici

Tutto il nostro folle amore

Discovery Lab / Sheky Group S.R.L.S. / Believe Digital

Ottenuto un discreto successo nell’edizione 2020 di “Amici”, la giovane capitolina Arianna Gianfelici prosegue il cammino con questo singolo, inno giovanile all’amore e a tutte quelle piccole azioni quotidiane che, più o meno consapevolmente, si compiono per il proprio amato / amata.

Domina il pezzo la voce, che tra le righe sembra riportare già tracce di ‘vissuto’ e appare estremamente promettente.

Proprio per questo, opinione personale, ho trovato abbastanza inadatto l’inserimento dei Desideri, duo rap (o trap?) partenopeo con tracce ‘neomelodiche’, che priva di incisività un pezzo che poteva essere benissimo sostenuto dalla sola cantante.

Il brano del resto era già abbastanza pop e commercia(bi)le per conto suo: perché esagerare?

Dylan

Non me ne vanto

Red Owl Records / VR Digital / Universal

Nuovo singolo per il giovane romagnolo, dedicato alla conclusione di una storia, forse mai veramente cominciata.

Pop con base sintetica curato da un esperto del campo come Massimiliano Giorgetti, ma forse il nostro potrebbe tentare anche la strada dell’acustico.

DI CHE TI LAMENTI?

Già: di che mi lamento? E’ una domanda che potrebbero farmi in parecchi, specie di questi tempi: un tetto sulla testa, tre pasti al giorno, la salute, una certa tranquillità economica? E allora? E allora il punto è che nulla di tutto questo è merito mio; è stato tutto ‘creato da altri’… fosse per me, per le mie scelte e per i brillanti risultati raggiunti, oggi sarei per strada a chiedere la carità, altro che blog, recensioni, film, mostre e via dicendo. E’ questo che non mi soddisfa: non poter dire “questo l’ho ottenuto grazie a me”. Certo, posso dire di avere degli amici, una cerchia ristretta di ‘pochi ma buoni’, di quelli con cui si è cresciuti insieme e di quelli acquisiti lungo la strada; una più ampia di persone coi quali fortunatamente si è in contatto grazie alle nuove tecnologie, ma coi quali forse altrimenti ci si sarebbe rapidamente persi o ci si tornerebbe a perdere (è uno dei motivi che mi hanno spinto qualche giorno fa a restare su Facebook, dopo essere arrivato a un passo dal chiudere tutto, ma questa è un’altra storia). Potrei ‘darmi da fare’ per recuperare la situazione, ma la sensazione è di non sapere come uscirne: cosa so fare? Scrivere. Si mangia oggi con lo scrivere? No, a parte un ristretto numero di casi… Cos’altro sai fare? Nulla.  Scorro gli annunci economici… la stragrande maggioranza delle offerte di lavoro richiede competenze informatiche avanzate, di cui sono privo, o la ‘faccia come il c**o’ per saper vendere (si tratti di case, assicurazioni o servizi attraverso il telefono) di cui sono parimenti privo.  Il lavoro manuale? Boh, che è? Non no né il fisico, né le competenze: l’altro giorno volevo sistemare la perdita di un termosifone, alla fine la situazione era peggiorata. Non vedo uno straccio di prospettiva. A mia discolpa posso dire di non aver mai ‘tirato la corda’: non ho mai chiesto nulla più di quanto mi è stato dato, ma può bastare, giunto alla soglia dei 40? Decisamente, no? Che mi resta? Il nulla. Una vita che si trascinerà avanti come si trascina adesso, i soliti ritmi, le solite cose, le solite passioni effimere… migliaia di letture e ascolti che alla fine a cosa mi hanno portato? A scrivere su un blog per esacerbare la mia insoddisfazione e il rimpianto di non aver piantato gli studi dopo la III Media o il Liceo per andare a lavorare… Invece no, bisogna studiare, costruirsi delle aspettative e delle speranze per vederle sfumate a fronte di un avvenire indistinto che sembra incasellato su binari predeterminati: così a 40 anni, così a 60, così a 80… tutti i giorni uguali, con l’aggiunta del decadimento fisico. Queste sono le grandi prospettive che mi sono costruito. Ma in fondo, di che mi lamento?

TALENTSCIO’

Probabilmente dirò cose già dette… del resto, dei cosiddetti ‘talent show’ non ho quasi mai parlato (nè in questi pochi mesi su WP, né negli oltre sei anni su Splinder) ritenendoli degni di poca o nulla considerazione da parte mia… certo, con una buona dose di spocchia e tracotanza, ma d’altronde quando (per mia fortuna) ci si imbatte spesso in tanta bella musica italiana che si sa già da principio probabilmente non godrà mai di una ribalta televisiva, vedere certi ‘fenomeni’ ‘sparati’ in diretta nazionale, dà un discreto fastidio, specie pensando a ciò che poi viene dopo.
Li chiamano ‘talent show’, perché dovrebbero portare alla ribalta il ‘talento’, il ‘merito artistico’… eppure. Eppure, ragionando sugli esiti, ci si accorge che i vincitori dei talent non sono altro che vittime. Certo, avranno l’effimera soddisfazione di qualche mese di notorietà, durante il quale probabilmente se sono fortunati (e scaltri abbastanza per patrimonializzare e non darsi alla bella vita) potranno, forse, radunare i soldi necessari a mettere su casa e a vivere senza troppe preoccupazioni per qualche anno; ma poi? Poi, il nulla, mi pare.
Da quando questo tipo di spettacoli (Amici, X Factor, mettiamoci pure Italia’s got talent) è stato lanciato, non mi pare che abbia prodotto una ‘generazione di fenomeni’: alcuni dei vincitori (per non parlare degli altri, i partecipanti ed esclusi anzitempo nel corso della ‘gara’) hanno avuto modo di prolungare la loro notorietà: ricordo in ordine sparso una Giusy Ferreri cui ha arriso, per un annetto, un certo successo, ricordo qualche vincitore di Sanremo (per quanto vincere Sanremo voglia ormai dire poco o nulla)… poco altro. Nessuno di questi cosiddetti ‘talenti’ è apparso in grado di resistere al passare degli anni, mostrando doti e appunto ‘talenti’, tali da superare la prova del tempo (la più difficile, peraltro, nel mondo musicale: i dischi migliori sono, per definizione, quelli che dopo 10, 20, 30 e più anni mostrano ancora di avere qualcosa da dire, per testi e musica), scrollandosi di dosso l’etichetta di ‘quello che ha vinto a…’
Questo è l’enorme controsenso: si chiamano ‘talent show’, ma alla fine questi programmi sono risultati più o meno inefficaci, se si parla di scoprire persone dotate di capacità che permettano loro di proseguire un’onorata carriera.
L’altro giorno vedevo un servizio riguardo la fresca vincitrice di X-Factor: certo una gran bella voce, ma poi? Poi, la guardi, e pensi che dietro alla vittoria, più che la voce, ci sia un ‘modello’: la giovanissima concorrente la cui età intenerisce, con l’aggiunta di qualche riminiscenza a cavallo tra Cenerentola e il Brutto Anatroccolo, e allora il gioco diventa scoperto… per carità, io le auguro successo e gloria (anche se probabilmente la sua versione di Whole lotta love finirà presto nel dimenticatoio: ricordiamoci che fine ha fatto ad esempio una rocker di razza come Elisa quando è finita tra le mani della Caselli;  in Italia già il rock ha scarsa fortuna per conto suo, figuriamoci quello al femminile…).
Alla fine, è solo e soltanto televisione, audience, ascolti: l’arte è poco più di un pretesto, tutto resta lì, confinato al piccolo schermo, coi concorrenti che almeno, si spera (visto che ormai gli esempi sono numerosi e non uno è riuscito veramente a ‘sfondare’), siano divenuti consapevoli che il massimo che gli può derivare dalla partecipazione – e da un’eventuale vittoria – è un bel gruzzoletto da mettersi in saccoccia… che di questi tempi,  non è comunque poco.