Posts Tagged ‘Alberto Sordi’

FRATELLI DI SOLEDAD, “SALVIAMO IL SALVABILE – ATTO II” (FRANK FAMILY RECORDS / GOODFELLAS)

A vent’anni di distanza dal primo capitolo, i Fratelli di Soledad danno un seguito a Salviamo il salvabile, ancora una volta omaggiando la storia della canzone italiana, con il contributo di un nutrito gruppo di amici, trai quali alcuni degli autori o interpreti dei brani originali.

Undici portate per un pasto ottimo e abbondante, in cui i Fratelli rileggono alla loro maniera, un repertorio più che mai variegato: da una ‘Svalutation’  più che mai ‘combattente’, impreziosita dalla voce di Gino Santercole (autore dell’originale assieme a Celentano), ad una ‘Stasera l’aria è fresca’ dai profumi psychobilly e i paesaggi western cantata dalla voce originale di Goran Kuzminac; da ‘A me mi piace vivere alla grande’, del compianto Franco Fanigliulo (interpretata da Riccardo Borghetti, uno degli autori originali) a ‘Versante Est’, presa direttamente dal repertorio dei primi Litfiba, qui riproposta in versione Ska, a ‘Cimici e Bromuro’ di Sergio Caputo, trasfigurata attraverso un punk trascinante; Max Casacci contribuisce a rileggere ‘Il mio funerale’ dei Gufi e Bunna degli Africa Unite offre la sua voce per ‘Il Tuffatore” di  Flavio Giurato.

Deliziosa la versione ska del ‘O Rugido do Leao’ di Piccioni (uno dei pezzi-simbolo di Alberto Sordi), mentre Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione è tra gli ‘aiutanti di campo’ nella rielaborazione acustica dell’unico brano orignale degli FdS presente in scaletta, ‘Je vous salue Ninì’. Completano la lista ‘Stranamore’ di Vecchioni e ‘Ho le tasche sfondate’ di Piero Ciampi.

Solare, divertente, a tratti trascinante: i Fratelli di Soledad colpiscono nel segno con un disco di cover che riesce nell’intento di rivisitare in modo originale ma rispettoso il materiale di partenza, che mostra così tanto solido da resistere al passare del tempo, quanto efficace anche quando vestito di nuovi abiti sonori.

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R.I.P ENZO JANNACCI (1935 – 2013) FRANCO CALIFANO (1938 – 2013)

Se ne sono andati così, uno appresso all’altro; la morte di Jannacci non è giunta purtroppo del tutto inattesa: nell’estate del 2011 si erano diffuse voci di un suo ricovero; a inizio 2012 l’ultima apparizione televisiva, nel programma dedicatogli da Fazio; di qualche mese dopo l’ultima uscita pubblica; che stesse male non era un mistero, ma in fondo la morte giunge sempre inaspettata. Califano si era esibito al Sistina solo pochi giorni fa: chi gli era più vicino sapeva della malattia, ma le sue condizioni non erano tali da far immaginare una scomparsa così repentina. Si possono fare tante considerazioni, esercitarsi nel gioco delle analogie / differenze, partire dal banale dato geografico di un milanese  e di un romano, per gli appassionati di calcio sottolineare quasi un derby, milanista Jannacci, tifoso dell’Inter il ‘Califfo’. Due personaggi apparentemente non così simili, eppure un parallelo c’è: entrambi, per ragioni diverse, sono stati un pò lasciati ai ‘margini’; sono stati due ‘irregolari’ del mondo della canzone italiana, e per questo, forse, hanno faticato a entrare nell’empireo dei vari Tenco, De André, Battiato, Conte, Paoli, etc… Non che gliene sia mai fregato nulla, probabilmente. La morte di Jannacci è stata accompagnata dalla definizione ”cantante e cabarettista’: in realtà Jannacci ha fatto parte di un filone che nella storia della musica italiana precede, e di molto quello dei cantautori: è il filone che va da Petrolini a Elio e Le Storie Tese, passando per Renato Carosone,  Alberto Sordi, il Quartetto Cetra, in parte Fred Buscaglione; un filone nel quale sono rientrati a buon diritto tanti esponenti della Milano canora degli anni ’60 e ’70: oltre allo stesso Jannacci, Cochi e Renato e, almeno in parte, Giorgio Gaber. Il filone della canzoni ‘fatte per ridere’, della parodia crudele, del riso che nasca da un’ironia spesso corrosiva, da una satira anche violenta e senza sconti della società, dello sguardo disincantato sul mondo. Un filone i cui esponenti sono stati sempre guardati un pò storti, dagli ‘oltranzisti della canzone d’autore’, che la canzone ‘è una cosa seria’ e guai a scherzarci sopra… Jannacci per gran parte della sua carriera ha privilegiato il riso, talvolta il surreale, sebbene si sia mostrato capace anche di testi di una profondità assoluta, ma probabilmente i ‘puristi’ questo suo frequente deragliare, il gusto per il cabaret, per la vis comica, non gliel’hanno mai perdonato. Un destino che ha accomunato Jannacci a Califano… Nel caso di Califano però non era tanto ciò che cantava, era il ‘come si presentava’: a dare fastidio era il fatto che l’autore di Minuetto, La nevicata del ’56, Tutto il resto è noia, etc… fosse anche quello che si presentava in video sempre abbronzato, con un fare da ‘rimorchione’, a vantarsi esplicitamente delle sue conquiste sentimentali, o magari delle sue performance sessuali. L’autore serio si presenta in modo compunto, esegue il suo pezzo e se ne torna a casa… l’autore serio, mi si scusi il francesismo, non scopa e se lo fa di certo non se ne vanta. A dare a Califano il giusto riconoscimento per le sue capacità sono stati soprattutto quelli che hanno cantato le sue canzoni, con l’aggiunta di qualche critico musicale ‘illuminato’, ma mediamente Califano era se vogliamo un personaggio che destava imbarazzo: difficile per molti accettare che lo scrittore autore di Un’estate fa o La musica è finita fosse lo stesso che poi durante i concerti si esibiva in monologhi più o meno direttamente ispirati alla sua vita privata, come la resa di un collezionista di donne di fronte a un abbaglio colossale, raccontata in ‘Avventura con un travestito’,  o  ‘Er tifoso’ ,quel meraviglioso pezzo in cui ‘Er Califfo’ si cala alla perfezione nei panni di un tifoso romanista, dipingendone alla perfezione l’assoluta ‘malattia’ per il pallone. Diversi e lontanissimi, Jannacci e Califano: due ‘casi unici’ nel mondo della canzone italiana, eccezionali in fondo perché cantautori si, ma conservando una spiccata ‘popolarità’, proprio nel senso di ‘predisposizione verso il popolo’.

P.S. Coincidenza vuole che con Jannacci condividessi un particolare: siamo nati lo stesso giorno, il 3 giugno; un caso, ma devo dire che di questo sono sempre stato contento…

IO STO CON MARCO

Ancora una volta, Pannella ‘dà scandalo’: ancora una volta non ci mette solo le parole (quello, sono buoni tutti), né la faccia (già prerogativa di pochi), ma anche il corpo, fino a rischiare l’estremo punto di non ritorno. Ricatto, l’hanno chiamato alcuni. Esibizionismo, l’accusa lanciatagli più di frequente; in alternativa la si butta sull’ironia: la dieta, il digiuno che ogni tanto fa bene… provate voi, a ottant’anni suonati, a stare per una settimana senza bere né mangiare, altro che ‘dieta’. Pannella dà scandalo perché oggi, nell’epoca della politica che si limita  a ‘ciarlare’, dei voltagabbana, dello spettacolo avvilente di chi, in questi giorni, sta cercando in tutti i modi di restare aggrappato alla poltrona, ci mette il corpo. In molti dicono ‘dai Marco, adesso basta’: perché dà fastidio, serve  a ricordarci che per degli ideali ci si può anche immolare, che l’estremo sacrificio non riguarda solo realtà lontanissime da noi, come il Tibet, ma – orrore!!! – anche in Italia, nell’anno di grazia 2012 ci sono ancora principi per i quali qualcuno è disposto a battersi rischiando la vita… Dà scandalo, Pannella, perché ci ricorda che noi ci sentiamo tanto democratici, tanto ‘evoluti’, mentre in realtà – se è vero che la democrazia di una Nazione si misura anche e soprattutto nel modo in cui sono trattati i più deboli – beh, non è che stiamo messi così bene… del resto, abitiamo nella stessa Nazione dove qualche settimana fa un Governo non ci aveva pensato due volte a tagliare i fondi per gli ammalati di S.L.A., già questo da solo basterebbe… Ma Marco Pannella dà scandalo soprattutto perché si erge a difesa dei carcerati: già, perché – diciamocela tutta – ma che ce ne frega dei carcerati? Finché Pannella promuoveva l’aborto e il divorzio (ossia quelle ‘cose’ su cui ad alta voce la gente era contraria, ma a favore delle quali si è schierata nella solitudine della cabina elettorale, perché non si sa mai: un matrimonio finito male, una figlia nei casini), tutto bene, ma il carcere?  Il carcere è sempre ‘problema di altri’. L’italiano ‘medio’ ancora oggi nel 2012 pensa che ‘beh, ma se stanno in carcere qualcosa avranno fatto’; l’italiano medio è lo stesso che se provi a parlargli di chi sta in galera ti risponde: “beh, ma li fanno lavorare”… senza contare la classica risposta: “ahò, e c’hanno pure la televisione!!!”. Poi certo, stare in sei in una cella da due persone, in carceri malsane, gelide d’inverno, torride d’estate, passare le ore a guardare il soffitto, una sola ora per guardare il cielo, e chi se ne frega, che se stanno in galera un motivo ci sarà pure… Però intanto in carcere ci si continua a suicidare; si suicida anche il personale penitenziario; in carcere oltre il 40 per cento dei detenuti è lì ‘in attesa di giudizio’ (rivedersi il film con Sordi ogni tanto non fa male, che l’Albertone nazionale mica ha detto solo ‘macarone io me te magno), ovvero senza essere stata manco processata; e poi c’è la questione, che sembra un luogo comune, del ‘carcere dove vanno solo i poveracci’: peccato che è la semplice verità, visto che chi ha i soldi può permettersi di far prolungare i processi all’infinito e godere così della prescrizione, con la conseguenza inaccettabile che davvero per alcuni ‘la legge e più uguale che per altri’. Tutto questo Pannella continua a ricordacelo, mettendo il suo corpo in prima linea… certo, se giornali e tv si degnassero ogni tanto di far parlare anche lui, invece delle solite quindici persone (Gasparri, Bindi, Cicchitto, Finocchiaro, etc…) forse non sarebbe costretto a questi gesti estremi… ma i signori Floris,Vespa, Santoro, Formigli, etc… di Pannella se ne fregano. Così ancora oggi Pannella è costretto a farsi sentire, peraltro nell’assordante silenzio del signor Bersani e di quasi tutto il PD (ad eccezione di Ignazio Marino, unico da quelle parti ad aver mostrato sensibilità per il tema della condizione carceraria) e mi dispiace di non aver ancora letto una parola di Grillo in merito; se non altro Vendola, almeno un ‘tweet’ di solidarietà l’ha scritto. Io sto con Marco, è il cosiddetto ‘ashtag’ che in queste ore corre su Twitter testimoniando l’adesione alla battaglia di Pannella; io non sono su Twitter, e allora mi limito a diffondere via Facebook e spendere qualche minuto del mio tempo per offrire la mia solidarietà a Marco Pannella cui su WordPress.

IO STO CON MARCO, PERCHE’ E’ UNO DEI POCHI CHE ANCORA RIESCE A SCANDALIZZARCI, COSTRINGENDOCI A GUARDARE CIO’ CHE TROVIAMO PIU’ COMODO IGNORARE.