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OGGI IL PD E’ MORTO

Con la scelta di non dare il voto a Rodotà (solo perché è candidato da MoVimento 5  Stelle, e questo la dice lunga su quale sia il ‘senso della democrazia’ del ‘sedicente’ Partito Democratico), ma di andare da Napolitano (un uomo di 88 anni che avrebbe tutto il diritto di vivere in santa pace, senza avere a che fare tutti i giorni con una classe politica infima), il PD è ufficialmente morto. La prospettiva è chiara: Napolitano pretenderà un Governo che – a guida tecnica o PD – sia comunque sostenuto da tutte le cosiddette ‘forze politiche responsabili’, con l’unico scopo di accontentare Sua Maestà Merkel, la BCE, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, le agenzie di rating, i mercati: tutti, tranne ovviamente gli italiani che si ritroveranno ancora una volta con un Governo sostenuto da formazioni politiche indegne e incapaci di prendere qualsiasi decisione, un Governo che se ne fregerà ampiamente degli italiani. Seconda conseguenza, ovviamente, marginalizzare i ‘pericolosi sovversivi’ del MoVimento Cinque Stelle… complimenti. Avevo sperato che Napolitano avesse un sussulto di dignità, rifiutasse di sottomettersi a quello che in tutta evidenza è stato un autentico ricatto morale impostogli dalle forze politiche… così non è stato e a pagarne le conseguenze saranno ancora una volta gli italiani, non certo coloro che sono seduti al caldo in Parlamento, il cui futuro è loro assicurato dai lauti stipendi pagati coi soldi dei cittadini. Poteva andare diversamente: il PD poteva per una volta scendere dal piedistallo, togliersi di dosso il mantello dell’arroganza del ‘noi siamo meglio degli altri’, accettare serenamente i propri limiti e votare Rodotà; così non è stato… Il PD ancora una volta tra la dinamica speranza del nuovo e la rassicurante immobilità del vecchio, sceglie quest’utima.  Tanto poi a rimetterci saranno gli altri, gli ‘italiani’ e di loro, giustamente,  chi se ne frega.

CHI SARA’ IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

A una settimana dall’avvio dell’elezione del Presidente della Repubblica, tento di fare il punto della situazione; di nomi ne circolano tanti… pure troppi: vediamo di fare un pò d’ordine.

MONTI, ovvero: ‘dalle stelle alle stalle’ (o quasi, naturalmente con tutto il rispetto). A novembre la strada appariva chiara e ben delineata: Monti al Quirinale, uno dei suoi Ministri ‘tecnici’ (Passera o Riccardi i più gettonati) a capo di un Governo sostenuto da PD, PDL e centristi; poi, tutto all’aria: Berlusconi molla Monti, con questo privandosi dell’unica personalità del ‘mondo moderato’ che avesse una concreta possibilità di raggiungere la Presidenza; Monti dal canto suo per ripicca ‘scende in campo’, togliendo ai moderati voti preziosi e contribuendo all’attuale fase di stallo. Nonostante questo, Monti probabilmente resta ancora il Presidente più gradito ai ‘mercati’, alla Banca Mondiale, all’FMI, all’UE, alle agenzie di rating e alla Germania, che lo vedono ancora come il salvatore dell’Italia e dell’euro; difficile, molto difficile però che Berlusconi e Bersani cambino ancora una volta bandiera, appoggiando la sua elezione, e dando l’idea di un sistema politico italiano che piega ancora una volta la testa ai ‘desiderata’ di oltreconfine.

AMATO, D’ALEMA, VIOLANTE, ovvero: ‘quelli di sinistra graditi alla destra’ (e chiediamoci il perché…); ognuno a suo modo sarebbe un nome ‘plausibile’, ma per ognuno sembra difficile soprassedere a certi ‘difetti di base’: Amato è a tutti gli effetti un residuato della Prima Repubblica, D’Alema è sommamente antipatico a gran parte degli italiani, a cominciare proprio da quelli di sinistra, che non gli perdonano l’atteggiamento giudicato troppo ‘morbido’ nei confronti di Berlusconi, problema che condivide con Violante, che nonostante il passato in magistratura e nella commissione antimafia e la Presidenza della Camera, non sembra abbia il ‘phisique du role’ per arrivare al Quirinale.

MARINI, ovvero: ‘quello che in mancanza d’altro è perfetto per il ruolo’ (pure troppo); a ben vedere le caratteristiche per la Presidenza le ha tutte: una prima carriera nel mondo del lavoro (diventanto un leader sindacale di primo piano), poi il passaggio in politica, arrivando fino alla Presidenza del Senato. ‘Una vita da mediatore’, si potrebbe dire, parafrasando Ligabue: teoricamente è la migliore scelta possibile, se si vuole un Presidente ‘facilitatore’ che crei le condizioni per un Governo PD-PDL. Giocano a suo sfavore l’età (non so se gli italiani dopo Scalfaro, Ciampi e Napolitano gradirebbero un altro Presidente ottuagenario) e il fatto di essere finito sostanzialmente fuori dalla scena politica dopo le ultime elezioni, che gli darebbe l’aria di quello che, uscito dalla porta, viene fatto rientrare dalla finestra.

PRODI, ovvero: ‘il sogno del PD e di Bersani’: due esperienze di Governo e soprattutto un corposo cursus honorum all’estero, culminato con la Presidenza della Commissione Europea; ineccepibile sotto il profilo istituzionale, ha il suo punto debole nel suscitare giudizi opposti in Patria: Napolitano pur essendo un ex comunista, godeva del riconoscimento anche dalla parte opposta; Prodi è un nome che ancora oggi divide, soprattutto per la gestione del tasso di cambio euro – lira che in molti considerano una sconfitta e un cedimento nei confronti della Germania.

LETTA – BERLUSCONI I ‘sogni del PDL… e di Berlusconi’: detto che le possibilità che il Cavaliere diventi Presidente della Repubblica sono le stesse che ha la Roma di vincere lo scudetto, Letta resta ad oggi l’unico nome di una certa ‘serietà’ che può presentare il PDL; tuttavia Letta non è un politico di carriera, né un ‘tecnico’ di rango: è semplicemente un ex giornalista e direttore di giornale che poi per gran parte della sua vita è stato il principale consigliere politico di Berlusconi: basta questo per portarlo alla Presidenza della Repubblica?

RODOTA’ – ZAGREBELSKY sono i due nomi principali sui quali potrebbe esserci una convergenza PD – M5S come già avvenuto in occasione dell’elezione dei Presidenti delle Camere; condividono il fatto di essere giuristi di primo livello, e quello di essere stati sempre in prima linea nella denuncia dei ‘rischi di autoritarismo’ del Governo berlusconiano (a proposito, sottolineerei come proprio loro, visti come paladini della democrazia, siano i preferiti da parte di attivisti ed elettori del MoVimento Cinque Stelle, da altri accusato esplicitamente di essere una formazione di stampo fascista). Rodotà ha forse qualche possibilità in più, perché più conosciuto al grande pubblico e per aver tenuto negli anni un atteggiamento forse un filo meno militante.

BONINO, ovvero: ‘il jolly’, il nome sul quale potrebbero trovarsi d’accordo veramente tutti (e questo già la mette potenzialmente fuori gioco), se il principio fosse quello del ‘usiamo l’elezione del Presidente della Repubblica per lanciare un segnale di cambiamento all’elettorato’ . Donna e radicale, più volte Ministro, Emma Bonino unisce la popolarità trasversale in Italia (superiore a quella di Prodi) ad un ampio riconoscimento a livello internazionale, dove ha ricoperto incarichi sia all’UE che all’ONU. Emma Bonino al Quirinale sarebbe un sogno che appare troppo, troppo bello per poter diventare realtà e i sogni si sa svaniscono all’alba. Potrebbe avere possibilità concrete se non si limitasse a prendere voti sparsi, ma se divenisse la candidata ufficiale del M5S, o del PDL che potrebbe fare il suo nome per il solo gusto di mettere i bastoni tra le ruote a Prodi.

ALTRI: Di nomi ne sono stati fatti tanti: per il PDL, quelli di Pera o Martino, ma appaiono nomi buttati lì ‘tanto per’; qualche chance in più potrebbe avere Anna Finocchiaro per il PD (che potrebbe anche giocarsi le carte Veltroni o Bindi, dei quali, stranamente, negli ultimi tempi non si parla granché); bisognerà poi vedere cosa farà il MoVimento Cinque Stelle, presso il quale i nomi più gettonati sarebbero quelli di Rodotà, Zagrebelsky e Bonino, cui si aggiungo ipotesi più fantasione come quelle di Strada o Gabanelli; si sono fatti i nomi di De Rita, Presidente del Censis, o delle ex Ministre montiane
Severino e Cancellieri, di Onida, uno dei ‘dieci saggi’ di Napolitano; il mondo della cultura vedrebbe bene il professor Salvatore Settis, in un Paese che solo su cultura, scienza e ambiente può fondare la propria ripresa; sono stati ipotizzati i nomi degli attuali Presidenti delle Camere, Grasso e Boldrini.
Mi unisco anche io al gioco, buttando lì i nomi, da completa fantascienza, del Nobel Carlo Rubbia e dell’archeologo Andrea Carandini, per il discorso che l’Italia non può non ripartire da scienza o cultura.

Emma Bonino è indubbiamente il nome migliore, che unisce prestigio internazionale a una certa ‘popolarità’ tra gli italiani… i partiti per una volta potrebbero fare uno strappo alla regola e considerare anche gli umori che circolano fuori dal Palazzo, con un atto di ‘riconciliazione’ e diciamocelo anche di immagine; altrimenti ho l’impressione che la Presidenza se la giocheranno Prodi o Marini: il primo, se il PD forzerà la mano per non dare l’idea al proprio elettorato di ‘inciuciare’ col PDL; il secondo se, viceversa, lo stesso PD sceglierà, per quieto vivere non ‘fare tutto da solo’ e scegliere un Presidente che agisca da ‘facilitatore’ nei rapporti col PDL, anche se a ben vedere lo stesso ruolo di ‘pontiere-pompiere’ potrebbe essere coperto efficacemente anche da Emma Bonino.

SE SI DOVESSE VOTARE IN GIUGNO…

Difficilmente andrei: ho sempre pensato che finché ce ne viene data la possibilità, bisogna approfittarne, visto che ancora in una bella fetta di Stati del Mondo non si vota, o si vota come e quando fa comodo a chi Governa; ma due volte in un anno, anzi, due volte in cinque mesi sarebbe troppo, una presa per i fondelli davanti alla quale l’unica soluzione possibile sarebbe quella di mandarli cordialmente affan**lo, tutti.

Me ne sbatterei ampiamente di Bersani, Renzi, Vendola, anche di Grillo, beninteso, perché se si tornasse a votare sarebbe responsabilità anche del MoVimento Cinque Stelle… o forse andrei al seggio, scrivendo una bella sequela di contumelie sull scheda (tanto è grande come un lenzuolo, di spazio ce n’è a iosa, per insultare tutti quanti).

Il sistema politico italiano è una m***a; l’arrivo del MoVimento Cinque Stelle sembra quanto meno aver offerto il pungolo a ridurre le spese, ma intendiamoci, solo perché a Camera e Senato ci sono Boldrini e Grasso, due che fino a qualche mese fa erano esterni… ci fosse stata altra gente, di partito, avrebbe continuato a fare ciò che è stato fatto nell’ultimo anno, tergiversare, traccheggiare, far credere che ‘ci stiamo lavorando’ e non concludere nulla: Grasso e Boldrini (che stanno lì perché è arrivato il MoVimento Cinque Stelle, altrimenti adesso avremmo un PD da una parte e un PDL o un montiano dall’altra) hanno dimostrato che è una semplice questione di volontà, che non c’è nulla di complicato.

Per il resto, mi pare che i partiti non ci sentano: continuano a fare gli gnorri, più o meno su tutto; continuano a fare come se niente fosse, a inerpicarsi su arzigogoli dialettici per nascondere il nulla cosmico che alberga nelle loro menti, nient’affatto illuminate… è bastato sentire ieri Bersani: ha parlato per un’ora, senza dire nulla. L’unica cosa interessante che ha detto è stata: se il problema sono io, faccio un passo indietro, espressione che vuol dire tutto o nulla.

L’impressione è che in troppi, veramente troppi, stiano maneggiando a favore della ‘grande coalizione’ PD-Scelta Civica-PDL + Lega (mi auguro che nell’ipotesi, almeno Sel abbia la dignità di andare all’opposizione): la vogliono i mercati, la vogliono le agenzie di rating, la vogliono l’UE, l’FMI, la Banca Mondiale; tutta gente non eletta da nessuno, viva la democrazia. La vuole ovviamente la Germania, che comincia a stringere le chiappe perché ha capito che se l’Italia va allo sfascio si tira appresso pure loro, ma allo stesso tempo gli serve un Governo italiano succube, che non potendo decidere nulla (come accadrebbe con PD e PDL insieme) chinerebbe facilmente la testa… Ovviamente la grande coalizione la vogliono il PDL, Scelta Civica e almeno il 35 – 40 per cento del PD; la vuole, ovviamente Napolitano.

Bersani afferma di non volerla e incolpa il MoVimento Cinque Stelle di non andare insieme al PD; la domanda da porsi, per l’ennesima volta, è perché il MoVimento dovrebbe andare al Governo con chi ha allegramente contribuito allo scatafascio attuale, un PD che fondamentalmente è già di per sé un’alleanza tra due partiti, cui si aggiunge Sel, cui si dovrebbe aggiungere il MoVimento. Intendiamoci, l’alleanza sarebbe anche possibile, ma non con la guida del PD, non con Bersani.

L’idea sarebbe che Bersani chieda al prossimo Presidente della Repubblica (è chiaro che Napolitano con la storia dei saggi se n’è lavato le mani, ha trovato una formula inusuale, confondendo ancora di più le acque col solo scopo di lasciare fuori dai giochi il MoVimento Cinque Stelle) di dare l’incarico al MoVimento; a quel punto il cerino passerbbe veramente a Grillo i suoi, che dovranno mostrare se sono capaci, o se è tutta una finta; nel primo caso, c’è tanto che si condivide col PD; nel secondo, il PD potrà dire: visto? Manco dare a loro l’incarico è servito, siamo costretti ad andare con Berlusconi e Monti, non è colpa nostra.

Peraltro adesso la curiosità nasce proprio sul prossimo Presidente della Repubblica: PD e PDL non sono d’accordo su nulla: e se fosse proprio il MoVimento Cinque Stelle a tirare fuori un nome che vada bene a tutti? Sicuramente il nome che uscirà fuori dalle consultazioni online sarà fuori dai soliti giochi, quindi potrebbe andare bene a tutti… addirittura potrebbe succedere che il PDL, pur di non vedere Prodi o chi per lui al Quirinale, votasse il candidato del MoVimento…

IL DIRETTORIO DEL PRESIDENTE

Quando Napolitano ha annunciato la scelta dei 10 saggi, la cosa mi ha lasciato abbastanza sorpreso: ho pensato, pensa tu, ha scelto un metodo per accontentare tutti o, piuttosto, per non scontentare nessuno… Ammetto che poi fin dall’inizio non avevo compreso in fondo il ‘senso’ dell’operazione, che a dire la verità al momento resta un pò oscuro per tutti.  Arriva la lista dei nomi, e spunta la delusione: un’accozzaglia di nomi già sentiti, di vecchi ‘maneggioni’ della politica che girano da anni (Quagliariello, Violante), affiancati da ‘astri nascenti’ (Mauro, Bubbico, Giorgetti) e da una serie di nomi più o meno conosciuti o altisonanti, rimediati dai ‘cervelloni’ della giurisprudenza, o dalle solite istituzioni economico – finanziarie (grida vendetta l’ennesimo ‘genio’ uscito dalla Banca d’Italia… banchieri, anche basta), con l’aggiunta dell’inserimento di un componente dell’attuale Governo, per dare un’ulteriore parvenza di ‘regolarità’ alla questione.  Di fronte alle rimostranze, in parte giustificate, di chi segnala l’assenza di donne, molto più grave mi pare il fatto che per l’ennesima volta in una fase delicata dell’Italia ci si rivolga a giuristi, esperti di economia o semplicemente politici in carriera: non uno, dico uno, che si occupi di cultura o ambiente: si ciarla tanto di questi ‘asset’ sui quali l’Italia potrebbe benissimo campare e alla grande, di rendita, ma al momento buono, mai una volta che ci rivolga ad un esperto del ramo. Le perplessità poi aumentano quando si pensa alla ‘ragion d’essere’ di questa sorta di ‘direttorio’. In Italia c’è un Governo, per quanto dimissionario; in Italia c’è un Parlamento, democraticamente eletto, che può redigere e approvare leggi. Punto. Non si vede a cosa serva un gruppo di cervelloni scelti dal Presidente della Repubblica, per fare non si sa bene cosa. Il senso, da quello che ho capito, sarebbe quello di ideare progetti: il brainstorming tra i cervelloni, tra cui ci sono rappresentanti di PD, PDL, Lega  e Scelta Civica (naturalmente nessuno del MoVimento Cinque Stelle, ed è meglio così, vista la compagnia), servirebbe, forse, a bypassare le lungaggini parlamentari per portare in aula provvedimenti da approvare con rapidità. Tuttavia mi chiedo: ma il Parlamento fa così schifo? Ci metterà tanto, ma è pur sempre democraticamente eletto. Qui abbiamo una cosa strana: un Presidente della Repubblica, eletto da un Parlamento non più incarica, che non si sa  a quale titolo invece di dare un incarico definito per formare il Governo, si sceglie dieci persone di sua fiducia, non si sa bene con quale ruolo; sembra quasi che si sia di fronte a un ‘corpo intermedio’ tra Parlamento e Governo dimissionario, scelto però con pura e totale discrezionalità dal Presidente della Repubblica: secondo me c’è da porsi un serio interrogativo sulla costituzionalità di una soluzione del genere, soprattutto c’è da chiedersi  – senza lanciare accuse – se il fatto che la Costituzione non lo vieti esplicitamente, la renda automaticamente praticabile. L’impressione è che Napolitano abbia voluto tergiversare, cercando di trovare una soluzione che, in mancanza di un Governo nel possesso di pieni poteri, agevoli l’approvazione di provvedimenti urgenti; una soluzione che permette di offrire una parvenza di stabilità davanti all’estero (ma basteranno i 10 piccoli indiani per rassicurare i mercati), e di far passare in maniera meno caotica il periodo che va da qui all’elezione del nuovo Presidente, che così potrà serenamente decidere se assegnare un nuovo incarico, o sciogliere le camere ed andare ad elezioni; sembra inoltre intravedersi il  tentativo, riunendo i rappresentanti delle ali più ‘dialoganti’ di PD  e PDL di riavvicinare i due, magari agevolando al prossimo inquilino del Quirinale il compito di trovare una soluzione di compromesso per la creazione della grande coalizione, tanto auspicata dai mercati, dall’Europa, dalla Germania, dalle agenzie di rating, del PDL e di settori non marginali del PD, con l’ovvio obbiettivo più a lunga gittata di depotenziare il MoVimento Cinque Stelle e rimettere il pallino nelle mani di quelli che negli ultimi vent’anni ci hanno portato dove siamo. L’unico problema è che vista la loro conclamata inettitudine, se PDL e PD vanno al Governo insieme, al prossimo giro il MoVimento becca il 40 per cento e passa…

FACCIAMO UN PO’ IL PUNTO

Il 15 si riuniscono le Camere; su chi verrà eletto, alle Presidenze dei due rami del Parlamento,  ancora buio completo. Possibile che ogni partito presenti un suo candidato, possibile che il PD voti magari i nomi presentati da PDL e MoVimento Cinque Stelle in un impeto di ‘ecumenismo’ e sperando di ottenere la gratitudine altrui, ma non è detto. Dopodiché Napolitano farà le consultazioni e, allo stato attuale delle cose, darà l’incarico a Bersani. Difficile, molto difficile, che il leader del PD ottenga la fiducia al Senato,  nonostante il programma disegnato in modo da incontrare i ‘desiderata’ del MoVimento, che ha già detto che non farà sconti, e comunque per quanto Bersani sia una degnissima persona, il MoVimento non potrà certo rimangiarsi tutto. A questo punto, Napolitano potrebbe dare l’incarico a qualcun altro; l’opzione se vogliamo più scontata potrebbe essere quella di scegliere il classico ‘tecnico’, in modo da far tornare in gioco il PDL e Monti e ricreare le condizioni dell’ultimo anno. I problemi in questo caso però sarebbero due: il PD avrebbe il problema di far ‘digerire’ la scelta al proprio elettorato (per quanto nello stesso partito vi sia una bella porzione dirigenti che gradirebbe molto rifare l’accordo col PDL, magari a patto che Berlusconi non abbia più alcuna voce in capitolo); il secondo è che, checché se ne dica, il risultato ‘politico’ delle ultime elezioni è che l’elettorato italiano ha mostrato di non gradire affatto ‘Governi tecnici graditi ai mercati e a Bruxelles”.  E allora? Allora Napolitano potrebbe dire al MoVimento Cinque Stelle: “avete voluto la bicicletta, adesso pedalate” e dare l’incarico a loro: d’altronde, bisogna ricordare una cosa: allo stato attuale, non è assolutamente detto che il MoVimento dia a Napolitano il nome di Grillo, o di Casaleggio; potrebbe benissimo estrarre un coniglio dal cilindro, e non ci sarebbe da stupirsi; addirittura potrebbe essere proprio il MoVimento a sparigliare, presentando fin da subito a Napolitano un nome di alto profilo, che assembli un Governo di tecnici, magari volti più all’equità che al rigore…

In tutti i casi, io credo che un Governo uscirà fuori, magari di breve durata, che non potrà fare  a meno di risolvere le questioni poste sul tavolo dal MoVimento Cinque Stelle, che ormai costituiscono la vera agenda dell’Italia: legge anticorruzione, legge sul conflitto d’interessi, abolizione totale (o quanto meno una drastica riduzione) del finanziamento pubblico ai partiti; provvedimenti che riducano il costo del lavoro per le imprese, introduzione di sostegni alle fasce più deboli della popolazione: la Banca d’Italia, non Grillo ha detto due terzi delle famiglie in Italia hanno problemi, a questo punto non è certo possibile aspettare una crescita che senza aumento dei consumi non arriverà mai; con l’aggiunta magari del rilancio delle ‘piccole opere’ per la tutela del territorio e di qualche provvedimento che costringa le banche ad allargare i cordoni della borsa; tutti punti presenti nel programma di Grillo, in varia misura fattibili, che nulla hanno di sovversivo o reazionario,  dittatoriale o liberticida.

Detto questo, una chiosa: nelle prossime settimane assisteremo a turbolenze sui mercati, innalzamento dei tassi d’interesse, attacchi speculativi; io credo che bisogni avere i nervi saldi ed essere ben coscienti che siamo l’Italia, tirare fuori una bella dose di orgoglio nazionale e smetterla di farsela sotto davanti ai ditini alzati dei rappresentanti dei ‘mercati’, ai sorrisini dei politici tedeschi, alle prime pagine dei giornali stranieri. Siamo l’Italia, che non dobbiamo farci mettere i piedi in testa da nessuno e sopratutto non dobbiamo e non possiamo permettere che entità come i mercati o le agenzie di rating, che di democratico non hanno nulla (altro che il MoVimento Cinque Stelle…) possano anche solo pensare di poter giudicare o addirittura influire sulla volontà popolare emersa dalle elezioni: e sia chiaro, questo prescinde dal risultato delle elezioni: la democrazia non può cedere il passo ad altro, punto e basta. Quindi stiamo tranquilli, evitiamo isterismi e nel caso alziamo la voce e magari prendiamo le necessarie contromisure…