Posts Tagged ‘Africa Unite’

PLAYLIST 4.19

Periodica selezione di brani tratti ai dischi recensiti sul blog.

 

TGM (Thinking Generates Movement)     Juri

Hold On     Pietro Sabatini & Co.

Comunque il sole tramonterà     Il Dinosauro E I Manichini

Costantemente Incostante     Ophelia Lia

The One         Twee

Il Presente     Roncea

Giacomo Giacomo    Sàrgano

Interfoit        Le Piccole Morti

La Nebbia    L’Avversario

O                  Gasparazzo Bandabastarda

NIN (nuove intrusioni notevoli)    Africa Unite e Arhitorti

AFRICA UNITE E ARCHITORTI, “IN TEMPO REALE” (AUTOPRODOTTO / SELF)

Reggae e musica classica sono mondi sonori che non potrebbero sembrare più distanti: tuttavia, la musica offre sempre qualche percorso d’incontro inesplorato o insospettato, attraverso il quale realizzare certi incontri, basta cercarlo.

Il compito stavolta se lo sono assunti gli Africa Unite, storici alfieri del reggae Made In Italy, e il quintetto degli Architorti, noto tra le altre per la collaborazione con Peter Greenaway, e orientato da sempre alla commistione tra generi.

L’esito si snoda attraverso sette brani originali e tre riedizioni, con la voce, ormai riconoscibilissima, di Bunna e le incursioni di Madaski con i suoi recitativi ‘alieni’, il reggae e il dub.

Gli arrangiamenti degli Architorti fanno scoprire ai brani degli ‘Africa’ una nuova dimensione, ma senza stravolgimenti, vesti nuove tagliate su misura, tra un veleggiare compassato e frenetico dinamismo.

Un gioiellino e uno dei dischi più intriganti dell’anno, disponibile a tutti in download gratuito sul sito degli Africa Unite.

GRAN BAL DUB, “BENVENGUTS A BÒRD” (AUTOPRODOTTO / SELF DISTRIBUZIONE)

Secondo lavoro per il progetto creato Sergio Berardo, conosciuto soprattutto per il suo lavoro coi Lou Dalfin e Madaski, poliedrico musicista con un’interminabile lista di esperienze all’attivo, a comInciare da quella, storica, con gli Africa Unite.

I due sono a capo della folta ciurma di un’ideale ‘aereo pirata’, una band(a) sbandata, forse più interessata a ‘far casino’ e bisboccia che non ad arrembaggi e razzie, mentre la ‘nave volante’ sorvola le terre dell’Occitania…

Giova infatti ricordare che i Gran Bal Dub si esprimono nella lingua d’Oc, portando avanti la tradizione millenaria delle terre al confine tra Francia e Piemonte; tradizione di parole e di suoni, attraverso il recupero di strumenti tradizionali – ghironde, corni, dulcimer tra gli altri – affiancati a fiati, archi, fisarmonica, banjo, ukulele, ‘addensati’ dal ricorsi alle sonorità sintetiche del dub, con una consistenza ‘liquida’ e dilatata, ma che in più di un episodio alza il ritmo, sfociando talvolta in serrati ritmi da dancefloor.

Il risultato è un viaggio rumoroso e sguaiato, con tanto di cori da taverna, 12 pezzi (4 dei quali sono brevi intermezzi) dai colori sgargianti, all’insegna dell’improbabile quanto riuscito matrimonio tra il folk delle feste di Paese e i ritmi delle serate dub.

GRAN BAL DUB, “GRAN BAL DUB EP” (AUTOPRODOTTO)

Il matrimonio tra suoni ‘moderni’ – in questo caso l’elettronica, in chiave dub – e la tradizione millenaria della musica occitana, dei trovatori, dei suonatori di ghironda.

Lo celebrano, in quello che è solo l’ultimo incontro di strade che si sono più volte incrociate in passato, due ‘pesi massimi’ della scena piemontese: da una parte Sergio Berardo, fondatore di quei Lou Dalfin che da trent’anni portano in giro per l’Italia prima e l’Europa poi, il vessillo e la tradizione della musica in lingua d’OC; dall’altra, Madaski, una lista interminabile di collaborazioni e produzioni tra le quali, per brevità, basta ricordare gli Africa Unite.

I due rinnovano dunque la propria collaborazione, nata a metà dei ’90 proprio con i Lou Dalfin, con questi sei brani in cui suoni e generi separati da secoli di storia trovano un territorio comune nel ballo, nel movimento: il titolo del progetto, non lasciava del resto molti dubbi; dai suonatori di strada e le feste popolari, ai ‘riti collettivi’ del dancefloor, la strada insomma e più breve di quanto si pensi.

La ghironda di Berardo, cui si il violino di Chiara Cesano e la fisarmonica di Roberto Avena, interpreta le varie tipologie di musiche da danza occitane: chapelesa, rondeaux, borreia, circle, branle; le macchine di Madaski le trasfigurano, vestendole di una veste dub che nonostante lasci invariata l’energia, l’allegria, l’impeto della danza collettiva, vi stende un velo di rilassatezza, momenti di dilatazione in cui l’aria si fa quasi rarefatta.

L’esito è un lavoro coinvolgente, sul quale non si può stare fermi, lasciandosi trascinare da questo sposalizio, più che mai riuscito, tra tradizione popolare e suggestioni moderne.

IL TERZO ISTANTE, “LA FINE GIUSTIFICA I MEZZI ” (AUTOPRODOTTO ( LIBELLULA DISCHI))

Trio formatosi nel 2011 in quel di Torino, Il Terzo Istante pubblica tre EP, ribattezzati ‘trilogia fluo’, calcando nel frattempo i palchi in supporto, tra gli altri, a Gazzè, Zibba, Amari e Pan del Diavolo, giungendo ora all’importante meta del primo lavoro sulla lunga distanza.

“La fine giustifica i mezzi”: o meglio, la ‘fine’ che a volte (spesso?) arriva a dare un senso alle cose, alle vicende esistenziali; forse, in ultima analisi, alla vita: un concetto molto ‘letterario’ se vogliamo: le ‘storie’ sono belle e restano dentro proprio perché prima o poi devono concludersi.

Filosofia a parte, e non se la prendan i componenti de Il Terzo Istante, questi nove pezzi (che tra l’altro vedono la collaborazione della voce di Sabino Pace, figura di spicco del punk hardcore torinese degli anni ’90 e del sax di Paolo Parpaglione, già Blue Beaters e Africa Unite) colpiscono più per i suoni che per le parole: si potrebbe quasi affermare che il gruppo arrivi a ricordarci che il ‘tre’ anche in musica, può essere il numero perfetto.

Un disco compatto, arrembante, il cui maggior pregio è la capacità di sviluppare potenza sonora: chitarra, basso e batteria col contributo di piano e tastiere disegnano un disco che viaggia

da suggestioni alternative anni ’90 a più recenti influenze stoner, con alle spalle la lezione sempre valida dei power trio dell’hard rock anni ’70. Una vocalità per lo più aggressiva, ma pronta ad avvicinarsi anche a lidi più cantautorali.

Il Terzo Istante allude a tratti al punk hardcore, gioca col blues e, se necessario, mostra di essere in grado di smorzare i toni, fino a sfiorare rarefazioni quasi ambient (in ‘39,8°’, anche grazie al contributo del collettivo vocale Collavoce) e, in modo quasi insospettabile, di prendere una deriva ai limiti del progressive nel lungo brano finale ‘Lucido’ , in cui chitarra basso e batteria si mostrano in grado di dialogare efficacemente con piano e fiati.

“La fine giustifica i mezzi” è un coinvolge convincendo, lasciando l’impressione che Il Terzo Istante non abbia ancora sviluppato pienamente le proprie potenzialità.

TOP 10 2015

I migliori dischi recensiti recensiti sul blog nel corso dell’anno appena concluso.

1) Tubax      Governo Laser

2) Linea 77   Oh!

3) LeSigarette!!    2+2=8

4) Lizziweil  In volo sopra la polvere

5) Simone Mi Odia  Saturno

6) Invers     Dell’amore, della morte, della vita

7) Felpa      Paura

8) Pristine Moods om

9) Io e La Tigre 10 & 9

10) Africa Unite Il punto di partenza

LA PLAYLIST DI APRILE

Zenigata       Tubax

Eri piccola così  Bugo

Painlover      Mardi Gras

Camilla          Vallone

Betoniera      Simone Mi Odia

Divano revolution  Bifolchi

Trashy Like TV   Laila France

Ravenhead        Fallen

Wonder Tortilla  Mamavegas

Il volo          Africa Unite