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ROVERE, “DISPONIBILE ANCHE IN MOGANO” (SONY MUSIC / LIBELLULA MUSIC)

Beata gioventù… Le ‘nuove leve’ del pop / rock italico si fanno largo: scelgono nomi curiosi, come Lo Stato Sociale o geniali, come Pinguini Tattici Nucleari e nella loro ingenuità e con un pizzico di paraculaggine si definiscono ‘indie’, termine che ormai ha perso tutto o quasi il proprio senso originario di autonomia, distanza e spesso aperto conflitto col ‘mainstream’.

I bolognesi Rovere si presentano parodiando fin dal titolo una nota catena di megastore del mobile, con tanto di libretto d’istruzioni e caratteri nordeuropei.

I dieci brani presenti narrano i consueti travagli della gioventù, che ruotano come al solito attorno a traversie amorose e in misura minore alla ricerca del proprio posto nel mondo.

I suoni, come detto, sono all’insegna di un pop rock in cui si può trovare un po’ di tutto, in cui qua e là emerge anche qualche spunto interessante, echi lontani di certo pop elettronico scandinavo (vedi alla voce: Royksopp), ma tutto appare ancora piuttosto acerbo e fin troppo attento a smussare ogni spigolo possibile, per un lavoro che alla fine sembra voler ‘piacere’ troppo, risultando sostanzialmente innocuo, facendo certo battere il piede qua e là, e mostrando comunque una certa capacità di dare vita a pezzi discretamente accattivanti.

Come altri loro colleghi – non a caso, al disco ha collaborato Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari – i Rovere sono una band squisitamente ‘generazionale’, sono ‘giovani per i giovani’, che almeno a differenza di ‘altri’ non pensano che per essere ‘rivoluzionari’ basti inserire un ‘ca**o’ogni tre parole… salvo poi andare a fare i ‘giudici‘nei ‘talent’.

Certo, a pensare che venticinque anni fa si andava avanti a forza di Marlene Kuntz e soci, qui sembra piuttosto di essere dalle parti degli 883…R

SINTOH, “CIAO SONO CIAO” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Sintoh‘ nasce, come sottolinea lui ‘da qualche parte’, nel 1987; il giorno e il 16 maggio, data condivisa con gente come Baglioni, Pausini, Fiorello e Camerini.

Ha importanza? Beh, forse, perchè a dirla tutta gli otto brani che compongo questo disco di esordio, traguardo raggiunto dopo la consueta gavetta, compresa di una pausa oltremanica e qualche sparuto Ep con band precedenti progetti, sembrano porsi proprio a metà strada tra la tradizione pop italiana e il filone degli ‘irregolari’.

A parlare di pop del resto è lo stesso Sintoh, che allo stesso modo sottolinea il modo fortemente spontaneo, immediato, col quale “Ciao sono ciao” è nato e si è sviluppato.

Il risultato è uno di quei classici sguardi a volo di uccello, tra un filo di malinconia e rimpianto per ciò che è stato, le incertezze di un presente instabile, come quello di molti attuali trentenni, le incognite sul futuro, senza dimenticare gli immancabili aspetti sentimentali da un lato e social(i) dall’altro.

Un pop che vuole essere piacevole senza ammiccare troppo, che non rinuncia alle chitarre e allo stesso tempo ricorre ai synth, senza esagerare in un verso o nell’altro, che ricorre episodicamente una tromba.

Lo sguardo ironico e disincanto, talvolta un po’ amaro, a descrivere un classico ‘sentirsi fuori posto’, la voglia di riscatto, l’osservazione di una realtà in cui si parla tanto e si ascolta poco.

A dire la verità, ed è una considerazione da prendere con le molle, potrebbe, con tutti i distinguo del caso, venire in mente un Max Pezzali degli esordi, che a trent’anni di distanza ha sostituito le sale giochi con le consolle casalinghe e che è per forza di cose meno ‘leggero’, ritrovandosi anzìché nei promettentissimi ’90, negli anni ’10 dominati da crisi economiche a raffica.

Lo sguardo è quindi più disincantato, ma l’attitudine a descrivere stadi d’animo e quotidianità, senza per forza dover ricorrere ai ‘massimi sistemi’, risulta per certi versi analogo.

Un esordio che può piacere.