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NAZIONALE IN PARTENZA

IO E LA NAZIONALE

Non sono mai stato un grande fan della Nazionale: non è questione di scarso spirito patriottico – pallonaro, anzi forse è il contrario: sono gli Azzurri che non mi sono mai sembrati troppo ‘affezionati’. Le partite della Nazionale sono per lo più noiose: i giocatori sembrano sempre avere la testa da un’altra parte, alle sorti proprie o della squadra di appartenenza; nel corso delle qualificazioni ai grandi tornei giocano al risparmio, badando ad ottenere il massimo risultato col minimo sforzo: il che sarebbe anche una strategia efficace, se non fosse che di mezzo c’è il fatto che si rappresenta il calcio nazionale; poi arrivano quelle due – tre settimane estive in cui si fa sul serio, e allora i nostri si trasformano… il fatto è che prima di vederli scendere in campo, non sai mai quanto il gioco latitante  e  i giocatori svogliati   visti  fino a qualche giorno prima siano la reale espressione della condizione della squadra. Guardate la partita di ieri, emblematica: si gioca bene fino a segnare il golletto d’ordinanza, ci si ferma consci di aver svolto il minimo sindacale, e alla fine si prende la ‘sòla’, con un risultato che resterà negli annali della Nazionale del Lussemburgo; con tutte le scusanti del caso (giocatori sotto carico, incontro privo di qualsiasi interesse, utilizzato da Prandelli per fare ‘esperimenti’… ma sarà il caso di ‘sperimentare’ a dieci giorni dall’esordio nel Mondiale?), pareggiare col Lussemburgo, davvero non si può: ne va anche del rispetto per i tifosi che hanno stra-riempito lo stadio; è questo che mi dà fastidio. Il Brasile, per dirne una, incontra il Perù e gliene fa quattro, senza tanti problemi.

 

VIGILIA SCETTICA

La Nazionale parte circondata da un certo scetticismo: il gioco mostrato negli ultimi anni non è convincente, i risultati stanno a lì a confermarlo… spesso è successo che una Nazionale in cui pochi speravano, poi andasse meglio del previsto: quando lo scetticismo si è trasformato in aperta ostilità, allora sono arrivati i ‘botti’: nel 1982  e nel 2006 la Nazionale,  simbolo del calcio italiano marcio fino all’osso,  ha vinto il Mondiale; quattro anni fa, partita a tambur battente e a fanfare spiegate celebrando il ritorno del ‘salvatore della Patria’ Lippi, la Nazionale ha fatto la peggior figuraccia degli ultimi trent’anni.  Stavolta fanfare non ce ne sono, c’è però parecchio scetticismo, in gran parte motivato.

 

BALOTELLI-DIPENDENTI (E HO DETTO TUTTO).

L’ultima partita degna di nota  giocata dalla Nazionale italiana è stata la semifinale dell’Europeo di due anni fa, vinta contro la Germania: in quell’occasione, venne celebrata l’ascensione al cielo di Mario Balotelli,  il quale dopo la glorificazione si è convinto di essere un dio del calcio; da allora, il giocatore ha subito un’involuzione che è andata di pari passo con la sua spocchia… Balotelli è un discreto giocatore, con ottime potenzialità tarpate da una personalità irritante; se ne sta lì, a razzolare solitario nei pressi dell’area di rigore avversaria, attendendo che il pallone gli arrivi millimetrico sui piedi e pensando forse  che i difensori avversari dovrebbero fargli spazio. Prandelli comunque sembra aver più o meno esplicitamente chiuso ogni discorso: il terminale unico del gioco della Nazionale deve essere Balotelli. Annamo bene.

 

UNA ROSA COSI’ – COSI’

Il brutto è che alla fine Balotelli è comunque uno dei migliori elementi di una rosa non entusiasmante: l’ attacco punta tutto su di lui… per fortuna è stato convocato Immobile, che ha segnato venti e passa gol; per il resto, boh. Io Rossi l’avrei convocato, oppure direttamente non preso in considerazione dall’inizio: mi pare che quella nei suoi confronti sia stata un po’ una presa in giro; analogo discorso per Destro (e lo dico da romanista): un giocatore meno stanco degli altri (ha cominciato più tardi la stagione, causa infortunio), con una media-gol impressionante,  viene lasciato a casa. Centrocampo discreto: forse è il nostro miglior reparto, nonostante la mancanza di Montolivo. Difesa preoccupante: i giocatori delle Juventus vengono da un campionato massacrante; inoltre, ho qualche dubbio, perché sappiamo come ai difensori juventini in Italia sia consentito tutto o quasi, all’estero le cose vanno molto diversamente.

 

PRANDELLI: SE VOLEVA RENDERSI ANTIPATICO, CI E’ RIUSCITO

Partiamo da un presupposto: per allenare la Nazionale ed avere successo devi essere discretamente str***o; o all’opposto, talmente serafico e imperturbabile da non farti toccare da tutto quanto ti circonda quotidianamente… è una ‘vitaccia’ per certi aspetti, anche se il lauto stipendio fa si che il gioco valga ampiamente la candela; gli allenatori della Nazionale finiscono puntualmente per essere antipatici a tutti: se perdono, tutti rincarano la dose, se vincono, tutti si scordano di quanto detto cinque minuti prima e partono gli osanna. Prandelli è antipatico e irritante: all’inizio non era così, ma poi si è reso tale; ha assunto il figlio nello staff, autentico simbolo del nepotismo nazionale, giustificando tutto col fatto che ‘ è bravo’ (sarà pure bravo, ma resta un’iniziativa inopportuna); ha risposto in maniera piccata quando si è parlato del suo compenso (non sia mai, lesa maestà), e soprattutto si è inventato il famoso ‘codice etico’ che funziona un po’ alla ‘come gli pare a lui’; esempi: se Balotelli fa una stupidaggine, ci si passa sopra; se De Rossi commette una sciocchezza: codice etico, non ti convoco; se Destro in un gesto scomposto colpisce un avversario: codice etico, non ti convoco; se Chiellini sferra una gomitata in faccia ad un avversario: normale scontro di gioco. Gli esempi sono entrambi romanisti, io sono romanista, ma che devo dire? L’impressione è che se i giocatori fossero stati di altre squadre, il metro sarebbe stato lo stesso. La realtà è che Prandelli giustifica i giocatori che gli servono e  da cui non può prescindere: il che in fondo è anche un ragionamento giusto, ma allora evita di ergerti a ‘maestro di vita’ con un codice etico che ‘è mio e me lo gestisco io’.

 

CONCLUSIONI

Questa Nazionale mi piace poco; mi piace poco il suo giocatore – simbolo e apprezzo poco l’allenatore; non nutro grandi speranze, ma tutto può essere; nonostante tutto però, finirò anche stavolta a ritrovarmi con gli amici a gozzovigliare davanti alle partite… Il mio scetticismo magari mi farà patire meno eventuali sconfitte o meravigliarmi per eventuali risultati positivi, curioso di vedere come andrà a finire.