Archive for the ‘scienza’ Category

NOBEL 2012: CHIMICA – APPROFONDIMENTO

“Hanno aperto la strada per progettare i farmaci del futuro, molto più precisi nel colpire il loro bersaglio rispetto a quelli attuali: è questo il merito delle ricerche per le quali Robert Lefkowitz e Brian Kobilka hanno avuto il Nobel per la chimica.

“Le ricerche di Lefkowitz hanno avuto un ruolo fondamentale perché hanno permesso di capire il modo in cui gli ormoni si legano ai recettori e come, di conseguenza, vengono regolate le funzioni delle cellule”, osserva Daniela Corda, direttore dell’Istituto di Biochimica delle proteine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). “All’inizio degli anni ’80 il mondo era molto piu’ semplice – osserva la ricercatrice – e il merito di Lefkowitz e del suo gruppo è nell’aver compreso quali proteine sono cruciali per veicolare le informazioni dall’esterno all’interno delle cellule”.

Oggi le cose sono molto cambiate, soprattutto dopo che la mappa del genoma umano ha individuato oltre recettori cellulari. “Di questi quelli noti sono meno di 100, tutti gli altri non sono noti e per questo vengono chiamati ‘orfani”, rileva la ricercatrice. “E’ un campo di ricerca importantissimo, che da 40 anni sta dando risultati notevoli”, aggiunge. Basti pensare che a queste ricerche si deve l’arrivo di farmaci come i betabloccanti per curare l’ipertensione. La ricerca, aggiunge, si è affinata ulteriormente con Kobilka, che è stato il primo a studiare la struttura di un recettore. “Questo – rileva – ha permesso di capire come gli ormoni si legano ai recettori e di progettare farmaci più precisi”.
Per Francesca Cutruzzola, del dipartimento di Scienze biochimiche dell’università Sapienza di Roma, a Kobilka va il merito di aver studiato la struttura tridimensionale dei recettori, indispensabile per progettare farmaci adatti a modulare i numerosi processi biologici nei quali i recettori sono coinvolti”. Grazie a queste ricerche, osserva, “in futuro sarà possibile avere farmaci sempre più selettivi”.

Anche per l’esperto di neuroscienze Tullio Pozzan, dell’Accademia dei Lincei, per comprendere l’importanza delle scoperte premiate con il Nobel basti pensare che “tutto l’organismo funziona in base a questi recettori: basti pensare che lo stesso meccanismo del parto è scatenato dall’attivazione di recettori”. Quelle ricerche, aggiunge, “permettono alla farmacologia di sviluppare nuovi farmaci più specifici, più selettivi e con minori effetti collaterali. Già oggi sui recettori si basano numerosi farmaci, ad esempio per l’ipertensione, le emicranie, le aritmie cardiache, alcune patologie ormonali e il Parkinson”.

(FONTE: ANSA)

NOBEL 2012: CHIMICA

premio Nobel per la chimica 2012 è stato assegnato a Robert Lefkowitz e Nrian Kobilka. I due scienziati statunitensi sono stati premiati per gli studi condotti sui sensori (recettori) che si trovano sulla superficie delle cellule e che le aiutano ad adattarsi all’ambiente esterno.

In particolare i due ricercatori hanno ricostruito la mappa completa dei recettori delle proteine G, che aiutano le cellule a reagire a stimoli importanti come la luce, gli odori, i sapori, e a sostanze che regolano l’umore, come la serotonina, e ad altre come adrenalina e dopamina.

Lefkowitz, 69 anni, è nato nel 1943 a New York e attualmente insegna nella Duke University, KobilKa, 57 anni, è nato nel 1955 a Little Falls e insegna fisiologia cellulare nell’università di Stanford.

Nei giorni scorsi sono stati resi noti i nomi dei vincitori anche del Nobel per la medicina, andato al britannico John Gurdon e al giapponese Shinya Yamanaka per i loro studi sulle cellule staminali, e per la fisica, andato al francese Serge Haroche e l’americano David Wineland per i loro lavori sui “metodi sperimentali innovativi per la misurazione e la manipolazione di singoli sistemi quantistici”.

FONTE: TGCOM24

NOBEL 2012: FISICA – APPROFONDIMENTO

(AGI) – Roma, 9 ott. – “Il premio Nobel per la fisica di quest’anno e’ andato a due scienziati che sono riusciti a isolare e ‘mettere sotto il microscopio’ delle singole particelle quantistiche”. E’ il commento di Ezio Puppin, presidente consorzio interuniversitario scienze della materia, sui nuovi Nobel per la Fisica, David J. Wineland e Serge Haroche. “Il mondo che ci circonda e’ fatto di oggetti che si comportano in base a leggi che per noi e’ facile comprendere – ha spiegato Puppin – visto che siamo anche noi parte di questo stesso mondo. Questi oggetti pero’ sono costituiti da un numero enorme di altri oggetti, molto piu’ piccoli, che se presi individualmente si comportano in modo molto diverso, e strano.
Le leggi che regolano il comportamento di questi oggetti sono quelle della meccanica quantistica, formulate per la prima volta negli anni 20 del secolo scorso. Una delle cose piu’ strane e’ che questi oggetti possono essere, contemporaneamente, sia delle particelle (come le palle da biliardo) sia delle onde (come quelle che si propagano sulla superficie del mare). La meccanica quantistica funziona perche’, basandosi su ipotesi tanto bizzarre, riesce a spiegare molto bene tante cose. Fino a poco tempo fa pero’ nessuno era riuscito a prendere un singolo atomo o una singola particella di luce per poterle osservare individualmente, un po’ come fa il biologo quando studia i microbi al microscopio”. “Il premio Nobel per la fisica di quest’anno – ha detto Puppin – e’ proprio andato a due scienziati che sono riusciti a fare questo, cioe’ isolare e ‘mettere sotto il microscopio’ delle singole particelle quantistiche. E, per fortuna, hanno potuto confermare che il comportamento di queste particelle e’ proprio quello strano previsto quasi un secolo fa. Ricerche, le loro, straordinarie sia per la loro importanza sia per la difficolta’ tecnica degli esperimenti compiuti, che aprono pero’ molte interessanti prospettive nel campo dei computer quantistici e delle misure di altissima precisione”.

FONTE: AGI

 

NOBEL 2012: FISICA

Il Premio Nobel 2012 per la Fisica è stato assegnato al francese Serge Haroche e allo statunitense David Wineland per aver aperto “una nuova era” nella fisica quantistica con le loro ricerche sull’interazione tra fisica e materia. I due scienziati sono stati premiati per “i rivoluzionari metodi sperimentali che hanno permesso la misurazione e la manipolazione dei sistemi quantistici individuali”, si legge nella motivazione dell’accademia reale svedese.

FONTE: TGCOM24

NOBEL 2012: MEDICINA (REPRISE)

Riporto qui di seguito l’articolo scritto da MARGHERITA DE BAC per il Corriere della Sera:

“Un giorno il tutore della scuola gli disse: «John sai cosa ti consiglio? Lascia perdere la biologia. Non è roba per te». Il ragazzo aveva 15 anni e, già allora, una tenacia di ferro. Anziché arrendersi e cambiare materia non si scoraggiò perchè la scienza gli piaceva davvero tanto. La sua perseveranza, unita a curiosità e intuito, hanno sconfessato completamente le previsioni dell’insegnante. Il britannico John Gurdon, classe 1933, assieme al giapponese Shinya Yamanaka, 50 anni, ha vinto il premio Nobel per la medicina e la fisiologia grazie a ricerche rivoluzionarie. In epoche diverse hanno dimostrato, che le staminali adulte, già diventate tessuti, possono tornare indietro e recuperare le capacità di totipotenza delle cosiddette staminali bambine dell’embrione. Dunque specializzarsi a loro volta e diventare cellule cardiache, renali, cerebrali ed essere utilizzate per terapie salvavita. Riparare tessuti degenerati e costruire farmaci contro malattie che attualmente non hanno soluzione. Gurdon è stato il precursone di queste scoperte. Nel 1962, l’anno in cui nacque il più popolare Yamanaka, dimostrò che la riprogrammazione era possibile, se a certe condizioni, con esperimenti sugli anfibi. Riuscì a far nascere un girino dopo aver inserito il nucleo di una cellula dell’intestino di una rana in un’altra cellula svuotata a sua volta del Dna. Era la prova che il destino delle staminali adulte non è segnato: contengono tutte le informazioni necessarie per costruire un nuovo individuo. Proseguire il cammino toccò al collega giapponese, un chirurgo ortopedico conquistato dal fascino della vita in laboratorio. Dimostrò nel 2006 che la reversibilità è possibile anche nell’uomo.

STAMINALI «ETICHE» – Mise a punto le cosiddette cellule riprogrammate Ips. In pratica erano nate le staminali «etiche», un indirizzo condiviso dai cattolici che non ammettono l’impiego dell’embrione come materia di esperimenti. Giulio Cossu, vicepresidente dell’Associazione Luca Coscioni (domenica a Milano concluso il congresso nazionale), professore di medicina rigenerativa a Londra, è certo che le Ips siano il futuro, non solo perchè rasserenano le coscienze: «Hanno dei vantaggi rispetto alle embrionali perchè sono autologhe, vengono prese dal malato. Mai come quest’anno i Nobel sono stati assegnati con trasparenza e rispetto del merito». Vinse il premio dello svedese Karolinska Institute anche Martin Evans, lo scopritore delle staminali embrionali. Per completare la «cordata» non manca che Ian Wilmut, lo scozzese padre della pecora Dolly, il primo mammifero clonato nel 1997, un coraggioso biologo della riproduzione, oggi pensionato. All’annuncio del premio, la cerimonia di consegna a Stoccolma l’8 dicembre, Yamanaka ha ringraziato il Giappone: «Ero un oscuro ricercatore, senza il sostegno del mio Paese non avrei ottenuto questo risultato meraviglioso, mi sento investito di una responsabilità immensa, portare le mie scoperte al letto dei pazienti», ha espresso la sua gioia in una conferenza stampa a Kioto, dove lavora. «La mia soddisfazione più grande? Vedere come la mia ricerca di base abbia avuto sviluppi utili per la salute umana, non mi aspettavo questo riconoscimento», l’ha accolto Gurdon, oggi in attività a Cambridge. Entusiasta alla notizia Elena Cattaneo, direttore del laboratorio di biologia delle cellule staminali all’università di Milano: «Fenomenale. La scoperta di Yamanaka ha fatto riscrivere i libri di biologia». Festeggia Giuseppe Novelli, genetista dell’università di Tor Vergata e ricorre a un’immagine semplice per spiegare la rivoluzione: «Sono riusciti a rimettere indietro l’orologio della biologia. Quando le cellule si specializzano, abbigliano il loro Dna in modo diverso. Ma è possibile spogliarle e farle tornare bambine, immature».

FONTE: CORRIERE.IT

R.I.P. NEIL ARMSTRONG (1932 – 2012)

Quando l’ho saputo, mi è dispiaciuto, sinceramente. Purtroppo la mia generazione non è più riuscita a vedere l’uomo passeggiare sul suolo di un altro pianeta: le previsioni ottimistiche, che volevano l’uomo passeggiare su Marte entro il 2000, per tante ragioni, non si sono avverate. Soprattutto, credo, perché gli U.S.A. dal Vietnam in poi hanno preferito spendere soldi per andare alla guerra in giro per il globo, più che per alimentare il programma spaziale. Peccato. Così, se n’è andato il primo uomo che sia mai sbarcato su un corpo celeste extraterrestre… e resta un pò l’amaro in bocca, proprio perché lo sbarco sulla Luna, avvenuto a fine anni ’60 e poi, mi pare proseguito per qualche anno fino all’inizio dei ’70, non si è più ripetuto: verrebbe quasi da pensare che, pur con tutta la tecnologia, i computer, Internet, i cellulari, il mondo di oggi sia peggiore di quello di 43 anni fa, quando almeno ci fu una ‘spinta’ che portò l’uomo su un altro oggetto spaziale. Ray Bradbury, l’autore di “Cronache Marziane” è morto senza vedere l’uomo scendere su Marte: si  è dovuto accontentare di un paio di ‘macchinine’, seguite proprio in questi giorni da un ‘macchinone’ più grosso. La tecnologia ci ha consentito di osservare una bella fetta (anche se pur sempre infinitesimale) di cosmo, sempre più spesso però maneggiando oggetti standosene protetti al sicuro della nostra cara, vecchia, atmosfera. Il massimo che abbiamo raggiunto è stato costruire un mezzo accampamento prefabbricato nello spazio, la Stazione Spaziale, mandandoci della gente a soggiornare in condizioni peraltro molto disagevoli, per qualche mese; non siamo manco più tornati sulla Luna, per dire (questo mancato ritorno peraltro non fa che avvalorare le ipotesi di chi dice che sulla Luna non ci siamo mai stati). Di esplorare altri pianeti, manco a parlarne: è come se Colombo fosse riuscito a progettare dei satelliti capendo così com’è fatta la Terra, accorgendosi che c’erano pure le Americhe e l’Australia. Il progresso scientifico ci ha dato modo di conoscere molte più cose sul cosmo che ci circonda con molti meno rischi (i vari incidenti che hanno visto coinvolte le navicelle spaziali con la perdita di vite umane hanno contribuito all’idea che l’esplorazione dello spazio circostante è forse meglio affidarla a macchine telecomandate); tuttavia non si può non considerare come tutto questo vada contro l’indole dell’uomo: fin da quando centinaia di migliaia di anni fa in Africa abbiamo cominciato la nostra ‘storia’, non ci siamo mai fermati: abbiamo girato in lungo e in largo il pianeta (e certi anfratti delle profondità sottomarine ancora mancano all’appello), non ci siamo accontentati e siamo saliti fin lassù, sbarcando sul quel disco d’argento che fin dai tempi più remoti rischiara le nostre notti. Poi, ci siamo fermati. Certo, meno di 50 anni sono un attimo nella storia del genere umano e  sono convinto che prima o poi riprenderemo, è nel nostro DNA  e nella nostra ragion d’essere; tuttavia, un pò egoisticamente, mi auguro che questo succeda presto, che la pausa sia breve e permetta anche alla mia generazione di tornare a vedere un sbarco, sia pure il ritorno sulla Luna, anche se si tratterebbe di una replica…

IL BOSONE… E SE…?

Non mi reputo un appassionato di fisica, tuttavia l’argomento m’intriga, e ho anche letto un paio di bei libri divulgativi di Brian Greene a riguardo; non posso essere un appassionato perché davanti a certi concetti finisco per arenarmi, non ci arrivo, insomma. Tuttavia, da appassionato di fumetti  di supereroi e di fantascienza, certe notizie e certi concetti, colpiscono la fantasia, mi affascinano: come ad esempio quando riguardo alla cosiddetta ‘Teoria delle Stringhe” si parla di dimensioni ‘aggiuntive’ rispetto alle quattro (tre nello spazio, più il tempo) che percepiamo comunemente. Del resto, più di una volta ho sentito scienziati affermare che senza fantasia in quell’attività non si va da nessuna parte: serve, certo, conoscere la materia, saper maneggiare strumenti matematici che noi manco ce li figuriamo, ma senza avere quel tanto di capacità di ‘immaginare’, non si va da nessuna parte… Così, da persona cui piace lasciarsi affascinare da queste teorie sul ‘di cosa è fatta la realtà in cui viviamo’ sono stato ovviamente affascinato dall’idea della conferma dell’esistenza del famoso Bosone di Higgs: eccola, la fantasia: davanti ai ‘conti che non tornavano’ rispetto al cosiddetto ‘modello standard’ di descrizione delle particelle che interagiscono nel cuore della materia, Higgs immaginò l’esistenza di un ulteriore ‘inquilino’ in quel condominio…  Ecco l’affascinante:  uno scienziato immagina, teorizza, applica ai calcoli, vede che in base a quanto da lui ipotizzato i conti tornano… e poi ci vogliono 50 anni, il progresso tecnologico, la possibilità di costruire gli acceleratori per confermarlo… e alla fine viene confermato. Pensateci: è fantastico. Questo, per fermarci al reale.  A me però piace fantasticare, e allora mi è venuta questa idea: il Principio di Indeterminazione di Heisenberg sostiene che noi non possiamo ‘conoscere’ l’esatta condizione delle particelle nel tempo e nello spazio: possiamo ovviamente arrivarci con dei calcoli, affinare gli strumenti, ma ci sarà sempre un livello oltre il quale non sarà possibile andare, perché gli strumenti stessi dell’osservazione influiscono sui risultati dell’esperimento; diciamo che è un pò come quei laghi ghiacciati che a volte scoprono nel sottosuolo antartico: teoricamente sarebbe possibile far scendere delle sonde, ma l’inserimento stesso di quelle sonde in quell’ambiente incontaminato ne modifica la condizione. E allora mi sono chiesto: Higgs teorizza il Bosone; per cinquant’anni, migliaia di persone si dedicano, speranzose, alla sua ricerca… e se il Bosone fosse stato effettivamente ‘trovato’ proprio perché tante volontà volevano che esistesse? Insomma, mi chiedo: se nell’infinitamente piccolo persino il potere della mente e dell’immaginazione avesse una sua valenza, e dunque il Bosone, ‘immaginato’ dapprima da un solo uomo, poi da decine, centinaia, migliaia e anche più (mettiamoci anche i semplici laureati in fisica, gli appassionati, etc…),  fosse stato il frutto di un’impressionate sforzo di ‘immaginazione / speranza  / desiderio’ collettivo? Insomma, se fossimo noi uomini, a livello inconscio a ‘creare’ la realtà in cui viviamo? Lo so, questo sembra materiale da libro di fantascienza, però quest’ipotesi m’intriga…