Archive for the ‘punti di vista’ Category

ALLA RICERCA DI UN PRESIDENTE

‘Sta storia dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica mi ha già ampiamente stufato: da Renzi, presunto ‘grande innovatore’ della politica italiana, ci si sarebbe potuti aspettare un atteggiamento diverso rispetto al passato, più esplicito e meno scontatamente ipocrita; invece, niente: per l’ennesima volta ci troviamo di fronte al solito giochino, ad uso e consumo dei giornali, alla consueta sfilza di nomi, ai ‘borsini’ dei supposti candidati che salgono e scendono…

Un’ipocrisia che si sta ripetendo uguale ed identica al passato, le vittime della quale, più o meno consapevoli, sono i cittadini, presi per i fondelli dalla classe politica: l’elezione del Presidente della Repubblica è, insomma, ‘cosa loro’, noi comuni mortali, più o meno interessati alla questione dobbiamo abbozzare, inermi. Certo, non sta scritto da nessuna parte che il popolo italiano debba essere portato a conoscenza dei ‘veri candidati’: ma è nei fatti che ormai la Presidenza della Repubblica non è solo un incarico onorario; la Presidenza Napolitano ha rappresentato un enorme salto di qualità, nel ruolo che il Presidente assume nella politica italiana: non siamo più di fronte ad un protagonismo popolare in stile Pertini, o ad esternazioni à la Cossiga; Napolitano ha fatto e disfatto Governi più o meno come gli è parso e piaciuto; non metto in discussione la buona fede, né la costituzionalità del suo comportamento, non faccio nemmeno polemica sul modo in cui ha trattato una formazione come M5S, la più votata alle ultime elezioni; tutto perfettamente valido e regolare, ma resta il fatto che a stabilire la strada intrapresa dai Governi italiani negli ultimi due anni sia stato praticamente solo lui.

Difficile pensare che il successore di Napolitano faccia un passo indietro: dubito – anche se Renzi credo lo desidererebbe fortemente – che chiunque venga eletto se ne resti lì buonino a firmare le leggi al Quirinale e a girare l’Italia tenendo i solisti discorsi… A fronte quindi, di un ruolo del Presidente della Repubblica uscito profondamente modificato dagli anni di Napolitano, credo che un coinvolgimento maggiore della cittadinanza sarebbe necessario: non dico che il Presidente dovrebbe essere scelto in base ai sondaggi, penso piuttosto che sia abbastanza misero che a pochi giorni dall’avvio delle elezioni non vi siano ancora candidati precisi; si dice che non si fanno i nomi ‘per non bruciarli’, si tengono le ‘carte coperte’ fino all’ultimo momento; ma scusate, sarebbe così scandaloso fare un nome dieci giorni prima e portarlo fino alle elezioni? O si ritiene di essere così deboli da non riuscire nemmeno a difenderlo? Evidetemente, quest’ultimo è il caso, visto pure cosa è successo con Prodi l’ultima volta.

Almeno bisogna dare atto al centrodestra di averlo fatto un nome, quello di Martino, candidato ‘di bandiera’ o meno, con zero possibilità di venire eletto, ma almeno è un nome; per il resto, il nulla o quasi: Salvini ha snocciolato una serie di nomi buttati lì a casaccio, tanto per buttarla in caciara; la ‘minoranza’ del PD, pronta all’altolà contro il ‘candidato del Nazareno’, è stata altrettanto incapace di offrire un’alternativa (così sono capaci tutti); certo, Civati ha pubblicamente sostenuto Prodi, ma non si mai capisce se Civati parli a titolo personale o quanta parte del PD rappresenti; il fatto è che la ‘minoranza del PD’ sembra costituita da un conglomerato di voci dissonanti (Bersani, Cuperlo, Fassina, Civati e via discorrendo), accomunate dal solo voler rompere le scatole a Renzi, ma prive di una prospettiva organica.

A malincuore devo sottolineare come persino i Cinque Stelle, che due anni fa con la scelta di Rodotà rischiarono seriamente di far saltare il banco, si sono ‘astenuti dalla lotta’, nascondendosi dietro a un timido ‘tanto i nomi che facciamo non vanno bene, quindi inutile farli’, togliendo ulteriormente spinta e forza a quel principio di ‘democrazia della Rete’, zoppicante e perfettibile quanto si vuole, ma che in fondo aveva rappresentato una delle novità più interessanti offerte dal MoVimento (piccolo excursus: mi chiedo se ad esempio organizzare certe primarie via Internet non sarebbe costato al PD meno soldi, ottenendo nel frattempo risultati più affidabili).

Inutili di certo, e anche abbastanza ridicole, sono le ‘consultazioni’ che Renzi porterà avanti nei prossimi giorni: è il solito suo ‘modus operandi’: faccio finta di ascoltare tutti, ma poi mi faccio i ca**i miei; ‘ca**i’ condivisi, in questa come in altre occasioni, con Berlusconi: alla fine, il nuovo Presidente della Repubblica sarà deciso da due ‘giganti’ del calibro di Renzi e Berlusconi, cui andrà appresso l’intera, infima, classe politica italiana, composta da parlamentari nominati e non eletti da nessuno: già questo basterà a privare di autorevolezza qualsiasi scelta verrà compiuta, fosse perfino un individuo indiscutibile come Muti, Rubbia, Carandini o Settis.

Non mi esercito nella tiritera sui nomi: personalmente ritengo che l’unico che andrebbe bene un po’ a tutti – PD maggioranza e minoranza, Berlusconi, perfino buona parte di M5S – sarebbe Grasso; agli altri, per me pari sono, con l’eccezione di Amato che riterrei una iattura e un’ammissione definitiva di sconfitta da parte dei politici della ‘II Repubblica’, nei confronti del vecchio status quo socialista / democristiano.

A quel punto davvero meglio scegliere tra Magalli, beniamino del pubblico televisivo e Rocco Siffredi, che tanto ha innalzato il vessillo dell’Italia anche all’estero… oppure, rivolgersi direttamente ai poteri criminali che spesso in Italia contano molto più della politica e quindi prendere in considerazione un ‘Cecato’ Carminati o un Messina Denaro.

RIFLESSIONI

Gli spunti di riflessione su quello che è successo a Parigi sono tanti; la vignetta del “Charlie Hebdo” che ho postato potrebbe – in qualche caso – essere ritenuta offensiva, ma il punto è proprio questo: difendere la libertà di espressione, che sia essa informazione, satira, o quello che volete voi, quando ci si esprime in modo educato ed in punta di forchetta è troppo facile; non voglio tirare in ballo il solito motto di Voltaire, ma è un fatto che, vivaddio, in Occidente è sempre – o quasi – possibile esprimersi come si vuole: pensate alle prime pagine dell’italiano Vernacoliere, che prende di mira non solo la politica, ma anche il Papa o il Vaticano… pensate alle bordate sparate da certi quotidiani di destra o sinistra, e via dicendo… se poi qualcuno si sente offeso, può sempre ricorrere alla magistratura; pensate a certa satira che, anche a casa nostra, a volte prende di mira i dogmi della religione cattolica; può non piacere, essere ritenuta offensiva e volgare, ma di certo, non si è mai imbracciato un fucile andando a fare una strage nella sede di un giornale…

Non si può ‘limitarsi’: non si può dire in alcun modo ‘eh, però se la cercano’: siamo qui, la nostra cultura è questa; non è possibile stabilire dei paletti, solo perché qualcuno si sente offeso, perché se oggi cominciassimo con la satira, domani diventerebbe l’abbigliamento e dopodomani magari le donne che guidano… chiunque si può sentire offeso per qualsiasi cosa, ma ciò non è sufficiente a imbracciare un fucile; tantomeno è pensabile che si debbano mettere dei paletti alla qualsiasi cosa perché qualcuno si sente offeso… se qualcuno si sente offeso da certi aspetti della società in cui vive, ha varie strade:  protestare civilmente, creare un partito e vincere le elezioni per  cambiare le cose, oppure prendere armi e bagagli ed andarsene altrove, dove la satira religiosa non è ammessa, per esempio; ma romperci le palle per come siamo, quello che diciamo, quello che facciamo, come la pensiamo, proprio no. Tanto meno dovremmo sentirci in colpa noi, perché siamo quello che siamo.

Da parte dei rappresentanti delle comunità islamiche, c’è sempre il tenue distinguo: certo si condanna su tutta la linea – e ci mancherebbe pure – ma poi si fa notare, per quanto educatamente e sottovoce, che però per l’Islam certe cose sono offensive… saranno pure offensive, ma non si può ammettere come reazione le sparatorie e gli ammazzamenti… non basta più la condanna: da parte delle comunità islamiche è necessario isolare preventivamente le mele marce e denunciarle. Non so quanto si sia progrediti su questo punto; ho come l’impressione – ma posso sbagliare – che di strada ce ne sia ancora da fare parecchia… Mi chiedo, a proposito di quanto successo in Francia, quanti sapessero o almeno sospettassero: è impossibile che due – tre persone possano caricarsi di armi e preparare una cosa del genere senza che nessuno tra chi li circondava se ne sia accorto… oppure a circondarli erano solo persone che hanno partecipato all’organizzazione, e allora ci sarebbe veramente da preoccuparsi…

Ci sono atteggiamenti cui mi trovo di fronte ogni giorno che trovo francamente intollerabili, ma non ho mai imbracciato un fucile, per dire; poi i pazzi, le menti deboli e facilmente influenzabili ci saranno sempre; il problema nasce quando qualcuno se ne approfitta, facendo dell’islamizzazione dell’Europa e dell’imposizione di certe interpretazioni estreme del Corano un programma politico.
A lungo dopo l’11 settembre ho pensato che tutto dipendesse in ultima analisi dalla povertà e dalle differenze macroscopiche che ci sono nel mondo; ho continuato a ripetermi che se il mondo fosse più giusto, l’odio per chi ‘ha di più’ sarebbe meno diffuso e l’estremismo farebbe meno presa; col tempo però mi è venuto qualche dubbio e dopo ieri i dubbi aumentano: ragionando all’estremo, il World Trade Center poteva essere ritenuto il simbolo delle ingiustizie economiche del mondo; la sede del “Charlie Hebdo” è invece il simbolo della libertà di espressione; non è più uno scontro tra un Occidente opulento e una buona fetta del mondo povera; è diventata la guerra tra chi pensa che ognuno possa dire ciò che vuole e quelli che chi invece che tutti debbano parlare, pensare e comportarsi come dicono loro; il che è tutto un altro paio di maniche.

L’impressione, insomma, è che se anche ricchezza e benessere si diffondessero in quei luoghi del mondo dove l’islamismo radicale fa proseliti, la loro guerra non si fermerebbe comunque: troverebbero comunque un pretesto per attaccarci: oggi è la satira, domani diventerà la concezione della donna, dopodomani perfino le abitudini alimentari… Ho l’impressione che da quelle parti riuscirebbero a trovare qualche fanatico pronto a compiere una strage in un’enoteca in virtù del fatto che l’Islam proibisce gli alcolici.

Purtroppo credo bisogni entrare davvero nella logica di essere sotto attacco: dobbiamo guardarci intorno e capire che c’è in giro gente che non tollera il nostro modo di vivere e che ha come obbiettivo quello di imporci il loro con la violenza e con le armi, e agire di conseguenza.

Ieri quell’infame miserabile urlava per strada che “Charlie Hebdo è stato ucciso”: sappiano loro e tutti quelli come loro, che Charlie Hebdo è vivo più che mai e continuerà a vivere a lungo nel sacrosanto diritto che tutti qui abbiamo di dire e pensare ciò che vogliamo. Non pensino di poterci tappare la bocca.

# JE SUIS CHARLIE

E’ RICOMINCIATA LA GUERRA A MARINO

Quello che è successo a Roma la notte dell’ultimo dell’anno – la defezione in massa dei vigili urbani per ‘malattia’, cui per amor di precisione bisogna aggiungere quella degli autisti di una delle linee della metropolitana – ci dice una cosa sola: la guerra contro il sindaco Marino è ricominciata. Si chiude ‘in bellezza’ il 2014, annunciando nel contempo un 2015 di ‘guerra totale’.

L’obbiettivo mi pare fosse abbastanza chiaro: qui le ‘rivendicazioni di categoria’ – vere o presunte – c’entrano poco o nulla: c’entrava invece – e molto – il voler gettare la città nel caos; si voleva, abbastanza ovviamente, offrire la testa di Marino su un piatto d’argento alla destra romana e ai ‘mammasantissima’ del PD capitolino, dare loro l’occasione per un nuovo attacco concentrico contro il ‘sindaco alieno’; per fortuna, tutto è andato bene, il che dovrebbe far pensare i romani riguardo la reale utilità dell’attuale corpo di polizia municipale…

I lettori abituali di questo blog ricorderanno forse quello che scrissi a suo tempo, in occasione di tutta la gazzarra sollevata per il ‘caso Tor Sapienza’: Ignazio Marino a Roma sta sulle scatole a molti: ovviamente alla destra, che alla fine fa il suo mestiere, per quando nel solito modo rozzo e discretamente becero, più da ‘curva da stadio’ che non da Palazzo Senatorio, tipico dei destrorsi romani; ma anche anche alle ‘alte sfere del PD’: Marino la dirigenza del PD non l’ha mai voluto, perché estraneo alla politica maneggiona su cui il centrosinistra a Roma ha campato negli ultimi vent’anni; Marino è stato scelto dalla base, che proprio non ne poteva più, reagendo con un moto d’orgoglio contro i candidati epigoni dei Rutelli e dei Veltroni.

Ci erano quasi riusciti, a farlo fuori, dopo lo scandalo – mai totalmente chiarito – delle multe non pagate (ma dovute o meno?) e dopo il caos scoppiato a Tor Sapienza (anche in quel caso, restano non pochi sospetti di un qualcosa montato ad arte)… poi però è scoppiato il bubbone di Mafia Capitale, sono venute alla luce le connivenze tra una bella fetta della politica romana – di ogni versante – e il sistema gestito da Carminati, Buzzi e soci… e guarda caso, chi ne è uscito meglio? Proprio il ‘sindaco alieno’, la cui elezione, oltre alla destra ed ai ‘capoccia’ del PD capitolino, ha rotto le uova nel paniere proprio al ‘Cecato’ e alla sua cricca: non aggiungo altro, fatevi qualche domanda.

E’ trascorsa qualche settimana di tregua: si è aspettato che passasse qualche tempo senza notizie clamorose di nuovi indagati od arrestati, e poi si è ripartiti alla carica: stavolta si è ricorso alle armi pesanti, uno dei tre grandi ‘corpi’ che a Roma vengono usati quando si vuole mettere alle strette chi governa la città: i vigili, i conducenti dei mezzi pubblici (in parte coinvolti anche la notte dell’ultimo dell’anno), i tassisti; è stato lanciato un chiaro messaggio al sindaco: questo è solo l’inizio, aspettati un 2015 di fuoco, perché non ci fermeremo fino a quando non ti avremo tolto di mezzo.
Scommettiamo che nei prossimi mesi sarà una raffica di agitazioni di vigili, scioperi dei mezzi pubblici, manifestazioni dei tassisti, accompagnate dal berciare almeno ‘autentico’ degli esponenti della destra romana e dalle più ‘composte’ – ma quanto ipocrite!!! – richieste del PD di ‘cambiare passo’, mentre a farne le spese saranno i soli comuni cittadini?

Si cercherà di far passare Marino come un incapace, come il nemico pubblico numero uno… l’augurio è che i romani intelligenti e ‘pensanti’ siano coscienti del fatto che attualmente il problema di Roma non è certo Marino, e che il marcio sta altrove, nei luoghi in cui destra e sinistra intessevano amabilmente relazioni con Carminati, Buzzi e soci… auguriamoci tutti che Marino resti dov’è adesso, perché l’alternativa non potrebbe essere altra, se non quella di un referente di Carminati e soci…

P.S. A proposito, non mi risulta che alcuno dei coinvolti nel caso ‘Mafia Capitale’ sia stato ancora espulso dai partiti di appartenenza, il che la dice lunga su quale sia lo stato della politica a Roma.

P.P.S. Qualcuno si chiederà perché io difenda a spada tratta Marino: sottolineo che non sono né suo amico, né suo parente, ma visto che l’ho votato, vorrei vederlo all’opera per cinque anni per vedere che combina; mi chiedo secondo quale principio Alemanno abbia potuto non-governare Roma per cinque anni e invece Marino debba andarsene dopo manco due anni. In secondo luogo provo un’istintiva simpatia per tutti quelli che vengono lasciati soli, scaricati e che si trovano contro anche quelli da cui teoricamente dovrebbero essere appoggiati; rendetevi conto: Marino sta governando una città come Roma avendo una bella fetta del PD che gli rema contro, solo perché al Campidoglio c’è lui e non Gentiloni o Sassoli…

CHE SUCCEDE A ROMA?

Io non so quale sia l’impressione che si siano formati i non romani su quanto successo a Roma negli ultimi giorni (mi riferisco a quanto avvenuto a Tor Sapienza) ad uso e consumo di chi non abita qui, e come spunto di riflessione per i cittadini romani, esprimo solo una considerazione: non fatevi fregare, è tutta fuffa. A Tor Sapienza è successo poco o nulla, e quanto è successo, se non proprio montato ad arte, è stato strumentalizzato contro il sindaco Marino.

Tor Sapienza è una periferia come ce ne sono tante altre, a Roma e nel resto d’Italia, specie nelle grandi città; un quartiere nato ‘bene’, anche, al contrario di altri mostri urbanistici, che però è stato progressivamente abbandonato dai servizi pubblici: mezzi di trasporo, pulizia, illuminazione… così, Tor Sapienza è diventato un ‘brutto posto’… e i posti brutti rendono brutta pure la gente che ci abita; tutto qui: gli abitanti di Tor Sapienza sono gli abitanti di una zona degradata, con servizi pubblici inefficienti, in cui la criminalità – dalla prostituzione alla spaccio di droga – ormai fa come gli pare e piace.

Quanto successo nei giorni scorsi potrebbe essere considerato la tipica ‘goccia che fa traboccare il vaso’: in sé un centro di accoglienza per immigrati non costituisce un problema; se però il centro si aggiunge ai campi rom, allo spaccio e alla prostituzione, diventa un problema; e questo è un modo di vedere le cose. Si potrebbe però ragionare diversamente: chiediamoci il perché di una tale cagnara per una struttura di accoglienza che non ha nulla di criminale; e chiediamoci perché ad esempio non si è sollevato casino per la prostituzione o lo spaccio… forse perché prendersela con dei minorenni lontani migliaia di chilometri da casa è più facile che prendere di mira chi spaccia, temendo delle ritorsioni.

C’è qualcosa che non va: io ho il forte sospetto che, oltre all’esasperazione dei cittadini, sotto ci sia altro; ho il forte sospetto che le proteste dei giorni scorsi siano state aizzate da qualcuno – sia chiaro: di questo non ho prove, sono solo sensazioni – cogliendo l’occasione dell’aria particolare che si respira a Roma dal punto di vista politico. L’impressione è che il sindaco Marino sia destinato a cadere in tempi brevi; sono mesi che sembra si cerchi il ‘casus belli’ per liberarsi di un sindaco che ormai la sua stessa parte politica ritiene troppo ingombrante perché fa troppo di testa sua; e guarda caso, negli ultimi giorni è uscita fuori prima la strana vicenda dei permessi di sosta per la sua Panda al centro che non si sa che fine abbiano fatto; e poi esplode la questione di Tor Sapienza: la tempistica è talmente perfetta che non può non destare sospetti…

Qualcuno si chiederà perché ormai l’intero panorama politico romano vuole liberarsi di Marino… o meglio, perché la destra se ne voglia liberare è chiarissimo, un po’ meno chiare – forse – sono le motivazioni del suo stesso partito. Ora: su Ignazio Marino ne sono state dette tante, a torto od a ragione; naturalmente, Marino non è stato il miglior sindaco di Roma, ma manco il peggiore: è un anno e mezzo che sta dove sta, non è nemmeno a metà mandato ed un giudizio, se si vuole essere un minimo intellettualmente onesti, è del tutto prematuro. Il punto è che Marino non fa parte di nessuna delle conventicole della sinistra romana: è stato eletto alle primarie proprio perché gli elettori di sinistra ne avevano piene le palle dei giochetti di potere dei politici capitolini, perché la prospettiva di avere come sindaco Sassoli, arrivano fresco fresco dal Parlamento Europeo o  – peggio mi sento – Gentiloni (quello che adesso ha aggiunto alla sua collezione di poltrone quella di Ministro degli Esteri) sembrava ai più deleteria.

Marino, coi debiti distinguo, sembrava una sorta di ‘grillino infiltrato’ in seno alla sinistra romana… uno che dice le cose che pensa, uno non legato alle liturgie, uno non ammanicato coi palazzinari e via dicendo… il PD se lo è ritrovato, ed è stato costretto a tenerselo, ma dal momento in cui Marino è salito al Campidoglio, il suo stesso partito ha cominciato a remargli contro per toglierselo dai piedi. Quello che dà fastidio soprattutto al PD, è che Marino fa di testa sua senza chiedere nulla a nessuno: magari sbaglia, ma vivaddio non si fa imporre la linea da chicchessia… per questo, sono mesi che il PD sta brigando per levarselo dalle palle, e quello che è successo a Roma in questi giorni sta dando al PD romano l’occasione che aspettava: in parole povere:  al PD degli abitanti di Tor Sapienza non gliene frega un ca**o, gli frega usare qunato successo a Tor Sapienza per defenestrare Marino, per metterci magari al posto Zingaretti (il fratello di Montalbano), attuale Presidente della Regione Lazio, e dare il via al classico giro di poltrone; guarda caso, infatti, Zingaretti in questi mesi è stato zitto e buono, col classico atteggiamento ‘paravento’ di chi aspetta l’occasione giusta per farsi avanti: mai una parola sul sindaco di Roma, contro o a favore: Zingaretti è quello che fa lo gnorri proprio perché la sa lunga… non dice una parola, perché non vuole bruciarsi; non prende posizione, perché aspetta che qualcuno vada da lui col cappello in mano a chiedergli di fare il salvatore della patria. Va sottolineato peraltro che c’è una scuola di pensiero secondo cui Zingaretti potrebbe essere una sorta di anti-Renzi all’interno del PD, e la visibilità che gli darebbe la poltrona di sindaco di Roma gli tornerebbe molto utile.

Ignazio Marino probabilmente non riesce manco a fare tutto ciò che vorrebbe, perché ha contro non solo l’opposizione, ma anche il suo partito… in questa situazione secondo me si è venuta a creare una sorta di ‘santa alleanza’ contro il sindaco, che va da CasaPound al PD, tutti accomunati dal desiderio di liberarsi di Marino e rimettere in gioco le poltrone della capitale… e siccome a me le situazioni in cui tutti si coalizzano contro una persona sola mi danno il voltastomaco, allora io dico che proprio per questo Marino deve restare dove sta: la sola prospettiva di tornare ad elezioni e vedere salire al Campidoglio il fratello di Montalbano che parla con la zeppola o l’imprenditore Marchini o Giorgia Meloni a me dà la nausea. Ancora più nauseante, se possibile, è il fatto che per far fuori Marino stiano venendo strumentalizzate le legittime rivendicazioni di cittadini che hanno problemi incancreniti, la responsabilità dei quali è divisa più o meno equamente da chi ha preceduto l’attuale sindaco: i signori Rutelli, Veltroni ed Alemanno; però si scarica tutto su chi sta al Campidoglio da un anno e mezzo, solo perché sta sui co***oni ai ‘capi’ del PD romano…

L’impressione è comunque veramente brutta, e non mi meraviglierei se in Primavera si riandasse a votare per il Sindaco; tanto, dato che si voterà pure per il Parlamento, una scheda in più che vuoi che sia…

ORGOGLI ITALICI

La Concordia e Vincenzo Nibali: eventi molto diversi e distanti, accomunati dalla sola coincidenza temporale, eppure… eppure, forse, un filo di orgoglio in questo caso non è fuori luogo.

La conclusione, del traino della Concordia nel porto di Genova e, poche ore dopo, Vincenzo Nibali (cui magari si possono aggiungere la vittoria di Errani /Vinci a Wimbledon e la consueta incetta di medaglie della scherma ai recenti Mondiali) in ‘giallo’ sullo sfondo dell’Arco di Trionfo. Successi italiani; certo, a volerli cercare, i distinguo si trovano sempre: si potrà arguire che tutta l’operazione di raddrizzamento, galleggiamento e trasporto della Concordia non era del tutto italiana e che a capo c’era un sudafricano; vero, come è altrimenti vero che però la partecipazione ‘nostrana’ era ampia e ‘pesante’, a partire da quella dell’ingegner Porcellacchia che abbiamo conosciuto in questi giorni e del Capo della Protezione Civile Gabrielli. Un’operazione, va rimarcato per l’ennesima volta, come mai ce ne sono state in passato: un ‘caso di scuola’, un precedente al quale fare riferimento.

Qualcuno potrà obbiettare che Nibali ha vinto una gara dalla quale i suoi principali concorrenti si sono ritirati per delle cadute: è un dato oggettivo, come oggettivo è il fatto che ne ciclismo si possa cadere e farsi male e come il fatto di evitarlo faccia parte del gioco… e comunque stabilire una connessione diretta – Nibali ha vinto perché gli altri si sono ritirati – è abbastanza inesatto: non avremo mai la controprova e – ricordo – quando Froome e Contador si sono ritirati, Nibali aveva su di loro due minuti e passa di vantaggio: insoma, la gara ce l’aveva già in mano lui.

Credo ci sia ampio motivo di festeggiare, quindi, gioendo per la vittoria sportiva e provando soddisfazione per l’impresa tecnico-ingenieristica portata a termine: certo il relitto della Concordia ci porta alla mente i 33 morti e il comandante Schettino, ma insomma, se guardiamo al mero dato tecnico non si può non essere soddisfatti.

Le due imprese, molto lontane tra loro, ci dicono però, in modi diversi, la stessa cosa: che se noi italiani veniamo messi in condizione di dare il meglio, allora i risultati li raggiungiamo; se vogliamo è una banalità, se non fosse per il fatto che siamo in Italia, dove per tanti motivi da una trentina d’anni a questa parte gli italiani non sono per nulla messi in grado di dare il proprio meglio, anzi: le classi dirigenti hanno sistematicamente lasciato spazio alla mediocrità, sotterrando idee e capacità…

Il discorso sarebbe lungo: forse il problema di fondo è che il limite degli italiani sta proprio nel fatto che quando hanno la possibilità di scegliersi le famose ‘classi dirigenti’, le scelgono male, mandando sistematicamente al Governo gente che favorisce la mediocrità rispetto alla capacità… salvo poi festeggiare nei rari momenti in cui a dispetto di tutto, le capacità emergono comunque; come se in fondo avessimo poca fiducia in noi stessi, ritenendoci tutti dei mediocri e mandando quindi al Governo chi qella mediocrità la favorisce.

In Italia manca totalmente o quasi l’idea del ‘rischio’: si preferisce conservare il ‘poco ma sicuro’ (mi ci metto anche io in mezzo), anziché mettersi in gioco per ottenere il ‘di più ma incerto’… insomma: Vincenzo Nibali è uno che per arrivare a vincere il Tour del France, a 15 anni (15 ANNI!!!) ha lasciato la Sicilia andando a vivere in Toscana: sia lode ai genitori di Vincenzo per essere stati tanto lungimiranti e chiediamoci quante madri avrebbero lasciato che il figlio quindicenne se ne andasse a vivere a centinaia di chilometri di distanza ‘solo perché bravo a correre in bicicletta’… e lo stesso discorso, con le ovvie distinzioni, potrebbe applicarsi a ricercatori, imprenditori, e via discorrendo la differenza sta tutta qui: nella voglia di assumersi dei rischi e di scommettere su sé stessi; un qualcosa che, purtroppo, ancora sembra appartenere ben poco agli italiani; un qualcosa che dovrebbe essere insegnato fin da ragazzini, incoraggiando non solo coloro che ‘forti di carattere’ sono già destinati ad affrontare il mondo di petto, avendo la voglia di ‘osare’, ma soprattutto coloro che, meno ‘ardimentosi’, vedono magari le loro capacità ‘frenata’ da un’indole meno ‘coraggiosa’.

Quello che serve è insomma, un cambio radicale di ‘forma mentis’: famiglie che a vent’anni caccino i figli fuori di casa, spronandoli a seguire le proprie aspirazioni, ovviamente ache grazie al sostegno di classi dirigenti che ‘incoraggino il coraggio’ e smettato di considerare la famiglia come una sorta di ‘sostegno sociale’ che si sostituisca alle loro responsabilità… ma purtroppo a scegliere le classi dirigenti sono quelle stesse famiglie e allora ci si trova di fronte al classico ‘cane che si morde la coda’.

 

 

CONTRO L’EUROPA PER UNA NUOVA EUROPA

Per una volta, ha ragione Renzi: quello che si giocherà nelle urne domenica è un derby; non però, come dice il Presidente del Consiglio, tra la ‘speranza’ e la ‘rabbia’, ma tra lo status quo e il cambiamento.

E’ sotto gli occhi di tutti che l’Europa così com’è non funziona: quasi tutte le decisioni prese dall’adozione dell’euro in poi sono state sbagliate. L’Europa è già nata male oltre 50 anni fa, fondata più sulle ragioni economiche che su quelle culturali e sociali, ma negli ultimi 15 – 20 anni abbiamo assistito al totale sfacelo.

Un’Europa priva di identità, con istituzioni deboli, in cui quando arriva il momento delle decisioni tutto si riduce a scontri e prove di forza tra Stati; un’Europa che invece di essere costituita da Nazioni ‘prime tra pari’, vive puntualmente all’insegna della ‘legge del più forte’, in base alla quale alcuni Stati si comportano né più né meno che come bulli dalle tendenze anche un filo dittatoriali, pretendendo che tutti si accodino alle proprie convinzioni (il modo in cui la Germania ha letteralmente umiliato la Grecia è stato squallido e miserevole).

Un’Europa che si è data una ‘moneta unica’ in modo surrettizio e frettoloso, senza nulla chiedere ai cittadini, della quale ha beneficiato soprattutto la Germania, senza che ci fossero istituzioni bancarie e finanziarie, normative fiscali (e aggiungiamoci quelle in tema di lavoro) comuni e strutture politiche funzionanti; un’Europa che conta praticamente nulla sullo scacchiere internazionale, procedendo puntualmente in ordine sparso, in cui le singole nazioni tendono a fregarsi a vicenda (come nel caso libico) e comunque priva dei più elementari principi di solidarietà al proprio interno: quando ci sono benefici, li si deve mettere in comune, se però c’è qualche problema, ogni Stato deve fare da se.

Un’Europa in cui la ‘solidarietà’ viene tirata fuori quasi solo per mettere dei paletti alle produzioni locali, con aberrazioni come le quote latte et similia, aprendo le porte a  prodotti di dubbia provenienza.

Un’Europa in cui, con la scusa della ‘tutela dei risparmiatori’ si sono dati soldi a palate alle banche, risorse delle quali l’economia reale ha visto ben poco, ma che permettono ai banchieri di continuare a giocare al casinò.

Questo è il risultato del grande ‘sogno europeo’ oggi, 2014. La soluzione non è la fine dell’Europa: lo ‘stare insieme’ è ormai motivato da ragioni di mera sopravvivenza di fronte ai ‘colossi’ americano, russo, cinese e più in avanti brasiliano, indiano e chissà quanti altri ancora; è però necessario un cambiamento radicale di prospettiva; perché questo avvenga però, indispensabile non lasciare il volante nelle mani dei responsabili, quelli che ci hanno portato dove siamo ora.

I colpevoli sono naturalmente i due blocchi che da sempre ‘gestiscono’ le questioni europee: il PPE e il PSE, con l’aggiunta dei ‘centristi’di ALDE transfughi dei due gruppi. Loro i colpevoli, loro devono subire le conseguenze; il PPE su tutti, con la sua gestione dell’UE degli ultimi anni, a ruota seguito dal PSE che non può fare certo finta di essere appena sceso da Marte. Non possono dire: ci siamo sbagliati, faremo meglio la prossima volta; qui siamo di fronte a decine di migliaia di cittadini greci mandati sul lastrico, e milioni di disoccupati in giro per l’Europa; se la ragione dello ‘stare insieme’ era proprio quella di rendersi ‘indipendenti da ciò che succedeva oltreoceano, beh, l’obbiettivo è miseramente fallito: la crisi finanziaria USA si è immediatamente trasmessa all’Europa, trasformandosi rapidamente in crisi reale; e adesso hanno il coraggio di venirci a dire che bisogna rivotare per loro?

Votare, o rivotate, quei partiti che a livello nazionale si riconoscono in quei tre gruppi, significa voler continuare ad avere l’Europa che abbiamo avuto fino ad oggi: un Europa fatta di bulli e di vittime predestinate, di solidarietà nulla, di coltellate alle spalle, di conventicole sovranazionali prive di qualsiasi legittimazione democratica (le stesse che hanno imposto Monti alla Presidenza del Consiglio e che applaudirono l’elezione di Letta); se l’Europa così com’è vi va bene, benissimo: continuate a votare PPE, PSE, ALDE (ovvero in Italia: Forza Italia, NCD, PD e centristi assortiti), credete pure che la musica possa cambiare solo con facce diverse, ma con lo stesso background politico e culturale.

Se invece pensate che l’Europa debba cambiare, votate altro; mi spingo a dire che non è manco importante chi votiate: ognuno ha le sue idee; io voterò M5S (ne condivido in buona parte il programma, che contiene misure comprensibili e di buon senso: l’unico programma fondato peraltro su punti precisi, mentre quelli degli altri si fondano su dichiarazioni di intenti piuttosto generiche); da romano non potrei mai votare Lega; Fratelli d’Italia non mi convince perché è fatto di gente che per anni è stata pappa e ciccia con Berlusconi; la Lista Tsipras è troppo basata sulle ‘figurine’ – come scrivevo qualche giorno fa – per attirarmi; ma non c’è dubbio che oggi si debba mandare un segnale. Certo, alle brutte PPE, PSE e ALDE faranno una grossa coalizione, magari con Verhofstadt alla guida della Commissione, è molto probabile, ma è essenziale lanciare un segnale: tale almeno da fargliela fare sotto, a coloro che ci hanno portato dove siamo.

Ci vuole un forte segnale di cambiamento: altrimenti, a votare sempre gli stessi, si darà loro l’impressione di essere nel giusto e le cose continueranno ad andare come sono andate finora: un’Europa con istituzioni finte in cui alla fine continua a valere la legge del più forte e dove gli Stati – bulli si permettono di umiliare i più deboli e dove il benessere di pochi si fonda sulla povertà di tanti.  Cambiare è possibile: certo sarà un percorso lungo, ma da qualche parte bisogna pur cominciare; non votare chi ci ha portato dove siamo ora, sarebbe un buon inizio.

 

SINISTRA E ‘FIGURINE’

In tempi di spiccata personalizzazione della politica, non dovrebbe stupire né scandalizzare più di tanto che diversi partiti ricorrano a volti più o meno noti del mondo dello spettacolo o della cultura più ampiamente intesa per ottenere qualche voto in più: abitudine peraltro radicata nella politica italiana, basti pensare, andando molto a ritroso nel tempo, ai casi di Gino Paoli, dell’ex calciatore Massimo Mauro, o di Gerry Scotti… Iva Zanicchi non è certo una novità, dunque… C’è però qualcuno che stavolta si è superato: sto parlando della Lista Tsipras, infarcita di personaggi più o meno noti al ‘grande pubblico’, se non ‘di massa’ sicuramente degli elettori di sinistra che leggono Repubblica o L’Unità e che ascoltato Radio3… La lista comprende l’attore Ivano Marescotti, la giornalista e conduttrice radiofonica Loredanna Lipperini, il giornalista Curzio Maltese, l’attore Moni Ovadia, la scrittrice Lorella Zanardo…

Sembra un po’ il segno dei tempi e della confusione: in fondo quella di scegliere ‘facce’ piuttosto che ‘idee’ è una caratteristica tipica della destra: a destra c’è sempre stato principio per cui alla fine la storia la fanno ‘gli uomini’, c’è sempre stata la ricerca spasmodica di un ‘leader’ appresso al quale andare, che indicasse la strada; a sinistra è diverso:  almeno in linea teorica, la sinistra rifiuta l’idea dell’uomo ‘forte’, del ‘salvatore’, per dare la precedenza alle idee. Questo concetto di fondo ha avuto delle notevoli eccezioni: senza voler rivangare Stalin e ‘Il Migliore’ Togliatti, basta guardare a tempi più recenti, con la quasi santificazione di Berlinguer, persona onesta e modesta, che probabilmente avrebbe poco gradito questo continuo essere tirato in ballo ad ogni occasione;  nel corso degli anni questa fissazione per le ‘figurine’ si è sempre più radicata a sinistra… parlo di ‘figurine’ non a caso:  proprio Veltroni quando era direttore dell’Unità fece allegare al giornale le ristampe degli albi dei calciatori della Panini… nella sinistra italiana c’è sempre questa fissazione per i ‘pantheon di riferimento ‘, per i ‘volti’, per le ‘persone’… poi quando la politica si è fatta ancora più ‘personale’ tutto si è accentuato: negli ultimi la sinistra più che inquadrare meglio le proprie idee nel post-comunismo, è stata impegnata alla ricerca dei ‘salvatori della Patria’… forse perché in fondo è più comodo, affidarsi a ‘qualcuno’, per poi – come è puntualmente sempre successo – demolirlo a forza di critiche e di distinguo… è come se a sinistra prima si cercasse il ‘leader di riferimento’ e poi una volta trovatolo, lo si distruggesse, per dimostrare di non essere delle ‘pecore’ come i militanti di destra, che in effetti il leader se lo scelgono e se lo tengono per vent’anni per volta (è successo per Mussolini, per Almirante e poi per Berlusconi, in misura minore per Fini, con tutti i distinguo dei casi).

Questione del leader a parte, la tendenza della sinistra a trovare delle ‘figurine’ da presentare alle elezioni si è sempre più radicata negli ultimi anni, basta solo ricordare l’elenco dei giornalisti finiti sugli scranni del Parlamento italiano o di quello europeo: Santoro, Sassoli, Gruber… Ora ci prova, con Tsipras, Curzio Maltese, editorialista di Repubblica: sarebbe stato interessante chiedere cosa avrebbe pensato di tutto ciò uno come Montanelli, che nel Parlamento non ci sarebbe entrato manco se nominato Senatore a vita. Lo stesso discorso vale per Marescotti, Ovadia, Lipperini: c’è da chiedersi, nel caso fossero eletti, cosa farebbero? Rinuncerebbero, lasciando il passo a chi li segue in lista, o accetterebbero lo scranno? In entrambi i casi, ci sarebbe da obiettare: nel  primo avrebbero semplicemente accettato il ruolo di ‘specchietto per le allodole’; nel secondo, ci sarebbe da tirare in ballo la questione della competenza: ora, questo è un territorio spinoso, in cui qualunque partito o movimento si presenti alle elezioni potrebbe essere criticato (è di questi giorni addirittura la notizia dell’arresto di un candidato del Nuovo Centro Destra); è vero che spesso il Parlamento Europeo – almeno in Italia – è usato per sistemare trombati, amici, e quant’altro; però mi chiedo, veramente e con tutto il rispetto: ma Maltese, Ovadia, Marescotti e Lipperini che ci andrebbero a fare, al Parlamento Europeo? Ognuno certo nel suo campo è valido e competente, ma dubito fortemente che il cinema, il teatro o i libri siano temi di rilevanza europea: le politiche culturali sono spesso non solo nazionali, ma addirittura locali. Marescotti e Ovadia sarebbero probabilmente dei validissimi assessori alla cultura, ma al Parlamento Europeo non ce li vedo granché…

Tra le ‘figurine’ presentate dalla Lista Tsipras l’unica che forse ha le doti per l’incarico è Lorella Zanardo, anche se va detto che le sue battaglie contro l’abuso dell’utilizzo del corpo femminile nei media avrebbero più senso in Italia, dove in effetti è il caso di porsi la questione, piuttosto che su scala europea, dove il problema mi sembra meno pronunciato.

Tutto questo discorso per dire che secondo me, dopo essersi affidata alla ‘figurina’ di Ingroia alle ultime elezioni e aver preso una tranvata colossale, la sinistra italiana continua a perseverare nell’errore, pensando che volti noti possano portare un pugno di voti in più… mi chiedo se invece non sarebbe stato il caso di procedere ad una selezione tra iscritti e militanti, da effettuarsi online o ‘di persona’, selezionando persone dall’elevato profilo tecnico (suppongo che di esperti in questioni comunitarie, con conoscenza delle lingue straniere, se ne trovino anche a sinistra): sarebbe stato comunque un modo di azzerare tutto e ricominciare da capo, dalla base… invece, si ricorre all’album dell figurine. Vabbé, contenti loro.

RENZI: LA MORTE DELLA DEMOCRAZIA

E per fortuna che dicevano che i ‘cinquestelle sò fascisti’… porca miseria…

Premessa: Il Governo Letta ha raggiunto un solo risultato: il calo dei tassi d’interesse sul debito pubblico, che vogliono dire pagare meno e liberare risorse per altro. Un risultato positivo e che gli va riconosciuto,  ma che ad essere onesti era il minimo che ci si potesse aspettare. Enrico Letta ha commesso un solo, grave errore: pensare che gli italiani, dopo il massacro fiscale perpetrato da Monti & Co., fossero disposti ad aspettare le calende greche per vedersi restituire almeno qualcosa, specie considerando che negli ultimi abbiamo assistito a un pò di tutto: dalla riduzione delle multe sulle slot machine illegali, ai regali fatti alle banche… i cittadini sono sempre l’ultima ruota del carro, vengono sempre alla fine, dopo qualcun altro. Letta sarebbe potuto continuare a stare dove sta, se almeno avesse dato qualche segnale positivo: che ne so, una riduzione delle accise sulla benzina, un alleggerimento fiscale, anche modesto… invece, ha ‘regalato’ agli italiani la mini-IMU. Credo che Letta sia in perfetta buona fede quando dice: nel 2014 vedrete i risultati… il problema è che il 2014, dopo il 2012 e il 2013, è già troppo tardi.

In tutta questa situazione, c’era il fattore Renzi. Ora,di Renzi  erano chiare almeno due cose: la sua sfrenata ambizione, e la volontà di presentarsi come ‘l’uomo del popolo’ eletto ‘contro il Palazzo’; era chiaro che prima o poi queste due nature si sarebbero dovute scontrare. Ha vinto la prima, con buona pace del ‘popolo’; con una mossa che ricorda il più bigio vecchiume del trio Craxi-Andreotti-Forlani, Renzi dà il benservito a Letta per insediarsi lui a Palazzo Chigi, accompagnato da una serie di personaggi (i nomi che circolano sono da brivido: da Baricco alla cultura a Farinetti all’agricoltura) che danno l’idea di un Berlusconi in salsa radical-chic. Insomma, Renzi ha gettato la maschera:  altro che ‘nuovo’,  Renzi è un personaggio che esce fuori direttamente da “The Walking Dead”.

Tutto questo, ovviamente, col bene placito del Presidente Napolitano, del quale Renzi si è improvvisamente scoperto uno strenuo difensore: guai ad andare alle elezioni, le elezioni sono il Male, le urne sono il Demonio, specie da quando gli italiano hanno mostrato di gradire il MoVimento Cinque Stelle. Non sia mai: se gli italiani ‘come piace a loro’, non si vota. M5S al 21 per cento è ancora un rischio troppo grande, bisogna aspettare che scenda almeno fino al 10; per questo guarda caso Renzi parla addirittura del 2018: perché sa benissimo farà l’impossibile per fare in modo che il suo ‘tentativo’ duri, nella speranza che le cose migliorino e che l’Italia torni ad essere un Paese – secondo lui – ‘normale’, dove la gente vota chi ‘deve’ votare.

Insomma, il ‘democraticissimo’ Renzi, quello che è sempre ricorso alla ‘base’ contro il ‘Palazzo’, scopre che no, meglio non votare, quando è molto più facile farsi investire dal Presidente.  Tanti saluti alla democrazia: se un Governo cade, la soluzione è andare a votare, specie in una situazione come quella italiana… ma no, votare non si può, perché un Paese dove M5S prende oltre il 20 per cento non è normale; è invece normale un Paese dove rischiamo di avere tre Presidenti del Consiglio di fila che non rispondono al popolo, che non li ha eletti, ma solo al Presidente della Repubblica che li ha ‘incaricati’; è normale un Paese dove un segretario di Partito manda a casa un Presidente del Consiglio compagno dello stesso Partito; è normale un Paese dove le ‘crisi di Governo’ si gestiscono in colloqui privati, vengono spiegate tramite lanci di agenzia, twitt e conferenze stampa, senza che il Parlamento possa dire ‘A’… Chissà se la Presidente della Camera, sempre pronta rampognare chiunque non si comporti come lei crede che ci si debba comportare, avrà qualcosa da ridire.

Tanti saluti al metodo democratico e alla volontà popolare: l’importante è che non si voti, perché dopo tutto, come ha detto ‘qualcuno’, le elezioni? Sciocchezze!!!

NAPOLITANO: TUTTO NORMALE… O NO?

Lo scoop del giornalista Alan Friedman, ripreso dal Corriere della Sera, in pratica ci ha detto che il Presidente della Repubblica aveva messo in cantiere una sorta di ‘piano B’ nel caso che le cose per l’Italia si fossero veramente messe male, ‘preallertando’ Mario Monti. Sotto un certo punto di vista si potrebbe parlare addirittura di un Napolitano ‘previdente’; in molti hanno parlato di ‘segreto di Pulcinella’, ma come tutti i ‘segreti di Pulcinella’, una cosa è dire: ‘lo sapevano tutti’, altro è averne le prove; è chiaro che il Presidente della Repubblica può ‘convocare’ chi vuole, pure Rocco Siffredi, per dire… se però l’incontro ‘informale’ viene ‘formalizzato’ dal fatto di essere reso noto pubblicamente, non ci si può lamentare delle conseguenze: il motto ‘a chi tocca, nun s’engrugna’, è valido per tutti, anche per il Presidente della Repubblica.

Che una volta resa pubblica, la questione avrebbe suscitato il solito ‘casino’, era ampiamente prevedibile: chapeau a Friedman, che così venderà vagonate di libri, complimenti al ‘Corriere’ per aver colto al volo l’occasione. I titoli dei giornali più faziosi, dal “giù le mani da Napolitano” alle roboanti richieste di dimissioni sembrano abbastanza ridicoli entrambi, tuttavia, avrei qualche remora anche a far passare tutto come se nulla fosse: credo che tutta la questione vada vista non nel fatto in se (Napolitano convoca Monti per avvertirlo che nel caso, a dover ‘salvare la baracca’ – con i fenomenali risultati che sappiamo, aggiungerei io – sarà chiamato lui), ma in prospettiva.

C’è uno snodo, nella storia degli ultimi due anni e mezzo, che è veramente il punto nevralgico, la svolta che se le cose fossero andate diversamente, porta veramente a dirsi che oggi tutto sarebbe diverso. Quando a fine 2011 Berlusconi cede, Napolitano non ci pensa due volte e chiama Monti: l’idea di andare ad elezioni, di lasciare la parola alla volontà popolare in un momento così critico, apparentemente non lo sfiora neppure. Eppure, quella soluzione, la più logica, la più democratica, la più naturale, la più ‘normale’ è stata quella adottata in qualsiasi altro Paese: cito solo la Spagna e addirittura la Grecia, che nel 2012 è andata a votare per ben due volte, con la Nazione al collasso, molto peggio dell’Italia…  Evidentemente, però, gli italiani sono cretini e non possono andare a votare. Sottolineo: a fine 2011 il PD è a bomba nei sondaggi, Berlusconi è ai minimi, il MoVimento Cinque Stelle è ben lungi dall’esplodere; se si vota, il PD va al Governo; ma votare non si può, perché gli italiani sono cretini e ci vuole Monti.Il PD di fronte ai desiderata di Napolitano cala le braghe e dà l’ok a Monti. Risultato: Monti massacra gli italiani, i redditi crollano, la disoccupazione peggiora, la recessione galoppa e quando finalmente si vota, il PD se la prende in saccoccia, Berlusconi si è ripreso e il MoVimento Cinque Stelle esplode… quello che poi è successo dopo, e che ci ha portato qui, non credo serva ricordarlo…

Considerando quegli avvenimenti, la ‘convocazione’ di Monti da parte di Napolitano in piena estate acquisisce una rilevanza ancora maggiore, perché ci dice che la soluzione – Monti, poi effettivamente adottata, non è stata un frutto della situazione di emergenza, ma era stata progettata da mesi. Qui non si tratta di complotti contro Berlusconi, non si tratta nemmeno di fare della dietrologia (anche se il tutto dà l’idea che Napolitano in qualche modo ‘sapesse’ che le cose stavano per peggiorare e  di molto). Il problema qui, ribadisco, è che fin dall’inizio, Napolitano non aveva alcuna intenzione di far sfociare una possibile crisi in un sano, regolare, democratico, processo elettorale; fin dall’inizio, Napolitano riteneva che la situazione dovesse essere risolta a monte, nei Palazzi, e non a valle nelle urne. Qui non si tratta di complotti contro qualcuno (paradossalmente, più che Berlusconi, ad essere realmente danneggiato da tutta la situazione è stato il PD), si tratta del modo in cui si concepisce la volontà popolare e il metodo democratico. Qui si tratta di sottolineare che ovunque si sia verificata una situazione del genere si è ricorso al voto popolare e democratico. Non in Italia, perché gli italiani sono cretini e incapaci di scegliere qualcosa di meglio di un grigio burocrate, professore universitario, frequentatore delle ‘segrete stanze’ della finanza internazionale, che nulla sa della vita quotidiana delle persone.

Il momento – chiave è stato quello: affidare il Governo a Monti ha voluto dire togliere al PD la possibilità di andare finalmente al Governo da solo, dare  a Berlusconi la possibilità dell’ennesima rinascita, fare si che il MoVimento Cinque Stelle diventasse il terzo incomodo; per evitare tutto questo, sarebbe bastato andare alle urne, ma gli italiani sono cretini e alle urne non ci possono andare, e adesso sappiamo anche che tutto il progetto era in campo da mesi.

Alla lune di tutto questo, la ‘convocazione’ di Monti da parte di Napolitano nella piena estate del 2011 non può più essere lasciata passare come ‘una cosa normale’ e a dire il vero suscita anche qualche dubbio, perché insomma, un conto è preparare il ‘piano B’, un altro il fatto che questo ‘piano B’, apparentemente escluda fin da subito la possibilità di andare al voto.

Il problema è tutto qui: se e sottolineo se,  un ‘complotto’ c’è stato, è a danno della volontà popolare; se qualcuno deve ritenersi offeso, questi sono i milioni di potenziali elettori italiani, trattati da cretini incapaci di prendere una decisione, i quali piuttosto ‘meritavano’ di ritrovarsi governati da Monti, con i risultati che ben conosciamo.