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ASTINENZA TELEVISIVA

Qualche altra considerazione sul mio periodo di ‘quasi – astinenza’ dal piccolo schermo: nelle ultime due settimane, avrò ridotto il tempo passato davanti al televisore al 20 – 25 per cento di quanto accadeva prima: adesso, se dico che la qualità della mia vita sembra migliorata, a seconda dei casi sembrerò enfatico, dirò una cosa che sembrerà la scoperta dell’acqua calda, o sembrerò uno di quegli snob che ‘senza televisore si sta meglio’. Meglio, sicuramente, stanno i miei occhi, già messi a dura prova dalle ore passate quotidianamente davanti al computer… per il resto, non voglio sembra enfatico, banale o snob, ma in questi casi si scopre come il televisore, più che una necessità, sia in fondo un’abitudine: lo si accende perché sta lì, anche se non si ha niente da vedere, perché tanto qualcosa su cui buttare un occhio lo si trova comunque… per poi rendersi conto, che gran parte dei programmi che si intercettano sono tutto sommato superflui, anche se li si segue sempre: a dirla tutta, nel mio caso, ormai serie come The Mentalist,  Bones o Castle, dopo varie serie hanno già detto tutto ciò che avevano da dire; Once Upon A Time alla seconda stagione ha esaurito l’effetto – novità e si muove all’insegna di una certa prevedibilità; i talent gastronomici – per intenderci, quelli con Gordon Ramsay – sono ormai ripetitivi e non sembrano più avere granché da offire… per qui alla fine concludo che gli unici programmi di cui al momento non posso proprio fare a meno sono Ulisse il sabato sera e I Griffin e Big Bang Theory (inframezzati da NCIS) la domenica… il resto della settimana, che il televisore sia acceso o spento cambia poco, a parte dare un’occhiata alla striscia settimanale di Crozza o un sguardo di sfuggita alla sua imitazione di Renzi il venerdì sera, magari andando nel frattempo a vedere di cosa sarà Testimone Pif su MTV… ma insomma, alla fine il risultato è lo stesso: in fondo del televisore si può fare  a meno, e allora mi chiedo cosa sia quella ‘teledipendenza’ di cui parlano alcuni. In fondo gli esseri umani vivono in questa ‘bolla tecnologica’ da poco più di mezzo secolo: fino agli anni ’50 c’era solo la radio, poi è subentrata la tv… Internet è cosa degli ultimi 15 anni, praticamente un’inezia… e allora, forse non è poi così scontato dire che se di tutto questo abbiamo fatto a meno per millenni, se un domani un qualche cataclisma umano o naturale dovesse privarcene, alla fine non sarebbe un dramma… in fondo l’uomo è sopravvissuto a ben di peggio.

SENZA TELEVISORE (O QUASI…)

Da circa una settimana sono senza televisore… o almeno: ad essersi rotto è quello che ho in camera (peraltro il guasto è arrivato il giorno dopo aver vinto 15 euro in sala scommesse, quando si dice il Karma…);  in sostituzione, c’è sempre quello in cucina: il tutto si riduce dunque più che altro ad una ‘scocciatura’…  Queste occasioni costituiscono però sempre un’opportunità per riflettere sulla nostra reale o presunta dipendenza dalla tecnologia.

La mia generazione (quella dei nati fino alla prima metà degli anni ’70), è forse l’ultima che può ricordare di quanto i televisori erano in bianco e nero e per cambiare canale ci si doveva alzare e girare una manopola… Ho dei vaghi ricordi dei primi ‘robottoni’ giapponesi visti (male) sullo ‘scassone’ che avevamo in soggiorno… Poi, come un pò tutti, abbiamo seguito l’evoluzione: la finale dei Mondiali ’82 vista su un televisore a colori con telecomando, il secondo televisore, portatile, comprato in occasione di una vacanza, a fine anni ’90 l’acquisto di quello da mettere appunto, in camera mia, che quello è rimasto… La mia generazione ha assistito all’ascesa e il trionfo del ‘televisore’ come elettrodomestico – principe, ed ora probabilmente ne osserverà il crollo.

Non voglio sembrare uno di quegli snob che ‘io il televisore non c’è l’ho più’, ma è un fatto che già in questa settimana mi sono accorto di quanto quello strumento si stia avviando a diventare inutile: per conto mio in una classifica ideale al primo posto c’è sempre lo stereo, o la radio, o comunque uno strumento atto ad ascoltare musica (che poi si potrebbe osservare come, anche in tempi di moltiplicazione dei canali digitali e satellitari, la radio continui ad offrire una varietà di programmi difficilmente eguagliabile), al secondo il computer, strumento di lavoro, svago ed interazione, al terzo il televisore…

Mi sono reso conto che io il televisore ormai lo uso ben poco: per l’informazione ad esempio ci sono la radio ed Internet e quest’ultima offre anche opportunità di svago e divertimento…  cosa guardo in televisione:  la ‘striscia’ di Crozza su Ballarò (ma anche lì, qualche ora dopo la si guarda su Internet), “Ulisse” il sabato sera, qualche ‘serie sparsa’, ma in fondo le uniche alle quali non posso resistere sono I Griffin e Big Bang Theory; per il resto, fondamentalmente, il televisore lo si accende più che altro per abitudine, perché ‘sta lì’… Una volta, sarebbe stato imprescindibile; oggi con Internet diventa sempre più superfluo… nonostante la prima tentazione sia stata di portarlo a far riparare, la seconda addirittura di comprarne uno nuovo, alla fine ho deciso di soprassedere… del resto, ultimamente non lo usavo più nemmeno per vedere dei film su dvd, più che altro per mancanza di tempo. Ho evitato anche un pò per mettermi alla prova: in fondo tra radio e Internet la mia vita è già abbastanza densa di ‘rumore di fondo’ e miei occhi sono già discretamente messi alla prova… per ogni evenienza c’è il televisore in cucina, per il resto, per il momento, se ne può fare  a meno…

DI SINISTRA, DESTRA, MOVIMENTO CINQUE STELLE E POLEMICHE ASSORTITE

AVVERTENZA: IL POST CHE SEGUE E’ CHILOMETRICO, E RIBADISCE CONCETTI GIA’ ESPOSTI ALTRE VOLTE SU QUESTO BLOG. PUO’ ESSERE GIUDICATO COME UNA GIGANTESCA PIPPA MENTALE O SESSIONE DI BRAINSTORMING; NON SIETE OBBLIGATI A LEGGERE, TANTO MENO A COMMENTARE, SE NON SIETE D’ACCORDO, TANTO POI IL RISULTATO SONO DISCUSSIONI CHILOMETRICHE SENZA ALCUN RISULTATO TANGIBILE.

Quando ho cominciato a interessarmi vagamente di politica, come molti della mia generazione, ad inizio anni ’90, con Tangentopoli e via dicendo, mi definivo esplicitamente di destra: mi piacevano Fini e il suo ‘spazziamoli via tutti’ (credo lo votai anche come sindaco di Roma, in contrapposizione a Rutelli che già allora aveva mostrato la sua indole di voltagabbana),  avevo anche una certa fascinazione per la Lega e il concetto di Federalismo… non nascondo, ma non credo sia una colpa, o qualcosa per cui mettermi in croce, che ammiravo Berlusconi, per tutto quello che aveva fatto fino a quel momento… poi col passare degli anni, ai tempi dell’Università, ho un pò cambiato opinione… alla fine, tutta una questione di ‘cosa viene prima’, se i ‘diritti’ o i ‘doveri’.  Per chi è di destra, vengono prima i ‘doveri’: il dovere di servire e onorare la Patria, il dovere di costruirsi una famiglia, il dovere di trovarsi un lavoro, anche umile, per contribuire allo sviluppo della Nazione; per la sinistra, vengono prima di diritti, ovvero, prima lo Stato deve mettere in condizione i cittadini di avere un lavoro che risponda alle proprie aspirazioni, di raggiungere il proprio benessere a prescindere da dove si parte. Poi vabbè, in mezzo c’è un oceano di differenze, ma in fondo secondo me la differenza di fondo tra destra e sinistra è questa: per la destra viene prima il singolo con le sue capacità e doveri nei confronti della società, per la sinistra i doveri sono innanzitutto della società nei confronti del singolo.

Sono di sinistra? Credo. Almeno, penso che le organizzazioni ‘sociali’, la società, lo Stato, chiamatelo come volete, esistano in quanto garantiscano al cittadino di accedere a diritti che altrimenti se fosse solo, non gli sarebbero garantiti. Intendiamoci, credo in un certo senso lo stesso singolo sia ‘artefice del proprio destino’ (concetto eminentemente di destra), ma se uno Stato deve esistere, la sua funzione è proprio quella di fare in modo di garantire un insieme anche limitato di mezzi, anche ai più deboli o  meno ‘forti’. Sono di sinistra quando penso che ognuno pagando le tasse debba contribuire al benessere sociale, divento di destra quando le tasse pagate vengono sprecate o usare per mantenere gli apparati burocratici dei partiti come succede in Italia: a quel punto, meglio che ognuno si tenga il proprio e aiuti il prossimo con la beneficenza. Sono di sinistra quando dico che bisogna aprire le porte  a chi scappa dall’Eritrea o dalla Siria, o da posti dove rischiano la vita, divento di destra quando certi immigrati pensano di potersi comportare in Italia come facevano a casa loro, e addirittura insultano gli italiani..

In fondo, non ho mai creduto che si possa essere completamente di destra o di sinistra: prendete il più ardimentoso difensore dei principi comunisti, mettetegli a rischio casa e risparmi in virtù del ‘bene superiore della società’ e vede come diventa subito uno strenuo difensore della proprietà privata; prendere uno che in casa tiene il busto di Mussolini, e magari scoprite che poi  nel tempo libero fa del volontariato a favore degli immigrati… Insomma, se a una persona chiedono ‘sei di destra o di sinistra’, la risposta più onesta dovrebbe essere ‘dipende’. In Italia, e questo è uno dei problemi di fondo, c’è invece questa luogo comune secondo cui se si è ‘di parte’, lo si è fino al midollo, e a mancare è soprattutto il rispetto per l’altro: per chi è di sinistra, chi non la pensa come loro è automaticamente un fascista; per chi è di destra, chi non è come loro, è automaticamente uno stalinista. Sotto questo punto di vista, l’Italia, fa schifo.

Dai primi anni ’90 in poi, questa situazione si è incancrenita: per gli elettori di Berlusconi, chi votava altrove era un pericoloso liberticida; per gli elettori di sinistra, chi votava Berlusconi era un ignorante, uno indottrinato dalla tv… le persone di buon senso e gli intellettuali? Tutti sinistra. Gli str***i fascisti, adoratori del ‘dio denaro’? Tutti a destra… Che schifo, ribadisco.  Lo stesso trattamento sta venendo riservato al MoVimento Cinque Stelle; il principale argomento di discussione è ‘Grillo è un fascista’. Se Grillo chiede il reddito di cittadinanza o si schiera contro la TAV, è populista; se le stesse cose le dicono SEL o il PD, allora è buon senso. Poi mi viene detto: eeeeh, ma Grillo certe cose le dice solo per prendere i voti… Perché, gli altri no???? Insomma, la questione qual è? Grillo è in malafede e invece Epifani, Letta, Renzi, Civati, Cuperlo, Monti, Casini, Alfano e Brunetta sono tutti santi che hanno a cuore le sorti degli italiani? E comunque, quale altro scopo ha una forza politica che si presenti alle elezioni se non quello di prendere i voti per andare al Governo (o piuttosto, salire al potere)?

In giro c’è una disonestà intellettuale disarmante: il centrosinistra, nelle sue varie articolazioni, è andato avanti per vent’anni sostenendo che l’unico problema dell’Italia era Berlusconi, salvo poi salvargli le chiappe ogni qual volta è andato (brevemente) al Governo, perché avere il ‘nemico’ contro cui ragliare era molto più comodo che non tirare fuori qualche idea degna di questo nome… adesso stanno ripetendo lo stesso errore con Grillo: la disoccupazione? E chi se ne frega. Le tasse? E chi se ne frega. Le carceri? E chi se ne frega (a parte quando parla Napolitano, se lo stesso problema lo solleva Pannella da dieci anni, stica**i), l’immigrazione? E chi se ne frega (a parte quando ci sono da piangere centinaia di morti); mi si chiederà perché io parli spesso male del PD: perché mi fa inca**are; del PDL che devi dire? E’ coerente, è il partito di Berlusconi e con Berlusconi: le idee sono quelle, lo scopo è chiaro, quindi puoi prendere posizione, pro o contro, il discorso è semplice.  Io Alfano, Brunetta, Santanché, Bondi, Lorenzin, De Girolamo non li sopporto; l’unico per cui ho un minimo di stima è Lupi, ma più che altro perché corre le maratone e questo me lo rende simpatico, a prescindere.

Il PD è una caso diverso, e mi fa inca**are perché il PD che potrebbe essere e che vorrei è molto diverso da quello che è… A me fa inca**are che il PD abbia scelto Epifani come segretario e che abbia Cuperlo come unica alternativa  a Renzi, e che continui a relegare nelle retrovie persone come Debora Serracchiani che se dirigessero il PD o si candidassero alla premiership Grillo lo spazzerebbero via in cinque minuti. A me il PD fa inca**are, perché ha messo a guidare il Governo uno dei suoi che non ha detto mezza parola sull’aumento delle pensioni da 300 euro o sul taglio delle accise sulla benzina, ma in compenso trova il modo di condonare 1,9 miliardi di euro di multa a chi ha frodato il fisco gestendo le slot machine, o quando sostiene che ‘su certe spese’ (leggi caccia F35), purtroppo ‘non c’è niente da fare’.

Dico che è inutile prendersela con gli italiani ignoranti se il MoVimento Cinque Stelle continua ad essere sopra al 20 per cento; non è l’ignoranza degli italiani, è l’inettitudine altrui: quella di Berlusconi che da vent’anni ciancia di ‘rivoluzione liberale’ e che se poi non la porta avanti, la colpa è sempre degli alleati traditori o della Magistratura; e quella del centrosinistra che ogni volta che è andato al Governo ci è andato male organizzato. La differenza tra il MoVimento e gli altri è tutta qui: gli altri hanno provato fallendo. Il MoVimento Cinque Stelle sta in Parlamento da pochi mesi, esiste da pochi anni, ma improvvisamente per alcuni sembra sia diventato l’unico problema dell’Italia.  Boh, se vi fa piacere pensarlo, accomodatevi, ma resta il fatto che dire ‘Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’ non è un argomento, è un modo furbetto per evitare il confronto e una strada comoda per continuare a pensare di avere una superiorità morale e intellettuale che in realtà non avete. Mentre nel MoVimento Cinque Stelle c’è anche tanta gente critica (a cominciare dal sottoscritto) dalle altre parti non c’è nessuno che sia disposto a riconoscere a Grillo un seppur minimo merito, o beneficio del dubbio: “Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’. In fondo è la stessa cosa successa con Berlusconi, che non era la causa, ma il sintomo, lo stesso è il MoVimento Cinque Stelle, risultato degli ultimi vent’anni di malapolitica, ma la colpa invece è degli italiani che – ma che strano – non danno fiducia agli altri.  Continuate così, fatevi del male.

L’INELUTTABILE

…a dire la verità, nel titolo di questo post volevo scrivere esplicitamente la parola ‘morte’, ma poi non ce l’ho fatta, già vederla scritta mi sembrava troppo… La notizia me l’ha data ieri un amico, che l’ha saputa a sua volta da un nostro compagno di scuola del Liceo: un altro nostro compagno di scuola (stesso anno, classi diverse) è morto un paio di mesi fa. Suicidio, a quanto pare  causato della depressione.

Io non mi capacito… la cosa ancora non riesco a metabolizzarla, mi sembra del tutto irreale… attenzione non si tratta di sofferenza: certo, c’è dispiacere, amarezza, soprattutto, ma con quella persona non ci fu mai una vera amicizia: era un personaggio particolare, uno che un giorno ti prendeva di mira (nella classica divisione liceale tra lupi e agnelli, io facevo parte della seconda categoria), il giorno dopo poteva avere un atteggiamento del tutto amichevole… Era uno di quei ‘personaggi’ sui quali quando si rievocano i tempi del Liceo si va puntualmente  a parare, perché aveva atteggiamenti e comportamenti che hanno dato vita ad un’interminabile serie di aneddoti: ecco perché a ripensare a lui, soprattutto, anche ora mentre scrivo, mi scappa da ridere… Faceva parte dei ‘lupi’, di quelli che spesso assumevano comportamenti da ‘bullo’, ma sotto sotto non faceva manco del tutto parte della categoria… All’epoca si sapeva che la sua situazione famigliare non era per nulla facile… però da qui a immaginare una parabola di questo tipo.

Subito dopo la fine del Liceo ci si era persi, naturalmente, di vista: mi sarà capitato forse un paio di volte di incrociarlo, da lontano, senza però avere un contatto diretto… poi più nulla… In passato ero capitato sul suo profilo di Facebook, in quelle occasioni in cui, spinti dalla curiosità, si gira per la Rete per vedere ‘che fine hanno fatto, Tizio, Caio, etc…’ Sapevo che si era laureato, aveva trovato una sua ‘strada’, apparentemente… e poi ti arriva ‘sta notizia che inevitabilmente ti porta a riflettere: uno dell’età tua, le cui strade, anche se non in modo così approfondito, si sono incrociate in passato, è finito addirittura così, una fine così…

Di suicidi le cronache ci parlano quasi quotidianamente: però quando capita a qualcuno che hai conosciuto, non importa se in un passato ormai lontano, non importa se si è trattato di ‘uno dei tanti’ che hai incrociato durante la tua vita per poi perderlo di vista, tutto assume aspetti e risvolti diversi. io sono ancora a qui, a chiedermi come sia stato possibile, a non capacitarmi e la cosa soprattutto mi lascia non tanto sofferenza, amarezza, forse, ma soprattutto disagio, come se fino ad ora, quando rievocavo quella persona, dessi per scontato che fosse da qualche parte, chissà dove, e invece adesso mi ritroverò ad accompagnare quei ricordi con la consapevolezza che lui non c’è più e quello che è più brutto è che di porre alla sua vita l’ha scelto lui… mi chiedo davvero come si possa raggiungere un livello tale di disperazione, un punto di non ritorno, la certezza di non avere più appigli né motivazioni…

Qualcuno in queste situazioni osserva che se la vita per queste persone era diventata insopportabile, ora forse hanno posto fine alla propria sofferenza e hanno trovato la pace… è una considerazione consolatoria, che forse serve sopratutto a ‘chi resta’ per razionalizzare la cosa e che, forse, ha anche un fondo di verità, dopo tutto… certo è, che eventi del genere, portano sempre a ‘fermarsi un attimo’, a riflettere e a rivedere la propria vita e le proprie piccole – grandi insoddisfazioni, sotto una luce diversa…

“PINELLI” HA CHIUSO

Che io ricordi, la Pasticceria Pinelli c’era da sempre… il ricordo più ‘antico’ che ne ho è di mia madre che in occasione di un mio compleanno, ordinò i gelati per la tutta la mia classe… facevo l’asilo, avrò avuto cinque anni… “Pinelli” era abbastanza conosciuto, nella zona… se non altro proprio grazie al suo essere un ‘negozio storico’ della zona, una pasticceria per la quale per svariati decenni è passato praticamente tutto il quartiere, visto poi che per anni è stata l’unica della zona… era la classica pasticceria dove la gente passava la domenica mattina, magari di ritorno dalla messa, dove si andavano puntualmente a comprare le torte per festeggiare compleanni ed altre ricorrenze; negli ultimi anni, ci sono passato soprattutto  la domenica pomeriggio, a comprare le paste,  con cui ‘condire’ la visione delle partite a casa di amici. Insomma, “Pinelli” faceva un po’ parte del ‘paesaggio’, per quello strano ‘fenomeno’, molto tipico delle periferie, dove mancando monumenti e luoghi di attrazione, sono i negozi ad assumere un’aria quasi monumentale… Quel luogo posto all’angolo di due strade, la vetrina, che più o meno ci passavi davanti ogni volta che uscivi di casa, l’occhio che anche involontariamente ti ci ‘cascava’, l’insegna blu… persino la carta, quella carta ‘solida’, leggermente ruvida, nella quale venivano incartati i dolci (anche la confezione vuole la sua parte) contribuivano a dare un’aria (mi rendo conto di esagerare) un filo ‘rituale’ al tutto.  In una quarantina d’anni di esistenza, Pinelli ha cambiato almeno un paio di gestioni, vi ci sono avvicendate varie commesse, ma meno che in altri casi, è restata comunque un ‘punto fisso’. Col tempo, nella mia zona quasi tutti gli esercizi commerciali hanno cambiato più volte gestione, o destinazione… dagli anni ’00 in poi chiusure ed aperture si sono fatte più frequenti, hanno chiuso sia l’alimentari che la macelleria dove quand’ero ragazzino mia madre mi mandava per qualche commissione , soffocati dall’invasione, sempre più prepotente, della ‘grande distribuzione’… “Pinelli” ha chiuso perché fondamentalmente faceva solo pasticceria: quella dei gelati fu una breve parentesi, surclassato da un gelataio aperto a due passi che poi col tempo è diventato esso stesso un ‘monumento’ della zona; ma soprattutto, “Pinelli” è stato progressivamente ‘estromesso’ dai numerosi bar aperti nel raggio di poche decine di metri, ognuno dei quali poi offre le sue brave torte, dolci, e quant’altro… è chiaro che se tu fai solo paste e ti ritrovi a poca distanza chi le paste le vende come ‘complemento’ alla colazione o al caffè, beh… i problemi aumentano… E così in maniera improvvisa, quasi in punta di piedi, da un giorno all’altro niente più insegna, vetrine e scaffali vuoti, un senso di abbandono che a vederlo ti mette tristezza, perché diciamocelo, vedere quelle belle sfilze di torte in vetrina a volte contribuiva pure a migliorarti l’umore… Chiude un luogo che ‘c’era da sempre’, e in fondo per quanto alla fine si tratti solo di un negozio, la cosa ti lascia un filo di amaro in bocca… specie pensando al fatto che già è stato avvistato il ‘solito’ cinese a prendere le misure, e che quindi quella che in fondo era una ‘bottega storica’ del quartiere, forse si trasformerà nell’ennesima vendita di pattume a buon mercato, nuova tappa di quella che nella mia zona sta assumendo i contorni di un’autentica ‘colonizzazione’, nei confronti della quale forse sarebbe il caso di agire per tempo, prima di ritrovarsi a vivere senza accorgersene in un quartiere cinese, in una città cinese, in una nazione cinese, dominata dalla cultura aberrante del ‘lavora finché non crepi’. Auguri a tutti.

40 – 1

… che non si legge ’40 a 1′, ma ’40 meno 1’…

Discretamente impressionante, anche a non volerci prestare attenzione più di tanto, come ho cominciato a fare da qualche anno… ma insomma, ’40 – 1’… fa pensare…

INCONTRI…

…fin da quando sono ragazzino, ho assistito un pò divertito a questo luogo comune secondo cui a Roma incontri ‘gente famosa’ ad ogni angolo di strada. Non che non sia vero, intendiamoci, ovviamente la statistica ti dice che incontrare ‘uno famoso’ è più probabile nel centro di Roma che non in quello di Bitonto, Sassuolo o Nocera Umbra, per dire… ma insomma, la casualità gioca il suo bel ruolo, a meno che tu non ti chiami Paolini e abbia come principale occupazione quella di inseguire i politici dalla mattina alla sera per apparire in tv… Ovviamente, nella mia ormai quasi quarantennale esistenza, anche a me è capitato di incrociare politici, attori e cantanti… l’incontro più emozionante fu quello con Paolo Conte, che se ne girava in un’affollata via del Corso (per i non romani, la principale arteria del centro di Roma) di sabato pomeriggio, senza che nessuno lo notasse minimamente. Ecco, quello con Paolo Conte fu un incontro eccezionale, anche perché Conte non abita a Roma, era qui per dei concerti, poi vai a pensare che uno come lui se ne vada a passeggio per il centro di sabato pomeriggio… un incontro ‘simpatico’ fu quello con uno dei Fichi d’India (quello che purtroppo è stato male ultimamente): eravamo nell’allora ‘Messaggerie Musicali’, nel settore jazz-rock e scambiammo due parole sui Perigeo: lì scoprii che dietro al ‘personaggio’ c’era una persona dall’ottima cultura musicale. Surreale fu incrociare Berlusconi, sempre di sabato pomeriggio, sempre in via del Corso, quando ancora si poteva permettere ‘bagni di folla’ senza troppi timori… Tutto questo preambolo per raccontarvi cosa è successo ieri: l’ho avvistato dal tram, che se ne girava tranquillo, in direzione della manifestazione di Sel: l’ho notato, e come sempre in queste situazioni si crea quel ‘cortocircuito’: una persona vista così tanto, citata innumerevoli volte nelle ultime settimane, quando la vedi ‘dal vivo’ c’è sempre una sensazione strana. Scendo dal tram – che nel frattempo lo ha superato’ – e tergiverso un pò… poi gli vado incontro, e col solito fare un pò goffo di queste occasioni, smozzico a mezza voce: “scusi, lei è il professor Rodotà?”. Lui: ‘si’. Gli allungo la mano e gliela stringo, bofonchio un ‘grazie’, la prima parola che mi viene in mente – in queste occasioni non sai mai che cavolo dire (a Paolo Conte, dissi ‘lei è un grande’) – non ricordo esattamente cos’altro gli ho detto, lui mi ha risposto: “adesso continuiamo a lavorare” e ha proseguito per la sua strada io l’ho salutato con un ‘auguri’ (ma che ca**o, ma gli potevo dire: ‘buon lavoro?’) e me ne sono tornato sui miei passi, con la classica sensazione tipica mia di queste situazioni (e non solo), di non aver avuto la battuta pronta: appena finito il ‘momento’, ti vengono in mente decine di cose che avresti potuto dire, ma che per soggezione ed emozione non sei riuscito: già è stato tanto prendere il coraggio ed andargli incontro… Però, accidenti!! Insomma, RO-DO-TA’!!! l’ho scandito anche io, davanti alla Camera… che poi quella parola a forza di pronunciarla, smette di essere collegata ad una cosa, o come in questo caso ad una persona, e vive di vita propria… e invece ieri la parola si è riconnessa improvvisamente al suo ‘proprietario’, un uomo il cui sguardo potrei definire ‘dolce’, la stratta di mano non vigorosa, ma calorosa… a pensarci, ho stretto la mano al Professor Rodotà, uno che a quest’ora poteva essere il Presidente della Repubblica…

E’ DEL TUTTO EVIDENTE CHE HO BISOGNO DI UNA PAUSA

Come ogni volta – fortunatamente, rara – in cui resto senza connessione, questi giorni sono stati un misto di malumore  e paranoia. Il malumore, dettato dal ‘non poter fare quello che devo fare’, a cominciare ovviamente dal lavoro… accompagnato da una bella dose di paranoia: non starò a spiegare i perché e i percome, ma stavolta è scattato in me il pensiero che per qualche cavolo di motivo mi avessero bloccato l’accesso a Internet… Il ‘rasoio di Occam’ non fa per me: se succede qualcosa, non pensare alla soluzione più semplice, ma a quella che causa più paranoie… In tutti i casi, ho la netta sensazione di aver bisogno di una pausa, in qualche modo; se c’è una cosa che ho capito, in questi giorni, è che la ‘Rete’ ha assunto un ruolo fin troppo ‘assorbente’ nella mia vita; non dirò ‘totalizzante’, perché non corrisponde a verità, ma mi sono reso conto che nel corso degli anni tutto è diventato troppo, troppo ‘meccanico’, ‘automatico’: a prescindere dal lavoro che, ammetto, non mi prende poi così tanto tempo, c’è tutta una serie di ‘attività collaterali’, che svolgo con una cadenza fin troppo regolare, programmata: la consultazione dei blog che seguo, l’aggiornamento del mio di blog, il tempo, troppo, a questo punto, speso per stare appresso ad aggiornamenti e condivisioni varie su Facebook. Guardandolo dal di fuori, con la ‘giusta distanza’, l’impressione non è stata delle più positive: mi sono reso conto che, in una certa misura, tutto questo per quanto mi riguarda ha assunto delle caratteristiche ai confini dell’alienazione, e forse pure oltre, quei confini…  In questi giorni sono stato costretto, giocoforza, a rompere una ‘routine’ che, mi sono reso conto, aveva assunto un livello di abitudinarietà, di ‘automaticità’, preoccupante. Intendiamoci, al mondo c’è di molto peggio, in fondo qualsiasi lavoro quotidiano ha i suoi livelli di ‘ripetitività’, ma nel mio caso mi sono reso conto che tutto questo non è sano… Per dirne una, ieri mattina è stata la prima volta da anni che la domenica mattina non ho acceso il computer e me ne sono andato a gironzolare tra le bancarelle di Porta Portese… A prescindere dalle necessità lavorative, ho la netta sensazione di aver bisogno di rendere la Rete qualcosa di un pò più ‘casuale’ e meno ‘programmato’. Ho bisogno di una pausa, forse in una certa misura di tenermene un pò più distante, di usarla come uno strumento di svago, divertimento, ‘cazzeggio’, ma di rendere tutto questo meno  ‘regolato’, meno auto-imposto. Ho bisogno insomma, di raggiungere un livello tale che la prossima volta che mi capiterà di restare senza ‘Rete’, io possa reagire con un fondamentale ‘stic***i’ e non con un misto di paranoia e di rabbia contro me stesso per il fatto di essere diventato così vincolato e diciamocela tutta, dipendente da Internet;  e in fondo ho un pò anche il timore di non riuscirci, il timore che adesso, dopo praticamente cinque giorni di ‘esilio’, tutto rapidamente torni alla normalità, di ricadere nella solita routine fatta di aggiornamenti regolari del mio blog, di consultazioni regolari dei miei blog preferiti, di accessi quotidiani e aggiornamenti di Facebook… perché ovviamente tutto questo è in buona parte auto-imposto, ma è anche ‘imposto dall’esterno’: in questi giorni ho fatto caso a come tutto giri ormai attorno a Internet: in televisione uno spot su tre ha a che fare col ‘meraviglioso mondo dell’essere connessi sempre e ovunque’; le reti all-news fanno continuamente riferimento a ciò che scorre nella Rete, qualsiasi programma radiofonico propone il suo profilo FB per l’interazione con gli ascoltatori, le dichiarazioni dei politici ormai arrivano puntualmente tramite Twitter… l’impressione è che si stia imponendo un modello secondo il quale non si può vivere senza Internet e se non sei in Rete non fai parte dell’umanità… da bastian contrario convinto, mi viene la forte tentazione di mandare tutto a quel Paese per partito preso, ma mi rendo conto anche io che è abbastanza impossibile, anche per il solo fatto che lo strumento principale di comunicazione al giorno d’oggi è la casella e-mail…  Sia come sia, in questi giorni ho avuto la pesante sensazione, provata anche altre volte, che il mio rapporto con la Rete non sia propriamente ‘sano’, e quindi ho la netta impressione di dover un pò modificare l’atteggiamento…

CHI SI LODA S’IMBRODA

Non sono ossessionato dalle statistiche del blog: ogni tanto vado a dare un’occhiata, tanto per vedere com’è l’andazzo… poi oggi scopro l’opzione dei Paesi di origine delle visite e scopro che l’elenco include il Mali, gli Emirati Arabi Uniti, il Botswana, la Giordania, l’Arabia Saudita, la Tailandia, l’Indonesia e la Tanzania…

SPORT, SALUTISMO, ETC…

‎”Medico: Dovrebbe fare un po’ di sport.
Andreotti: Tutti i miei amici che facevano sport sono morti.
Medico: È un caso.
Andreotti: Io non ci credo al caso, io credo alla volontà di Dio” (Da “Il Divo”)

E se avesse ragione lui? Non è che tutto sport, questa smania di raggiungere il ‘risultato’, nell’illusione alle soglie dei 40 anni, di essere ‘atleti di livello’, quando alla fine non finiamo per essere altro che patetiche parodie dei ‘veri atleti’, ci faccia più male che bene? Questa fissazione patologica del ‘superare i nostri limiti’, quando in realtà sottoponiamo cuore, polmoni, muscoli, ossa e tendini ad uno ‘sforzo supplementare’ del quale forse non c’è manco tutto ‘sto bisogno? In fin dei conti a che serve? Ma dove vogliamo correre / nuotare? Alla fine basta qualche sana passeggiata ogni settimana, ed evitare di mangiare porcherie… Che poi, porcherie… ma insomma, se ci fanno ‘godere’, perché no? Tutto questo ‘salutismo’ comincia veramente a scassare la minchia, come se l’unico obbiettivo fosse vivere più a lungo possibile… ma per cosa? Eeeeeeh, Tizio è campato fino a 110 anni. Complimenti. Je danno ‘na medaglia?