CHRIS YAN, “BLASÉ”

Disco non ‘facile’ questo, l’ottavo, per Chris Yan (Christian Mastroianni).

Nove composizioni, idealmente articolate tra ‘intelletto’ (verstand) e ‘ragione’ (vernunft) per un lavoro all’insegna del minimalismo, dell”ambient’ che si fa vera e propria musica ‘d’ambiente’, utilizzando rumori e suoni naturali, il tutto inserito in tessiture elettroniche dalla ripetitività straniante.

Lo stesso autore spiega come il tutto nasca da un periodo di immobilismo (forse non solo dato dalle condizioni che un po’ tutti hanno vissuto negli ultimi tempi) che si è tradotto nella scelta stilistica di ricorrere a una sorta di versione musicale dei ‘time laps’ o dei ‘fermo immagine’ cinematografici, dove appunto domina una fissità che muta lentamente attraverso microvariazioni.

Spiegare esattamente cosa si trovi dentro al disco è complicato: in questo mescolarsi di microcellule elettroniche e di sonorità ‘ambientali’, con una spiccata predilezioni per sciabordii, risciacqui, sgocciolamenti.

Complicato, allo stesso tempo, spiegare come rapportarsi alla proposta sonora, specie quando questa prende la forma di due autentici ‘mastodonti’, rispettivamente di circa 20 e 16 minuti, in cui l’ascoltatore viene ‘esposto’ a queste soluzioni ‘idrosoniche’.

Lo sperimetalismo è arduo perché non offre ‘mappe’ né indicazioni: tutto, più o meno, è lasciato all’ascoltatore, alla capacità di entrare o meno in consonanza con l’artista o di dare con la propria sensibilità un significato a ciò di fronte a cui si trova.

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