LAROCCA, “VENTIZEROTRE” (A PLACE TO BE / LIBELLULA MUSIC)

È un esordio che impressiona, quello del pugliese Larocca: per parole, suoni, voce.

Lavoro che ondeggia tra la riflessione sul sé e lo sguardo verso il mondo: tra amori finiti e ricordi d’infanzia, il sesso ai tempi di Internet e dei ‘social’ e la critica al conformismo, la necessità di vivere la vita come viene e di seguire le proprie aspirazioni, il racconto di una violenza tra le mura domestiche e le sue conseguenze.

Disco in questo simile a tanti altri; a fare la differenza è la forza della voce e della personalità, che ricorda molta tradizione cantautorale italiana senza ricondurre direttamente a nulla: personalmente, mi ha ricordato il Dalla più sentimentale da un lato e dall’altro Gaber, per una certa ricorrente vena declamatoria, percorrendo episodicamente sentieri più rock.

La scelta sonora è all’insegna di una ‘patina di antico’: fisarmonica e hammond, echi e suoni d’ambiente, tra canzone e popolare echi del progressive di casa nostra, suggestioni ‘floydiane’.

Una coscienza di un passato e di un’eredità che si estende anche al puro dato biografico: l’incipit e la chiusura affidati a una voce che viene da lontano, quella della nonna del cantautore.

“Ventizerotre” è un disco ‘pieno’, di suoni e parole, di quelli capaci di sopravvivere anche dopo una manciata di ascolti, di lasciare un’eco, una scia.

 

 

 

One response to this post.

  1. “La distanza costante l’amore in quella stanza…”
    mah! Forse sono arrugginita ma nessuna emozione 😟

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