Archive for gennaio 2017

MASSIMO TORRESI, “POSSIBILITA'” (EGEMONIA SPARTANA DISCHI / LIBELLULA DISCHI)

“Possibilità”: la parola in sé già contiene un nugolo di significati, aperta, appunto, ad ogni opzione, ma quando si parla di scelte, legate alla vita, alle relazioni, alla realizzazione di sé, le possibilità possono, ridursi a due grandi categorie: in negativo, quelle alle proprie spalle che in qualche modo ci sono state, o meglio, ci si è, negati, e sulle quali non si può che recriminare; e quelle che, pur con tutte le incognite del caso, sono ancora destinate ad aprirsi lungo la strada.

Questo appare essere il concetto di fondo dell’esordio solista del marchigiano Massimo Torresi, varie esperienze all’attivo, degna di nota quella coi Bluff, assieme a Fabio Verdini, ora tastierista dei Tiromancino, qui giunto a dare una mano all’ex compagno di strada.

Due parti: la prima, più volta ad una certa sottile amarezza: le occasioni perse perché si è preferito l’abbraccio di una certa indolenza, come se certi sforzi non valessero in fondo la pena, i ‘mulini a vento’ di donchisciottesca memoria divenuti pale eoliche; l’autocommiserazione, il darsi sconfitti in partenza per non rischiare, in un contesto in cui ‘l’avere’ diviene spesso l’unico metro di giudizio per definire successi e fallimenti; la nostalgia per ciò che si poteva e non si è dato nelle relazioni interpersonali, non solo sentimentali.

La seconda più volta all’ottimismo, a prendere la vita – se non di petto – almeno con un certo entusiasmo, magari con quel filo di leggerezza in più capace di rendere di addolcire le possibili delusioni e quindi di rendere più accettabile il rischio.

Certo non è detto che tutto fili liscio: i ‘soliti’ rapporti sentimentali rappresentano un buon modello di ciò che potrebbe succedere, ostacolati da egoismi o ‘ingerenze esterne’, ma se si parte con l’atteggiamento di chi non aspetta che il ‘dovuto’ gli arrivi dal cielo, andando a prendersi la propria stella, allora la possibilità di una rinascita, di evadere dalle secche dell’apatia aumentano.

Massimo Torresi racchiude questo percorso in undici pezzi, la maggior parte dei quali dal piglio decisamente solare (ad eccezione forse dell’incipit dal clima plumbeo, adatto a descrivere una situazione di partenza più che mai bigia), all’insegna di un pop / rock dalle frequenti venature elettroniche, che mescola suggestioni cantautorali, italiane e transalpine, echi del brit pop dei primi Blur, momenti dal piglio decisamente ballabile; chitarra, basso e batteria accompagnate di volta sintetizzatori e piano, batterie e drum machine, talvolta un violoncello, occasionalmente una fisarmonica.

La leggerezza, la tentazione frequente di battere il piede e non restare fermi, la dote principale di un disco che in fondo induce al guardare alla vita, in tempi spesso non facili, con un pizzico di positività in più.

ASYMMETRY, “TOMORROW’S INNER SPACE” (BLAP STUDIO / LIBELLULA DISCHI)

Un viaggio – o meglio, una discesa negli inferi – dell’umana alienazione: dopo vari cambi di formazione, tra entrate, uscite e ritorni, e un primo Ep, i milanesi Asymmetry scelgono per il loro disco di esordio di prendere la strada del concept album.

Definizione che porta dritto dritto agli anni ’70 e che porta a rievocare quegli anni non solo per l’idea di fondo di un disco ‘organico’, svolto all’insegna di un unico filo conduttore, ma anche per certe sensazioni sonore, allusioni all’età dell’oro dell’hard rock e del prog.

Non un disco ‘vintage’ o ‘passatista’, ma che per certi versi segue invece la strada già calcata da altri in anni più recenti, di far rivivere certe atmosfere attraverso un campionario di soluzioni più ‘attuale’e contemporaneo: i primi a venire in mente – anche per una vaga somiglianza vocale – sono i Muse, aggiungendo una spruzzata di certe ‘tortuosità’ dei System of a Down e un lieve sentore di uno sperimentalismo a là Radiohead, nomi peraltro citati come punti di riferimento dalla stessa band.

“Tomorrow’s Inner Space” ci mostra una giornata ordinaria di una persona che ha oltrepassato – forse in modo definitivo – i confini dell’isolamento e della reclusione rispetto al mondo esterno; l’anonimo protagonista vive le sue giornate all’insegna di un malessere dal quale appare ormai impossibile districarsi, ogni accennato tentativo di fuga vanificato dal prevalere di percezioni allucinanti e allucinate, che dominano un’esistenza claustrofobica.

Sensazioni che trovano una sorta di contraltare nei suoni: non che i nove brani inducano all’allegria e alla spensieratezza, ma nemmeno oppressivi fino in fondo: caratterizzati a tratti da aperture d’ispirazione ‘classica’ e da un alternarsi di parentesi ‘accese’ e dilatazioni all’insegna di un mood più malinconico che ossessionato, come se in fondo la band stessa assistesse impotente alla deriva del protagonista. In effetti poi in parte è proprio così, dato che lo stesso quartetto ha deciso, per evitare uno ‘scontro di personalità’, di creare per il disco un protagonista esterno, nel quale ogni componente ha travasato un po’ di sé, ma col quale nessuno si identifica fino in fondo.

FUMETTAZIONI – 8

Brevi recensioni di letture disegnate, le ultime del 2016…

RAT-MAN 117

Signore e signori: Rat-Man… tromba!!!
Dopo anni di tentativi in cui non ci è nemmeno andato vicino, riuscendo ad attirare solo le ‘attenzioni’ di improbabili travestiti, il nostro protagonista vive i secondi (già è tanto che ci è ‘arrivato’, non pretendevate pure la durata?) migliori della sua vita…
Scherzi a parte, Leo Ortolani costruisce il miglior episodio della serie da anni a questa parte, naturalmente nulla di esplicito mostrandoci, ma portandoci nella testa del protagonista, con i vari lati della sua personalità a gestire la ‘situazione’… espediente che, pure preso (quasi) di sana pianta da “Inside Out”, non perde un grammo di efficacia.
Siamo a metà del blocco di dieci storie che porterà (stando a quanto dichiarato dall’autore) alla conclusione della serie; il giro di boa non poteva che segnato da un punto di svolta, in questo caso più che mai significativo.
Voto: 8

 

DISNEY I MIGLIORI ANNI 1972

Una parodia ‘cavalleresca’ – “Paperino e il tesoro di Papero Magno” – firmata da Luciano Bottaro è il pezzo forte di una selezione che include anche un paio di tipici gialli topolineschi e una proverbiale avventura ‘aurifera’ di Paperino & Co.: la ‘formazione’ include Cimino, De Vita, Martina, Rota, Pavese, Scarpa e Cavazzano.
Voto: 7,5

 

UACK! 28

Numero caratterizzato da almeno due storie ‘memorabili’: nella prima – titolo italiano: “Zio Paperone – Una questione di estrema gravità” Don Rosa dà vita a uno spiazzante ‘esperimento grafico’: Paperone e Paperino, vittime di un sortilegio di Amalia, si ritrovano ‘sfasati’ di 90° rispetto alla realtà: le stesse scene sono quindi mostrate in due versioni: la prima dal punto di vista dei paperi in un mondo ‘semirovesciato’, la seconda da quello del lettore, per i quali a essere ‘rovesciati’ sono i paperi.
La seconda ‘perla’ del numero va ricordata perché, sul testo del danese Thomas Shrøder e i disegni del nostro Marco Rota, Zio Paperone incontra addirittura… lo stesso Don Rosa, in questo caso non ‘in carne e ossa, ma in matite-ed-inchiostro’.
Il resto del numero conta varie storie minori, spesso di ambientazione natalizia.
Voto: 7,5

 

LILITH 17

Siamo quasi alle battute finali: mentre la storia dell’umanità ha preso una piega del tutto diversa dalla nostra – il continente americano diviso tra inglesi e giapponesi, ai quali i ribelli delle colonie chiedono aiuto, in mezzo i nativi americani – la protagonista ha un colloquio illuminante col suo arcinemico Cardo, dopo il quale – proverbialmente – nulla sarà più come prima e la sacra missione per la quale è stata generata, assumerà agli occhi di Lilith un aspetto del tutto diverso…
Numero denso, soprattutto sotto il profilo grafico, dove Luca Enoch come al solito si produce in tutta la sua bravura; tuttavia non può non trasparire, in controluce, una certa stanchezza, l’idea forse che questa storia è anche durata troppo a lungo: fatti i calcoli, parliamo di una serie che, a cadenza semestrale, va avanti da oltre otto anni; una durata forse eccessiva, anche per fumetti di livello.
Voto: 7

 

I GRANDI CLASSICI DISNEY 11

Le tradizioni sono tradizioni e vanno rispettate: così anche la collana dei Grandi Classici si adegua e conclude il primo anno della sua nuova vita con un bel numero natalizio… che però, per la stretta necessità di rispettare il ‘tema’ risulta meno convincente del solito.
L’apertura è, certo, efficacissima, con una nuova parodia di Sandopaper – “Le due tigri” – firmata da Giovan Battista Carpi, e la chiusura esilarante, con Paperino sperduto tra le montagne alla ricerca del Pecoroide Anatolico, di Cimino ed Enrico Faccini; gli amanti di Biancaneve e soci apprezzeranno la lunga “I Sette Nani e l’infuso delle sette erbe” (Pier Carpi / Pier Lorenzo di Vita); e chi va in cerca di curiosità, godrà sicuramente per “Topolino e i ‘crimini’ di Pippo”, in cui i disegni di Sergio Asteriti accompagnano la storia scritta da Jerry Siegel, ovvero uno dei ‘padri’ di Superman.
Il poco ricordato Onofrio Bramante, Tony Strobl, Dick Moores, Carl Barks, Paul Murry e Guido Scala sono altri nomi presenti…
Gli ingredienti sono come al solito eccellenti, ma alla fine l’ambientazione natalizia e i buoni sentimenti diventano ridondanti.

Voto: 6,5

 

INVINCIBLE 35

Le cose si complicano: perfino per uno come Invincible due invasioni aliene in contemporanea, quelle di una ‘virago’ intenzionata a prosciugare le risorse energetiche del pianeta e di una razza fondata su una sorta di mente collettiva, rischiano di essere troppo… specie se il nostro deve cavarsela da solo, vista l’indisposizione della compagna Atom Eve, la quale appare in difficoltà nel controllare i suoi poteri, situazione dovuta a una condizione molto… ‘interessante’, che al momento però viene nascosta al protagonista; nel frattempo, scopriamo che un recente e potentissimo nemico è ben lungi dall’essere stato ‘debellato’.
Voto: 6,5

In appendice, proseguono le spiazzanti vicende di Brit, il quale non fa tempo a sistemare la propria versione dispotica di un’altra dimensione, che subito deve affrontare la ‘possessione’ del figlio…
Voto: 7

 

THE WALKING DEAD 44

Era naturale: Negan era un personaggio troppo memorabile per lasciarlo lì, recluso in un angolo; così come era prevedibile che il suo rapporto con Rick divenisse più articolato, complicato. Rappresentano due modelli diversi di affrontare la catastrofe: da una parte un’idea di ricostruzione della comunità il cui il leader diventa una sorta di ‘garante’, dettando certo le linee guida, ma lasciando anche che la rinata società segua la sua strada; dall’altra, l’idea che il leader sia tale in quanto superiore a tutti gli altri, e questo gli dia il potere di decidere tutto, fino ad entrare nel privato…
Entrambi, per far sopravvivere il proprio modello, sono stati disposti a prendere misure ‘estreme’ quando si è reso necessario: Negan l’ha fatto senza porsi tanti problemi, Rick in fondo ha sempre dovuto cercare una sorta di giustificazione, per poter mostrare agli altri – e forse anche sé stesso – di non essere un ‘tiranno’…
La relazione tra i due si sta complicando e articolando perché Rick vede in Negan ciò che potrebbe essere; e che in certi frangenti effettivamente è; Negan probabilmente si trova di fronte a ciò che sarebbe potuto essere…
Nel frattempo, anche Maggie sta cercando un proprio stile di leadership, mentre nella partita si appresta a conquistarsi un ruolo di primo piano anche Alpha, la leader quasi ‘messianica’ dei Sussurranti.
Il mondo di The Walking Dead insomma, si va complicando: la fase della mera sopravvivenza è ormai superata: Robert Kirckman ci ha mostrato come i modelli per ricreare una convivenza in un mondo in cui i ‘viventi – vivi’ da un momento all’altro possono trasformarsi in prede alla mercé dei morti viventi; ora la questione diventa se e quanto i vari modelli possano convergere, e soprattutto se la convivenza tra diversi modi di vedere la società sia possibile, o se tutto debba tendere inevitabilmente allo scontro.

 

TESORY DISNEY INTERNATIONAL 5

Numero interamente dedicato a Paperoga, con una ventina delle sue prime apparizioni, sempre pronto a sconvolgere la tranquillità domestica di Paperino e del gatto Malachia con le sue passioni passeggere o idee estemporanee nate dalla lettura di improbabili manuali.
Imperdibile per gli appassionati del più ‘originale’ (per non dire altro…) tra la cuginanza paperinesca; forse un po’ ‘pesantino’ per gli altri, visto che alla fine lo ‘schema’ delle storie è più o meno sempre quello.
Voto: 7

 

INVINCIBLE 36

Numero ‘spartiacque’: archiviata la minaccia dei ‘Sepidi’, un lungo episodio ‘fuori serie’ riassume a grandi linee quanto fin qui accaduto, in vista di una lunga saga ‘spaziale’ in cui per Invincible arriverà il momento della resa dei conti con le proprie radici e il proprio retaggio.
Voto: 6,5

In appendice, si avviano a conclusione le avventure di Brit.
Voto: 6,