ANTONIO FIRMANI, “LA GALLERIA DEL VENTO” (LIBELLULA MUSIC)

La ‘galleria del vento’ del titolo è la metafora delle prove e delle difficoltà che si trovano ad affrontare le storie d’amore dei trentenni d’oggi, nel passaggio da quella sorta di ‘adolescenza prolungata’ che sono diventati i vent’anni e l’età adulta.

Ce ne parla, anzi: ce ne canta e suona, Antonio Firmani: napoletano, un disco all’attivo, qualche anno fa, nel progetto che univa il suo nome a quello dei 4th Rows; questa invece la prima prova completamente solista.

Firmani prende una storia come tante, quella di Mario e Alice e la porta a esempio delle inquietudini e degli slanci d’affetto, dei punti fermi e delle incognite della vita delle giovani coppie di oggi.

Si comincia con uno strumentale, non a caso intitolato ‘Le candeline dei trent’anni’ e si prosegue con altri otto brani, dalle sonorità semiacustiche, i toni soffusi, le atmosfere raccolte: il tutto a dare un’impressione fortemente intima, a tratti ‘domestica’, in un’osservazione del minimo quotidiano delle storie d’amore che, con citazioni scoperte (‘I principianti’) e per esplicita ammissione dell’autore, molto deve a Raymond Carver.

Omaggi cinematografici (le ritmiche insistenti della colonna sonora di “Birdman”) e televisivi: il brano di chiusura del disco, “Una casa felice, è stata una casa felice”, riprende una battuta del finale di “Friends”, mitologia sit-com che a cavallo dei ’90 / 2000 ha segnato l’immaginario della generazione di quelli che Firmani in un altro pezzo chiama ‘Gli ultraventenni’, ritornando alla paura di crescere e maturare, affrontando le responsabilità imposte, anche nella gestione degli affetti, dall’età adulta; non a caso, proprio il brano in questione vede Firmani accompagnato dalla voce di una bambina: a volte piuttosto che ‘guardare avanti’ si è più predisposti a rivolgersi nostalgicamente all’infanzia.

Un cantato raccolto, sommesso (ma non dimesso), spesso connotato di una certa tenerezza, una lieve ironia con cui Firmani tratta tematiche sentimentali che, per quanto travagliate, sempre amorose sono, accompagnato da chitarre essenziali, altrettanto tenui, così come la sezione ritmica, mentre a piano, archi, fiati, tastiere e quale strumento – giocattolo è affidato di volta in volta il compito di consolidare la struttura sonora e ampliare la gamma di colori, toni e luci del disco.

Un esordio solista che può convincere, soprattutto per il suo carattere discreto, sia nello schiuderci la porta sulle vite dei protagonisti, sia nel suo offrire all’ascolto suoni e parole con passo quasi felpato.

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4 responses to this post.

  1. mm Alice guarda i gatti e i gatti…riecheggiano quelle note e ‘Alice’ ti ci porta dentro…
    sherachec’èennc’è 🙂

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