BIFOLCHI, “MI FAI SCHIFO MA TI AMO” (LIBELLULA MUSIC / AUDIOGLOBE)

Il secondo lavoro dei toscani Bifolchi giunge a solo un annetto di distanza dall’esordio, segno forse di una certa ‘urgenza’ – creativa e produttiva – di dare forma concreta a spunti e idee maturati nel corso di degli ultimi mesi, trascorsi per lo più esibendosi dal vivo, spesso e volentieri in compagnia di altre band dell’area maremmana / livornese: prova ne sia il cospicuo numero di ospiti che ha collaborato all’esecuzione di questi otto brani.

Disco breve, quindi, come del resto breve era stato anche l’esordio: i Bifolchi non sembrano starci tanto a pensare su, quasi che i personaggi che popolano, le impressioni, le idee, che popolano i loro lavori rischiassero di sfuggire, scappare via tra la folla.

Come il precedente, infatti, anche questo nuovo lavoro presenta personaggi e situazioni che sembrano prese a caso da un marasma circostante: dai novelli sposi del brano di apertura, al protagonista di Palloncino: un emarginato dalla società a causa del proprio fisico, ma che proprio in quello sembra trovare alla fine la forza di librarsi sopra alla cattiveria nei confronti di chi non risponde a determinati modelli; dalla fan degli Afterhours, prototipo di coloro che ‘giocano’ a fare gli indipendenti e gli ‘alternativi’ grazie ai soldi di papà ai sognatori che, nonostante tutto, non si arrendono.

Profili, spunti, caricature, tradotti in una miscela sonora che continua a strizzare l’occhio allo swing e al jazz, ma allo stesso tempo pronta a colorarsi di accenti mariachi e suggestioni circensi, a flirtare col surf e col rockabilly.

Il quartetto assembla un lavoro che, pur mantenendo una certa componente ‘ludica’, sembra caratterizzato da uno sguardo in cui il sarcasmo sembra progressivamente cedere il passo al disincanto, come se dopo tutto l’osservazione della realtà, al di là del ghigno suscitato da certi paradossi, lasci dietro di se un retrogusto amaro, come quello di certe feste di Capodanno – come quella che chiude il disco – dove tutti si sforzano di sorridere in mezzo al caos, celando dentro di se il peso della propria solitudine.

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