MED IN ITALI, “SI SCRIVE MED IN ITALI” (LIBELLULA MUSIC / AUDIOGLOBE)

Secondo lavoro sulla lunga distanza per il quartetto piemontese dei Med In Itali, scritto come si legge, il modo ‘italico’ e un po’ cialtrone con cui spesso si pronuncia l’inglese metafora di una Nazione anch’essa raffazzonata, approssimativa, indolente, in cui gli impeti rivoluzionari si spengono davanti all’uscita del nuovo gadget tecnologico (‘Med In Itali’) e gli ardori giovanili finiscono per sprofondare rapidamente in un divano, davanti a film di cassetta o trasmissioni pseudointellettuali (‘Cumal’è’), mentre la società gioca sulla confusione dei ruoli, il politico che diventa comico e viceversa (‘Comico’) e alle porte si fa sempre più pressante la questione dei migranti (‘Sola’).

E poi c’è il vivere quotidiano, tra relazioni di coppia (‘Eroi’), la ricerca di vie di fuga ed oasi di tranquillità rispetto alle nevrosi quotidiane (‘Trantuillità’), la fatica del vivere (‘Lei’) – e perfino del venire al mondo (‘Ninna Nanna’) – quotidiano, la mancanza di prospettive che si trasforma in mancanza di speranza, alle soglie della disperazione (‘Statue di Vetro’).La via di fuga è il rifugio nel passato a volte fin troppo mitizzato (‘Nonna’),o nel lasciarsi andare all’esplosione primaverile dei sensi e dell’innamoramento (‘Maledetta Primavera’).

A leggerla così, si potrebbe pensare che “Med In Itali” sia un disco plumbeo, opprimente: e invece, proprio come nel gioco di parole del titolo, anche sotto il profilo sonoro tutto è spesso e volentieri tradotto in modi giocosi, in toni sarcastici (a tratti quasi cinici), all’insegna di un ensemble strumentale che, grazie alla sezione dei fiati e a qualche arco, si esprime spesso all’insegna dello swing, riecheggia le orchestrine dixieland, salpando talvolta verso lidi caraibici, con accenti calypso ed episodi reggaeggianti; non mancano parentesi più raccolte, né ci si nega qualche episodio più apertamente pop (ma mantenendo una certa misura) mentre i dodici brani presenti sono costantemente percorsi da una vena cantautorale.

Un lavoro dai toni spesso e volentieri accesi, dai colori variopinti, con qualche momento crepuscolare, specchio di un’Italia in bilico tra la farsa e il dramma.

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