DUE VENTI CONTRO, “IN FONDO” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Due Venti Contro Torinese, classe 1988, Giacomo Reinero alias Due Venti Contro ha ottenuto un discreto riscontro col disco d’esordio, “Va bene così”, uscito un paio di anni fa, che gli ha permesso di calcare i palchi di supporto, tra gli altri, a Gazzé e Dente.

Qualcuno diversi anni fa cantava che “il secondo disco è sempre più importante nella carriera di un artista”: Reinero / Due Venti Contro non sfugge alla ‘regola’, non potendo più contare sul ‘beneficio d’inventario’ e il credito che si dà ad ogni esordio e dovendo dimostrare quali e quante carte si hanno a disposizione.

Si può dire che il cantautore superi la prova, offrendo nove brani discretamente equilibrati, influenzati da riferimenti variegati, tra pop, rock, qualche lontano rimando hip hop o reggae, in un lavoro che appare ancora dominato dall’urgenza comunicativa tipica di ogni (semi)esordiente: Due Venti Contro va decisamente dritto al punto, con una scrittura essenziale e diretta che a tratti cede forse a qualche ingenuità.

Testi all’insegna di una tipica ‘poetica’ del quotidiano, in cui ricorre la ‘frattura’ tra ciò che si vorrebbe essere e ciò che si è, tra le proprie aspirazioni e le necessità imposte dalla vita di tutti i giorni, tra i sogni e, come in uno dei titoli, i B-sogni. La difficoltà del realizzarsi compiutamente, facendo della musica la propria professione e nell’attesa il dover fare i conti con attività lavorative più ‘terra-terra’. Non mancano riflessioni sui sentimenti e parentesi di ‘critica sociale’, ad una società dove la comunicazione è sempre più pervasiva, divenendo un ronzio indistinto che finisce per impedire ogni comunicabilità.

Reinero / Due Venti Contro esprime tutto questo in modi sempre trattenuti, senza andare sopra le righe, cadere nelle trappole del melodramma o delle grida. L’esito è un lavoro composto, in cui tra le righe sembra emergere una vaga tendenza al non prendersi troppo sul serio, a smussare gli angoli magari con un pizzico di ironia (controluce sembra apparire l’ombra di Max Gazzé).

“In fondo” alla fine appare riuscito soprattutto nel suo efficace equilibrio d’insieme, più che nelle singole parti dove forse si intravede ancora la necessità di dare alla proprio stile un’impronta personale più marcata, soprattutto sotto il profilo sonoro. Resta insomma ancora della strada da fare, ma sembrano esserci tutte le potenzialità per poter proseguire il percorso.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: