LUCIO LEONI (BU CHO), “LOREM IPSUM” (BARACCA E BURATTINI / LIBELLULA DISCHI)

Romano (e in questo caso la provenienza ha un peso decisivo) Lucio Leoni, nome d’arte Bu Cho (in romanesco si leggerebbe bucio, con la ‘c’ ovviamente strascicata) Lucio Leoni ha superato abbondantemente la trentina; dopo aver mollato e ripreso la passione per la musica, aver dato vita nei primi 2000 agli Yugo In Incognito – band cui per un breve periodo arrise una certa notorietà nel circuito live capitolino – essere passato attraverso successive esperienze senza gli stessi esiti, giunge a provare la carta solista.

Il primo lavoro, pubblicato per Baracca e Burattini, non raggiunge il risultato sperato, forse per l’idea un filo troppo vintage di distribuirlo su musicassetta… e così arriviamo a “Lorem Ipsum”.

Affastellarsi di pensieri, accavalarsi di idee, spesso un flusso di coscienza sull’onda del ricordo, tra rimpianto ed ironia, o sulla malinconia del presente; disco parlato più che cantato, ai confini tra rap ed esplicito spoken word, accompagnato da beat insistiti, effetti rarefatti, vaghi rumorismi.

Una voce che negli episodi più raccolti e sofferti sembra provenire da un luogo indefinito, una giornata piovosa o un banco di nebbia, più diretta e priva di filtri quando il registro si fa più ironico e sarcastico.

Nove pezzi, tra dediche alla luna, stralci sentimentali, stornelli 2.0… Spiccano i ricordi di scuola, tra incubo e sorriso di ‘Prima Campanella’, la nostalgia per una città più paesana e più umana di ‘Na Bucia’ e soprattutto ‘A me mi’, autentico inno generazionale.

“Lorem Ipsum” sembra a tratti il lavoro di uno stornellatore contemporaneo, caratterizzato da quel modo disincantato, a volte sarcastico di guardare al mondo che fa parte del patrimonio genetico dei romani, eredità secolare che ha i suoi trisavoli nel Belli e in Trilussa ed è arrivata fino a noi attraverso Petrolini, Sordi, Proietti, fino a Remo Remotti.

Patrimonio ancora oggi comune a buona parte della cittadinanza, anche se – per inciso – destinato progressivamente ad annacquarsi a causa delle spinte della globalizzazione e di una città che appare destinata a riscoprire un’identità multietnica già vissuta svariati secoli addietro.

Fortunatamente c’è ancora chi a quell’impronta comune riesce anche a tradurla in musica e suoni, riproponendola in chiave contemporanea.

Troppo presto – e forse troppo poco – per definire Lucio Leoni l’erede di una tradizione, ma per il momento ritrovare certi climi, certe atmosfere, una certa attitudine basta e avanza.

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3 responses to this post.

  1. Una domanda! Libellula dischi chi sono e come Campano promuovendo con grande filantropia musiche e autori quasi sconosciuti ai più nei quali mi ci metto!?
    Sherasolesolesole

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