FRIEDRICH CANE’ / GIACOMO MARIGHELLI, “DEL MOVIMENTO DEI CIELI” (LA CANTINA SOTTO LA VITA / NEW MODEL LABEL)

Che poi, a dirla tutta, il titolo esatto sarebbe: {del + mo[vi(men)to] + dei + ci(eli)} che forse, come diceva qualcuno “non c’entra però c’entra”; perché a ben vedere, forse per definire una storia d’amore, una frase per quanto evocativa, non basta; ci vuole qualcos’altro, come appunto esprimerla sotto forma di espressione numerica, e magari manco basterebbe e sarebbe più efficace un’equazione con uno svariato numero di incognite, ma a quel punto il titolo sarebbe chilometrico e manco tanto intelligibile… del resto, chi c’ha mai veramente capito qualcosa, in fondo, di sentimenti…

Friedrick Cané e Giacomo Marighelli sono attivi da anni, il, primo come musicista e produttore, il secondo nei suoi progetti a nome Margaret Lee e Vuoto Pneumatico. Il loro incontro dà vita ad un lavoro per certi versi complicato, quasi ostico.

Una storia d’amore narrata per istantanee, momenti a tratti fissati con una data precisa, ma raccontata in modo non lineare, andando avanti ed indietro nel tempo, alternando momenti ‘fisici’, quasi ‘carnali’ a parentesi che guardano altrove, quasi usando le passioni terrene per delineare una sorta di cosmologia metafisica in cui l’unica mappa per orientarsi è forse offerta dai Tarocchi, almeno per coloro che li conoscono.

A leggerla così certo sembra complicata e per certi versi lo è e allora forse la strada migliore è semplicemente quella di lasciarsi suggestionare dal sapore costantemente metaforico ed allegorico dei brani, senza starci troppo a pensare su, agevolati in questo da un tessuto sonoro liquido, magmatico, in cui si mescolano suggestioni gotiche, accenti trip hop, schegge sperimentali, sui cui svetta una vocalità allo stesso modo non consueta, che in perenne equilibrio sul confine tra canzone e parlato che finisce per declamare i testi, lasciando spesso e volentieri spazio ad un enfasi che a tratti può risultare un filo melodrammatica, nel suo essere dolente, risentita, a tratti vagamente rabbiosa.

Un disco dall’incedere accidentato, che poco o nulla concede al facile ascolto, non solo nei testi, ma anche nei suoni, la cui consistenza liquida invita a certo a lasciarvisi galleggiare, ma si tratta di acque crepuscolari, inquiete, di cui non è facile scorgere il fondo.

“Del Movimento dei Cieli” è insomma un lavoro privo di compromessi, fondato com’è sulla potenza delle sue suggestioni e il suo esito può dunque essere controverso: godibile soprattutto per chi riesce ad entrarvi in risonanza, in altri casi un filo ‘ostile’, per certi versi apprezzabile se guidati da una certa curiosità.

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