TEO MANZO, “LE PIROMANI” (LIBELLULA MUSIC / AUDIOGLOBE)

Le ‘piromani’ dal titolo rappresentano, almeno sembra, dei ‘casi isolati’, visto che la ‘fissazione’ per il fuoco colpirebbe solo gli uomini. Le ‘piromani’, insomma, finirebbero per essere più un ‘atto di fede’ che una sicurezza scientifica… Il milanese Teo Manzo, quest’anno già protagonista dell’esordio discografico de La linea del pane col loro “Utopia di un’autopsia”, torna a qualche mese di distanza con questo concept ‘apocalittico-politico-esistenziale’, in cui, per estensione del concetto già esposto, le ‘Piromani’ sarebbero le ‘fedi’, non solo religiose, ma anche politiche, scientifiche e quant’altro, che prima o poi finiscono per caratterizzare in qualche modo le vite di ognuno… ‘fedi’ i principi delle quali finiscono per essere accettati di per sé stessi, senza che questi siano sempre provati dai fatti e dalla realtà.

Un concept, dunque: nei sedici brani lungo cui si snoda il lavoro, Teo Manzo ci narra una storia per certi versi disperatissima… Il protagonista è un astronomo, posto di fronte alla probabile caduta della Luna sulla Terra; le sue convinzioni lo portano a schierarsi contro la maggioranza, non credendo nell’Apocalisse imminente (chissà, forse una metafora dell’oggi, in cui gli uomini di scienza sono costretti a combattere lotte impari contro le voci che si diffondono incontrollate sui social network); costretto, alla fine, a riparare in un rifugio in attesa della catastrofe, il nostro si troverà invece a dover fare i conti con l’improvviso venir meno – stavolta reale – di un punto fermo della sua esistenza, assistendo impotente all’improvvisa dipartita dell’amata…

Sconvolto dalla sua personalissima ‘fine del mondo’, il nostro abbandonerà ogni razionalità, unendosi all’immancabile rivoluzione scoppiata in attesa del giorno del giudizio… solo per prendere atto che anche gli ideali rivoluzionari non sono esenti da punti deboli, rivelandosi effimeri come tutte le altre ‘fedi’ in cui gli uomini ricercano il senso della propria esistenza.

Insomma, messo in discussione il sapere scientifico cui ha dedicato la vita professionale, spazzata via la sicurezza offerta dall’amore, rivelatasi fallace anche la strada della Rivoluzione, al nostro protagonista non sembra restare nulla, eccetto forse l’abbandono, fisico, onirico o simbolico, di questo mondo, alla ricerca – forse di una nuova dimensione…

Il finale non è scritto, e anzi Manzo ne propone tre, come se in fondo, la scelta finale stesse ad ognuno, al di là dei principi più o meno saldi su cui si sono basate le proprie scelte di vita.

Letta così, sembra a dire il vero un po’ complicata… e forse il difetto maggiore de “Le Piromani” sta proprio nella sua poca ‘linearità’: come se l’autore avesse tanto, troppo da dire – e i ben sedici brani che compongono il disco ne sono la maggiore testimonianza – e come se allo stesso tempo fosse spinto dall’urgenza di dirlo ‘tutto e subito’; l’ascoltatore viene così quasi trascinato in un viaggio intricato fatto di metafore, allegorie, ‘non detti’, pensieri affastellati, considerazioni sparse e flussi di coscienza, al termine dei quali si finisce per avvertire anche una certa stanchezza…

Il cantautore milanese mostra certo una discreta capacità di scrittura, mostrando di aver imparato bene la lezione dei ‘classici’: si potrebbe citare De André, (se non altro perché tra le sue esperienze c’è anche un tour dal vivo proprio dedicato alle canzoni di Faber), ma viene spesso in mente anche Claudio Lolli. Un disco che fa della ballata acustica il principale modello di riferimento, voce e chitarra a dominare un ensemble sonoro che alla lunga appare un filo statico, monolitico… Non a caso, forse, il brano più convincente dell’intero lotto è forse ‘Buco Nero’, in cui Manzo è accompagnato dalla voce di Silvia Ottanà.

Teo Manzo conferma ciò che di positivo aveva già fatto intravedere con La linea del pane; tuttavia, i pregi del cantautore finiscono per essere messi un po’ in ombra dall’impressione di trovarsi di fronte al classico passo più lungo della gamba: un disco d’esordio in cui l’autore si è voluto inerpicare in un’arrampicata di sedici brani, in cui è quasi scontato che agli episodi efficaci si mescoli più di un passaggio a vuoto, ‘annacquandone’, in un certo senso, i pregi. Forse una maggiore sintesi, nel complesso e anche in certi brani che si estendono fino ai sei, sette minuti, avrebbe donato più compattezza ed efficacia all’intero lavoro. Lo sforzo è lodevole e, dà l’idea se non altro di un autore sicuro di sé e dei propri mezzi; il risultato non del tutto riuscito.

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3 responses to this post.

  1. Lo cerco e me lo ascolto con un certo piacere perché esiste ancora qualcuno qualche cantante qualche cantautore che va oltre il vil denaro e segue un filo logico dei suoi pensieri!
    A Roma quasi piove almeno nel mio quartiere da stamattina …que. sera’ sera’
    Sheraconunabbraccio

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