UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULL’ESISTENZA

Sono andato a vedere questo film praticamente solo per il titolo: fin da quando ne ho sentito parlare quando ha vinto la Mostra di Venezia, mi sono detto: “questo film lo devo vedere assolutamente, ha un titolo talmente assurdo e ‘repellente'”, da dover essere assolutamente visto…

‘Repellente’, ovviamente, per lo ‘spettatore medio’: diciamocela tutta, leggi “Un piccione seduto su un ramo…” e pensi subito a un’atmosfera da cineforum pretenzioso, modello Fantozzi, per intenderci… Un titolo appunto, talmente ‘respingente’ nei confronti del pubblico ‘da blockbuster’, da pensare che difficilmente in tempi brevi uscirà un film con un titolo così  – volontariamente o meno – supponente. Leggi “Un piccione…” e ti viene da pensare: “Lasciate ogne speranza, o voi ch’entrate… in sala”.

Mi reputo un amante del cinema, di cultura medio-alta; fortunatamente sono una persona sufficientemente curiosa e allo stesso sufficientemente aperta da non negarmi l’alto e il ‘basso’, se vogliamo: capace di godermi i supereroi fracassoni e allo stesso tempo commediole italiche (ad eccezione di certa comicità ‘regionale’ – penso a Ficarra e Picone, Siani, etc… o delle commedie natalizie che sbancano il botteghino), film ‘impegnati’ e pellicole ‘leggere’.

Tuttavia anche io ho i miei limiti: il cinema ‘d’arte’ l’ho sempre coperto poco: intendiamoci, non ho preconcetti, più che altro mi mancano le occasioni, c’è sempre qualcosa di più interessante da vedere… raramente mi è capitato di andare a vedere al cinema i film vincitori dei Festival, a meno che non si sia trattato di film comunque destinati al ‘grande pubblico’; per me il massimo credo sia stato andare a vedere “The tree of life” di Malick, “Melancholia” di Von Trier, e già li mi sono alzato dalla poltrona con più domande che risposte…

Sia come sia, davanti ad un titolo come “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza” non ho resistito: andiamo va, vediamo l’effetto che fa… l’effetto è stato, più di quello di vedere un film, di affrontare una gara di resistenza… gara credo almeno in parte persa, visto che ad un certo punto ammetto che la palpebra è calata e la mente per qualche minuto è precipitata nel rassicurante abbraccio di Morfeo…

“Un piccione…” (il regista è lo svedese Roy Andersson) è articolato in una serie di scene di vario argomento, tutte riprese con la telecamera fissa, con l’effetto di una sorta di galleria di quadri: l’aspetto migliore del film per me è stata proprio questa sensazione, provocata dalla luminosità che domina tutto il film che a dirla tutta è fantastica… per il resto, non c’è una vera storia: ci sono un paio di personaggi ricorrenti, una coppia di venditori di scherzi di carnevale che tentano di piazzare la propria merce con poco successo; per il resto i temi sono i ‘massimi sistemi’: nascita, morte, amore, guerra, incomunicabilità, la crudelta degli esseri umani verso i loro simili e gli altri esseri viventi (in quest’ultimo caso, due episodi sono raggruppati sotto il titolo “Homo Sapiens” e il modo in cui è stata resa la questione è talmente agghiacciante da affascinare).

Vedendo il film a me sono venuti in mente, alla lontana e con tutte le cautele del caso, certi sketch dei Monty Python o di “Cinico Tv”: certi personaggi sarebbero stati efficaci anche in quei casi, così come alcune situazioni: naturalmente l’elemento ‘comico’ è quasi del tutto ‘depurato’, seppure bisogna ammettere che lungo tutto il film scorre sempre una certa qual ironia, come a sottolineare l’assurdità dell’umana esistenza.

La lentezza esasperante, la rarefazione dei dialoghi e delle battute che rompono un silenzio a tratti opprimente per quanto mi riguarda hanno reso il film abbastanza indigesto: alla fine, è come se, pure se su un piano squisitamente intuitivo, abbia compreso perché di questo film si sia parlato come un capolavoro e sia stato premiato a Venezia; così come non me la sento di dire che mi sia piaciuto, non posso di certo affermare che sia un brutto film: forse proprio perché, non frequentando abitualmente un certo tipo di cinema, sono in fondo privo degli strumenti per poter darne un giudizio compiuto.

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11 responses to this post.

  1. NN leggo ora xchè non ho tempo ma nn è anche tempo di parlare di Aria e Vento?
    sheraddopo

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  2. E dire che se mai avessi visto questo film sarebbe stato per il titolo, anche per me… però da un altro punto di vista. Sempre per “l’assurdo” che mi comunicava, con questo piccione pseudo-esistenzialista… Pensavo ci fosse dell’ironia, dietro, magari una critica su quanto gli uomini si prendano troppo sul serio… Ok, avrei preso una cantonata 😀 del film d’altra parte non sapevo nulla o quasi. Però la curiosità di vederlo un po’ rimane…

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    • Francesca: lungi da me ‘smontarti’: se ti capita, vai pure 🙂 E’ come un quadro di arte contemporanea, alla fine ognuno può dargli un suo senso…

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  3. nn arrverà mai su sky.. e nn ne sentirò la mancanza ; D

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  4. Insomma come l a corazzata Potenkin un Fantozzi libertAto potrà urlare che ” è una gran cagata”?

    SherancheoggiSolemafrescolino

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  5. Posted by Claudio on 17 luglio 2015 at 13:23

    Concorderei con Fantozzi, un film presupponente e palloso, un manuale per aspiranti suicidi, Se alcune scelte potevano essere interessanti – inquadrature fisse, ripetitività, pause, ambientazioni, una recitazione da teatro d’avanguardia degli anni Settanta – il tutto si risolve poi in un minestrone di temi non svolti, in un’elitaria ostentazione di bravura fine a se stessa. Un film pieno di ambizione e antipatico, che continui a vedere costringendoti a pensare che, vista l’accoglienza della critica, probabilmente ci troverai una logica,la scoprirai almeno alla fine, ma che poi ti lascia solamente l’amara consapevolezza di aver perso due ore per niente. Sconsiglio caldamente di vederlo, meglio i film panettone all’italiana, mi sembrano più onesti.

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